UTOPIA. 40 ANNI FA VENNE FATTA SALTARE DAI MILITARI: ORA “RIEMERGE” LA PIATTAFORMA CHE NEL ’68 SI DICHIARÒ “STATO INDIPENDENTE” AL LARGO DI RIMINI - Il blog dei militari, esercito, marina, aeronautica, militare, vacanze, mare, montagna, lastminute, lastsecond, voli, offerte vacanze, alberghi
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UTOPIA. 40 ANNI FA VENNE FATTA SALTARE DAI MILITARI: ORA “RIEMERGE” LA PIATTAFORMA CHE NEL ’68 SI DICHIARÒ “STATO INDIPENDENTE” AL LARGO DI RIMINI
Di Admin (del 29/08/2009 @ 11:26:11, in News, linkato 6049 volte)
 
BOLOGNA — «Lusingato», dice. Ci so­no voluti quarant’anni, ma alla fine il mondo si è ricordato di lui. Giorgio Ro­sa sorride. Il salone della sua casa affac­ciata sui giardini Margherita è inondato di luce. I modi e le parole di questo anzia­no signore dal bell’incarnato sono quelli di un gran borghese, che ancora oggi, a 84 anni, riceve gli ospiti in giacca. Ma in fondo agli occhi, nello sguardo che ac­compagna una frase maliziosa, «gran fa­tica, però ci siamo divertiti», si intrave­de qualcosa. Una scintilla, residuo di quella energia che lo portò a realizzare una delle più bizzarre esperienze del Ses­santotto. «Insulo de la Rozoj», la Repub­blica dell’Isola delle Rose. Erano due anni che i sub del Dive Pla­net di Rimini ne cercavano i re­sti. Li hanno trovati all’ini­zio di luglio. E con i re­sti della piattaforma che a poche miglia dalle spiagge ro­magnole si fece nazione indipen­dente, è come se fossero riemerse anche le sugge­stioni di quell’av­ventura. Curiosa, questa riscoperta del­­l’Isola delle Rose.
I re­perti subacquei che diven­tano meta di pellegrinaggio co­stante, un bel documentario di succes­so, «Insulo de la Rozoj, la libertà fa pau­ra », uno spettacolo teatrale nel 2008, un altro in allestimento, un paio di blog te­matici, un gruppo su Facebook («A war that Italy forgot-long live Insulo de la Ro­zoj »), una installazione al museo di Van­couver che la mette a confronto con l’Utopia di Tommaso Moro, alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden. Co­me se all’improvviso la voglia di fuga e di libertà avessero trovato un piccolo sfogo nell’evocazione di un episodio or­mai dimenticato. «Davvero strano. Per 40 anni non mi ha cercato nessuno. All’improvviso, a partire dal 2008, tutto uno squillar di te­lefono. Forse perché sul piano delle li­bertà individuali, non è cambiato poi molto. Ad essere sinceri, il mio progetto iniziale era questo: costruire qualcosa che fosse libero da lacci e lacciuoli e non costasse molto. Sulla terra ferma la buro­crazia era soffocante. Così mi venne un’idea, durante la villeggiatura a Rimi­ni ». Una struttura di tubi in acciaio salda­ti a terra e appoggiati sul fondale, sulla quale poggiava un piano in laterizio, 400 metri quadrati di superficie a disposizio­ne. Undici chilometri al largo della costa italiana, la piattaforma confinava con ac­que internazionali ad eccezione del lato sud-ovest. «Volevamo aprire un bar e una trattoria. Mangiare, bere e guardare le navi da Trieste che passano vicine, a volte anche troppo. Il ricordo più bello è la prima notte sull’isola in costruzione. Venne un temporale che sembrava por­tasse via tutto. Ma al mattino tornò il so­le, ogni cosa pareva bella e realizzabile. Poi cominciarono i problemi».
La capitaneria di porto ordinò la fine dei lavori sostenendo che quel tratto di mare fosse in concessione all’Eni. Il gran­de traffico verso la piattaforma inquieta­va le autorità. «Ci avrebbero fermato. Al­lora si studiò la possibilità di rendersi in­dipendenti. L’unico modo per non aver più a che fare con l’Italia». L’ingegnere fa una pausa, alza le mani che tiene sem­pre conserte in grembo. «E poi, diciamo­lo, ogni essere umano libero sogna di fondare uno Stato indipendente». Il pri­mo maggio 1968, con atto unilaterale, nasce la Repubblica dell’Isola delle Rose. «Insulo de la Rozoj», perché la lingua uf­ficiale è l’Esperanto, a rimarcare la diffe­renza con l’Italia. Il nuovo Stato fa in tempo a stampare i suoi francobolli, che oggi valgono una fortuna. Vuole battere moneta, ma non ne avrà modo. L’Italia reagisce con inusi­tata velocità. In Parlamento, l’Msi lamen­ta la violazione del suolo patrio, il mini­stro dell’Interno Paolo Emilio Taviani parla di «grave pericolo», il Servizio se­greto militare si dice convinto che l’Isola sia in realtà una base camuffata per l’at­tracco dei sommergibili sovietici, il par­lamentare comunista Renato Zangheri, futuro sindaco di Bologna, sostiene inve­ce che sia una una manovra destabiliz­zante del leader albanese Enver Hoxha. Mentre Rimini si riempie di giornalisti da tutto il mondo, il 24 giugno dieci pilo­tine con a bordo poliziotti e carabinieri circondano l’isola e ne prendono posses­so. L’appello di Rosa al presidente Sara­gat per la restituzione non trova rispo­sta. «Non avevamo risorse, eravamo so­li. Quando il Consiglio di Stato diede pa­rere favorevole alla demolizione, non fe­ci ricorso. Meglio lasciar perdere. Non sono più tornato a Rimini». Il 13 febbra­io 1969 gli artificieri della Marina milita­re minano i piloni con 1.080 chili di di­namite. Le esplosioni piegano la piatta­forma. Dieci giorni dopo, una tempesta fa inabissare l’Isola delle Rose.
La guerra è finita. «L’unica che l’Italia sia stata ca­pace di vincere» dice caustico l’ingegne­re. Ha lavorato fino al 2003, progettista con studio a Bologna. Dalla distruzione dell’Isola, ha smesso di esercitare i suoi diritti di cittadino. «Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non vole­vo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so ». Nell’anno che do­veva cambiare il mondo con la fantasia al potere, in Italia l’uomo che più si è avvicinato alla realiz­zazione dell’utopia e che oggi viene ri­scoperto come simbolo di una indoma­bile volontà anarchica, è stato un prag­matico ingegnere bolognese, discenden­te di una famiglia di militari giunta in Italia nel 1400, figlio di un ufficiale del Regio esercito, ex soldato di Salò, poi di­sertore e in quanto tale condannato dal tribunale della Rsi. «Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me». Al momento dei saluti, torna quella scintilla negli occhi, l’espressione si fa divertita. «Giovanotto, quando esce di qui dia un’occhiata alle mappe su Inter­net. Troverà una sorpresa». Su Google map digitiamo il nome del suo Stato. Ap­pare una bandierina rossa in mezzo al blu del mare, proprio di fronte a Bella­ria- Igea Marina. L’Isola delle Rose vive ancora.
http://www.corriere.it
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# 1
non lo sapevo...interessante!
Di  Anonimo  (inviato il 29/08/2009 @ 21:28:32)
# 2
L'isola delle rose vive.
W l'isola delle rose
Di  brigante_57  (inviato il 31/08/2009 @ 14:31:34)
# 3
Ciao,

vi sto scrivendo per chiedere alcuni consigli all'a***n di questo blog (identi*o al mio).
Di  Loredana Morandi  (inviato il 02/09/2009 @ 03:43:02)
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