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	<title>Il blog dei militari</title>
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		<title><![CDATA[CARESSA: "IO EMBEDDED IN AFGHANISTAN"]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0);">Il giornalista di Sky Sport racconta cosa vuol dire viaggiare al seguito dei militari italiani. Dalla vestizione, giubbetto antiproiettile ed elmetto, al primo pattugliamento  notturno.<br /></span><object height="412" width="486" id="flashObj" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,47,0">
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		<title><![CDATA[USA / ENTRO 2016 JET MILITARI ALIMENTATI CON BIOCARBURANTI]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0);">Entro il 2016 met&agrave; del carburante usato dai jet da combattimento americani verr&agrave; da biomasse. Lo ha affermato un ufficiale dell'aviazione statunitense in occasione del primo volo di un caccia F-15 con un propellente derivato per met&agrave; da grasso di manzo. In questo momento, riferisce il sito di Scientific American, tutti i jet statunitensi, compresi quelli usati dalla Marina, tranne i droni sono stati omologati per usare biocarburanti. "Entro cinque anni almeno met&agrave; dei carburanti che useremo saranno di origine naturale - ha spiegato Jeff Braun, un ufficiale dell'Esercito, alla rivista - che sono competitivi dal punto di vista dei costi e permettono anche una minore emissione di CO2". La  marina militare Usa, aggiunge la rivista, sta gi&agrave; usando un carburante derivato da un fiore simile alla senape, e l'esercito ha un progetto per produrre carburante dai propri rifiuti, in modo da non doversi preoccupare degli approvvigionamenti nei teatri di guerra. La sola Air Force consuma ogni anno 2.400 milioni di metri cubi di carburante, pari a quelli di una piccola compagnia aerea. </span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">http://notizie.virgilio.it </span>

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		<title><![CDATA[VIVO DOPO SPARO IN TESTA MIRACOLO PER UN MARINE]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img alt="" src="/public/miracolo_marine.jpg" /><br /><br />Sa di incredibile la storia di un soldato britannico di 25 anni, sopravvissuto a un colpo di arma da fuoco che l'ha colpito in piena testa. Come riporta il Sun, Liam Brentley stava combattendo in Afghanistan nel corpo del Marine quando &egrave; rimasto vittima di un attacco talebano: un proiettile lo colp&igrave; sulla tempia sinistra, e forandogli il cranio usc&igrave; appena sotto l'orecchio. Il giovane fu operato d'urgenza e trasportato immediatamente in Gran Bretagna. Ai familiari e alla compagna, Samantha, 29 anni e un bambino in arrivo, fu detto di prepararsi al peggio. Ma a distanza di quattro mesi dall'incidente, Liam ha recuperato tutte le sue funzioni vitali, &egrave; tornato a parlare  normalmente e a camminare. "Dicono che sono un miracolo vivente - ha raccontato il ragazzo al Sun - Non so proprio spiegare come uno possa essere colpito in testa da un proiettile e rimanere vivo". Una spiegazione possibile, per&ograve;, c'&egrave;: gli occhialetti a mascherina indossati dal Marine avrebbero deviato la traiettoria del proiettile, che in questo modo non ha danneggiato le aree pi&ugrave; importanti del cervello. Il giovane Liam ha comunque perso l'udito all'orecchio sinistro e presenta alcuni problemi, come la perdita di memoria a breve termine. I chirurgi hanno dovuto anche rimuovere parte del cervello e della scatola cranica, rimasta concava. Ma, i medici sono i primi a dirlo, si tratta di una storia incredibile e a lieto fine, che Liam potr&agrave; raccontare alla sua bambina Isabella, nata nel frattempo. <br />Fonte: www.leggonline.it  </span>

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		<title><![CDATA[FARAH, STRAGE DI MILITARI ITALIANI  UCCISI QUATTRO ALPINI, UN ALTRO FERITO]]></title>
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		<created>2010-10-09T13:50:33+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0); font-weight: bold;"><img src="/public/militari-caduti-afghanistan-091010.jpg" alt="" /><br /><br />Il gruppo di soldati vittima di un'imboscata  mentre si trovava nella valle del Gulistan. Al passaggio del mezzo sul quale viaggiavano esploso un ordigno potentissimo che ha distrutto il blindato 'lince' poi un attacco con armi leggere  </span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">AFGHANISTAN - Quattro militari italiani sono morti e uno &egrave; rimasto ferito in modo grave nella zona di Farah, in Afghanistan. I militari, che erano tutti alpini, sono stati vittime di un'imboscata alle 9.45 ora locale (le 7.15 in Italia) al ritorno da una missione, mentre si trovavano nella valle del Gulistan, nella provincia di Farah. Il mezzo su cui viaggiavano &egrave; stato prima colpito da un ordigno e poi attaccato con colpi di arma da fuoco. Il militare ferito, ha detto il generale Massimo Fogari, capo ufficio stampa del ministero della Difesa ai microfoni di Sky Tg24, &egrave; stato soccorso e trasportato con un elicottero nella base di Delaram, il luogo pi&ugrave; vicino a quello dell'attentato.   <br /><br />Erano tutti in forza al settimo reggimento alpini di stanza a Belluno, inquadrato nella brigata Julia, i cinque militari coinvolti nell'attentato. Nello scoppio, spiega una nota del Regional Command West di Isaf, hanno perso la vita il primo caporal maggiore Gianmarco Manca (nato ad Alghero il 24 settembre 1978), il primo caporal maggiore Francesco Vannozzi (nato a Pisa il 27 marzo 1984), il primo caporal maggiore Sebastiano Ville (nato a Lentini, provincia di Siracusa, il 17 settembre 1983) e il caporal maggiore Marco Pedone (nato a Gagliano del Capo, in provincia di Lecce, il 14 aprile 1987). Il militare rimasto ferito &egrave; il caporal maggiore scelto Luca Cornacchia (nato a Pescina, in provincia dell'Aquila, il 18 marzo 1979), che, conclude la nota, &egrave; cosciente, ha riportato ferite a un piede e traumi da esplosione ma non &egrave; in pericolo di vita. Attualmente si trova ricoverato presso l'ospedale da campo statunitense di Delaram, da dove ha raggiunto telefonicamente la moglie per aggiornarla sulle proprie condizioni.   <br />I cinque si trovavano a bordo di un veicolo blindato che faceva parte del dispositivo di scorta a un convoglio di 70 camion civili che rientravano verso ovest dopo aver trasportato materiali per l'allestimento della base operativa avanzata di Gulistan, denominata 'Ice'. Dopo l'esplosione che ha coinvolto il mezzo italiano un gruppo di talebani ha attaccato la colonna con armi da fuoco. Gli italiani hanno risposto e li hanno messi in fuga. Secondo le prime ricostruzioni &egrave; stato uno 'ied', ordigno esplosivo improvvisato ma potentissimo, quello che ha investito in pieno un blindato 'lince', che questa volta - a differenza di molte altre - non ha retto all'urto. Il mezzo, sul quale viaggiavano tutti e quattro i militari uccisi e il ferito, &egrave; andato distrutto. Il distretto di Gulistan, a circa 200 chilometri a est di Farah, al confine con l'Helmand &egrave; uno dei tre distretti di cui solo di recente &egrave; stata affidata la responsabilit&agrave; ai militari italiani. <br />Fonte: www.repubblica.it<br /><br /></span>
<h2 style="color: rgb(0, 0, 0);">Chi sono i militari colpiti in Afghanistan</h2>
<span style="color: rgb(0, 0, 0);">HERAT (Afghanistan) - Hanno tutti meno di 35 anni gli alpini caduti  nell'esplosione di un ordigno che ha investito un blindato Lince che  faceva parte di un'autocolonna che scortava un convoglio di mezzi  civili, al rientro da una missione, nella valle del Gulistan, nella  provincia di Farah. Il ferito si chiama Luca Cornacchia e ha 38 anni.</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><b style="color: rgb(0, 0, 0);">GIANMARCO MANCA.</b><span style="color: rgb(0, 0, 0);">  Il caporalmaggiore Gianmarco Manca aveva 32 anni ed era originario di  Alghero, in provincia di Sassari. Era celibe e orfano di padre. Il  militare aveva festeggiato il compleanno il 24 settembre scorso. Manca  era di stanza al settimo Reggimento Alpini di Belluno: lascia la madre  e una sorella, che vivono ad Alghero e sono state informate stamane dal  comando di appartenenza del caporalmaggiore.</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><b style="color: rgb(0, 0, 0);">MARCO PEDONE.</b><span style="color: rgb(0, 0, 0);">  Il caporalmaggiore Marco Pedone aveva 23 anni ed era nato a Gagliano  del Capo, in provincia di Lecce. Anche lui non era sposato. </span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><b style="color: rgb(0, 0, 0);">FRANCESCO</b><span style="color: rgb(0, 0, 0);"> </span><b style="color: rgb(0, 0, 0);">VANNOZZI</b><span style="color: rgb(0, 0, 0);">. Il caporalmaggiore Vannozzi aveva 26 anni ed era nato a Pisa (</span><a style="color: rgb(0, 0, 0);" href="http://www.facebook.com/#%21/profile.php?id=1312016086">qui il suo profilo su facebook</a><span style="color: rgb(0, 0, 0);">). Vannozzi non era sposato.</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><b style="color: rgb(0, 0, 0);">SEBASTIANO VILLE</b><span style="color: rgb(0, 0, 0);">. Il maresciallo </span><a style="color: rgb(0, 0, 0);" target="_blank" href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-58a2386f-7d57-4cbe-a350-1c0308446d71-tg1.html" title="Il dolore di Francofonte per Sebastiano">Sebastiano Ville</a><span style="color: rgb(0, 0, 0);"> aveva 27 anni. Originario di Francofonte (in provincia di Siracusa), faceva parte degli alpini ed era di stanza a Belluno.</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><b style="color: rgb(0, 0, 0);">LUCA CORNACCHIA.</b><span style="color: rgb(0, 0, 0);">  Il ferito &egrave; il caporalmaggiore scelto Luca Cornacchia, nato a Pescina,  in provincia dell'Aquila, il 18 marzo 1972. Cornacchia, che proprio  poche ore prima aveva espresso </span><a style="color: rgb(0, 0, 0);" target="_blank" href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-a4077b55-55ea-4ab4-9d5a-e25d2eee9d4b.html">su Facebook la sua volont&agrave; di tornare a casa</a><span style="color: rgb(0, 0, 0);">,  &egrave; cosciente e ha riportato ferite a un piede e traumi da esplosione, ma  non &egrave; in pericolo di vita. Il caporal maggiore ha telefonato  personalmente alla moglie per aggiornarla sulle proprie condizioni.<br /><br /><img alt="" src="/public/dolore_caduti_091010.jpg" /><br /><br /><img src="/public/dolore_caduti_1_091010.jpg" alt="" /><br /><br /></span>
<h3 style="color: rgb(0, 0, 0);">La maggior parte vittima di attentati e scontri a fuoco. Gli ultimi  due anni i pi&ugrave; cruenti per i nostri soldati, impegnati con la missione  Isaf.</h3>
<span style="color: rgb(0, 0, 0);">Sale a 34 il numero dei caduti in Afghanistan dall'inizio della missione  Isaf, nel 2004. Di questi, la maggioranza e' rimasta vittima di  attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti,  alcuni anche per malore ed uno si &egrave; suicidato. Gi&agrave; dodici le vittime in  questo 2010. Furono nove nel 2009. Gli ultimi due sono stati gli anni  pi&ugrave; cruenti per gli italiani.</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Ecco i nomi dei militari italiani morti dal 2004: </span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Caporal maggiore GIOVANNI BRUNO - 3 ottobre 2004</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Capitano di fregata BRUNO VIANINI - 3 febbraio 2005</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Caporal maggiore capo MICHELE SANFILIPPO - 11 ottobre 2005</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Tenente MANUEL FIORITO e maresciallo LUCA POLSINELLI - 5 maggio 2006</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Tenente colonnello CARLO LIGUORI - 2 luglio 2006</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Caporal maggiore GIUSEPPE ORLANDO - 20 settembre 2006</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Caporal maggiori GIORGIO LANGELLA e VINCENZO CARDELLA - 26 settembre 2006</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Agente Sismi LORENZO D'AURIA - 24 settembre 2007</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Maresciallo capo DANIELE PALADINI - 24 novembre 2007</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Maresciallo GIOVANNI PEZZULO - 13 febbraio 2008</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Caporal maggiore ALESSANDRO CAROPPO - 21 settembre 2008</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Maresciallo ARNALDO FORCUCCI - 15 gennaio 2009</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Caporal maggiore ALESSANDRO DI LISIO - 14 luglio</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Tenente ANTONIO FORTUNATO, Sergente Maggiore ROBERTO VALENTE,</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Primo caporal maggiore MATTEO MUREDDU, Primo Caporal Maggiore</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">GIANDOMENICO PISTONAMI, Primo Caporal Maggiore MASSIMILIANO</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">RANDINO, Primo Caporal Maggiore </span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">DAVIDE RICCHIUTO - 17 settembre 2009</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Caporal maggiore ROSARIO PONZIANO - 15 ottobre 2009</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Agente Aise PIETRO ANTONIO COLAZZO - 26 febbraio 2010</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Sergente MASSIMILIANO RAMADU' e caporalmaggiore LUIGI PASCAZIO - 17 maggio 2010</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Caporal maggiore scelto FRANCESCO SAVERIO POSITANO - 23 giugno 2010</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Capitano MARCO CALLEGARO - 25 luglio 2010</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Primo maresciallo MAURO GIGLI e caporal maggiore capo</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">PIERDAVIDE DE CILLIS - 28 luglio 2010</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Tenente ALESSANDRO ROMANI - 17 settembre 2010. </span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" />

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		<title><![CDATA[QUANDO LO STATO DIMENTICA GLI EROI]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img src="/public/soldato_1.jpg" style="width: 394px; height: 261px;" alt="" /><br /><br /><br />Le nostre truppe partono e tornano dalle missioni di pace nei teatri di guerra senza alcun tipo di supporto psicologico. Questa &egrave; una realt&agrave;. Tanto pi&ugrave; incomprensibile se si considera che, allo stesso tempo, sull’onda di una campagna stampa di parte e mirata, si &egrave; provveduto ad ottenere il sostegno per presunte patologie da uranio impoverito, sebbene anche secondo il parere dell’Onu, non esiste una correlazione fra l’aver operato in contesto dove erano presenti esalazioni di uranio impoverito e insorgenza di patologie tumorali. Eppure i militari che si recano e che tornano dalle missioni, vengono sottoposti al test per l’uranio. Quello del disagio psicologico delle milizie italiane nel post-missione, al contrario, &egrave; un fronte su cui nessuno intende esporsi. Ignorato dall’opinione pubblica e trattato dai media solo superficialmente. Eppure il dato che i reparti in missione di guerra sono  sempre gli stessi, con gli stessi uomini, perch&eacute; i tenenti colonnelli di oggi hanno praticamente partecipato a tutte le missioni di guerra cui in cui l’Italia &egrave; stata presente negli ultimi decenni, dovrebbe catturare l’attenzione delle istituzioni e dei media. In Italia siamo ben lontani dagli allarmanti dati diffusi dal Veteran Affairs Departiment sulla media di trenta veterani che quotidianamente provano a togliersi la vita e di cui 18 ci riescono.  Negli States, dove dei circa 25 milioni di veterani di guerra un milione e mezzo sono reduci dall’Iraq e dall’Afghanistan, il fenomeno &egrave; diventato un vero assillo per la Difesa a stelle e strisce. E ha spinto il governo ad investire milioni di dollari in campagne di prevenzione e assistenza psicologica e psichiatrica anche per i soldati di ritorno dai fronti di conflitto iracheno e afghano. Mentre si discute se in Iraq si sta vincendo o perdendo la battaglia per la democrazia, quindi, le misure ‘salva vita’ messe in campo negli Stati Uniti per fronteggiare quel che succede ai soldati in patria, anche se insufficienti ad arginare il fenomeno dei disturbi mentali post traumatici, costituiscono un primo passo per la riabilitazione e l’assistenza. Che si avvale di una help line in cui vengono registrate diecimila chiamate al mese e che salva circa 250 soldati l’anno dal gesto estremo e di campagne di prevenzione presenti su siti governativi che illustrano i comportamenti sospetti e sollecitano la richiesta di aiuto in caso di conoscenza di soggetti a rischio.  La sensibilit&agrave; verso i disturbi da stress post traumatico &egrave; alta anche in Gran Bretagna, dove per i soldati di Sua Maest&agrave; britannica andati al fronte &egrave; stato istituito il cosiddetto “suicide watch”, campagna di prevenzione che tappezza i muri delle caserme e delle basi da campo in cui si sollecita a tenere sotto controllo i propri compagni poich&eacute; “non tutte le ferite sono visibili” e a “parlare con qualcuno nella catena di comando”.  Analoga attenzione in Spagna: Al rientro, anche se non si &egrave; reduci da traumi particolari, si viene indirizzati a sostenere colloqui con psicologi. Il quadro delle misure preventive e di assistenza psicologica in Italia, invece, &egrave; ben diverso e infinitamente meno qualificante. Anche se le cifre dei disagi psichici dei militari in Italia non sono paragonabili a quelle americane. Ma i disagi psicologici delle truppe rientrate dalle missioni in teatri di guerra sono una realt&agrave; anche da noi. Che si consuma su piani diversi. Su quello della mancanza, in moltissimi casi, di supporto organizzativo sia al momento dell’arrivo del telegramma di missione fuori area sia nella fase di rientro, su quello della motivazione delle truppe. Da quando, sotto la presidenza Scalfaro, si &egrave; imposta una sorta di spalmatura simil-sindacale dei riconoscimenti per merito, sul modello del premio per i lavoratori, che vuole tutti uguali e sventa i rischi di risentimenti ‘superiori’ con soldati semplici valorosi, e che spazza via qualsiasi criterio meritocratico. Chi, spingendosi ben oltre il proprio dovere di soldato, si distingue per coraggio ed eroismo, si vede negare gli encomi meritati e motivanti. Tutti soddisfatti? No, molti frustrati e avviliti. E al rientro spesso destinati subito ad altre missioni, in un meccanismo tritacarne che non prevede la minima attenzione al loro vissuto sul campo. Ma vediamo come il Ministero della Difesa italiano affronta la questione. Sul sito del dicastero alla voce assistenza psicologica si trovano soltanto alcune sentenze emesse dal tribunale militare nel triennio che va dal 1994 al ’97 per reati commessi da militari nel 1943 e nel 1946. Digitando invece assistenza psicologica ai soldati reduci da missioni di guerra, si legge: Risultati 0. Appunto, la sensazione &egrave; che nemmeno le istituzioni possano riconoscere l’esistenza di una criticit&agrave; nel sistema militare che riguarda i nostri soldati. Le diciture che indicano le diverse missioni e le regole di ingaggio, narrano tutte ipocritamente di interventi pacifici nel rispetto della Costituzione, ma i soldati dietro le formule delle regole di ingaggio che, ancora, in alcuni casi, impediscono loro di fatto, di difendersi, sul campo ‘di pace’ combattono realmente e sono esposti a tutti i traumi bellici che lo i rischi, lo scontro e la difesa dagli attacchi e dalle deflagrazioni di ordigni esplosivi comportano.. Perch&eacute; non fare i conti anche nel nostro paese con i meccanismi che l’animo e lo psichismo umano mettono in gioco per rispondere allo stress accumulato in missione?  Il flower-power per cui &egrave; addestrata l’unit&agrave; sperimentale americana New Earth Armye di cui racconta il film ‘L’uomo che fissa le capre’ resta narrazione cinematografica e la possibilit&agrave; di fronteggiare il nemico con il potere della mente &egrave; ancora lontana. Ci&ograve; che &egrave; vicina, al contrario, &egrave; l’urgenza e il dovere di riconoscere che la gestione delle truppe al rientro dalle missioni di guerra &egrave; una necessit&agrave; non circoscritta alle situazioni in cui il disagio psichico ha preso la china dell’emergenza sanitaria ma riguarda il comparto militare nel suo complesso. E non pu&ograve; limitarsi ad interventi di psicologi mandati nei teatri di guerra capaci soltanto di suggerire di non andarsela a cercare a militari che hanno scelto di onorare il loro giuramento e, magari, anche di difendersi. Con l’aggiunta di una considerazione ‘di sistema’ non peregrina legata alla circostanza, tutta italiane, della limitata disponibilit&agrave; di truppe che impone ai soldati di ripetere almeno due volte le missioni di guerra nell’arco di un anno.  Se anche si volesse sorvolare sull’aspetto meramente umano, come ignorare che la partecipazione dei nostri soldati, sempre gli stessi, ad almeno dodici missioni, con tutto lo stress che questo comporta, a lungo termine potrebbe sia incentivare una fuoriuscita dai reparti militari sia rappresentare un deterrente nei confronti di chi nell’esercito deve ancora entrare e ha davanti a s&eacute; una prospettiva di sovraccarico psichico, da sostenere tutto sulle proprie spalle? Basta pensare che soltanto in Afghanistan dall’inizio delle operazioni di Enduring freedom e poi con l’Aisaf ogni singolo reparto fa turni di quattro mesi con una media annuale di almeno una missione all’anno.  L’Italia conta su 9300 militari impiegati all’estero in 33 missioni in 21 paesi. In Afghanistan 3300 militari Isaf ed Eupol e 1900 in Libano. Siamo il primo paese contributore di caschi blu tra i partners del G8, il secondo dell’Unione Europea per numero di uomini impegnati nelle missioni all’estero e nono contributore alle operazioni ONU militari e di polizia. Dati cui, tutto sommato, si potrebbe guardare con orgoglio. E che sollecitano una presa in carico seria da parte delle istituzioni di chi torna e pu&ograve; ritrovarsi a gestire in solitudine, nell’indifferenza della stessa Arma, il proprio disagio. </span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">fonte: www.opinione.it</span>

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		<title><![CDATA[MILITARI USA, UN IMPOSSIBILE RITORNO ALLA VITA CIVILE ]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img src="/public/militari_usa.jpg" alt="" /><br /><br /><br />Una ondata di suicidi ha colpito Fort Hood, la base militare in Texas teatro nel novembre scorso di una terribile strage: uno psichiatra dell'esercito di fede musulmana che non voleva andare in guerra uccise tredici soldati. Nel giro di una settimana quattro soldati si sono tolti la vita a Fort Hood portando a 20 il totale nel 2010. Sono dati che allarmano i responsabili della pi&ugrave; grande base militare americana che ospita quotidianamente fino a 50 mila soldati. Il comandante della base, generale William Grimsley, ha affermato che i «comandanti a tutti i livelli sono profondamente preoccupati per il trend» che indica un  aumento dei suicidi. Nella maggior parte dei casi i suicidi sono provocati dai problemi psicologici di riaggiustamento dopo missioni prolungate in zone di guerra in Iraq o in Afghanistan. I comandanti della base hanno ordinato una serie di controlli sullo stato di salute mentale dei soldati ospiti della base e norme pi&ugrave; severe sul possesso di armi. A Fort Hood esistono gi&agrave; da tempo programmi di aiuto psicologico e di prevenzione dei suicidi. Ma le famiglie dei soldati affermano che i programmi di aiuto non sono efficaci perch&egrave; tra i militari &egrave; considerato ancora umiliante rivolgersi ai medici per esporre i propri problemi mentali. Inoltre nella maggior parte dei casi i soldati che trovano il coraggio di rivolgersi ai medici ricevono medicinali invece della terapia psicologica. L'anno scorso si erano verificati 11 suicidi a Fort Hood. Nel 2008 era stata raggiunta una punta di 14 suicidi. Ma i dati del 2010 sono allarmanti: nella base texana si sono gi&agrave; verificati in nove mesi 14 suicidi accertati e sei sotto indagine. Il caso pi&ugrave; recente &egrave; quello di Michael Franklin, un sergente di 31 anni, che si &egrave; tolto la vita dopo avere ucciso con la pistola la moglie. La coppia aveva due bambini. Il sergente era appena tornato dalla sua seconda missione in Iraq. Nel 2008 nell'esercito Usa si sono verificati 140 suicidi di militari. Nel 2009 &egrave; stata raggiunta la punta di 160 suicidi. </span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);">Fonte: www.nuovasocieta.it/ </span>

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		<title><![CDATA[SPARATORIA IN AFGHANISTAN MUORE IL TEN. ALESSANDRO ROMANI]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 12pt 0cm 3pt"><font color="#000000"><b><font size="4"><font size="3"><br /><img style="WIDTH: 269px; HEIGHT: 316px" alt="" src="/public/alessandro_romani.jpg" /><br /></font></font></b></font></div>
<div style="MARGIN: 12pt 0cm 3pt"><font color="#000000"><b><font size="4"><font size="3">Il tenente Alessandro Romani, di Roma, &egrave; deceduto dopo essere stato colpito alla spalla. Un altro militare &egrave; ferito. L'agguato mentre gli incursori stavano catturando alcuni terroristi nei pressi di Herat.</font> <br /></font></b> </font></div>
<div><font color="#000000">Uno dei due militari italiani rimasti feriti oggi nella provincia di Farah, nella regione meridionale dell'ovest dell'Afghanistan, ha perso la vita a seguito dell'attentato. E' quanto si apprende da fonti della difesa. La notizia &egrave; stata confermata dal comando del contingente italiano, a Herat. Il tenente Alessandro Romani, incursore del nono reggimento d'assalto "col Moschin", &egrave; deceduto a seguito delle ferite riportate durante lo scontro a fuoco. L'ufficiale era rimasto ferito alla spalla, ma il proiettile &egrave; penetrato nel  torace raggiungendo organi vitali.  I due militari italiani, incursori della Task Force 45, questa mattina erano stati rimasti colpito da colpi di arma da fuoco durante un'operazione per la cattura di alcune persone che avevano piazzato poco prima un ordigno lungo una strada. L'attentato &egrave; avvenuto nella zona di Bakwah, nell'area ad est di Farah, nella provincia di Herat, colpiti da proiettili di arma da fuoco. Entrambi sono stati colpiti alla spalla. <br /><br /><span>UN'IMBOSCATA - Secondo la ricostruzione del Comando un Predator, un aereo senza pilota, ha individuato due insorti che mettevano un ordigno esplosivo sulla strada che porta a Delaram. Il drone li ha seguiti e ha individuato la zona da cui sono partiti.  Da Herat si &egrave; alzato in volo un elicottero Ch47 con a bordo gli incursori della Task force 45 per catturare i due terroristi. Il Ch47 era scortato da due elicotteri Mangusta. Nella fase di avvicinamento al covo degli insorti i militari italiani sono stati fatti oggetti di numerosi colpi di arma da fuoco e i due incursori sono rimasti feriti. </span>Secondo la ricostruzione del Comando un Predator, un aereo senza pilota, ha individuato due insorti che mettevano un ordigno esplosivo sulla strada che porta a Delaram. Il drone li ha seguiti e ha individuato la zona da cui sono partiti.  Da Herat si &egrave; alzato in volo un elicottero Ch47 con a bordo gli incursori della Task force 45 per catturare i due terroristi. Il Ch47 era scortato da due elicotteri Mangusta. Nella fase di avvicinamento al covo degli insorti i militari italiani sono stati fatti oggetti di numerosi colpi di arma da fuoco e i due incursori sono rimasti feriti.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte : www.iltempo.it</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
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		<title><![CDATA[A QUANDO IL RINNOVO DEL CONTRATTO ECONOMICO 2008/09 PER MILITARI E POLIZIOTTI?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3"><b><font face="Arial" color="#000000">Rinnovo del contratto di lavoro personale militare delle FF.AA. e FF.PP. - Biennio economico 2008/2009.</font></b></font></font></font></font></font></font></font></font><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3"><font size="3">
<p><font color="#3366ff" style="font-size: 16pt;">Brunetta risponde al Sindacato CONSAP: "Ribadisco per l'ennesima volta la mia volont&agrave; a chiudere il contratto 2008-2009 del personale della polizia e delle forze armate".</font></p>
<p><br /><font size="2" color="#000000">Roma, 6 set. - Con riferimento al comunicato della CONSAP (Confederazione sindacale autonoma di polizia), il Ministro Renato Brunetta conferma la sua disponibilit&agrave; - peraltro sempre manifestata - a chiudere rapidamente il contratto relativo al biennio 2008/2009 del personale delle forze di polizia e delle forze armate, utilizzando le risorse stanziate per questo settore. Le leggi finanziarie per il 2008 e per il 2009 stanziano infatti risorse pari a 702 milioni di euro lordi dal 2009, cui si aggiungono ulteriori 100 milioni di euro lordi stanziati dalla legge finanziaria per il 2010, per un totale di 802 milioni di euro a regime dal 2010. Il valore medio mensile lordo di aumento retributivo pro capite &egrave; quindi pari a circa 100 euro. Il quadro delle suindicate risorse &egrave; ormai compiutamente definito gi&agrave; da circa un anno ed &egrave; il medesimo che si prospettava all'apertura delle trattative. Pertanto la mancata conclusione del contratto non &egrave; certo  attribuibile alla responsabilit&agrave; del Ministro Brunetta ma semmai all'atteggiamento ostruzionistico di "alcuni sindacati".</font><font size="2"><b><font color="#000000"> <br /><br />Dal sito del Ministro Brunetta: <br /></font><a href="http://www.innovazionepa.gov.it/comunicazione/notizie/2010/settembre/03092010-brunetta-a-consap.aspx">http://www.innovazionepa.gov.it/comunicazione/notizie/2010/<br />settembre/03092010-brunetta-a-consap.aspx</a></b></font></p>
<p><font size="2"><b></b></font></p>
</font></font></font></font></font></font></font></font></p>
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		<title><![CDATA[ALLOGGI MILITARI, RIVOLTA PER LE CASE CON LE STELLETTE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=392</id>
		<created>2010-08-31T12:07:50+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img src="/public/tex.jpg" style="width: 245px; height: 287px;" alt="" /><br /><br />Dispostissimi a combattere per le loro case, fino all’ultimo uomo. «Ma non faremo cortei o sit-in stradali, anche se la nostra annunciata rivolta non far&agrave; meno rumore». Gi&agrave;, perch&egrave; a protestare non sono abitanti qualsiasi bens&igrave; militari. Per di pi&ugrave;, alti graduati. Tanto che il loro caso &egrave; stato definito come quello degli “alloggi con le stellette”. Ventimila in tutta Italia, con la Campania tra le regioni maggiormente coinvolte. Solo quelli dell’Aeronautica, ad esempio, sono decine: 98 appartamenti a Capodichino (di cui 10 sfitti e 60 occupati da soggetti definiti come “senza titolo”, per lo pi&ugrave; anziani militari in pensione che quindi avrebbero perso la titolarit&agrave; della dimora ma ai quali viene applicato un canone mensile tra i 600 ed i 700 euro); a Grazzanise (sempre nei pressi dell’aeroporto) le case sono 61, di cui appena 10 occupate e le restanti libere; a Posillipo 16, tutte  occupate da soggetti con titolo. Per non parlare di quelle di pertinenza dell’Esercito e della Marina. Clamorosa ed inedita la storia delle “case con le stellette” dimenticate dal ministro Giulio Tremonti, che pure ne aveva decretato la cartolarizzazione (con tanto di autorizzazione a procedere) nel lontano 2003. Da allora, invece, &egrave; tutto fermo. Appartamenti praticamente gi&agrave; venduti con il placet della Corte dei Conti: ma soltanto sulla carta, causando un mancato incasso allo Stato di oltre 500 milioni di euro.  Alloggi che ora gli occupanti (generali, colonnelli, tenenti e cos&igrave; via) rischiano di vedersi sfuggire. Al punto che sono pronti a dichiarare battaglia proprio allo stesso Stato a colpi di carta bollata, raccolte di firme, denunce. Le case del tesoro del Ministero della Difesa «potrebbero essere finalmente vendute dopo il bluff del 2003 e servire finalmente allo Stato per fare cassa», afferma il generale Francesco Bianco. Soldi freschi, indispensabili per evitare parte dei sacrifici agli italiani in tempi di crisi, e che potrebbero anche essere in parte “girati” agli Enti locali maggiormente in difficolt&agrave;. Magari per avviare pi&ugrave; facilmente il passaggio al federalismo fiscale. Ma perch&egrave; questo patrimonio immobiliare resta al palo? Le Forze Armate possiedono circa 20.000 alloggi, che per legge devono essere destinati ad ufficiali e sottufficiali che ricoprono un particolare incarico (devono garantire la “pronta reperibilit&agrave;”). Una buona parte di questi allogginon &egrave; occupata perch&egrave; da anni non viene fatta alcuna manutenzione, per cui sono considerati cadenti e pericolosi.  «Ma, nel 2003, furono individuati 4.493 alloggi considerati “non pi&ugrave; utili alle esigenze della Difesa”, stabilendo anche il prezzo di riscatto: che avrebbe portato nelle casse dello Stato circa 500 milioni di euro – dice ancora Bianco -. Il decreto ministeriale (con annesso l’elenco degli alloggi) fu inviato alla Corte dei Conti, che lo registr&ograve; il 21 marzo 2006. Ai destinatari fu comunicato che il loro appartamento era stato “cartolarizzato” e che, quindi, la Difesa non avrebbe pi&ugrave; fatto nemmeno la manutenzione straordinaria».  Poi arriva il Governo Prodi e la vendita delle case dei militari promesse agli stessi militari viene cancellata. Al punto che gli occupanti, da proprietari in pectore, rischiano (ancora oggi) lo sfratto definitivo. «Ecco perch&egrave; abbiamo deciso di scendere in campo. Non vorremmo trovarci con una pensione bassa e, per di pi&ugrave;, senza le nostre case». di Mario Fabbroni  <br />http://www.ultimenotizie.tv</span>

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		<title><![CDATA[UFFICIALI SVIZZERI PRENDONO RECLUTE A CATENATE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=391</id>
		<created>2010-08-29T15:34:38+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0);">(AGI) - Berna, 28 ago. - Il nonnismo nell'esercito non risparmia nemmeno la Svizzera, dove alcuni superiori di grado hanno picchiato a colpi di catena sei reclute.</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><a href="javascript:void(0);/*1283089506935*/"><br /><span style="color: rgb(0, 0, 0);"></span></a><a href="http://www.blick.ch/news/schweiz/westschweiz/die-faulen-ausreden-der-armee-154242">GUARDA IL VIDEO</a><br /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);"> L'episodio e' avvenuto nella caserma di Biere, e a rivelarlo e' stato un video girato di nascosto da un commilitone e inviato al giornale Blick. Il portavoce dell'esercito elvetico, Christoph Brunner, lo ha definito "un fatto assolutamente inaccettabile". "L'esercito svizzero non puo' tollerare episodi di spregio della persona umana come questo", ha affermato, avvertendo che "se tra i picchiatori c'erano davvero dei sottufficiali, questi hanno cessato di esserlo". Nel video si vedono sei militari in piedi con le mani appoggiate al muro di un edificio che urlano di dolore mentre  vengono picchiati a colpi di catena da un paio di superiori, tra le risate di altri soldati che assistono al pestaggio.   L'anonimo testimone ritiene che si sia trattato di una sorta di rito di iniziazione per le giovani reclute, che avevano preso servizio da sette settimane. "Deve essersi trattato di un rituale per fare delle reclute dei soldati a pieno titolo", ha spiegato l'autore del filmato. Christian Burri, vice portavoce del ministero della Difesa, ha liquidato l'episodio come "uno scherzo di cattivo gusto" sostenendo che si sarebbe trattato di "una messinscena, compreso il video". I soldati non sarebbero stati colpiti con catene, ma con corde. Il soldato autore del filmato, di cui Blick ha fornito solo le iniziali, T.M., ha invece confermato le sue accuse, spiegando che "nessuno nella caserma sapeva che stavo filmando" ed aggiungendo di averlo fatto perche' altrimenti nessuno gli avrebbe creduto.<br /><br /></span>]]></content>
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		<title><![CDATA[CECCHIGNOLA, LA CITTÀ MILITARE APRE AL TRAFFICO]]></title>
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		<created>2010-08-11T08:53:08+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">Il presidente del municipio Pasquale Calzetta: "È stato gi&agrave; avviato il progetto". Dopo 15 anni di chiusura, arriva il s&igrave; della Difesa. "Cos&igrave; meno auto sulla Laurentina"</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Riaprir&agrave; al traffico anche una delle ultime citt&agrave; militari italiane rimaste interdette alle auto private, la Cecchignola. È arrivato il mese scorso il nulla osta dei militari al municipio XII. Cos&igrave; dagli uffici del parlamentino &egrave; partita la progettazione per rendere accessibile agli autoveicoli via dei Genieri. "A settembre incontrer&ograve; i vertici del ministero della Difesa per stipulare una convenzione, ma finalmente dopo 15 anni abbiamo il placet della citt&agrave; militare - sottolinea Pasquale Calzetta, presidente del municipio XII - L'obiettivo &egrave; riaprire la strada entro il 2011".</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Una battaglia che va avanti ormai dalla met&agrave; degli anni '90, quando via dei Genieri venne chiusa dopo un incidente stradale. Da quel momento solo i veicoli della Difesa sono potuti transitare nell'area, completamente "off limits" al traffico privato. Cos&igrave; decine di associazioni sono scese in strada e hanno raccolto 20mila firme. "L'ipotesi di collegare via Kobler con via dei Genieri o con viale dell'Esercito non comporta la realizzazione di nuove strade, &egrave; economicamente molto pi&ugrave; vantaggiosa che non costruire altre arterie, ma soprattutto &egrave; pi&ugrave; facilmente attuabile dal punto dei vista dei costi - spiega Massimiliano Di Gioia, presidente dell'associazione "Colle della Strega" - La riapertura della citt&agrave; militare al traffico permette di sbloccare la mobilit&agrave; di alcuni quartieri come Millevoi, Cecchignola, Castel di Leva e Laurentina senza andare a intaccare l'ultimo polmone di verde rimasto, il Fosso della Cecchignola. Basta solo collegare via Kobler alle strade esistenti".</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Una decisione che mette tutti d'accordo: cittadini e municipio si schierano per l'accesso alle auto nella citt&agrave; militare. La politica romana del resto si &egrave; confrontata per molto tempo sulla riapertura al traffico della Cecchignola. Dapprima, nel 2002, ci fu la votazione di un ordine del giorno nell'aula Giulio Cesare; poi nel 2008 la questione fu proposta nell'assise del parlamentino dell'Eur dalla capogruppo della Sinistra, Matilde Spadaro, ottenendo il plauso generale; infine ci fu la mozione approvata in consiglio comunale nel 2009. E oggi il presidente Calzetta &egrave; riuscito ad incassare il via libera dai militari. "È un'operazione dai costi irrisori che prevede un risultato immediato - sottolinea la consigliera Spadaro - perch&eacute; il traffico si decongestiona e questo va a beneficio di tutti i quartieri circostanti. Ora attendiamo la realizzazione di questo sogno che permetterebbe di dimostrare la validit&agrave; delle battaglie intraprese da tanti cittadini e finalmente la realizzazione di un atto di buona amministrazione".</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">La progettazione &egrave; gi&agrave; partita: "Viene realizzata con fondi municipali", dice il minisindaco dell'Eur. Si tratter&agrave; di riasfaltare via dei Genieri e di realizzare un nuovo fondo stradale, creare dei pozzetti per il deflusso delle acque piovane e procedere con delle potature. Un'operazione realizzata d'intesa con la Difesa. E intanto, "entro la fine dell'anno sar&agrave; concluso il passaggio della via dalle competenze ministeriali a quelle comunali", rivela Calzetta.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.repubblica.it</font></div>

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		<title><![CDATA[LA STANGATA (2) COME IMPOVERIRE IL DIPENDENTE STATALE E MILITARE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=389</id>
		<created>2010-07-21T19:27:10+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000"><img alt="" src="/public/ammalato.gif" /></font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"></span></div>
<div><span style="COLOR: black"></span></div>
<div><span style="COLOR: black"></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000"></font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Continua su questa nuova pagina la discussione sui tagli economici subiti dal Personale Militare, della Polizia e del Pubblico Impiego in generale, con il D.L. nr. 78/2010.</font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Grandissima &egrave; stata la partecipazione su questo portale da rendere necessaria la creazione di una nuova pagina web per alleggerire la precedente che ormai era diventata di 3 mb. e di difficile apertura.</font></span></div>
<div><font color="#000000"><span style="COLOR: black">I precedenti post sono sempre disponibili su questa pagina web: </span><br /><br /></font><a href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359"><font color="#000000">http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359</font></a></div>
<div align="center"><span><br /><strong><font color="#000000">IL COMUNICATO STAMPA INVIATO ALLE ISTITUZIONI</font></strong></span></div>
<div align="center"><font color="#000000"><strong><span style="COLOR: black">Manovra finanziaria 2010 e Forze Armate</span> </strong> <br /></font></div>
<div align="center"><span style="COLOR: blue"><font color="#000000">Il malcontento dei militari diretto alle Istituzioni<br /></font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Gli effetti della manovra finanziaria ricadranno pesantemente sui dipendenti statali, ma fuor di misura sul personale dei comparti difesa e sicurezza, tanto oggetto di strumentalizzazione politica e propagandistica in passato quanto oggi facile fonte di recupero per le casse dello stato.</font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Ed infatti, nel mentre il ddl di conversione del decreto legge n. 78/2010 &egrave; presente in Senato, a migliaia giungono presso la redazione di <i><u>www.forzearmate.org</u></i>  i messaggi di sconcerto, di delusione e di rabbia da parte di coloro che si sentono distinto “bersaglio” della presente manovra. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Si stimano in diverse migliaia di euro annui, mediamente, le perdite che subiranno i militari. E non ci si riferisce solo ai mancati aumenti stipendiali, ma altres&igrave; ai “prelievi” che saranno effettuati dalle loro buste paga, come pi&ugrave; volte specificato in dettaglio attraverso puntuali informazioni diffuse da questo portale. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">L’impressione &egrave; che questa manovra si rifletta proprio a danno della “specificit&agrave;” dei comparti: colpire infatti le indennit&agrave; operative, le indennit&agrave; di comando, le progressioni di carriera, gli assegni funzionali, ogni adeguamento automatico stipendiale e, non ultimo per importanza, il passaggio obbligato al trattamento di fine rapporto malgrado l’impossibilit&agrave; per i militari di costituire fondi pensione negoziali;  tutto ci&ograve; non pu&ograve; che essere interpretato quale ingenerosa “ostilit&agrave;” nei confronti del settore, nessun grado escluso. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">I cittadini in divisa lamentano di non voler essere considerati statali qualsiasi. Ci&ograve; non sta a prefigurare una “guerra tra poveri” ma evidenzia che i diritti – pochi – ed i doveri – tanti – non possono che palesare ogni differenza: dai personali tributi pagati nelle missioni internazionali, alla sicurezza dei cittadini, dalla “mondezza” di Napoli all’emergenza terremoto, solo per fare degli esempi: questi “dipendenti statali” esigono rispetto e riconoscenza. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Migliaia sono i militari che hanno scritto e che continuano a scrivere ancora oggi chiedendo di diffondere la loro voce. Essi si sentono traditi, ingannati da chi ha approfittato del loro giuramento e della loro fedelt&agrave; alle Istituzioni.  Il loro pensiero pu&ograve; essere liberamente letto negli interventi del blog aperto a chiunque:<br /></font></span></div>
<div><a href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359" target="_blank"><b><font color="#000000">http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359</font></b></a><font color="#000000">  <br /></font></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">“Specificit&agrave;” significa disagio, abnegazione, spirito di sacrificio, senso del dovere, compressione dei diritti. Non &egrave; giusto mortificarne il senso essendo buoni solo per il 2 giugno, ancor meno per il 2 novembre: tante lacrime quando si torna nelle bare, tanta irriconoscenza quando si &egrave; caccia di riscontri. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Se questa manovra &egrave; “<i>contro gli sprechi</i>” e contestualmente si colpiscono gli stipendi dei militari significa che la politica non intende dare cittadinanza a chi difende la Patria, il Popolo, la Costituzione e le libert&agrave;. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Non si vive di solo onore, e sono le esigenze di vita ad averlo stabilito. </font></span></div>
<div><i><span style="COLOR: black"><font color="#000000">“Sono veramente turbato dal silenzio del nostro Ministro come dei nostri vertici militari. Come faccio a motivare i miei uomini al sacrificio, alla disciplina, alla lealt&agrave;, quando giorno dopo giorno anch'io mi sento sempre pi&ugrave; solo? Dove sono i nostri Capi? Perch&egrave; non ci parlano con franchezza? E soprattutto perch&egrave; non raccontano al Paese del malessere che corre tra i soldati, soprattutto quelli dei gradi pi&ugrave; bassi, che sono poi quelli che hanno pagato in questi anni il maggior tributo di sangue? Ci sono momenti, la maggior parte, in cui bisogna obbedire tacendo. Ma penso che questo sia il momento di parlare alla vostra gente, Signori Generali e Ammiragli, perch&egrave; a rischio c'&egrave; lo spirito delle Forze Armate, quello che ci ha consentito di rimanere compatti e di tenere alta la bandiera italiana anche quando tutto il resto andava a puttane. E se distruggono lo spirito di questi uomini e donne in divisa, allora distruggono quel poco di anima che &egrave; rimasto in questo Paese. Non &egrave; una questione di soldi, ma di dignit&agrave;. Personalmente continuer&ograve; a fare quello per cui ho giurato e lo far&ograve; sempre e comunque. Ma se devo ordinare ad un Caporale di andare a morire per la Patria, devo poterlo fare guardandolo negli occhi senza vergogna, perch&egrave; so che quella stessa Patria non lo considera solo carne da macello. Questo silenzio intorno a noi &egrave; davvero assordante”.</font></span></i></div>
<div><font color="#000000"><i><span style="COLOR: black"> </span></i><span style="COLOR: black"><a href="http://www.forzearmate.org/"><span style="COLOR: black; TEXT-DECORATION: none; text-underline: none">www.forzearmate.org</span></a></span></font></div>

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	<entry>
		<title><![CDATA[I SOLDATI AMERICANI SONO IN PERICOLO ANCHE QUANDO TORNANO A CASA]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=387</id>
		<created>2010-07-15T10:42:26+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000">Anche lontano dalle bombe e dai combattimenti, i soldati americani rientrati negli Stati Uniti continuano ad essere vittime di morti violente.</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Lo scrive il New York Times, prendendo l’esempio di una brigata rientrata a casa dopo mesi passati nella citt&agrave; irachena di Mossul.</font></div>
<div><font color="#000000">Del gruppo, solo uno era stato ucciso in Irak mentre altri sette erano morti negli Stati Uniti, per suicidio, per incidenti d’auto o per abuso di droghe. Sei avevano invece commesso crimini che erano costati la vita a quattro persone.</font></div>
<div><font color="#000000">Per il loro comportamento, il 10% dei 3.500 soldati della brigata di Mossul sono stati colpiti da misure disciplinari, mentre 39 sono stati condotti di fronte alla Corte marziale.</font></div>
<div><font color="#000000">Dal settembre 2001 i soldati americani hanno passato la maggior parte del loro tempo sui campi di battaglia in Irak o in Afghanistan; rientrare a casa per un congedo o addirittura in via definitiva rappresenta spesso un fatto traumatico, difficile da gestire. Al punto che l’esercito statunitense ha studiato un programma apposito per cercare di far fronte a queste situazioni.</font></div>
<div><font color="#000000">I soldati a capo delle brigate sono stati iscritti in programmi di prevenzione del suicidio e sono stati incoraggiati a chiedere ai loro soldati dettagli sulla loro vita privata, sul matrimonio, sulla famiglia, il tutto nella ricerca di elementi dissonanti.</font></div>
<div><font color="#000000">I “casi a rischio” sono stati inseriti in una lista e seguiti da vicino. I casi pi&ugrave; gravi sono stati estromessi dall’esercito, senza pi&ugrave; essere seguiti al loro rientro a casa.</font></div>
<div><font color="#000000">http://www.ticinolibero.ch</font></div>

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	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[ISRAELE, MALE OSCURO TRA I SOLDATI: 19 SUICIDI NEL 2010]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=386</id>
		<created>2010-07-11T23:26:20+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img style="WIDTH: 328px; HEIGHT: 442px" height="959" alt="" src="/public/militari_israele.jpg" width="381" /></font></div>
<div><font color="#000000"><br /></font></div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Ci sono soldati che ballano per le vie di Hebron. Scherzano, si divertono, ridono. Sfogano cos&igrave; tutto lo stress che il ruolo comporta. Soprattutto nei territori a loro ostili come la Cisgiordania.</font></div>
<div><font color="#000000">Poi ci sono altri soldati che non reggono il peso. E la fanno finita. Nei primi sei mesi dell&rsquo;anno 19 soldati giovanissimi si sono tolti la vita. Chi con un colpo di pistola alla testa. Chi buttandosi da un terrazzo. </font></div>
<div><font color="#000000">Un dato che preoccupa. Perch&eacute; nell&rsquo;intero 2009 a suicidarsi erano stati in 21. Se continua cos&igrave;, il record negativo del 2005 &ndash; 35 morti &ndash; rischia di essere battuto. E di non poco.</font></div>
<div><font color="#000000">A fare luce sull&rsquo;alto numero dei suicidi tra le file dell&rsquo;esercito israeliano &egrave; il quotidiano Yedioth Ahronoth. Citando fonti militari, il giornale scrive che secondo le indagini compiute in passato su ogni singolo caso di soldato che s&rsquo;&egrave; tolto la vita non ci sarebbero &laquo;connessioni dirette&raquo; con la vita di caserma e le attivit&agrave; belliche.</font></div>
<div><font color="#000000">Una risposta che non basta allo stato maggiore. Che ha gi&agrave; iniziato a dare maggior peso alla componente psicologica dell&rsquo;addestramento, a organizzare nuovi corsi per ufficiali destinati a individuare in anticipo situazioni di disagio fra i sottoposti e a disporre una riduzione del numero dei militari autorizzati a detenere regolarmente armi.</font></div>
<div><font color="#000000">Nel 2008, per la prima volta, due ufficiali furono condannati per non essere riusciti a evitare il suicidio di un soldato che mostrava &ndash; a detta degli specialisti &ndash; evidenti segni di disturbo mentale. Nello stesso caso, anche uno psichiatra fu sottoposto a processo disciplinare per non aver curato il soldato.</font></div>
<div><font color="#000000">http://www.direttanews.it</font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=386"/>
		<issued>2010-07-11T23:26:20+01:00</issued>
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	<entry>
		<title><![CDATA[LAZIO - ALLOGGI MILITARI, A RISCHIO 2 MILA FAMIGLIE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=385</id>
		<created>2010-07-11T10:16:38+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000"><img alt="" src="/public/avviso-di-sfratto.jpg" /></font></div>
<div> </div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">La Manovra finanziaria all'esame del Parlamento sta gettando nello sconforto tantissime famiglie di militari residenti nella nostra Regione. </font></div>
<div><font color="#000000">E' stato infatti inserito nella manovra un emendamento che, se accolto, vedrebbe migliaia di residenti di alloggi della Difesa - famiglie di militari in servizio, pensionati, vedove - abbandonare le loro abitazioni poich&eacute; si vedrebbero addossare un canone di mercato, che non sarebbero in grado di sostenere", lo ha dichiarato Giuseppe Celli, capogruppo della Lista Civica cittadini/e alla Regione Lazio. </font></div>
<div><font color="#000000">"Secondo il testo dell'emendamento, il canone di mercato &egrave; previsto -fermo restando l'obbligo del rilascio. Ricordo che questi alloggi sono stati realizzati come alloggi di edilizia economica e che le famiglie che li abitano esercitano, secondo legge, un diritto di utenza, pagando un canone proporzionale al reddito familiare.</font></div>
<div><font color="#000000">I canoni di mercato che si vorrebbero introdurre con obbligo di rilascio, di conseguenza priverebbero di un'abitazione le famiglie che non possono permetterseli", ha spiegato.</font></div>
<div><font color="#000000">"Un simile emendamento vanifica il percorso iniziato dal precedente Governo con la finanziaria 2008, che prevedeva un programma pluriennale per l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio, da attuarsi attraverso l'alienazione delle propriet&agrave;, dell'usufrutto o della nuda propriet&agrave; di abitazioni non pi&ugrave; funzionali alle esigenze istituzionali.</font></div>
<div><font color="#000000">Un piano che avrebbe dovuto fungere da volano per consentire di far fronte alle esigenze sia dell?amministrazione, sia del personale militare", ha aggiunto.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">"Purtroppo, il regolamento di attuazione previsto dalla Legge Finanziaria ed elaborato dal Ministero della Difesa, discostandosi dalla legge del 2008, introduce una norma che non tutela le fasce deboli e rischia di gettare in strada le famiglie dei servitori dello stato.</font></div>
<div><font color="#000000">Tutto ci&ograve; si traduce, nel solo territorio di Roma e Provincia, in 2000 famiglie che dovranno abbandonare le proprie case, vuoi per insostenibilit&agrave; dei canoni di marcato, vuoi in conseguenza del piano di alienazione degli alloggi previsto dal regolamento".</font></div>
<div><font color="#000000">"Ho presentato un'interrogazione urgente alla Presidente Polverini per chiedere quali interventi intenda mettere in campo la Regione al fine di arginare gli effetti nefasti di una vera e propria norma di macelleria sociale", ha concluso.</font></div>
<div><font color="#000000">http://www.tusciaweb.it</font></div>

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		<title><![CDATA[SULLA MINI-NAJA, E I MINISTRI CHE SPRECANO I SOLDI PUBBLICI]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=384</id>
		<created>2010-07-11T10:15:24+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">La mini-naja &egrave; stata approvata. Non credo siano necessari giri di parole: si tratta di uno spreco di denaro pubblico. Il Ministro della Difesa La Russa ha giustificato l’iniziativa con motivazioni formative. Se questa &egrave; la ragione dietro al progetto, allora lo spreco di risorse &egrave; doppio.</font></div>
<div><font color="#000000">Gli eserciti servono. Pu&ograve; non piacerci, ma servono a garantire la sicurezza nazionale; ad operare in situazioni di emergenza (calamit&agrave; naturali); e ad adempiere a obblighi o impegni internazionali. Gli eserciti hanno bisogno di soldati. Questi ultimi possono essere reclutati in due modi: forzoso (la leva obbligatoria); o volontario (esercito di volontari). La tecnologia disponibile, le pressioni  sociali, e l’assenza di minacce territoriali prossime hanno reso la leva obbligatoria non solo obsoleta, ma anche controproducente per i paesi sviluppati. I soldati di leva non possono infatti essere utilizzati in missioni all’estero. Inoltre, l’avanzamento tecnologico in campo militare ha reso necessario un addestramento che i militari di leva non possono avere.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Inutile dire, dunque, che da questo punto di vista, le tre settimane di “naja” alla quale molti giovani si sottoporrano saranno inutili. Se un anno di leva non &egrave; sufficiente ad impartire le competenze necessarie ad un soldato, figurarsi a cosa possano servire tre settimane. Se tutto va bene, nessuno si far&agrave; male. Per la collettivit&agrave;, dunque, si tratta di una perdita netta.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Veniamo alla motivazione addotta dal Ministro La Russa. Scrive il Corriere della Sera: “L’abolizione della leva, secondo il ministro La Russa, ha tolto ai giovani la possibilit&agrave; di un’esperienza che aiuta a crescere. Di qui l’idea di offrire a chi ne ha voglia almeno un assaggio di vita militare.” Il Ministro La Russa non ha torto. Il servizio militare svolgeva e solge ancora un ruolo formativo importante, soprattutto nell’insegnare quelle che il premio nobel per l’economia James Heckman ha chiamato “capacit&agrave; non cognitive”. Soprattutto per soggetti provenienti da condizioni di disagio sociale, il servizio militare permette a questi ultimi di apprendere norme di comportamento utili per la vita lavorativa (disciplina, abnegazione, e ordine, per esempio). Tutto bene, dunque? Non proprio. Perch&egrave; l’insegnamento di queste norme dovrebbe essere compito dei genitori, in primo luogo, e della scuola, in secondo.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Se il ministro La Russa ritiene che la scuola pubblica non svolga adeguatamente i suoi doveri, invece di spendere le risorse del Ministero della Difesa perch&egrave; altrimenti “farebbero una brutta fine” (sic), farebbe meglio a premere per una riforma del sistema d’istruzione.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">L’Italia &egrave; il paese con il pi&ugrave; alto numero di operazioni internazionali in corso. I soldati italiani sono impegnati in difficili teatri dove rischiano giornalmente la vita. Allo stesso tempo, la crisi economica ha ulteriormente ridotto i gi&agrave; esigui fondi della Difesa. Le poche risorse disponibili dovrebbero essere spese in modo utile, non gettate via per sceneggiate delle quali francamente non se ne sentiva il bisogno.</font></div>
<div><font color="#000000">http://epistemes.org</font></div>

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		<title><![CDATA[AFGHANISTAN, GLI ATTACCHI AI RIFORNIMENTI NATO METTONO IN CRISI L'ECONOMIA PACHISTANA]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=383</id>
		<created>2010-07-11T10:14:30+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000">Ogni soldato dispiegato in Afghanistan costa un miliardo e duecento milioni all'anno</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Dal 2002 i militanti filotalebani, attivi lungo la frontiera tra Pakistan e Afghanistan, hanno ucciso almeno 120 autisti di camion carichi di rifornimenti per le forze della coalizione Nato. In otto anni sono stati distrutti tra i cinquemila e i seimila mezzi. Aumentano cos&igrave; le spese per i rifornimenti alle truppe dispiegate in Afghanistan e l'economia pachistana &egrave; sempre pi&ugrave; in difficolt&agrave;. La causa comune va ricercata proprio nei frequenti attacchi che gli insorti sferrano in Pakistan contro i camion carichi di rifornimenti o contro le strade lungo cui viaggiano i convogli. </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Secondo il Washington Post che cita un'analisi del Center for Strategic and Budgetary Assessments, </font></div>
<div><font color="#000000">il raddoppio dei costi di trasporto delle corse dal Pakistan verso l'Afghanistan, sommato ai costi della logistica per le rotte in Asia centrale, ha fatto schizzare a un miliardo e duecento milioni all'anno il prezzo della guerra per ogni soldato dispiegato in Afghanistan.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Per ridurre le perdite, gli Stati Uniti cercano da tempo di coinvolgere autisti di etnia pashtun, la stessa dei Talebani e dominante lungo le zone di frontiera tra Afghanistan e Pakistan nonch&egrave; nel settore dei trasporti pachistano. </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Le violenze, che portano alla chiusura delle strade, si ripercuotono anche sull'industria e sull'economia del Pakistan: negli ultimi otto anni, circa l'80 per cento del nordovest pachistano &egrave; stato chiuso. Un problema economico, ma non solo: senza lavoro, infatti, i giovani sono prede facili per l'estremismo e il terrorismo.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>

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		<title><![CDATA[TECNOLOGIA MILITARE, INSETTI ROBOT PRONTI A VOLARE IN GUERRA]]></title>
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		<created>2010-07-11T10:13:44+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><img src="/public/insetto_robot.jpg" alt="" /><br /></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>I soldati del futuro potrebbero essere aiutati da minuscole macchine volanti, definiti &ldquo;NAV&rdquo; (Nano Aerial Vehicles), in grado di trasportare sensori sofisticati e volare all&rsquo; interno di edifici attraverso finestre aperte per rivelare la posizione del nemico.</div>
<div>Il progetto &egrave; ovviamente stato finanziato dalla DARPA, ed &egrave; chiamato Nano Aerial Vehicle Program. Prevede lo sviluppo di macchine volanti di dimensioni estremamente ridotte e ultra-leggere, in grado di svolgere missioni urbane di ricognizione sia all&rsquo; esterno che all&rsquo; interno, oltre che volare in ogni direzione.</div>
<div>I NAV spingono la tecnologia aerodinamica ed energetica fino ai limiti. Per sviluppare queste macchine minuscole sar&agrave; necessario creare nuovi tipi di batterie e di modelli aerodinamici, in grado di garantire durata ed estrema manovrabilit&agrave;.</div>
<div>Il design attualmente in sviluppo somiglia ad un piccolo colibr&igrave;, &egrave; stato sviluppato dalla AeroVironment ed &egrave; frutto di una selezione tra diversi modelli proposti dalla Lockheed Martin, dalla MicroPropulsion Inc. e dal Draper Laboratory. Si chiama Nano Scout (Nano Sensor Covert Observer in Urban Terrain), &egrave; controllato tramite un telecomando ed alimentato a batteria. Vola attraverso due ali battenti, e pesa in totale due grammi, con una lunghezza di circa 8 centimetri.</div>
<div>Il Nano Scout &egrave; stato progettato per volare alla velocit&agrave; di 36 km/h, rallentare fino a circa un chilometro all&rsquo;ora per il volo di precisione all&rsquo;interno di edifici, e resistere ad un vento di 8 km/h. Il suo raggio d&rsquo;azione &egrave; di 800 metri.</div>
<div>Attualmente ha raggiunto il primo traguardo, che prevedeva di volare portando le batterie che lo alimentano.</div>
<div>Il prossimo passo sar&agrave; quello di aumentare l&rsquo;autonomia di volo, step che sar&agrave; raggiunto dopo questa estate e che vedr&agrave; il Nano Scout volare per un periodo compreso tra 11 e 20 minuti.</div>
<div>Sebbene il Nano Scout sia stato il modello scelto dalla DARPA, la sezione Skunk Works della Lockheed sta continuando ad esplorare il mondo delle tecnologie NAV attraverso il programma chiamato &ldquo;Samurai&rdquo;, che prevede la costruzione di due velivoli pi&ugrave; grandi (80 centimetri e 30 centimetri) e mono ala, i cui corpi ruotano interamente. Un design non tradizionale che sembrerebbe rendere questi velivoli stabili e privi di molte parti mobili.</div>
<div>Il problema principale per lo sviluppo dei NAV non &egrave; la creazione di sistemi ad ala battente, o prestazioni come velocit&agrave; o durata, ma la capacit&agrave; di carico. &ldquo;Tutti possono costruire una macchina volante&rdquo; spiega Neil Adams, del Draper Lab. &ldquo;E&rsquo; farli lavorare la questione critica&rdquo;.</div>
<div>Il punto pi&ugrave; importante di questi mini-velivoli &egrave; la capacit&agrave; di portare carico aggiuntivo, oltre alle batterie. Pi&ugrave; aumenta la capacit&agrave; di carico, pi&ugrave; aumentano i possibili impieghi dei NAV, che possono montare strumentazioni pi&ugrave; complesse e sofisticate.</div>
<div>I NAV sono stati progettati prendendo ispirazione direttamente dal regno animale, in particolare dagli insetti. Si cercano anche metodologie, attraverso lo studio del sistema nervoso degli insetti, per progettare sistemi elettronici ultra-leggeri e performanti. &ldquo;Gli insetti non hanno un processore Pentium&rdquo; spiega Sean Humbert, professore di Ingegneria Aerospaziale all&rsquo; Universit&agrave; del Maryland. &ldquo;Molta ricerca deve ancora essere fatta. Nel giro di 10-15 anni, microsistemi autonomi saranno nei campi di battaglia&rdquo;.</div>
<div>Non c&rsquo;&egrave; solo l&rsquo;apparato militare che lavora alla tecnologia NAV: in questo post avevamo discusso del DelFly, NAV olandese del peso di 16 grammi e dotato di micro-videocamera per la guida a distanza attraverso un joystick.</div>
<div>E&rsquo; stato infatti rilevato come l&rsquo; aerodinamica che simula il volo ad ala battente degli insetti richieda, a parit&agrave; di peso, il 27% di energia in meno rispetto ad un velivolo ad ala fissa. Una prospettiva molto interessante per lo sviluppo di macchine volanti di dimensioni ridotte dalle numerose applicazioni non solo militari, ma anche scientifiche.</div>
<div>http://www.direttanews.it</div>
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		<title><![CDATA[USA: PRONTO SANGUE ARTIFICIALE PER SOLDATI FERITI AL FRONTE]]></title>
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		<created>2010-07-11T10:13:03+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">(AGI) Londra - Negli Usa e' stato creato &quot;sangue artificiale&quot; inesauribile per salvare i soldati feriti sui campi di battaglia. E' ottenuto dalle cellule dal cordone ombelicale che vengono fatte sviluppare in una macchina che mimando il midollo osseo, riesce a produrre quantitativi in teoria inesauribili di tipo 0, il gruppo universale. La societa' Arteriocyte, che l'ha prodotto ha appena inviato le prime sacche alla Fda per ottenere il via libera alla produzione su scala industriale .</font></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[IL 2010 SARÀ L'ANNO PIÙ NERO PER LE TRUPPE DELLA COALIZIONE INTERNAZIONALE ]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=380</id>
		<created>2010-07-03T20:10:14+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">Ieri con la morte di un soldato di sua maest&agrave;, nella parte meridionale dell'Afghanistan, sono diventati 310 i soldati britannici caduti in azione nel Paese dal 2001 ad oggi. Sessantacinque dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno. A quasi nove anni dal suo ingresso nella guerra in Afghanistan il contingente militare inglese della missione Isaf a guida NATO ha di fatto raggiunto un macabro primato ed &egrave; secondo solo agli USA con i suoi attuali 1150 militari morti finora in Afghanistan. Duecentotre solo nei primi sei mesi dell&rsquo;anno. GB e USA sembrano quasi camminare a braccetto. Oltre un mese fa, il 28 maggio scorso, gli americani annunciavano di aver perso il loro millesimo soldato. Appena il 21 giugno scorso le autorit&agrave; britanniche annunciavano che il numero dei soldati morti in Afghanistan, dall'inizio delle ostilit&agrave;, aveva raggiunto quota 300. Con 310 soldati morti la guerra in Afghanistan ha superato i 258 caduti inglesi nella guerra delle Falklands contro l'Argentina nel 1982, e i 179 in Iraq dal 2003 al 2009. L&rsquo;aumento dei caduti si &egrave; registrato negli ultimi due anni. Fino al 2008 le forze armate di britanniche avevano perso solo 137 soldati. Nel 2009 poi, l&rsquo;impennata con 108 caduti. Anche gli USA hanno perso pi&ugrave; soldati in Afghanistan che in Iraq. Il numero elevato delle perdite tra i ranghi inglesi si spiega con il fatto che quello britannico &egrave; il secondo contingente, per numero di soldati impiegati in Afghanistan, dopo quello degli Stati Uniti. I suoi circa 10mila soldati si trovano principalmente nella provincia meridionale di Helmand, considerata una delle roccaforti talebane. Di recente il premier inglese, David Cameron ha giustificato questo alto numero di morti con l&rsquo;aumento dello sforzo nella guerra, assicurando nel contempo che le truppe inglesi avrebbero lasciato il Paese entro cinque anni. Quello appena trascorso si &egrave; rivelato il mese pi&ugrave; sanguinoso per la coalizione Isaf della NATO dall&rsquo;avvio di &lsquo;Enduring Freedom&rsquo;. A giugno infatti, i soldati del contingente internazionale uccisi in Afghanistan sono arrivati a quota 102. Si tratta del bilancio mensile pi&ugrave; alto dall'inizio della guerra e almeno 9 dei 46 Paesi, che fanno parte della coalizione, hanno subito perdite. Il conteggio delle vittime in Afghanistan &egrave; tenuto da una Ong che tiene sempre aggiornata la sua pagina web: www.icasualties.org . Finora il mese con pi&ugrave; morti era stato agosto 2009, quando persero la vita 77 soldati della coalizione. Lo scorso mese di maggio invece, aveva fatto ben sperare in un calo con i suoi appena 51 morti. Dall'inizio delle operazioni in Afghanistan, il 7 ottobre 2001, in totale sono morti 1894 soldati della coalizione internazionale di cui 325 solo nei primi sei mesi di quest'anno. Un dato questo, che porta a pensare che sar&agrave; di gran lunga superato il bilancio del 2009 quando a perdere la vita sono stati 521 militari. Per&ograve;, vertici militari, Isaf e NATO, prima dell'esonero del comandante Stanley McChristal, avevano avvertito che il 2010 sarebbe stato un anno difficile. Il numero dei morti fra le truppe stranieri &egrave; destinato a salire soprattutto con il dispiegamento di altri 30mila soldati americani e per la cruciale offensiva nella provincia meridionale di Kandahar, dove resta molto forte la presenza dei talebani e di al Qaeda.</font></div>
<div><font color="#000000">http://www.liberoreporter.it/</font></div>]]></content>
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