<?xml version="1.0" encoding="windows-1252"?><feed version="0.3" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/" xmlns="http://purl.org/atom/ns#" xml:lang="it-it">
	<title>Il blog dei militari</title>
	<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/" />
	<tagline type="text/html">Il blog dei militari</tagline>
	<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/</id>
	<generator url="http://www.forzearmate.eu/dblog/feedatom.asp" version="Il blog dei militari">Il blog dei militari 2.0</generator>
	<author>
		<name>Il blog dei militari</name>
		<url>http://www.forzearmate.eu/dblog/</url>
	</author>
	<modified>2010-08-31T12:07:50+01:00</modified>
	<entry>
		<title><![CDATA[ALLOGGI MILITARI, RIVOLTA PER LE CASE CON LE STELLETTE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=392</id>
		<created>2010-08-31T12:07:50+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0);"><img src="/public/tex.jpg" style="width: 245px; height: 287px;" alt="" /><br /><br />Dispostissimi a combattere per le loro case, fino all&rsquo;ultimo uomo. &laquo;Ma non faremo cortei o sit-in stradali, anche se la nostra annunciata rivolta non far&agrave; meno rumore&raquo;. Gi&agrave;, perch&egrave; a protestare non sono abitanti qualsiasi bens&igrave; militari. Per di pi&ugrave;, alti graduati. Tanto che il loro caso &egrave; stato definito come quello degli &ldquo;alloggi con le stellette&rdquo;. Ventimila in tutta Italia, con la Campania tra le regioni maggiormente coinvolte. Solo quelli dell&rsquo;Aeronautica, ad esempio, sono decine: 98 appartamenti a Capodichino (di cui 10 sfitti e 60 occupati da soggetti definiti come &ldquo;senza titolo&rdquo;, per lo pi&ugrave; anziani militari in pensione che quindi avrebbero perso la titolarit&agrave; della dimora ma ai quali viene applicato un canone mensile tra i 600 ed i 700 euro); a Grazzanise (sempre nei pressi dell&rsquo;aeroporto) le case sono 61, di cui appena 10 occupate e le restanti libere; a Posillipo 16, tutte  occupate da soggetti con titolo. Per non parlare di quelle di pertinenza dell&rsquo;Esercito e della Marina. Clamorosa ed inedita la storia delle &ldquo;case con le stellette&rdquo; dimenticate dal ministro Giulio Tremonti, che pure ne aveva decretato la cartolarizzazione (con tanto di autorizzazione a procedere) nel lontano 2003. Da allora, invece, &egrave; tutto fermo. Appartamenti praticamente gi&agrave; venduti con il placet della Corte dei Conti: ma soltanto sulla carta, causando un mancato incasso allo Stato di oltre 500 milioni di euro.  Alloggi che ora gli occupanti (generali, colonnelli, tenenti e cos&igrave; via) rischiano di vedersi sfuggire. Al punto che sono pronti a dichiarare battaglia proprio allo stesso Stato a colpi di carta bollata, raccolte di firme, denunce. Le case del tesoro del Ministero della Difesa &laquo;potrebbero essere finalmente vendute dopo il bluff del 2003 e servire finalmente allo Stato per fare cassa&raquo;, afferma il generale Francesco Bianco. Soldi freschi, indispensabili per evitare parte dei sacrifici agli italiani in tempi di crisi, e che potrebbero anche essere in parte &ldquo;girati&rdquo; agli Enti locali maggiormente in difficolt&agrave;. Magari per avviare pi&ugrave; facilmente il passaggio al federalismo fiscale. Ma perch&egrave; questo patrimonio immobiliare resta al palo? Le Forze Armate possiedono circa 20.000 alloggi, che per legge devono essere destinati ad ufficiali e sottufficiali che ricoprono un particolare incarico (devono garantire la &ldquo;pronta reperibilit&agrave;&rdquo;). Una buona parte di questi allogginon &egrave; occupata perch&egrave; da anni non viene fatta alcuna manutenzione, per cui sono considerati cadenti e pericolosi.  &laquo;Ma, nel 2003, furono individuati 4.493 alloggi considerati &ldquo;non pi&ugrave; utili alle esigenze della Difesa&rdquo;, stabilendo anche il prezzo di riscatto: che avrebbe portato nelle casse dello Stato circa 500 milioni di euro &ndash; dice ancora Bianco -. Il decreto ministeriale (con annesso l&rsquo;elenco degli alloggi) fu inviato alla Corte dei Conti, che lo registr&ograve; il 21 marzo 2006. Ai destinatari fu comunicato che il loro appartamento era stato &ldquo;cartolarizzato&rdquo; e che, quindi, la Difesa non avrebbe pi&ugrave; fatto nemmeno la manutenzione straordinaria&raquo;.  Poi arriva il Governo Prodi e la vendita delle case dei militari promesse agli stessi militari viene cancellata. Al punto che gli occupanti, da proprietari in pectore, rischiano (ancora oggi) lo sfratto definitivo. &laquo;Ecco perch&egrave; abbiamo deciso di scendere in campo. Non vorremmo trovarci con una pensione bassa e, per di pi&ugrave;, senza le nostre case&raquo;. di Mario Fabbroni  <br />http://www.ultimenotizie.tv</span>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=392"/>
		<issued>2010-08-31T12:07:50+01:00</issued>
		<modified>2010-08-31T12:07:50+01:00</modified>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=392#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[UFFICIALI SVIZZERI PRENDONO RECLUTE A CATENATE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=391</id>
		<created>2010-08-29T15:34:38+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<span style="color: rgb(0, 0, 0);">(AGI) - Berna, 28 ago. - Il nonnismo nell'esercito non risparmia nemmeno la Svizzera, dove alcuni superiori di grado hanno picchiato a colpi di catena sei reclute.</span><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><a href="javascript:void(0);/*1283089506935*/"><br /><span style="color: rgb(0, 0, 0);"></span></a><a href="http://www.blick.ch/news/schweiz/westschweiz/die-faulen-ausreden-der-armee-154242">GUARDA IL VIDEO</a><br /><br style="color: rgb(0, 0, 0);" /><span style="color: rgb(0, 0, 0);"> L'episodio e' avvenuto nella caserma di Biere, e a rivelarlo e' stato un video girato di nascosto da un commilitone e inviato al giornale Blick. Il portavoce dell'esercito elvetico, Christoph Brunner, lo ha definito "un fatto assolutamente inaccettabile". "L'esercito svizzero non puo' tollerare episodi di spregio della persona umana come questo", ha affermato, avvertendo che "se tra i picchiatori c'erano davvero dei sottufficiali, questi hanno cessato di esserlo". Nel video si vedono sei militari in piedi con le mani appoggiate al muro di un edificio che urlano di dolore mentre  vengono picchiati a colpi di catena da un paio di superiori, tra le risate di altri soldati che assistono al pestaggio.   L'anonimo testimone ritiene che si sia trattato di una sorta di rito di iniziazione per le giovani reclute, che avevano preso servizio da sette settimane. "Deve essersi trattato di un rituale per fare delle reclute dei soldati a pieno titolo", ha spiegato l'autore del filmato. Christian Burri, vice portavoce del ministero della Difesa, ha liquidato l'episodio come "uno scherzo di cattivo gusto" sostenendo che si sarebbe trattato di "una messinscena, compreso il video". I soldati non sarebbero stati colpiti con catene, ma con corde. Il soldato autore del filmato, di cui Blick ha fornito solo le iniziali, T.M., ha invece confermato le sue accuse, spiegando che "nessuno nella caserma sapeva che stavo filmando" ed aggiungendo di averlo fatto perche' altrimenti nessuno gli avrebbe creduto.<br /><br /></span>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=391"/>
		<issued>2010-08-29T15:34:38+01:00</issued>
		<modified>2010-08-29T15:34:38+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=391#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[CECCHIGNOLA, LA CITTÀ MILITARE APRE AL TRAFFICO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=390</id>
		<created>2010-08-11T08:53:08+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">Il presidente del municipio Pasquale Calzetta: "È stato gi&agrave; avviato il progetto". Dopo 15 anni di chiusura, arriva il s&igrave; della Difesa. "Cos&igrave; meno auto sulla Laurentina"</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Riaprir&agrave; al traffico anche una delle ultime citt&agrave; militari italiane rimaste interdette alle auto private, la Cecchignola. È arrivato il mese scorso il nulla osta dei militari al municipio XII. Cos&igrave; dagli uffici del parlamentino &egrave; partita la progettazione per rendere accessibile agli autoveicoli via dei Genieri. "A settembre incontrer&ograve; i vertici del ministero della Difesa per stipulare una convenzione, ma finalmente dopo 15 anni abbiamo il placet della citt&agrave; militare - sottolinea Pasquale Calzetta, presidente del municipio XII - L'obiettivo &egrave; riaprire la strada entro il 2011".</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Una battaglia che va avanti ormai dalla met&agrave; degli anni '90, quando via dei Genieri venne chiusa dopo un incidente stradale. Da quel momento solo i veicoli della Difesa sono potuti transitare nell'area, completamente "off limits" al traffico privato. Cos&igrave; decine di associazioni sono scese in strada e hanno raccolto 20mila firme. "L'ipotesi di collegare via Kobler con via dei Genieri o con viale dell'Esercito non comporta la realizzazione di nuove strade, &egrave; economicamente molto pi&ugrave; vantaggiosa che non costruire altre arterie, ma soprattutto &egrave; pi&ugrave; facilmente attuabile dal punto dei vista dei costi - spiega Massimiliano Di Gioia, presidente dell'associazione "Colle della Strega" - La riapertura della citt&agrave; militare al traffico permette di sbloccare la mobilit&agrave; di alcuni quartieri come Millevoi, Cecchignola, Castel di Leva e Laurentina senza andare a intaccare l'ultimo polmone di verde rimasto, il Fosso della Cecchignola. Basta solo collegare via Kobler alle strade esistenti".</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Una decisione che mette tutti d'accordo: cittadini e municipio si schierano per l'accesso alle auto nella citt&agrave; militare. La politica romana del resto si &egrave; confrontata per molto tempo sulla riapertura al traffico della Cecchignola. Dapprima, nel 2002, ci fu la votazione di un ordine del giorno nell'aula Giulio Cesare; poi nel 2008 la questione fu proposta nell'assise del parlamentino dell'Eur dalla capogruppo della Sinistra, Matilde Spadaro, ottenendo il plauso generale; infine ci fu la mozione approvata in consiglio comunale nel 2009. E oggi il presidente Calzetta &egrave; riuscito ad incassare il via libera dai militari. "È un'operazione dai costi irrisori che prevede un risultato immediato - sottolinea la consigliera Spadaro - perch&eacute; il traffico si decongestiona e questo va a beneficio di tutti i quartieri circostanti. Ora attendiamo la realizzazione di questo sogno che permetterebbe di dimostrare la validit&agrave; delle battaglie intraprese da tanti cittadini e finalmente la realizzazione di un atto di buona amministrazione".</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">La progettazione &egrave; gi&agrave; partita: "Viene realizzata con fondi municipali", dice il minisindaco dell'Eur. Si tratter&agrave; di riasfaltare via dei Genieri e di realizzare un nuovo fondo stradale, creare dei pozzetti per il deflusso delle acque piovane e procedere con delle potature. Un'operazione realizzata d'intesa con la Difesa. E intanto, "entro la fine dell'anno sar&agrave; concluso il passaggio della via dalle competenze ministeriali a quelle comunali", rivela Calzetta.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.repubblica.it</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=390"/>
		<issued>2010-08-11T08:53:08+01:00</issued>
		<modified>2010-08-11T08:53:08+01:00</modified>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=390#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[LA STANGATA (2) COME IMPOVERIRE IL DIPENDENTE STATALE E MILITARE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=389</id>
		<created>2010-07-21T19:27:10+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000"><img alt="" src="/public/ammalato.gif" /></font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"></span></div>
<div><span style="COLOR: black"></span></div>
<div><span style="COLOR: black"></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000"></font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Continua su questa nuova pagina la discussione sui tagli economici subiti dal Personale Militare, della Polizia e del Pubblico Impiego in generale, con il D.L. nr. 78/2010.</font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Grandissima &egrave; stata la partecipazione su questo portale da rendere necessaria la creazione di una nuova pagina web per alleggerire la precedente che ormai era diventata di 3 mb. e di difficile apertura.</font></span></div>
<div><font color="#000000"><span style="COLOR: black">I precedenti post sono sempre disponibili su questa pagina web: </span><br /><br /></font><a href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359"><font color="#000000">http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359</font></a></div>
<div align="center"><span><br /><strong><font color="#000000">IL COMUNICATO STAMPA INVIATO ALLE ISTITUZIONI</font></strong></span></div>
<div align="center"><font color="#000000"><strong><span style="COLOR: black">Manovra finanziaria 2010 e Forze Armate</span> </strong> <br /></font></div>
<div align="center"><span style="COLOR: blue"><font color="#000000">Il malcontento dei militari diretto alle Istituzioni<br /></font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Gli effetti della manovra finanziaria ricadranno pesantemente sui dipendenti statali, ma fuor di misura sul personale dei comparti difesa e sicurezza, tanto oggetto di strumentalizzazione politica e propagandistica in passato quanto oggi facile fonte di recupero per le casse dello stato.</font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Ed infatti, nel mentre il ddl di conversione del decreto legge n. 78/2010 &egrave; presente in Senato, a migliaia giungono presso la redazione di <i><u>www.forzearmate.org</u></i>  i messaggi di sconcerto, di delusione e di rabbia da parte di coloro che si sentono distinto “bersaglio” della presente manovra. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Si stimano in diverse migliaia di euro annui, mediamente, le perdite che subiranno i militari. E non ci si riferisce solo ai mancati aumenti stipendiali, ma altres&igrave; ai “prelievi” che saranno effettuati dalle loro buste paga, come pi&ugrave; volte specificato in dettaglio attraverso puntuali informazioni diffuse da questo portale. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">L’impressione &egrave; che questa manovra si rifletta proprio a danno della “specificit&agrave;” dei comparti: colpire infatti le indennit&agrave; operative, le indennit&agrave; di comando, le progressioni di carriera, gli assegni funzionali, ogni adeguamento automatico stipendiale e, non ultimo per importanza, il passaggio obbligato al trattamento di fine rapporto malgrado l’impossibilit&agrave; per i militari di costituire fondi pensione negoziali;  tutto ci&ograve; non pu&ograve; che essere interpretato quale ingenerosa “ostilit&agrave;” nei confronti del settore, nessun grado escluso. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">I cittadini in divisa lamentano di non voler essere considerati statali qualsiasi. Ci&ograve; non sta a prefigurare una “guerra tra poveri” ma evidenzia che i diritti – pochi – ed i doveri – tanti – non possono che palesare ogni differenza: dai personali tributi pagati nelle missioni internazionali, alla sicurezza dei cittadini, dalla “mondezza” di Napoli all’emergenza terremoto, solo per fare degli esempi: questi “dipendenti statali” esigono rispetto e riconoscenza. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Migliaia sono i militari che hanno scritto e che continuano a scrivere ancora oggi chiedendo di diffondere la loro voce. Essi si sentono traditi, ingannati da chi ha approfittato del loro giuramento e della loro fedelt&agrave; alle Istituzioni.  Il loro pensiero pu&ograve; essere liberamente letto negli interventi del blog aperto a chiunque:<br /></font></span></div>
<div><a href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359" target="_blank"><b><font color="#000000">http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359</font></b></a><font color="#000000">  <br /></font></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">“Specificit&agrave;” significa disagio, abnegazione, spirito di sacrificio, senso del dovere, compressione dei diritti. Non &egrave; giusto mortificarne il senso essendo buoni solo per il 2 giugno, ancor meno per il 2 novembre: tante lacrime quando si torna nelle bare, tanta irriconoscenza quando si &egrave; caccia di riscontri. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Se questa manovra &egrave; “<i>contro gli sprechi</i>” e contestualmente si colpiscono gli stipendi dei militari significa che la politica non intende dare cittadinanza a chi difende la Patria, il Popolo, la Costituzione e le libert&agrave;. </font></span></div>
<div><span style="COLOR: black"><font color="#000000">Non si vive di solo onore, e sono le esigenze di vita ad averlo stabilito. </font></span></div>
<div><i><span style="COLOR: black"><font color="#000000">“Sono veramente turbato dal silenzio del nostro Ministro come dei nostri vertici militari. Come faccio a motivare i miei uomini al sacrificio, alla disciplina, alla lealt&agrave;, quando giorno dopo giorno anch'io mi sento sempre pi&ugrave; solo? Dove sono i nostri Capi? Perch&egrave; non ci parlano con franchezza? E soprattutto perch&egrave; non raccontano al Paese del malessere che corre tra i soldati, soprattutto quelli dei gradi pi&ugrave; bassi, che sono poi quelli che hanno pagato in questi anni il maggior tributo di sangue? Ci sono momenti, la maggior parte, in cui bisogna obbedire tacendo. Ma penso che questo sia il momento di parlare alla vostra gente, Signori Generali e Ammiragli, perch&egrave; a rischio c'&egrave; lo spirito delle Forze Armate, quello che ci ha consentito di rimanere compatti e di tenere alta la bandiera italiana anche quando tutto il resto andava a puttane. E se distruggono lo spirito di questi uomini e donne in divisa, allora distruggono quel poco di anima che &egrave; rimasto in questo Paese. Non &egrave; una questione di soldi, ma di dignit&agrave;. Personalmente continuer&ograve; a fare quello per cui ho giurato e lo far&ograve; sempre e comunque. Ma se devo ordinare ad un Caporale di andare a morire per la Patria, devo poterlo fare guardandolo negli occhi senza vergogna, perch&egrave; so che quella stessa Patria non lo considera solo carne da macello. Questo silenzio intorno a noi &egrave; davvero assordante”.</font></span></i></div>
<div><font color="#000000"><i><span style="COLOR: black"> </span></i><span style="COLOR: black"><a href="http://www.forzearmate.org/"><span style="COLOR: black; TEXT-DECORATION: none; text-underline: none">www.forzearmate.org</span></a></span></font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=389"/>
		<issued>2010-07-21T19:27:10+01:00</issued>
		<modified>2010-07-21T19:27:10+01:00</modified>
		<slash:comments>1023</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=389#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[I SOLDATI AMERICANI SONO IN PERICOLO ANCHE QUANDO TORNANO A CASA]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=387</id>
		<created>2010-07-15T10:42:26+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000">Anche lontano dalle bombe e dai combattimenti, i soldati americani rientrati negli Stati Uniti continuano ad essere vittime di morti violente.</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Lo scrive il New York Times, prendendo l’esempio di una brigata rientrata a casa dopo mesi passati nella citt&agrave; irachena di Mossul.</font></div>
<div><font color="#000000">Del gruppo, solo uno era stato ucciso in Irak mentre altri sette erano morti negli Stati Uniti, per suicidio, per incidenti d’auto o per abuso di droghe. Sei avevano invece commesso crimini che erano costati la vita a quattro persone.</font></div>
<div><font color="#000000">Per il loro comportamento, il 10% dei 3.500 soldati della brigata di Mossul sono stati colpiti da misure disciplinari, mentre 39 sono stati condotti di fronte alla Corte marziale.</font></div>
<div><font color="#000000">Dal settembre 2001 i soldati americani hanno passato la maggior parte del loro tempo sui campi di battaglia in Irak o in Afghanistan; rientrare a casa per un congedo o addirittura in via definitiva rappresenta spesso un fatto traumatico, difficile da gestire. Al punto che l’esercito statunitense ha studiato un programma apposito per cercare di far fronte a queste situazioni.</font></div>
<div><font color="#000000">I soldati a capo delle brigate sono stati iscritti in programmi di prevenzione del suicidio e sono stati incoraggiati a chiedere ai loro soldati dettagli sulla loro vita privata, sul matrimonio, sulla famiglia, il tutto nella ricerca di elementi dissonanti.</font></div>
<div><font color="#000000">I “casi a rischio” sono stati inseriti in una lista e seguiti da vicino. I casi pi&ugrave; gravi sono stati estromessi dall’esercito, senza pi&ugrave; essere seguiti al loro rientro a casa.</font></div>
<div><font color="#000000">http://www.ticinolibero.ch</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=387"/>
		<issued>2010-07-15T10:42:26+01:00</issued>
		<modified>2010-07-15T10:42:26+01:00</modified>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=387#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[ISRAELE, MALE OSCURO TRA I SOLDATI: 19 SUICIDI NEL 2010]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=386</id>
		<created>2010-07-11T23:26:20+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img style="WIDTH: 328px; HEIGHT: 442px" height="959" alt="" src="/public/militari_israele.jpg" width="381" /></font></div>
<div><font color="#000000"><br /></font></div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Ci sono soldati che ballano per le vie di Hebron. Scherzano, si divertono, ridono. Sfogano cos&igrave; tutto lo stress che il ruolo comporta. Soprattutto nei territori a loro ostili come la Cisgiordania.</font></div>
<div><font color="#000000">Poi ci sono altri soldati che non reggono il peso. E la fanno finita. Nei primi sei mesi dell&rsquo;anno 19 soldati giovanissimi si sono tolti la vita. Chi con un colpo di pistola alla testa. Chi buttandosi da un terrazzo. </font></div>
<div><font color="#000000">Un dato che preoccupa. Perch&eacute; nell&rsquo;intero 2009 a suicidarsi erano stati in 21. Se continua cos&igrave;, il record negativo del 2005 &ndash; 35 morti &ndash; rischia di essere battuto. E di non poco.</font></div>
<div><font color="#000000">A fare luce sull&rsquo;alto numero dei suicidi tra le file dell&rsquo;esercito israeliano &egrave; il quotidiano Yedioth Ahronoth. Citando fonti militari, il giornale scrive che secondo le indagini compiute in passato su ogni singolo caso di soldato che s&rsquo;&egrave; tolto la vita non ci sarebbero &laquo;connessioni dirette&raquo; con la vita di caserma e le attivit&agrave; belliche.</font></div>
<div><font color="#000000">Una risposta che non basta allo stato maggiore. Che ha gi&agrave; iniziato a dare maggior peso alla componente psicologica dell&rsquo;addestramento, a organizzare nuovi corsi per ufficiali destinati a individuare in anticipo situazioni di disagio fra i sottoposti e a disporre una riduzione del numero dei militari autorizzati a detenere regolarmente armi.</font></div>
<div><font color="#000000">Nel 2008, per la prima volta, due ufficiali furono condannati per non essere riusciti a evitare il suicidio di un soldato che mostrava &ndash; a detta degli specialisti &ndash; evidenti segni di disturbo mentale. Nello stesso caso, anche uno psichiatra fu sottoposto a processo disciplinare per non aver curato il soldato.</font></div>
<div><font color="#000000">http://www.direttanews.it</font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=386"/>
		<issued>2010-07-11T23:26:20+01:00</issued>
		<modified>2010-07-11T23:26:20+01:00</modified>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=386#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[LAZIO - ALLOGGI MILITARI, A RISCHIO 2 MILA FAMIGLIE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=385</id>
		<created>2010-07-11T10:16:38+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000"><img alt="" src="/public/avviso-di-sfratto.jpg" /></font></div>
<div> </div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">La Manovra finanziaria all'esame del Parlamento sta gettando nello sconforto tantissime famiglie di militari residenti nella nostra Regione. </font></div>
<div><font color="#000000">E' stato infatti inserito nella manovra un emendamento che, se accolto, vedrebbe migliaia di residenti di alloggi della Difesa - famiglie di militari in servizio, pensionati, vedove - abbandonare le loro abitazioni poich&eacute; si vedrebbero addossare un canone di mercato, che non sarebbero in grado di sostenere", lo ha dichiarato Giuseppe Celli, capogruppo della Lista Civica cittadini/e alla Regione Lazio. </font></div>
<div><font color="#000000">"Secondo il testo dell'emendamento, il canone di mercato &egrave; previsto -fermo restando l'obbligo del rilascio. Ricordo che questi alloggi sono stati realizzati come alloggi di edilizia economica e che le famiglie che li abitano esercitano, secondo legge, un diritto di utenza, pagando un canone proporzionale al reddito familiare.</font></div>
<div><font color="#000000">I canoni di mercato che si vorrebbero introdurre con obbligo di rilascio, di conseguenza priverebbero di un'abitazione le famiglie che non possono permetterseli", ha spiegato.</font></div>
<div><font color="#000000">"Un simile emendamento vanifica il percorso iniziato dal precedente Governo con la finanziaria 2008, che prevedeva un programma pluriennale per l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio, da attuarsi attraverso l'alienazione delle propriet&agrave;, dell'usufrutto o della nuda propriet&agrave; di abitazioni non pi&ugrave; funzionali alle esigenze istituzionali.</font></div>
<div><font color="#000000">Un piano che avrebbe dovuto fungere da volano per consentire di far fronte alle esigenze sia dell?amministrazione, sia del personale militare", ha aggiunto.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">"Purtroppo, il regolamento di attuazione previsto dalla Legge Finanziaria ed elaborato dal Ministero della Difesa, discostandosi dalla legge del 2008, introduce una norma che non tutela le fasce deboli e rischia di gettare in strada le famiglie dei servitori dello stato.</font></div>
<div><font color="#000000">Tutto ci&ograve; si traduce, nel solo territorio di Roma e Provincia, in 2000 famiglie che dovranno abbandonare le proprie case, vuoi per insostenibilit&agrave; dei canoni di marcato, vuoi in conseguenza del piano di alienazione degli alloggi previsto dal regolamento".</font></div>
<div><font color="#000000">"Ho presentato un'interrogazione urgente alla Presidente Polverini per chiedere quali interventi intenda mettere in campo la Regione al fine di arginare gli effetti nefasti di una vera e propria norma di macelleria sociale", ha concluso.</font></div>
<div><font color="#000000">http://www.tusciaweb.it</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=385"/>
		<issued>2010-07-11T10:16:38+01:00</issued>
		<modified>2010-07-11T10:16:38+01:00</modified>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=385#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[SULLA MINI-NAJA, E I MINISTRI CHE SPRECANO I SOLDI PUBBLICI]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=384</id>
		<created>2010-07-11T10:15:24+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">La mini-naja &egrave; stata approvata. Non credo siano necessari giri di parole: si tratta di uno spreco di denaro pubblico. Il Ministro della Difesa La Russa ha giustificato l’iniziativa con motivazioni formative. Se questa &egrave; la ragione dietro al progetto, allora lo spreco di risorse &egrave; doppio.</font></div>
<div><font color="#000000">Gli eserciti servono. Pu&ograve; non piacerci, ma servono a garantire la sicurezza nazionale; ad operare in situazioni di emergenza (calamit&agrave; naturali); e ad adempiere a obblighi o impegni internazionali. Gli eserciti hanno bisogno di soldati. Questi ultimi possono essere reclutati in due modi: forzoso (la leva obbligatoria); o volontario (esercito di volontari). La tecnologia disponibile, le pressioni  sociali, e l’assenza di minacce territoriali prossime hanno reso la leva obbligatoria non solo obsoleta, ma anche controproducente per i paesi sviluppati. I soldati di leva non possono infatti essere utilizzati in missioni all’estero. Inoltre, l’avanzamento tecnologico in campo militare ha reso necessario un addestramento che i militari di leva non possono avere.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Inutile dire, dunque, che da questo punto di vista, le tre settimane di “naja” alla quale molti giovani si sottoporrano saranno inutili. Se un anno di leva non &egrave; sufficiente ad impartire le competenze necessarie ad un soldato, figurarsi a cosa possano servire tre settimane. Se tutto va bene, nessuno si far&agrave; male. Per la collettivit&agrave;, dunque, si tratta di una perdita netta.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Veniamo alla motivazione addotta dal Ministro La Russa. Scrive il Corriere della Sera: “L’abolizione della leva, secondo il ministro La Russa, ha tolto ai giovani la possibilit&agrave; di un’esperienza che aiuta a crescere. Di qui l’idea di offrire a chi ne ha voglia almeno un assaggio di vita militare.” Il Ministro La Russa non ha torto. Il servizio militare svolgeva e solge ancora un ruolo formativo importante, soprattutto nell’insegnare quelle che il premio nobel per l’economia James Heckman ha chiamato “capacit&agrave; non cognitive”. Soprattutto per soggetti provenienti da condizioni di disagio sociale, il servizio militare permette a questi ultimi di apprendere norme di comportamento utili per la vita lavorativa (disciplina, abnegazione, e ordine, per esempio). Tutto bene, dunque? Non proprio. Perch&egrave; l’insegnamento di queste norme dovrebbe essere compito dei genitori, in primo luogo, e della scuola, in secondo.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Se il ministro La Russa ritiene che la scuola pubblica non svolga adeguatamente i suoi doveri, invece di spendere le risorse del Ministero della Difesa perch&egrave; altrimenti “farebbero una brutta fine” (sic), farebbe meglio a premere per una riforma del sistema d’istruzione.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">L’Italia &egrave; il paese con il pi&ugrave; alto numero di operazioni internazionali in corso. I soldati italiani sono impegnati in difficili teatri dove rischiano giornalmente la vita. Allo stesso tempo, la crisi economica ha ulteriormente ridotto i gi&agrave; esigui fondi della Difesa. Le poche risorse disponibili dovrebbero essere spese in modo utile, non gettate via per sceneggiate delle quali francamente non se ne sentiva il bisogno.</font></div>
<div><font color="#000000">http://epistemes.org</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=384"/>
		<issued>2010-07-11T10:15:24+01:00</issued>
		<modified>2010-07-11T10:15:24+01:00</modified>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=384#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[AFGHANISTAN, GLI ATTACCHI AI RIFORNIMENTI NATO METTONO IN CRISI L'ECONOMIA PACHISTANA]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=383</id>
		<created>2010-07-11T10:14:30+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000">Ogni soldato dispiegato in Afghanistan costa un miliardo e duecento milioni all'anno</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Dal 2002 i militanti filotalebani, attivi lungo la frontiera tra Pakistan e Afghanistan, hanno ucciso almeno 120 autisti di camion carichi di rifornimenti per le forze della coalizione Nato. In otto anni sono stati distrutti tra i cinquemila e i seimila mezzi. Aumentano cos&igrave; le spese per i rifornimenti alle truppe dispiegate in Afghanistan e l'economia pachistana &egrave; sempre pi&ugrave; in difficolt&agrave;. La causa comune va ricercata proprio nei frequenti attacchi che gli insorti sferrano in Pakistan contro i camion carichi di rifornimenti o contro le strade lungo cui viaggiano i convogli. </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Secondo il Washington Post che cita un'analisi del Center for Strategic and Budgetary Assessments, </font></div>
<div><font color="#000000">il raddoppio dei costi di trasporto delle corse dal Pakistan verso l'Afghanistan, sommato ai costi della logistica per le rotte in Asia centrale, ha fatto schizzare a un miliardo e duecento milioni all'anno il prezzo della guerra per ogni soldato dispiegato in Afghanistan.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Per ridurre le perdite, gli Stati Uniti cercano da tempo di coinvolgere autisti di etnia pashtun, la stessa dei Talebani e dominante lungo le zone di frontiera tra Afghanistan e Pakistan nonch&egrave; nel settore dei trasporti pachistano. </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Le violenze, che portano alla chiusura delle strade, si ripercuotono anche sull'industria e sull'economia del Pakistan: negli ultimi otto anni, circa l'80 per cento del nordovest pachistano &egrave; stato chiuso. Un problema economico, ma non solo: senza lavoro, infatti, i giovani sono prede facili per l'estremismo e il terrorismo.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=383"/>
		<issued>2010-07-11T10:14:30+01:00</issued>
		<modified>2010-07-11T10:14:30+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=383#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[TECNOLOGIA MILITARE, INSETTI ROBOT PRONTI A VOLARE IN GUERRA]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=382</id>
		<created>2010-07-11T10:13:44+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><img src="/public/insetto_robot.jpg" alt="" /><br /></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>I soldati del futuro potrebbero essere aiutati da minuscole macchine volanti, definiti &ldquo;NAV&rdquo; (Nano Aerial Vehicles), in grado di trasportare sensori sofisticati e volare all&rsquo; interno di edifici attraverso finestre aperte per rivelare la posizione del nemico.</div>
<div>Il progetto &egrave; ovviamente stato finanziato dalla DARPA, ed &egrave; chiamato Nano Aerial Vehicle Program. Prevede lo sviluppo di macchine volanti di dimensioni estremamente ridotte e ultra-leggere, in grado di svolgere missioni urbane di ricognizione sia all&rsquo; esterno che all&rsquo; interno, oltre che volare in ogni direzione.</div>
<div>I NAV spingono la tecnologia aerodinamica ed energetica fino ai limiti. Per sviluppare queste macchine minuscole sar&agrave; necessario creare nuovi tipi di batterie e di modelli aerodinamici, in grado di garantire durata ed estrema manovrabilit&agrave;.</div>
<div>Il design attualmente in sviluppo somiglia ad un piccolo colibr&igrave;, &egrave; stato sviluppato dalla AeroVironment ed &egrave; frutto di una selezione tra diversi modelli proposti dalla Lockheed Martin, dalla MicroPropulsion Inc. e dal Draper Laboratory. Si chiama Nano Scout (Nano Sensor Covert Observer in Urban Terrain), &egrave; controllato tramite un telecomando ed alimentato a batteria. Vola attraverso due ali battenti, e pesa in totale due grammi, con una lunghezza di circa 8 centimetri.</div>
<div>Il Nano Scout &egrave; stato progettato per volare alla velocit&agrave; di 36 km/h, rallentare fino a circa un chilometro all&rsquo;ora per il volo di precisione all&rsquo;interno di edifici, e resistere ad un vento di 8 km/h. Il suo raggio d&rsquo;azione &egrave; di 800 metri.</div>
<div>Attualmente ha raggiunto il primo traguardo, che prevedeva di volare portando le batterie che lo alimentano.</div>
<div>Il prossimo passo sar&agrave; quello di aumentare l&rsquo;autonomia di volo, step che sar&agrave; raggiunto dopo questa estate e che vedr&agrave; il Nano Scout volare per un periodo compreso tra 11 e 20 minuti.</div>
<div>Sebbene il Nano Scout sia stato il modello scelto dalla DARPA, la sezione Skunk Works della Lockheed sta continuando ad esplorare il mondo delle tecnologie NAV attraverso il programma chiamato &ldquo;Samurai&rdquo;, che prevede la costruzione di due velivoli pi&ugrave; grandi (80 centimetri e 30 centimetri) e mono ala, i cui corpi ruotano interamente. Un design non tradizionale che sembrerebbe rendere questi velivoli stabili e privi di molte parti mobili.</div>
<div>Il problema principale per lo sviluppo dei NAV non &egrave; la creazione di sistemi ad ala battente, o prestazioni come velocit&agrave; o durata, ma la capacit&agrave; di carico. &ldquo;Tutti possono costruire una macchina volante&rdquo; spiega Neil Adams, del Draper Lab. &ldquo;E&rsquo; farli lavorare la questione critica&rdquo;.</div>
<div>Il punto pi&ugrave; importante di questi mini-velivoli &egrave; la capacit&agrave; di portare carico aggiuntivo, oltre alle batterie. Pi&ugrave; aumenta la capacit&agrave; di carico, pi&ugrave; aumentano i possibili impieghi dei NAV, che possono montare strumentazioni pi&ugrave; complesse e sofisticate.</div>
<div>I NAV sono stati progettati prendendo ispirazione direttamente dal regno animale, in particolare dagli insetti. Si cercano anche metodologie, attraverso lo studio del sistema nervoso degli insetti, per progettare sistemi elettronici ultra-leggeri e performanti. &ldquo;Gli insetti non hanno un processore Pentium&rdquo; spiega Sean Humbert, professore di Ingegneria Aerospaziale all&rsquo; Universit&agrave; del Maryland. &ldquo;Molta ricerca deve ancora essere fatta. Nel giro di 10-15 anni, microsistemi autonomi saranno nei campi di battaglia&rdquo;.</div>
<div>Non c&rsquo;&egrave; solo l&rsquo;apparato militare che lavora alla tecnologia NAV: in questo post avevamo discusso del DelFly, NAV olandese del peso di 16 grammi e dotato di micro-videocamera per la guida a distanza attraverso un joystick.</div>
<div>E&rsquo; stato infatti rilevato come l&rsquo; aerodinamica che simula il volo ad ala battente degli insetti richieda, a parit&agrave; di peso, il 27% di energia in meno rispetto ad un velivolo ad ala fissa. Una prospettiva molto interessante per lo sviluppo di macchine volanti di dimensioni ridotte dalle numerose applicazioni non solo militari, ma anche scientifiche.</div>
<div>http://www.direttanews.it</div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script
</body>
</html>
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=382"/>
		<issued>2010-07-11T10:13:44+01:00</issued>
		<modified>2010-07-11T10:13:44+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=382#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[USA: PRONTO SANGUE ARTIFICIALE PER SOLDATI FERITI AL FRONTE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=381</id>
		<created>2010-07-11T10:13:03+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">(AGI) Londra - Negli Usa e' stato creato &quot;sangue artificiale&quot; inesauribile per salvare i soldati feriti sui campi di battaglia. E' ottenuto dalle cellule dal cordone ombelicale che vengono fatte sviluppare in una macchina che mimando il midollo osseo, riesce a produrre quantitativi in teoria inesauribili di tipo 0, il gruppo universale. La societa' Arteriocyte, che l'ha prodotto ha appena inviato le prime sacche alla Fda per ottenere il via libera alla produzione su scala industriale .</font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=381"/>
		<issued>2010-07-11T10:13:03+01:00</issued>
		<modified>2010-07-11T10:13:03+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=381#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[IL 2010 SARÀ L'ANNO PIÙ NERO PER LE TRUPPE DELLA COALIZIONE INTERNAZIONALE ]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=380</id>
		<created>2010-07-03T20:10:14+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">Ieri con la morte di un soldato di sua maest&agrave;, nella parte meridionale dell'Afghanistan, sono diventati 310 i soldati britannici caduti in azione nel Paese dal 2001 ad oggi. Sessantacinque dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno. A quasi nove anni dal suo ingresso nella guerra in Afghanistan il contingente militare inglese della missione Isaf a guida NATO ha di fatto raggiunto un macabro primato ed &egrave; secondo solo agli USA con i suoi attuali 1150 militari morti finora in Afghanistan. Duecentotre solo nei primi sei mesi dell&rsquo;anno. GB e USA sembrano quasi camminare a braccetto. Oltre un mese fa, il 28 maggio scorso, gli americani annunciavano di aver perso il loro millesimo soldato. Appena il 21 giugno scorso le autorit&agrave; britanniche annunciavano che il numero dei soldati morti in Afghanistan, dall'inizio delle ostilit&agrave;, aveva raggiunto quota 300. Con 310 soldati morti la guerra in Afghanistan ha superato i 258 caduti inglesi nella guerra delle Falklands contro l'Argentina nel 1982, e i 179 in Iraq dal 2003 al 2009. L&rsquo;aumento dei caduti si &egrave; registrato negli ultimi due anni. Fino al 2008 le forze armate di britanniche avevano perso solo 137 soldati. Nel 2009 poi, l&rsquo;impennata con 108 caduti. Anche gli USA hanno perso pi&ugrave; soldati in Afghanistan che in Iraq. Il numero elevato delle perdite tra i ranghi inglesi si spiega con il fatto che quello britannico &egrave; il secondo contingente, per numero di soldati impiegati in Afghanistan, dopo quello degli Stati Uniti. I suoi circa 10mila soldati si trovano principalmente nella provincia meridionale di Helmand, considerata una delle roccaforti talebane. Di recente il premier inglese, David Cameron ha giustificato questo alto numero di morti con l&rsquo;aumento dello sforzo nella guerra, assicurando nel contempo che le truppe inglesi avrebbero lasciato il Paese entro cinque anni. Quello appena trascorso si &egrave; rivelato il mese pi&ugrave; sanguinoso per la coalizione Isaf della NATO dall&rsquo;avvio di &lsquo;Enduring Freedom&rsquo;. A giugno infatti, i soldati del contingente internazionale uccisi in Afghanistan sono arrivati a quota 102. Si tratta del bilancio mensile pi&ugrave; alto dall'inizio della guerra e almeno 9 dei 46 Paesi, che fanno parte della coalizione, hanno subito perdite. Il conteggio delle vittime in Afghanistan &egrave; tenuto da una Ong che tiene sempre aggiornata la sua pagina web: www.icasualties.org . Finora il mese con pi&ugrave; morti era stato agosto 2009, quando persero la vita 77 soldati della coalizione. Lo scorso mese di maggio invece, aveva fatto ben sperare in un calo con i suoi appena 51 morti. Dall'inizio delle operazioni in Afghanistan, il 7 ottobre 2001, in totale sono morti 1894 soldati della coalizione internazionale di cui 325 solo nei primi sei mesi di quest'anno. Un dato questo, che porta a pensare che sar&agrave; di gran lunga superato il bilancio del 2009 quando a perdere la vita sono stati 521 militari. Per&ograve;, vertici militari, Isaf e NATO, prima dell'esonero del comandante Stanley McChristal, avevano avvertito che il 2010 sarebbe stato un anno difficile. Il numero dei morti fra le truppe stranieri &egrave; destinato a salire soprattutto con il dispiegamento di altri 30mila soldati americani e per la cruciale offensiva nella provincia meridionale di Kandahar, dove resta molto forte la presenza dei talebani e di al Qaeda.</font></div>
<div><font color="#000000">http://www.liberoreporter.it/</font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=380"/>
		<issued>2010-07-03T20:10:14+01:00</issued>
		<modified>2010-07-03T20:10:14+01:00</modified>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=380#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[MISSIONI MILITARI ITALIA: LA RUSSA: “AUMENTA L’IMPEGNO MA NON LA SPESA”]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=379</id>
		<created>2010-06-29T07:24:16+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">Via libera dal Consiglio dei ministri al decreto che proroga per altri sei mesi il finanziamento delle missioni internazionali. Si tratta di circa 9000 militari impegnati in 33 missioni che si svolgono in 21 Paesi. Nonostante l’aumento dell’impegno in aree come l’Afghanistan, il rifinanziamento semestrale delle missioni internazionali, a partire dal primo di luglio non ha comportato un aumento di spesa. Lo ha spiegato il ministro della Difesa Ignazio La Russa in una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri,  sottolineando che, per quanto riguarda il suo ministero ”le risorse necessarie, 1.350 milioni di euro, sono allo stesso livello del 2009”, quindi ”nel 2010 non c’&egrave; stato un aumento di un solo euro” e, dunque, ”nessun appesantimento” sulle risorse dello Stato.</font></div>
<div><font color="#000000">E per il 2011 si sta studiando la possibilit&agrave; di arrivare ad una riduzione degli stanziamenti, ‘’sempre mantenendo gli impegni internazionali”, ha puntualizzato il ministro. Ci sar&agrave; un aumento per i militari in Afghanistan, che passeranno dai 3.300 di inizio anno a quasi 4mila alla fine del 2010. Si compenser&agrave; con una riduzione in altri teatri, come il Libano (da 1.900 a 1.780), i Balcani (da 1.400 a 1.125), la Bosnia (da 250 a 170), la missione antipirateria nel golfo di Aden (da 480 a 270 militari).</font></div>
<div><font color="#000000">www.blitzquotidiano.it</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=379"/>
		<issued>2010-06-29T07:24:16+01:00</issued>
		<modified>2010-06-29T07:24:16+01:00</modified>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=379#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[CINA: AI SOLDATI VIETATI I SITI PER “CUORI SOLITARI”. TROVARE MOGLIE? CI PENSERÀ IL GOVERNO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=378</id>
		<created>2010-06-29T07:11:30+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img style="WIDTH: 299px; HEIGHT: 227px" height="260" alt="" src="/public/cina_soldati_sanvalentino.jpg" width="319" /></font></div>
<div> </div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Da quando a met&agrave; giugno &egrave; stato diffuso un nuovo regolamento che vieta ai 2,3 milioni di soldati dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese di usare i siti web per cuori solitari, gli alti comandi stanno studiando il modo di aiutare i militari a trovare moglie. Lo riferisce il quotidiano China Daily.</font></div>
<div><font color="#000000">”Gente con motivazioni nascoste potrebbe usare le informazioni personali dei soldati per minacciare la sicurezza militare”,  ha dichiarato al quotidiano un ufficiale di nome Yang Jigui che presta servizio in Tibet. Il regolamento vieta ai soldati non solo di cercare partner online ma anche di aprire siti web o blog e di prendere parti a gruppi di comunicazione sociale. Secondo un altro alto ufficiale citato dalla stampa di Hong Kong negli anni scorsi ”il problema delle divulgazioni su internet di segreti militari &egrave; stato molto serio”.</font></div>
<div><font color="#000000">L’ufficiale Yang ha aggiunto per&ograve; che gli alti gradi simpatizzano con i loro sottoposti e i loro problemi. ”Per la maggior parte dell’anno sono impegnati a difendere le frontiere – ha spiegato – e hanno poche occasioni di contatto con il mondo esterno”. L’ufficiale ha raccontato che pochi giorni dopo l’entrata in vigore del regolamento, che &egrave; stato firmato dal presidente Hu Jintao, il comando della regione di Xigaze, del quale fa parte, ha tenuto una riunione per cercare altri modi di aiutare i giovani soldati nella loro vita sentimentale. Tra le altre soluzioni &egrave; stata proposta quella di chiedere aiuto al locale Dipartimento degli affari civili e alla Federazione delle donne.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.blitzquotidiano.it</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=378"/>
		<issued>2010-06-29T07:11:30+01:00</issued>
		<modified>2010-06-29T07:11:30+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=378#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[UFFICIALE E PAGLIACCIO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=377</id>
		<created>2010-06-23T09:01:24+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000">Questo &egrave; l&rsquo;ufficiale al quale Obama ha affidato la guerra in Afghanistan, lo stratega che l&rsquo;ha spuntata nell&rsquo;imporre il &ldquo;surge&rdquo;, l&rsquo;escalation militare con l&rsquo;invio di 30.000 soldati in pi&ugrave;.</font></div>
<div><font color="#000000">Ora si scopre che Stanley McChrystal considera i suoi superiori un branco di fifoni incompetenti. A cominciare dal suo capo supremo, il presidente stesso: &ldquo;intimidito e impreparato&rdquo; nei primi incontri con le gerarchie militari.</font></div>
<div><font color="#000000">Ma non si salva dai suoi giudizi un collega con le stellette, il generale Jones che &egrave; il consigliere di Obama per la sicurezza nazionale: &ldquo;pagliaccio&rdquo;, lo definisce McChrystal.</font></div>
<div><font color="#000000">Le insubordinazioni di generali non sono una novit&agrave; in America. Il precedente storico pi&ugrave; importante &egrave; quello di MacArthur, comandante nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale, quello che avrebbe voluto gettare bombe atomiche sulla Cina durante il conflitto in Corea. Anche durante la guerra del Vietnam i dissensi tra militari e politici esplosero a pi&ugrave; riprese.</font></div>
<div><font color="#000000">Il caso di McChrystal &egrave; singolare perch&eacute; finora il generale le ha avute sempre vinte. In particolare mise a tacere le obiezioni del vicepresidente Joe Biden sull&rsquo;escalation militare. Tutta la strategia Nato in Afghanistan oggi porta l&rsquo;impronta di McChrystal.</font></div>
<div><font color="#000000">Perci&ograve; l&rsquo;unica spiegazione della sua intervista sprezzante e insultante &egrave; questa: McChrystal sa che la guerra sta andando disastrosamente. E allora, nelle peggior tradizione delle burocrazie di tutto il mondo, si sta preparando i suoi alibi, gioca allo scaricabarile, si descrive circondato di imbecilli.</font></div>
<div><font color="#000000">E&rsquo; un gioco un po&rsquo; troppo scoperto, che non lascia dubbi su chi sia il pagliaccio in questa vicenda. Un pagliaccio agli ordini del quale, solo in questo mese, sono gi&agrave; morti altri 63 uomini della Nato. </font></div>
<div><font color="#000000">L&rsquo;insubordinazione di McChrystal per&ograve; inevitabilmente danneggia anche Obama: dopotutto &egrave; lui ad avergli dato una fiducia cos&igrave; totale, cos&igrave; fatale.</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">http://rampini.blogautore.repubblica.it</font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=377"/>
		<issued>2010-06-23T09:01:24+01:00</issued>
		<modified>2010-06-23T09:01:24+01:00</modified>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=377#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[ADDIO AMEDEO GUILLET “COMANDANTE DIAVOLO” - VIDEO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=376</id>
		<created>2010-06-19T12:21:22+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div> </div>
<div><img alt="" src="/public/ten_guillet.jpg" style="width: 178px; height: 238px;" /></div>
<div> </div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Una notizia che sembra arrivare da un altro mondo, sicuramente da un’altra era. A 101 anni &egrave; morto a Roma Amedeo Guillet, ufficiale di cavalleria, comandante in Africa orientale di un gruppo anti-inglese, agente dei servizi segreti e poi ambasciatore d’Italia in giro per il mondo.</font></div>
<div><font color="#000000">Negli anni lo avevano ribattezzato “il Lawrence d’Arabia italiano”, ma forse &egrave; anche poco: nato a Piacenza nel 1909, Guillet inizi&ograve; come ufficiale di cavalleria del Regio Esercito, e da campione di equitazione venne selezionato per le olimpiadi di Berlino del ‘36. La guerra d’Etiopia e poi la guerra civile in Spagna lo allontanarono dallo sport.</font></div>
<div><font color="#000000">Allo scoppio della guerra mondiale Guillet era in Africa Orientale italiana: il Duca d’Aosta gli aveva affidato il comando di un Gruppo Bande Amhara a cavallo, un reparto formato da eritrei, etiopi e yemeniti. Divenne una figura leggendaria, la sua capacit&agrave; di comandante, la conoscenza dell’arabo e del mestiere di cavaliere ne fecero un leader. Quando gli italiani furono costretti alla resa in Africa orientale, Amedeo con 400 cavalieri si diede alla macchia, per 6 mesi in clandestinit&agrave; continu&ograve; a combattere gli inglesi. Fu allora che divent&ograve; il “comandante diavolo”. </font></div>
<div><font color="#000000">Il racconto di quella guerriglia, dei tentativi degli inglesi per individuarlo e catturarlo, della fuga nello Yemen, sono la parte pi&ugrave; avvincente del pi&ugrave; bello fra i libri scritti su Guillet, “La guerra privata del tenente Guillet” di Vittorio Dan Segre. Costruito come un romanzo, &egrave; il racconto sensazionale della vita di un grande italiano, di un servitore dello Stato che ha fatto con eroismo quello che tutti noi dovremmo fare con semplicit&agrave;: adempiere ai nostri doveri nei confronti della nostra comunit&agrave;.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.repubblica.it</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">AMEDEO GUILLET</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. </font></div>
<div><span><font color="#000000">   </font></span></div>
<div><span><font color="#000000">            « Io mi considero l'uomo pi&ugrave; fortunato che abbia mai visto! »</font></span></div>
<div><span><font color="#000000">             (Amedeo Guillet)</font></span></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Amedeo Guillet detto Comandante Diavolo, ma noto anche con lo pseudonimo di Ahmed Abdallah (in arabo ÇÍãÏ ÚÈÏ Çááå) (Piacenza, 7 febbraio 1909 – 16 giugno 2010) &egrave; stato un militare e diplomatico italiano.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Storia militare</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Nato da una nobile famiglia piemontese e capuana, frequent&ograve; l'Accademia Militare di Modena, da cui usc&igrave; con i gradi di sottotenente di Cavalleria del Regio Esercito Italiano nel 1931. Per il servizio di prima nomina venne assegnato al reggimento "Cavalleggeri di Monferrato", dimostrando ben presto spiccate qualit&agrave; militari e, soprattutto, di cavaliere. Fu tra i primi Ufficiali della cavalleria italiana ad applicare rigorosamente il metodo di equitazione naturale del capitano Federico Caprilli e per le sue innate capacit&agrave; equestri fu incluso tra i quattro cavalieri che avrebbero costituito la squadra italiana di equitazione per le Olimpiadi di Berlino del 1936. Fu quindi inviato a Budapest insieme al resto della squadra, in una sorta di "ritiro" sportivo; nella capitale ungherese lasci&ograve; il segno come militare e sportivo di preclare qualit&agrave;, ma anche come affascinante tombeur de femmes.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">La sua maschera austera di cavaliere senza macchia e senza paura di cavaliere e la sua integrit&agrave; morale, lo hanno accostato al don Chischotte, cavaliere dalla lancia spuntata e dalla cavalcatura asmatica, pronto a battersi contro le iniquit&agrave;, l'ingiustizia, l'amoralit&agrave;, la cultura d'accatto. Lo stesso Guillet riconoscendosi nel personaggio di Cervantes lo ammira: per la sua fede nei principi della giustizia, dell'onest&agrave; e dell'altruismo, condensati nelle regole della Cavalleria.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">La campagna d'Abissinia (1935-1936) </font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Tuttavia, alle Olimpiadi di Berlino non arriv&ograve; mai. Era iniziata, infatti, la campagna di Abissinia ed il tenente Guillet non ebbe minima esitazione nella scelta: il suo primo dovere di militare era di servire la Patria e, quindi, la campagna di guerra aveva priorit&agrave; sulle Olimpiadi.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Ottenne il trasferimento in Libia presso un reparto di Spahis. Nell'ottobre del 1935 partecip&ograve;, come comandante di plotone, alle prime azioni della guerra di Etiopia. Il 24 dicembre dello stesso anno venne ferito gravemente alla mano sinistra durante la battaglia di Selaclacl&agrave;. Al termine delle ostilit&agrave;, il 5 maggio del 1936, venne decorato a Tripoli dal Maresciallo d'Italia Italo Balbo per il suo esemplare e coraggioso comportamento in combattimento. Sempre a Tripoli, nel marzo del 1937, fu nominato organizzatore e responsabile della parte equestre della cerimonia in cui Mussolini si proclam&ograve; "difensore dell'Islam". Il mese successivo, sfil&ograve; a Roma, in occasione del primo anniversario dell'Impero, alla testa delle unit&agrave; Spahis.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Fidanzato da tempo con la cugina, Beatrice Gandolfo, si rifiut&ograve; di sposarla, pur amandola intensamente, per non dare adito ai malevoli di pensare che lo facesse solo per ottenere la promozione al grado di capitano; infatti, erano da poco entrate in vigore alcune rigide normative che prevedevano per i dipendenti pubblici l'obbligo di essere coniugati per poter essere promossi ad incarichi e mansioni superiori.</font></div>
<div><font color="#000000">La partecipazione alla guerra civile spagnola [modifica]</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Nell'agosto del 1937, accett&ograve; la proposta del generale Luigi Frusci di seguirlo nella guerra civile spagnola, contro le forze democratiche legittimamente elette, in cui ebbe la possibilit&agrave; di distinguersi particolarmente nel combattimento di Santander e nella battaglia di Teruel, dove oper&ograve; prima al comando di un reparto carri della divisione "Fiamme Nere" e poi alla testa di un tabor di cavalleria marocchina. Dopo un breve periodo di convalescenza in Italia, venne trasferito in Libia al comando del VII squadrone Savari, deluso dalla mancata promozione al grado di capitano promessagli dal generale Frusci al rientro dalla guerra di Spagna.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">In Africa Orientale</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Poco prima dell'ingresso dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale, Guillet venne inviato in Eritrea e nominato Comandante del Gruppo Bande Amhara, primo esempio di unit&agrave; militare multinazionale, forte di 1700 uomini di origine etiope, eritrea e yemenita inquadrati da Ufficiali italiani. L'unit&agrave; aveva la consistenza di un reggimento e avrebbe dovuto essere comandata da un Colonnello, mentre lui era solo tenente. Il compito assegnato al Gruppo di Guillet era di operare, in massima autonomia e libert&agrave; d'azione, contro il nemico che infestava la regione nord-occidentale dell'Eritrea.</font></div>
<div><font color="#000000">Nel 1939, durante un combattimento contro la guerriglia nella regione di Dougur Dub&agrave;, il tenente Guillet costrinse il nemico ad uno scontro in campo aperto. Durante una delle cariche, il suo cavallo venne colpito ed ucciso. Immediatamente, Guillet ordin&ograve; al suo attendente di dargliene un altro. Quando anche il secondo quadrupede fu colpito, trovandosi appiedato, si mise ai comandi di una mitragliatrice e spar&ograve; agli ultimi ribelli rimasti sul campo di battaglia. Per questa azione, "alto esempio di eroismo e sprezzo del pericolo", gli venne conferita la Medaglia d'argento al Valor Militare dalle autorit&agrave; italiane. I suoi soldati indigeni, invece, lo soprannominarono "Comandante Diavolo" convinti che godesse di una sorta di immortalit&agrave;. Ben presto le gesta belliche di Guillet divennero oggetto di discussione negli esclusivi circoli di occidentali di Asmara e Adua, mentre la fama del Comandante Diavolo si diffondeva rapidamente in tutta l'Africa Orientale. In particolare, si fantasticava sullo stile di comando "democratico" (per l'epoca) del giovane tenente, che trattava i soldati indigeni con dignit&agrave; e rispetto, dando loro massima responsabilit&agrave; e la possibilit&agrave; di mantenere e curare i rispettivi usi e costumi. Molti colleghi di Guillet, invidiosi dei suoi risultati sul campo, di gran lunga migliori di quelli ottenuti da reparti regolari di italiani, "malignarono" non poco sul tipo di azione di comando adottata.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Bisogna, invece, ammettere che l'illuminato stile di comando di Guillet diede i suoi frutti: nella sua unit&agrave; non si verific&ograve; mai un caso di diserzione, n&eacute; di contrasto tra i soldati indigeni, nonostante la loro appartenenza a differenti etnie e fedi religiose. Permise, ad esempio, ai suoi uomini, di portare sempre al seguito i nuclei familiari (come da tradizione locale) ed egli stesso ebbe una concubina eritrea, Kadija (o Khadija), figlia di un importante capo trib&ugrave;, che lo segu&igrave; durante tutto il suo periodo di servizio in Eritrea (in barba alle disposizioni del Governatore italiano volte ad impedire, pena l'incarcerazione, la nascita di "rapporti duraturi" tra soldati italiani e donne del luogo).</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Anche nei confronti degli avversari catturati e delle popolazioni locali con cui entrava in contatto durante le attivit&agrave; operative tenne sempre un comportamento rispettoso e leale, da gentiluomo d'altri tempi.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">La battaglia di Agordat</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">La sera del 20 gennaio 1941, il tenente Guillet rientr&ograve; al forte di Cheru dopo una lunga ed estenuante attivit&agrave; di pattugliamento del territorio, ma gli venne ordinato di ripartire immediatamente per affrontare gli inglesi della Gazelle Force che minacciavano di accerchiare migliaia di soldati italiani in ritirata verso Agordat. L'improbo compito attribuitogli era di ritardare di almeno 24 ore la manovra dell'avversario, costringendolo a fermarsi nella piana tra Aicot&agrave; e Barent&ugrave;. All'alba del 21 gennaio, dopo una furtiva manovra di aggiramento, il Gruppo di Guillet caric&ograve; il nemico alle spalle, creando scompiglio tra i ranghi anglo-indiani. Si tratt&ograve; di uno spettacolo impressionante e, al contempo, incredibile: Guillet e i suoi uomini attaccarono, armati di sole spade, pistole e bombe a mano, le truppe appiedate e le colonne blindate inglesi. Dopo essere passati illesi tra le sbalordite truppe avversarie, il Gruppo torn&ograve; sulle posizioni iniziali per caricare nuovamente. Questo diede tempo agli inglesi di riorganizzarsi e di sparare ad alzo zero verso i cavalieri di nuovo all'attacco. In particolare, alcune pattuglie blindate inglesi iniziarono a dirigersi verso il fianco e alle spalle dello schieramento di Guillet, minacciando di accerchiare il manipolo di soldati a cavallo. Il tenente Roberto Togni, Vicecomandante del Gruppo, effettu&ograve; allora una mortale "carica di alleggerimento" con il suo plotone di trenta indigeni, per consentire al grosso del Gruppo di sganciarsi indenne. All'ordine di "Caricat!" il plotone, con il Togni in testa, si gett&ograve; su una colonna di carri "Matilda", che aprirono il fuoco falciando mortalmente tutti gli uomini e i cavalli. Quel sacrificio permise, tuttavia, al resto delle truppe di Guillet di sganciarsi conseguendo appieno l'obiettivo: le truppe italiane in ritirata erano al sicuro dentro le fortificazioni di Agordat. Guillet pag&ograve; un alto prezzo per questa battaglia: 800 tra morti e feriti e la perdita del suo grande amico Togni. Fu quella l'ultima carica di cavalleria nella storia militare dell'Africa. L'ufficiale britannico che sub&igrave; l'assalto in seguito cos&igrave; descrisse l'avvenimento:<span>           </span></font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><i><font color="#000000">« Quando la nostra batteria prese posizione, un gruppo di cavalleria indigena, guidata da un ufficiale su un cavallo bianco, la caric&ograve; dal Nord, piombando gi&ugrave; dalle colline. Con coraggio eccezionale questi soldati galopparono fino a trenta metri dai nostri cannoni, sparando di sella e lanciando bombe a mano, mentre i nostri cannoni, voltati a 180 gradi sparavano a zero. Le granate scivolavano sul terreno senza esplodere, mentre alcune squarciavano addirittura il petto dei cavalli. Ma prima che quella carica di pazzi potesse essere fermata, i nostri dovettero ricorrere alle mitragliatrici»</font></i></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Guillet partecip&ograve;, alla testa di quello che rimaneva del suo Gruppo ormai appiedato, anche alle battaglie di Cochen e Teclesan, prima della caduta di Asmara avvenuta il 1º aprile 1941.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">La leggenda del Cummandar es Sciaitan</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Persa Asmara, Guillet cap&igrave; che l'unico modo per aiutare le truppe italiane operanti sul fronte nord-africano era quello di tenere impegnati quanti pi&ugrave; inglesi possibile in Eritrea. Il 3 aprile 1941, Guillet prese la sua decisione: se Roma avesse ordinato la resa, lui avrebbe continuato in proprio la guerra contro gli inglesi in Africa Orientale. Spogliatosi dell'uniforme italiana e assunta definitivamente l'identit&agrave; di Cummandar es Sciaitan (Comandante Diavolo), radun&ograve; attorno a s&eacute; un centinaio di suoi fedelissimi ex-soldati indigeni (ancora una volta un m&eacute;lange di etnie e religioni) e inizi&ograve; una durissima guerriglia contro le truppe inglesi.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">La sua leggenda crebbe a dismisura e gli inglesi scatenarono un'imponente "caccia all'uomo", mettendogli alle costole le migliori risorse di intelligence disponibili. Fu fissata una taglia di oltre mille sterline d'oro, ma Guillet non fu mai tradito, neanche dai capi trib&ugrave; precedentemente in guerra con gli italiani, che, anzi, pi&ugrave; volte gli offrirono rifugio e copertura.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">La guerriglia dell'ormai capitano Guillet cost&ograve; cara agli inglesi: per quasi otto mesi egli assalt&ograve; e depred&ograve; depositi, convogli ferroviari ed avamposti, fece saltare ponti e gallerie rendendo insicura ogni via di comunicazione. Tuttavia, verso la fine di ottobre 1941, i suoi ranghi si erano troppo assottigliati e lo scopo della sua missione non era pi&ugrave; realisticamente perseguibile. In particolare, la fortuita cattura del suo cavallo grigio Sandor da parte del Maggiore Max Harari dell'intelligence britannica, responsabile delle attivit&agrave; di ricerca di Guillet, gli fece capire che non avrebbe potuto continuare oltre in quella sorta di guerra privata. Inoltre si ammal&ograve; di malaria ed oltre alle ferite di combattimento doveva sopportare anche le crisi di febbre malariche. Radun&ograve; quello che restava della sua Banda, ringrazi&ograve; i suoi fedelissimi promettendo loro che l'Italia avrebbe saputo ricompensarli adeguatamente e si diede alla macchia.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">La fuga</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Si install&ograve; alla periferia di Massaua dove assunse la falsa identit&agrave; di Ahmed Abdallah al Redai, lavoratore di origini yemenite. Si trasform&ograve; in un autentico arabo, grazie anche alla perfetta conoscenza della lingua, studi&ograve; il corano ed abbracci&ograve; (per sola convenienza di sopravvivenza,infatti quando gli inglesi fecero una retata in un suo rifugio e riuscirono a tenerlo sotto tiro, lui continu&ograve; a camminare lentamente verso la collina sovrastante il rifugio, e un suo fedelissimo convinse i soldati inglesi che in realt&agrave; fosse un musulmano sordo che stava andando a pregare) la religione musulmana. Per racimolare i soldi necessari per imbarcarsi verso lo Yemen, grazie al contatto con dei contrabbandieri, disimpegn&ograve; lavori umili per vivere: fu scaricatore di porto, guardiano notturno e acquaiolo.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Seguito dal fido Daifallah, suo ex attendente, tent&ograve; una prima volta di attraversare il Mar Rosso su un sambuco di contrabbandieri, ma venne depredato, buttato in mare ed abbandonato nel deserto eritreo. Dopo essere stato selvaggiamente picchiato da un gruppo di pastori nomadi, fu salvato da un cammelliere che lo ospit&ograve; per lungo tempo nella sua capanna e che gli offr&igrave; di restare a vivere con lui prendendo per moglie sua figlia. Ma Guillet, desideroso di rientrare in Italia, riusc&igrave; a beffare gli inglesi ancora una volta: spacciandosi come parente del cammelliere, si fece rilasciare un lasciapassare per lo Yemen dal Governatore inglese. La traversata fu semplice, ma giunto nel porto di Hodeida, venne arrestato e rinchiuso in prigione perch&eacute; sospettato di essere una spia al soldo degli inglesi. Quando gli inglesi riuscirono a rintracciarlo chiesero all'imam yemenita di estradarlo, esso si incurios&igrave; e invit&ograve; nella sua reggia Amedeo, e dopo aver ascoltato tutte le sue esperienze e avventure prov&ograve; un tale rispetto e desiderio di onorare il valoroso che lo nomin&ograve; palafreniere presso la guardia dell'Imam Yahiah, sovrano yemenita; le sue capacit&agrave; ippiche gli salvarono ancora una volta la vita: L'Imam lo prese a ben volere, lo elev&ograve; al rango di "Gran Maniscalco di Corte", gli fu amico sincero e lo nomin&ograve; precettore dei propri figli. Guillet divenne anche responsabile ed istruttore delle guardie a cavallo yemenite e trascorse pi&ugrave; di un anno a corte.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Il rientro in Italia</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Nel giugno del 1943, nonostante le preghiere dell'Imam affinch&eacute; restasse per sempre a corte, torn&ograve; a Massaua e beff&ograve; ancora una volta gli inglesi: riusc&igrave; ad imbarcarsi su una nave della Croce Rossa Italiana fingendosi un civile italiano divenuto pazzo durante la guerra. Dopo quasi due mesi di navigazione, il capitano Amedeo Guillet giungeva finalmente a Roma il 3 settembre 1943 con una nave della Croce Rossa.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Promosso Maggiore per meriti di guerra, domand&ograve; denaro, uomini ed armi per tornare nel Corno d'Africa e riprendere la guerra clandestina contro gli Alleati. I tempi, tuttavia, erano cambiati: la conoscenza delle lingue e, soprattutto, l'esperienza acquisita sul campo fecero s&igrave; che Guillet fosse assegnato al Servizio Informazioni Militare ed impiegato in missioni ad alto rischio nell'Italia occupata dalle truppe anglo-americane.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">L'armistizio dell'8 settembre lo colse di sorpresa a Roma. Attravers&ograve; prontamente e rocambolescamente la linea Gustav e giunse a Brindisi, dove si mise a disposizione del Re. Nel settembre del 1944 coron&ograve; finalmente il suo sogno d'amore sposando a Napoli l'amata Beatrice Gandolfo.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Continu&ograve; ad operare nel Servizio Informazioni del ricostituito Esercito Italiano per poi svolgere, dal 25 aprile 1945, l'incarico di agente segreto. Fu proprio in tale veste che riusc&igrave; a recuperare la corona imperiale del Negus d'Etiopia, sottraendola furtivamente alla Brigata partigiana "Garibaldi" che, a sua volta, l'aveva confiscata alla Repubblica di Sal&ograve;. La corona fu poi restituita al Negus e rappresent&ograve; il primo tangibile segnale di riappacificazione tra Italia ed Etiopia.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Dopoguerra</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Alla fine delle ostilit&agrave;, dopo la sconfitta della monarchia e la vittoria della Repubblica nel Referendum del 1946, Guillet fedele al proprio giuramento di militare verso la Corona dei Savoia, rassegn&ograve; le proprie dimissioni dall'Esercito Italiano. Presentandosi al Re Umberto II e manifestandogli la sua intenzione di abbandonare il Paese, fu tuttavia bonariamente ma anche sonoramente redarguito perch&eacute; il Re gli ricord&ograve; che prima della Casa Reale veniva l'Italia e la sua indipendenza.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Carriera diplomatica</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Laureatosi in Scienze Politiche, Amedeo Guillet partecip&ograve; e vinse il concorso pubblico per la carriera diplomatica nel 1947, rifiutando i trattamenti di favore offertigli per spirito di correttezza[3]. Nel 1950 venne destinato, come Segretario di legazione, all'Ambasciata del Cairo con l'Ambasciatore Prunas. Nel 1954 fu nominato Incaricato d'Affari nello Yemen (dove il figlio del vecchio Imam lo accolse calorosamente dicendogli: "Ahmed Abdallah finalmente sei tornato a casa!"); nel 1962, nominato Ambasciatore, fu ad Amman, dove il re Hussein di Giordania era solito cavalcare insieme a lui e tributargli l'appellativo di "zio", espressione, nella cultura araba, di massima deferenza e, al contempo, di familiarit&agrave;.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Nel 1967 &egrave; ambasciatore in Marocco. Durante un ricevimento ufficiale, coinvolto in una sparatoria causata da un tentativo di colpo di stato, riusc&igrave;, con la sua esperienza militare, a mettere in salvo alcuni rappresentanti diplomatici che erano rimasti sotto il fuoco. La Repubblica Federale di Germania gli concesse, per l'atto di salvataggio del proprio Ambasciatore, la Gran Croce con stella e striscia dell'Ordine al Merito della Repubblica. Nel 1971, fu inviato come Ambasciatore d'Italia in India, entrando ben presto nel ristrettissimo entourage dei confidenti del Primo Ministro Indira Gandhi. Nel 1975, con il collocamento a riposo per limiti d'et&agrave;, concluse la sua carriera diplomatica.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Il giudizio di Montanelli</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Nella risposta a un lettore dedicata all'avventurosa esistenza di Amedeo Guillet, il celebre giornalista Indro Montanelli scrisse: "Se, invece dell'Italia, Guillet avesse avuto alle spalle l'impero inglese, sarebbe diventato un secondo Lawrence. È invece soltanto un Generale, sia pure decorato di medaglia d'oro, che ora vive in Irlanda, perch&eacute; l&igrave; pu&ograve; continuare ad allevare cavalli e (a quasi novant'anni) montarli. Quando cade e si rompe qualche altro osso (non ne ha pi&ugrave; uno sano), mi telefona..."</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Anni recenti</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Nel 2000, al seguito dello scrittore Sebastian O'Kelly, si &egrave; recato in Eritrea nei luoghi che lo avevano visto giovane tenente alla testa delle Gruppo Bande Amhara. Venne ricevuto all'Asmara dal Presidente della Repubblica eritrea con gli onori riservati ai capi di stato. Torn&ograve; a trovare il cammeliere che lo ospit&ograve; cinquant'anni prima, il cammelliere non lo riconobbe, ma gli racconto la storia di due moribondi che cur&ograve; e ospito, mandati da Allah, e che un giorno sarebbero tornati per ricostruirgli il suo pozzo. Amedeo non svelando la sua identit&agrave; , prima di partire pag&ograve; un gruppo di manovali per ricostruire il pozzo al vecchio cammelliere. [5]</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Il 20 giugno 2000 gli viene conferita la cittadinanza onoraria dalla citt&agrave; di Capua che egli definisce "altamente ambita".</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Il 2 novembre 2000, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferisce ad Amedeo Guillet la Gran Croce dell'Ordine Militare d'Italia, massima onorificenza militare italiana.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">In occasione del compimento del suo centesimo compleanno nel 2009, Mediaset e la Rai gli dedicarono un servizio durante il telegiornale. Amedeo Guillet, il comandante Diavolo, si &egrave; spento a Roma il 16 giugno 2010 alla veneranda et&agrave; di 101 anni.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: http://it.wikipedia.org</font></div>
<div> </div>
<div> </div>
<div> </div>
<embed height="385" width="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/jmtkYkJBRWk&hl=it_IT&fs=1&"></embed><embed height="385" width="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/S4o84Y2bMxA&hl=it_IT&fs=1&"></embed><embed height="385" width="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/oACqQyDFBYs&hl=it_IT&fs=1&"></embed><embed height="385" width="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Gn-TDtCsgSM&hl=it_IT&fs=1&"></embed><embed height="385" width="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/c9AVPJOb6nU&hl=it_IT&fs=1&"></embed><embed height="385" width="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/n1a3fzF1gwg&hl=it_IT&fs=1&"></embed>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=376"/>
		<issued>2010-06-19T12:21:22+01:00</issued>
		<modified>2010-06-19T12:21:22+01:00</modified>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=376#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[LA GUERRA DEI BOTTONI, CONTRO IL VELCRO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=375</id>
		<created>2010-06-18T10:53:31+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000">I soldati statunitensi in Afghanistan vogliono i bottoni al posto del velcro che si usura, si sporca e fa rumore nei momenti meno opportuni.</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">A partire da agosto le nuove divise avranno meno chiusure con le bande adesive.</font></b></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Il velcro potrebbe essere presto congedato dall&rsquo;esercito statunitense. Le continue segnalazioni e proteste dei militari al fronte, specialmente in Afghanistan, hanno indotto gli alti comandi a ripensare in parte le attuali divise per liberarle dal celebre sistema di chiusura che si usura rapidamente e diventa spesso inservibile a causa della sabbia e del fango. Il velcro &egrave; inoltre un compagno poco discreto dei soldati durante gli appostamenti: aprire una tasca diventa un&rsquo;operazione rumorosa e fa aumentare le possibilit&agrave; di essere scoperti.</font></div>
<div><font color="#000000">Da diverso tempo i militari segnalano i loro problemi con il sistema di chiusura, cos&igrave; un anno fa l&rsquo;esercito statunitense ha iniziato a sperimentare alcune soluzioni alternative per risolvere il problema. A partire dal prossimo agosto, per esempio, i soldati diretti in Afghanistan riceveranno un nuovo tipo di pantaloni per la loro divisa con un minor numero di bande di velcro, ha spiegato un portavoce dell&rsquo;esercito a <em>USA Today</em>.</font></div>
<div><font color="#000000">La sostituzione non &egrave; dovuta solamente all&rsquo;impossibilit&agrave; di utilizzare il velcro nella polvere delle montagne e delle aree desertiche, ma anche alla scarsa tenuta delle chiusure quando si hanno molti oggetti in tasca, come segnalato da numerosi soldati sul campo. Il problema delle polveri rimane del resto uno dei principali grattacapi per l&rsquo;esercito americano, come spiega Loren Thompson del Lexington Institute:</font></div>
<div><font color="#000000">&laquo;Questa &egrave; l&rsquo;ennesima prova che la polvere e i detriti sono i pi&ugrave; grandi nemici dell&rsquo;esercito statunitense. Gli attacchi dei talebani vanno e vengono, ma la polvere &egrave; una costante in Afghanistan. Le polveri impediscono il corretto funzionamento di qualsiasi cosa.&raquo;</font></div>
<div><font color="#000000">Tra i soldati e gli ufficiali al fronte la nuova parola d&rsquo;ordine sembra essere una sola: bottoni. Il sergente Kenny Hatten non ha molti dubbi in proposito:</font></div>
<div><font color="#000000">&laquo;Liberiamoci delle tasche chiuse col velcro e ridateci indietro i bottoni. I bottoni sono silenziosi, facili da rimpiazzare sul campo, funzionano anche nel fango, non si intasano di sporcizia e non si sfilacciano o disintegrano in seguito ai ripetuti lavaggi&raquo;.</font></div>
<div><font color="#000000">Prima di ridurre la quantit&agrave; di velcro nelle divise, i responsabili dell&rsquo;esercito statunitense hanno deciso di condurre una serie di test coinvolgendo circa 2.700 soldati. Il 60% dei militari ha espresso la propria preferenza per le divise con pi&ugrave; bottoni, il 29% per i bottoni a pressione e solamente l&rsquo;11% per il velcro. L&rsquo;esercito ha cos&igrave; deciso di cambiare i pantaloni delle divise, sostituendo le chiusure delle tasche in velcro con tre semplici bottoni. Il nuovo accorgimento porta anche a un bel risparmio, stimato in circa 96 centesimi di dollaro per ogni uniforme.</font></div>
<div><font color="#000000">Nonostante le modifiche apportate, il velcro &egrave; destinato ad accompagnare ancora a lungo i soldati statunitensi nelle loro missioni. I polsini delle maniche delle uniformi lo utilizzano e le bande adesive sono presenti anche sulle spalle e sul petto delle casacche per le etichette recanti il nome del soldato e la compagnia di appartenenza.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.ilpost.it</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=375"/>
		<issued>2010-06-18T10:53:31+01:00</issued>
		<modified>2010-06-18T10:53:31+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=375#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[LA VERITÀ SUL MASSACRO DI CEFALONIA RESTA AVVOLTA IN UNA FITTA RETE DI FALSITÀ E IPOCRISIE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=374</id>
		<created>2010-06-13T23:32:56+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img src="/public/cap_corelli.gif" alt="" /></font></div>
<div> </div>
<div> </div>
<div><font color="#000000">L’eccidio di Cefalonia &egrave; una di quelle pagine storiche sulle quali si fonda il mito resistenziale e democratico della Repubblica Italiana. L’immagine dei capitani Pampaloni e Apollonio, “eroi” della Resistenza, emersi miracolosamente da un mucchio di cadaveri e riusciti, alla fine, a tornare alle proprie case, &egrave; troppo eloquente per poter essere messa in dubbio da chicchessia: una delle poche certezze in un paesaggio storiografico pieno di ombre e di ambiguit&agrave;.</font></div>
<div><font color="#000000">E invece no. </font></div>
<div><font color="#000000">Loro sono tornati a casa, ma i loro soldati e i loro colleghi ufficiali hanno pagato con la vita il folle avventurismo e l’inqualificabile contegno da essi tenuto nei confronti del comandante della divisione «Acqui», generale Antonio Gandin. Il mito resistenziale di Cefalonia &egrave; una delle tante falsificazioni della storia operate, a partire dal 1945, da una ideologia ipocrita e sfrontata, capace di qualsiasi mistificazione pur di accreditare una versione di comodo, che divide il bene dal male con un taglio netto e, guarda caso, sempre in linea con la “verit&agrave;” dei vincitori.</font></div>
<div><font color="#000000">La Vulgata storiografica resistenziale ha sempre sostenuto che a Cefalonia, dopo l’8 settembre del 1943, la divisione «Acqui», agendo con altissimo senso di responsabilit&agrave; e con spirito di sacrificio, scelse di combattere contro i Tedeschi anzich&eacute; arrendersi, ragion per cui fu sottoposta a un massacro indiscriminato dopo la resa, dal quale usc&igrave; letteralmente distrutta. Ma le cose non andarono cos&igrave;, anche se questa versione, ripetuta per pi&ugrave; di sei decenni, ha finito per imporsi e per entrare a far parte del bagaglio culturale e spirituale del popolo italiano. </font></div>
<div><font color="#000000">Il massacro ci fu, beninteso; e, con esso, la violazione delle norme di guerra internazionali che proibiscono in modo tassativo ogni rappresaglia sui militari che si sono arresi. Ma, a parte il fatto che le cifre sono state enormemente gonfiate - si &egrave; parlato di oltre 9.000 fucilati, mentre furono molti di meno, forse non pi&ugrave; di 1.700, compresi i caduti in combattimento -, due fatti decisivi sono stati passati sotto silenzio o sono stati soltanto sussurrati a mezza bocca, mescolati ad un fiume incontenibile di retorica, di sacra indignazione e di frasi altisonanti.</font></div>
<div><font color="#000000">Primo: il maresciallo Badoglio, pur sapendo cosa ci&ograve; comportava e pur essendo di ci&ograve; messo in guardia dal generale Eisenhower, non volle dichiarare lo stato di guerra con la Germania fino alla data del 13 ottobre. Vale a dire che, PER OLTRE UN MESE, lo status giuridico dei soldati italiani, nei confronti dell’ex alleato germanico, rimase intollerabilmente ambiguo, non essendo essi, in teoria, nemici della Germania, e tuttavia trovandosi nella condizione di alleati dei nemici di quella. La conseguenza fu che essi rimasero esposti a subire un trattamento al di fuori della convenzioni internazionali, simile a quello riservato ai franchi tiratori.</font></div>
<div><font color="#000000">Secondo: &egrave; vero che il generale Gandin, prima di decidere per la lotta aperta contro i Tedeschi, aveva fatto consultare gli ufficiali e i soldati della divisione, che avevano optato per la resistenza a oltranza; ma &egrave; altrettanto vero che quella specie di referendum, peraltro privo di valore giuridico, si svolse in un clima di gravissima intimidazione e che lo stesso generale Gandin era stato fatto oggetto ad atti di sedizione e perfino a delle minacce a mano armata. La disciplina e lo spirito militare, all’interno della divisione «Acqui», erano andati in frantumi; alcuni tenenti e capitani di artiglieria, in collegamento con i partigiani comunisti greci dell’isola, sobillavano apertamente i loro soldati e li incitavano a combattere contro i Tedeschi, quando ancora le trattative erano in corso; e ad opporsi in ogni modo, anche con l’ammutinamento, alle decisioni del loro comandante, se esse fossero state difformi dai loro desideri.</font></div>
<div><font color="#000000">Altro che spirito eroico e altissimo senso del dovere. Fra i soldati della divisione serpeggiava molto pi&ugrave; di una semplice insubordinazione: esisteva un clima diffuso di esaltazione, di rancore, di rabbia; si parlava apertamente di mettere a morte gli ufficiali “filotedeschi”, ossia quelli che vedevano nei Tedeschi gli alleati e i compagni di tre anni di lotte, oppure, semplicemente, che intendevano obbedire agli ordini del comando, quali che fossero.</font></div>
<div><font color="#000000">S&igrave;, perch&eacute; il comandante della XI Armata italiana in Grecia, Carlo Vecchiarelli, il 9 settembre aveva ordinato a tutte le divisioni dipendenti di cedere l’armamento ai Tedeschi, come da essi richiesto; anche se poi, l’11 settembre, un cervellotico ordine di Badoglio era venuto a rendere la situazione insostenibile, prescrivendo che le truppe dovevano opporsi a ogni tentativo di disarmo da parte dei Tedeschi (tre giorni dopo l’ignominiosa fuga da Pescara e quando gi&agrave; l’Italia era di fatto occupata dall’esercito germanico!).</font></div>
<div><font color="#000000">La scintilla che diede fuoco alle polveri, sull’isola di Cefalonia, fu comunque l’arbitraria iniziativa del capitano Amos Pampaloni e del tenente Renzo Apollonio, i quali, il mattino del 13 settembre 1943, fecero aprire il fuoco dalle loro batterie del 33° Reggimento artiglieria, di stanza ad Argostoli, contro due motozattere tedesche, che non tentavano alcuna azione ostile ma trasportavano viveri e altro materiale per il piccolo presidio tedesco di quella localit&agrave;; e ci&ograve; mentre erano ancora in corso le trattative fra il generale Gandin e il comandante tedesco, tenente colonnello Hans Barge. L’azione, avvenuta ignorando la disciplina militare e scavalcando l’autorit&agrave; del generale Gandin, caus&ograve; sei morti fra gli equipaggi tedeschi e invelen&igrave; l’animo dei loro commilitoni, gi&agrave; esasperato dall’annuncio dell’armistizio di Cassibile, da essi considerato alla stregua di un vero e proprio tradimento.</font></div>
<div><font color="#000000">A guerra finita, oltre che nei confronti dei comandati tedeschi responsabili dell’eccidio, vi fu anche - nel 1957 - un inizio di procedimento giudiziario nei confronti di alcuni ufficiali superstiti, per aver aizzato la resistenza contro i Tedeschi e provocato cos&igrave; la loro ritorsione; ma esso venne immediatamente concluso con il proscioglimento dei militari. Se le ricerche di Massimo Filippini non avessero riaperto il caso, almeno sul piano storiografico, oggi ancora il pubblico ignorerebbe il vero contesto in cui si svolse l’eccidio di Cefalonia; senza dimenticare il fatto, di per s&eacute; rilevante, che ben 3.000 uomini della sfortunata divisione (secondo le cifre ufficiali) perirono dopo le tragiche vicende sull’isola, a causa dell’affondamento delle navi che li trasportavano in prigionia, ad opera delle forze navali alleate.</font></div>
<div><font color="#000000">Poi, la retorica. </font></div>
<div><font color="#000000">Uno scrittore inglese, Louis de Berni&egrave;res, rievoc&ograve; la vicenda di Cefalonia nel suo romanzo «Il mandolino del capitano Corelli» («Captain’s Corelli Mandolin»), accreditando l’eterno stereotipo degli Italiani “brava gente” e perenni suonatori di mandolino; romanzo dal quale, nel 2001, il regista John Madden ha ricavato un film piuttosto mediocre, reso - per&ograve; - celebre dalla interpretazione della star hollywoodiana Nicholas Cage.</font></div>
<div><font color="#000000">Nel 2001 il presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, vistando Cefalonia, ha affermato che «la loro scelta [dei soldati della «Acqui»] consapevole fu il primo atto della Resistenza, di un’Italia libera dal fascismo».</font></div>
<div><font color="#000000">Nel 2005 la RAI ha mandato in onda la serie televisiva «L’eccidio di Cefalonia», per la regia di Riccardo Milani.</font></div>
<div><font color="#000000">Nel 2007, infine, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha festeggiato il 62° anniversario della Liberazione, recandosi anche a Cefalonia; ed &egrave; stata la prima volta che ci&ograve; &egrave; avvenuto al di fuori dei confini nazionali, cosa che ha conferito alla cerimonia una particolare risonanza ed una speciale solennit&agrave;.</font></div>
<div><font color="#000000">Ora, la domanda che dovremmo onestamente rivolgere a noi stessi &egrave; se quella solennit&agrave;, se quella interpretazione dei fatti, siano conformi al rispetto della verit&agrave;, in primo luogo per un senso di giustizia verso i morti e, poi, per poterci rapportare serenamente al nostro passato, liberi dai fantasmi di mitologie e strumentalizzazioni che non ci aiutano a vivere il presente in maniera consapevole e pacificata.</font></div>
<div><font color="#000000">In qualunque altro esercito del mondo - o, quanto meno, in qualunque esercito di un Paese serio - insultare il proprio comandante in zona di guerra (oltretutto, una pasta d’uomo che chiamava i suoi soldati, indiscriminatamente, «figli di mamma», e la cui massima preoccupazione, dopo l’armistizio dell’8 settembre, era quella di restituirli, sani e salvi alle loro famiglie); sobillare la truppa alla disobbedienza; intrattenere rapporti di amichevole collaborazione con le forze partigiane nemiche o che tali erano state fino a poche ore prima; aprire il fuoco contro truppe tecnicamente ancora alleate e, comunque, senza averne ricevuto espresso ordine; attentare, addirittura, alla vita dei propri ufficiali, ritenuti “traditori”: ebbene, tutto questo si configura come una serie di reati da corte marziale e da plotone d’esecuzione.</font></div>
<div><font color="#000000">In Italia, invece, le cose vanno altrimenti; in Italia queste azioni diventano nobili impulsi ideali che aprono la strada alla Resistenza e, come tali, vengono circonfuse da una luce di gloria, additandone gli autori non alla pubblica riprovazione, ma all’ammirazione incondizionata.</font></div>
<div><font color="#000000">Strano paese, l’Italia.</font></div>
<div><font color="#000000">Ma perch&eacute; questa ricostruzione dei fatti non appaia viziata da spirito di parte, ci limitiamo a riportare alcuni stralci da una pubblicazione apparsa in data non sospetta, l’ormai lontano 1970 - vale a dire, quarant’anni fa giusti -, significativamente intitolata «Il massacro di Cefalonia era proprio inevitabile?», apparsa per i tipi de Gli Amici della Storia all’interno della collana «I grandi enigmi degli anni terribili», diretta da Franco Massara (Ginevra, Editions de Cr&eacute;mille, vol. 1, pp. 178-183):</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">«Nel giro di poche ore [l’11 settembre 1943], “l’amatissima divisione” era ormai irriconoscibile. I reparti sono traumatizzati; le coscienze disorientate; i legami che annodavano nella disciplina i soldati agli ufficiali e gli ufficiali ai comandanti di Corpo, i comandanti di Corpo al generale di Divisione sembra che stiano per sciogliersi. Lo choc dell’8 settembre stato violento. L’anarchia dilaga. La ribellione serpeggia. La propaganda dei patrioti greci attizza il fuoco di tutti i risentimenti e rancori. I soldati sono agitati. Gridano. Urlano. Accusano. Recriminano. Una vera e propria insubordinazione sta covando sotto le ceneri. Si mormora che il generale voglia “vigliaccamente” disarmare l’intera divisione per consegnarla a “a uno sparuto gruppo di Tedeschi. Lo si taccia nientemeno che di tedescofilo. Verso le 18, appena dopo il rapporto ai cappellani [che Gandin, uomo assai religioso, aveva convocati per riceverne un parere], scoppi di bombe e colpi di moschetto si odono nell’abitato di Argostoli. Fuggi fuggi generale. Le strade diventano cupamente silenziose. Che cosa sta succedendo?</font></div>
<div><font color="#000000">Colpo di testa tedesco verso le 17. Gli artiglieri germanici puntano un semovente contro un dragamine italiano munito di due mitragliere da 20 mm. Attraccato alla banchina. L’ufficiale che lo comanda, sfila gli otturatori che consegna al comando di artiglieria. Informato dell’accaduto, il capitano Apollonio, eccitatissimo, si reca immediatamente sul posto con due autocarri di artiglieri armati fino ai denti, sale a bordo del dragamine, smonta le due mitragliere, le fa caricare sugli autocarri; fermato da un sottufficiale tedesco ed invitato a seguirlo dal comandante germanico, scrolla le spalle, risponde che di comandanti ne conosce uno solo, ed &egrave; quello “italiano”. Punto e basta.</font></div>
<div><font color="#000000">Intanto sta per scadere l’ultimatum. Il tenente colonnello Barge e il tenente Fauth si recano al Comando di Divisione. “Sta bene - risponde il generale - accordo di massima a cedere le armi collettive e i pezzi” [era stato questo anche il parere dei cappellani convocati dal generale.]</font></div>
<div><font color="#000000">All’alba del 12 settembre la situazione precipita improvvisamente. Notizie allarmanti, diffuse durante la notte, esasperano gli animi. Un sergente maggiore, fuggito con un’imbarcazione da Santa Maura, riferisce che nell’isola il presidio italiano &egrave; stato proditoriamente assalito dai Tedeschi, disarmato; soldati e ufficiali incolonnati e avviati in campi di concentramento. Il trucco aveva funzionato: prima i Tedeschi avevano preteso solo le artiglierie e le armi collettive; una volta queste cedute, avevano preteso quelle individuali. Una volta queste consegnate, la truppa era stata brutalmente sospinta dietro i reticolati.</font></div>
<div><font color="#000000">La notizia incendia gli animi. I Tedeschi si servono dell’inganno; le trattative in corso servono loro soltanto per guadagnare tempo. L’agitazione &egrave; grande. Prorompono grida: “Abbasso i Tedeschi! Morte ai tedescofili!”.</font></div>
<div><font color="#000000">Chi sono i tedescofili? Tutti coloro che invitano alla calma. Si comincia a sospettare persino della buona fede del generale. “Il generale - si dice - &egrave; d’accordo coi Tedeschi”.</font></div>
<div><font color="#000000">Che cosa resta da fare?Il generale Gandin ha ormai dato la sua parola ai Tedeschi. Come tornare indietro? Alle quattro del mattino era gi&agrave; partita per il comando tedesco la lettera di conferma degli accordi presi verbalmente la sera prima.</font></div>
<div><font color="#000000">Ci potevano essere ancora dei dubbi sulle intenzioni reali dei Tedeschi? Bastava d’altra parte guardarsi attorno: nella zona di Lixuri era tutto un andirivieni di colonne germaniche; rifornimenti venivano paracadutati ai presidi isolati. Sbarchi erano segnalati sulle coste. Intanto il capitano Pampaloni ha gi&agrave; stabilito contatti con i partigiani greci dell’isola. Entra in scena il tenente dell’esercito greco Agesilao Migliaressi. Avvicina il capitano Pampaloni e il capitano Apollonio, prende accordi direttamente con entrambi in vista di un’azione combinata contro i Tedeschi. Entrano in scena altre figure di resistenti greci: sono il tenente colonnello Kavadias, il capitano Lazarotos e il tenente Georgopulos. Riunione segreta di costoro sotto la tenda del capitano Apollonio: i resistenti greci provvederebbero alle informazioni, a controllare l’isolato presidio tedesco di Capo Munda, ad iniziare azioni di guerriglia lungo la rotabile Karadacata-Argostoli, ad attaccare le autocolonne tedesche in marcia, a colpire. Ad assicurare il collegamento tra Italiani e Greci &egrave; incaricato il tenente Dionisio Georgopulos. Sar&agrave; distaccata presso i “ribelli” una stazione radio. La diriger&agrave; il radiotelegrafista Fedeli. Si distribuiscono armi. Un capitano dei carabinieri si incarica di rimettere in libert&agrave; i detenuti “politici” greci e di distruggere tutti i documenti compromettenti relativi ad azioni tentate o progettate dai componenti dell’E.L.A.S. nell’isola di Cefalonia.</font></div>
<div><font color="#000000">Si arriva cos&igrave; al pomeriggio del 12. Verso le ore 16, altro incidente. Questa volta siamo arrivati al punto di rottura. Il generale comandante tiene un nuovo consiglio di guerra. Esamina la situazione drammatica che si &egrave; venuta a creare nelle ultime ore, sempre allo scopo di trovare un compromesso qualunque, pur di portar fuori i suoi undicimila “figli di mamma” da una tragedia di cui calcola gi&agrave; tutte le conseguenze, quando…</font></div>
<div><font color="#000000">La notizia cade sul tavolo del generale col fragore di una bomba: i Tedeschi hanno ritto gli indugi, gettato la maschera, sono passati all’azione, e tanto per cominciare, hanno circondato le batterie di San Giorgio e di Kavriata: disarmate, intimato quindi ai soldati di consegnare le armi.</font></div>
<div><font color="#000000">S.O.S,. disperato degli ufficiali. La risposta del comando &egrave; burocraticamente semplice: “Di fronte a forze preponderanti, cedere”.</font></div>
<div><font color="#000000">E le batterie cedono. L’affronto &egrave; grave. Umiliante. Soprattutto sospetto. Si sospettano infatti complicit&agrave; penose, impossibili, di cui non si vorrebbe nemmeno sentir parlare, ma di cui intanto si mormora. Comincia a serpeggiare per la prima volta la parola tradimento. La propaganda greca fa di tutto per eccitare gli animi, per mettere i soldati contro gli ufficiali, gli ufficiali inferiori contro gli ufficiali superiori, per “caricare” gli animi dei soldati di risentimento contro i Tedeschi, per creare malintesi, provocare incidenti. Chi non &egrave; contro i Tedeschi, &egrave; con i Tedeschi, e come tale tacciato di vigliaccheria.</font></div>
<div><font color="#000000">Grave incidente nella piazza principale di Argostoli. Poich&eacute; la situazione sta diventando sempre pi&ugrave; critica, e potrebbe precipitare da un momento all’altro, il Comando di Divisione aveva ordinato lo sgombero delle Suore Missionarie italiane. Se ne era incaricato il capitano Piero Gazzetti, addetto all’ufficio propaganda del comando divisionale: con un autocarro le sta trasferendo al 37° ospedale da campo. Nella piazza di Argostoli, l’autocarro &egrave; fermato da un maresciallo di Marina il quale intima all’ufficiale e alle suore di scendere: l’autocarro &egrave; requisito, sar&agrave; destinato al trasporto di armi e munizioni. Il capitano risponde che deve eseguire un ordine del generale. È un attimo. Il maresciallo urla: “Allora anche voi appartenete alla schiera dei traditori”. Estrae la pistola, spara a bruciapelo all’ufficiale, che cade riverso. Morir&agrave; il giorno appresso, dopo un’atroce agonia.</font></div>
<div><font color="#000000">Ancora incidenti nel pomeriggio. Mentre si reca al comando di artiglieria dove ha convocato un consiglio di guerra, il generale Gandin &egrave; fatto segno a un attentato prima, ad insulti poi. Una bomba &egrave; lanciata contro la sua macchina, fortunatamente senza conseguenze. Oltre, un soldato si para decisamente davanti alla macchina costringendo l’autista a rallentare; un altro militare ne approfitta per strappare la bandierina tricolore dal cofano gridando al generale che on &egrave; pi&ugrave; degno di portarla. Ammutinamento vero e proprio in un reggimento di fanteria: il colonnello, fatto segno a un colpo di moschetto, &egrave; costretto a rifugiarsi in una casetta. Sar&agrave; liberato da alcuni civili greci.</font></div>
<div><font color="#000000">Che cosa aveva fatto il generale Gandin per meritare un simile trattamento dai suoi soldati? Che cosa aveva fatto per sentirsi chiamare “traditore”? Niente. Voleva soltanto portare a casa, indenne, la divisione che la Patria gli aveva affidato, assieme a tutti i “figli di mamma” che la componevano. Egli &egrave; forse il solo uomo degli undicimila della “Acqui” che vede chiaramente la situazione. “I Tedeschi ci schiacceranno con i loro Stukas” dice nel corso di un rapporto con alcuni ufficiali di artiglieria che avevano chiesto di essere ricevuti. Tra questi, il capitano Apollonio, il capitano Pampaloni e il tenente Ambrosini sono i pi&ugrave; agitati. il movimento di rivolta era in realt&agrave; partito dalle batterie del 33° artiglieria e della Marina. Il comandante, il colonnello Romagnoli, pur parteggiando idealmente coi suoi subalterni, non pere mai il senso della misura. “Siamo soldati - dice - e dobbiamo obbedire”. Impossibile, gi rispondono.</font></div>
<div><font color="#000000">I Tedeschi hanno catturato alcune nostre batterie: che cosa aspetta il generale Gandin ad attaccare? Di quale altra provocazione tedesca ha bisogno per iniziare le ostilit&agrave;? La discussione assume toni insoliti. Gandin cerca di far capire la gravit&agrave; della situazione. Quale? Essa &egrave; uin una sola parola, e dice: “isolamento”. “Siamo isolati”. Ma ormai le menti sono sconvolte, l’ubbidienza distrutta.</font></div>
<div><font color="#000000">Gandin insiste nel voler far comprendere le ragioni delle sue decisioni, di trattare sino all’ultimo coi Tedeschi. Gli ribattono che tale atteggiamento &egrave; contrario all’onore militare. Si arriva all’assurdo: di protestare perch&eacute; il generale aveva preso delle decisioni senza consultare prima i subalterni. Pare che un ufficiale, tra i pi&ugrave; scalmanati, lo abbia accusato addirittura di essere un ribelle agli ordini del governo legittimo e servo di Farinacci.</font></div>
<div><font color="#000000">“Generale - esclama il capitano Apollonio - non vi chiediamo che di lasciarci morire accanto ai nostri cannoni”.</font></div>
<div><font color="#000000">Fuori &egrave; il tumulto, l’insubordinazione &egrave; ormai scatenata. I pi&ugrave; irrequieti sono proprio i tutori dell’ordine, i carabinieri, Gli artiglieri, credendo che i loro ufficiali siano stati arrestati, puntano i pezzi delle batterie contro il Comando Divisione. Qualcuno parla di arrestare nientedimeno che il generale. Ufficiali e truppa, aizzati dai Greci, gridano che il generale &egrave; un traditore…»</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Da questa ricostruzione dei fatti, che era di pubblico dominio in Italia prima che la retorica resistenziale avvolgesse il dramma della «Acqui» in un alone sacrale che ne rende difficilissima, ora, una spassionata valutazione storica, risulta, fra le altre cose, che un semplice capitano, agendo di propria iniziativa e alle spalle dei propri superiori diretti, nonch&eacute; del generale di divisione che stava prendendo tutt’altre decisioni, stabiliva rapporti di collaborazione operativa con i partigiani greci, ossia con il nemico del giorno innanzi, fin dal 13 settembre, vale a dire appena cinque giorni dopo l’armistizio dell’Italia con gli Alleati.</font></div>
<div><font color="#000000">Gi&agrave; lascia pensosi il fatto che, su di una piccola isola come Cefalonia (781,5 kmq.: cio&egrave;, pressappoco, tre volte e mezzo l’isola d’Elba), una forza italiana di 11.000 soldati, pi&ugrave; duemila Tedeschi, convivesse con forti nuclei della resistenza greca, come se fra le due parti si fosse giunti, e da tempo, a una sorta di tacito armistizio. A questo punto, forse, l’intero episodio di Cefalonia andrebbe inserito nel pi&ugrave; ampio contesto del disfacimento morale di una parte degli eserciti italiani disseminati nei Balcani e particolarmente demoralizzati dopo che, con la caduta della Tunisia e con la conquista angloamericana della Sicilia, essi cominciavano a sentirsi tagliati fuori dalla Patria in pericolo e privi di ogni prospettiva di vittoria.</font></div>
<div><font color="#000000">Solo in un simile contesto si possono collocare azioni come quelle di alcuni ufficiali della «Acqui», i quali, infrangendo la disciplina e screditando pubblicamente l’azione di comando dei propri superiori, instaurano rapporti con i partigiani locali, aprono il fuoco di propria iniziativa sulle truppe germaniche, istigano i propri soldati - con toni esaltati e con profonda irresponsabilit&agrave; - a una azione che coster&agrave; innumerevoli vittime innocenti. </font></div>
<div><font color="#000000">Ed ora, proviamo a metterci onestamente, per una volta, da parte dell’ex alleato tedesco, gi&agrave; ferito dalla notizia dell’armistizio di Cassibile e dalle sue prevedibili conseguenze per la sicurezza della Germania medesima. Che cosa doveva pensare di quei soldati, di quegli ufficiali; quanto poteva fidarsi delle loro assicurazioni, della loro parola; che cosa doveva aspettarsi da loro, e come avrebbe dovuto regolarsi nei loro confronti, con una guerra tuttora in corso contro le maggiori potenze mondiali e con la flotta britannica sempre pronta a sferrare un colpo di mano contro Cefalonia, cos&igrave; come contro le altre isole greche?</font></div>
<div><font color="#000000">Ancora.</font></div>
<div><font color="#000000">Prima che abbia inizio la battaglia fra Italiani e Tedeschi sull’isola, il generale Gandin &egrave; minacciato e insultato dalle sue stesse truppe, che strappano la bandiera italiana dal cofano della sua automobile e gli gridano che non &egrave; degno di essa. Un colonnello della «Aqui» viene preso a fucilate dai suoi stessi soldati ed &egrave; tratto in salvo dai civili greci. E chi aveva autorizzato l’immediata scarcerazione dei partigiani greci detenuti dai carabinieri?</font></div>
<div><font color="#000000">Si tratta di scene normali presso una divisione combattente, in un teatro di guerra? Qualcuno si immagina che situazioni del genere avrebbero potuto verificarsi presso gli eserciti alleati, non che presso il disciplinatissimo esercito tedesco, che pure si sentiva, ed era, circondato da nemici da ogni parte, ivi compresi i partigiani che colpiscono stando nell’ombra? Oppure qualcuno si immagina che, se si fossero verificate, la disciplina non sarebbe stata drasticamente ripristinata; o, ancora, che un tribunale militare non avrebbe sanzionato i gravissimi reati commessi, e sia pure in condizioni di normalit&agrave;, vale a dire a guerra finita?</font></div>
<div><font color="#000000">Per vedere scene simili a quelle di Cefalonia nei primi di settembre del 1943, bisogna risalire indietro agli ammutinamenti dell’esercito francese nel 1917 o all’insurrezione della flotta tedesca negli ultimi giorni della prima guerra mondiale. Meglio ancora: bisogna risalire alla Rivoluzione d’Ottobre e alla dissoluzione dell’esercito russo, fra il 1917 e il 1918, fomentata dagli agitatori bolscevichi e dagli agenti provocatori austro-tedeschi; non si dimentichi mai che Lenin torn&ograve; in Russia con l’aiuto di Parvus, agente dei servizi segreti tedeschi, che disponeva dei fondi segreti stanziati dallo Stato Maggiore germanico.</font></div>
<div><font color="#000000">Vi &egrave; infatti, riconoscibilissima, una particolare tecnica di matrice comunista, nei gravissimi fatti verificatisi presso la divisione «Acqui» di Cefalonia, prima che divampasse la battaglia fra Italiani e Tedeschi, dal 14 al 22 settembre (giorno della resa del generale Gandin), ispirata alla nota filosofia leninista del «tanto peggio, tanto meglio»; e di cui &egrave; traccia, fra parentesi, anche nell’attentato di Via Rasella, a Roma, l’anno dopo. I partigiani comunisti greci, addestrati presso quella scuola, ne sapevano ben qualcosa: essi non ebbero scrupoli, non solo a fomentare l’odio fra Italiani e Tedeschi, ma anche a istigare la ribellione dei soldati italiani contro i loro ufficiali e contro il loro comandante.</font></div>
<div><font color="#000000">Bisogna avere il coraggio di dirlo: la divisione «Acqui» era in stato di dissoluzione, anzi, in stato di rivolta: non rispondeva pi&ugrave; al proprio Comando e si comportava come una mina vagante, che avrebbe potuto esplodere nelle mani di chiunque le si fosse avvicinato. Quegli artiglieri che puntano i propri cannoni contro il comando della divisione, contro l’edificio ove risiede il generale Gandin, sembrano appartenere ad una scena surreale o a un cattivo film di ammutinamento e ribellione. Una scena del genere non &egrave; concepibile in nessun esercito degno di questo nome.</font></div>
<div><font color="#000000">I partigiani greci, astuti e calcolatori, se ne resero conto benissimo e riuscirono a “lavorarsi” alcuni ufficiali inferiori, istigandoli non solo contro i Tedeschi, ma anche contro i loro superiori e contro il loro stesso comandante. A loro non importava nulla della sorte di quegli sprovveduti; gli bastava seminare zizzania tra Italiani e Tedeschi, per metterli gli uni contro gli altri. Certo, era nel loro diritto di resistenti di un Paese occupato: ma per carit&agrave;, non facciamone degli eroi e non continuiamo a dipingere una storia che non esiste, dove tutti i “buoni” sono da una parte sola e tutti i “cattivi” sono dall’altra, senza sfumature. </font></div>
<div><font color="#000000">Comunque, sul ruolo svolto dalla Resistenza greca in questa e in altre vicende dell’esercito italiano dopo l’8 settembre del 1943, ci riserviamo di ritornare altra volta, in maniera pi&ugrave; specifica. Per ora ci basta aver evidenziato come la decisione della «Acqui» di resistere ai Tedeschi non nasce, come vorrebbe la Vulgata storiografia oggi imperante, da una serena discussione e da una cameratesca assunzione di responsabilit&agrave; reciproca fra tutti gli uomini: ma dal sospetto, dall’odio, dall’esaltazione, dall’incompetenza, dalla faciloneria; mescolati - come avviene nel mistero dell’animo umano - al senso dell’onore ferito, al coraggio personale, a un innegabile spirito di sacrificio; il tutto manipolato da alcuni mestatori, in buona parte stranieri ed ex nemici - i partigiani greci - i quali hanno tutto l’interesse a far scoppiare l’irreparabile fra i due eserciti di occupazione presenti nell’isola.</font></div>
<div><font color="#000000">Cos&igrave;, anche in questo caso - come in molti altri, a cominciare dall’attentato di Via Rasella che provoc&ograve; la strage delle Fosse Ardeatine - ci&ograve; che ci viene raccontato dalla Vulgata oggi dominante non &egrave; precisamente la verit&agrave; e nemmeno un onesto tentativo di avvicinarvisi, ma una deliberata manipolazione di essa, il cui scopo &egrave; fondare un mito intangibile, all’ombra del quale le stesse forze finanziarie, industriali, militari, che avallarono il fascismo e la guerra e ne ricavarono grossi vantaggi, potessero riciclarsi per continuare a spadroneggiare, stavolta in versione democratica.</font></div>
<div><font color="#000000">fonte: </font><font color="#000000">www.politicamentecorretto.com</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=374"/>
		<issued>2010-06-13T23:32:56+01:00</issued>
		<modified>2010-06-13T23:32:56+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=374#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[USA - SCANDALO IN CIMITERO DI ARLINGTON: CONFUSE SALME DEI SOLDATI]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=373</id>
		<created>2010-06-13T23:31:39+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000">Indagine rivela centinaia di errori nelle sepolture dei caduti</font></b></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">New York, 11 giu. (Apcom) - Non c'&egrave; rispetto per i soldati americani morti in guerra. Al cimitero nazionale di Arlington, considerato uno dei luoghi pi&ugrave; sacri del paese, dove sono seppelliti gli eroi della nazione, &egrave; stata scambiata l'identit&agrave; di centinaia di salme, sono state trovate tombe rotte, senza nome, addirittura vuote. Lo rivela un inquietante indagine dell'ufficio ispezioni dell'Esercito. Alcuni bare sono state spostate senza che i familiari venissero avvertiti. </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Il segretario dell Forze Armate John McHugh si &egrave; scusato pubblicamente in un briefing al Pentagono con le persone coinvolte: "Non c'&egrave; nessuna scusante. Sono profondamente rammaricato. L'esercito americano merita un trattamento migliore di questo". Nel cimitero di Arlington sono sepolti pi&ugrave; di 330.000 soldati dal 1864. </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Il segretario ha detto che nei casi pi&ugrave; gravi, almeno 12, sono state trovate tombe vuote o erroneamente identificate, mentre le discrepanze nei nomi riportati sulle lapidi sono 211. Il caso pi&ugrave; inquietante forse quello di Marion Grabe, un'infermiera dell'aeronautica, nata nel Queens a New York, e morta il giorno di Natale del 2007 a 63 anni. La donna aveva prestato servizio per 26 anni Il veterano aveva prestato servizio per 26 anni, era stata infermiere di sala operatoria durante la guerra del Vietnam angkok e Manila. Dopo il funerale, era stata seppellita dai custodi del cimitero nel terreno dove gi&agrave; era presente un'altra bara, che &egrave; stata spostata di qualche metro pi&ugrave; in profondit&agrave; per far posto a Grabe. Il fatto &egrave; stato scoperto quando la famiglia del soldato precedentemente sepolto si &egrave; recata in visita a Arlington, e con estremo stupore ha visto la lapide di Grabe al posto del loro parente. </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">I macabri pasticci dei custodi hanno sollevato un'ondata di polemiche tra l'esercito, i veterani e i familiari dei caduti, che giustamente, chiedono rispetto per il loro cari. "E 'incredibile che abbiano potuto fare una cosa del genere", ha affermato sulle pagine del Daily News, Christa Nolte, una nipote di Grabe che vive in Tennessee."Non hanno mai ci ha chiamato". </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Il rapporto presentato ai vertici dell'esercito riporta una grave negligenza nella gestione del campo da parte del Soprintendente di Arlington, John Metzler e il suo vice Thurman Higginbotham. Metzler ha annunciato ieri il suo pensionamento e Higginbotham &egrave; stato costretto a lasciare il suo posto.</font></div>
<div><font color="#000000">http://notizie.virgilio.it</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=373"/>
		<issued>2010-06-13T23:31:39+01:00</issued>
		<modified>2010-06-13T23:31:39+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=373#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[PERCHÉ SPENDO 29 MILIARDI IN ARMI]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=372</id>
		<created>2010-06-13T09:35:50+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><span style="COLOR: black; FONT-FAMILY: Arial"><img style="WIDTH: 351px; HEIGHT: 307px" height="348" alt="" src="/public/spendere.jpg" width="351" /></span></b></div>
<div><b><span style="COLOR: black; FONT-FAMILY: Arial"></span></b></div>
<div><b><span style="COLOR: black; FONT-FAMILY: Arial"></span></b></div>
<div><b><span style="COLOR: black; FONT-FAMILY: Arial">Nei giorni dei tagli e dei sacrifici chiesti a tutti scoppia il caso del maxi budget per la Difesa, superiore alla manovra. Ma il ministro La Russa avverte: &quot;Molti acquisti sono stati decisi dai miei predecessori, io ho ridotto di 5 miliardi i costi&quot;</span></b></div>
<div><b><span style="COLOR: black; FONT-FAMILY: Arial"></span></b></div>
<div><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000">L&rsquo;Italia ripudia la guerra. Questo c&rsquo;&egrave; scritto su quella vecchia carta che chiamano Costituzione. Sar&agrave; anche vero. Ma per questa guerra che non s&rsquo;ha da fare qui si spende una Finanziaria. Sono un po&rsquo; di giorni che sui giornali si fanno i conti in tasca ai generali. Il concetto &egrave; pi&ugrave; o meno questo: ci stiamo tutti impiccando per arrivare a fine mese. Lo Stato taglia, ricuce, toglie e perdona. La parola d&rsquo;ordine &egrave; far dimagrire il grande pachiderma pubblico. La crisi &egrave; infettiva. Non dobbiamo fare la fine della Grecia. Servono gli antibiotici. E via cos&igrave;. Niente tagli per&ograve; per le armi. Le forze armate, si comincia a dire, si stanno rifacendo il guardaroba. Si compra o si &egrave; comprato: 15 miliardi per l&rsquo;acquisto di 131 caccia F-35, 915 milioni per 2 sommergibili, 1,3 miliardi per 8 aerei a pilotaggio remoto, 12 miliardi per sistemi digitali per l&rsquo;esercito, 120 milioni per sistemi anti-carro. </font></span></div>
<div><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000">Se si sommano tutte le spese per &laquo;difendere la pace&raquo; da qui al 2026 sullo scontrino c&rsquo;&egrave; scritto 29 miliardi di euro. Tanto per dire: cinque in pi&ugrave; della manovra di Tremonti. Il conto della spesa ha fatto vibrare <em><span style="FONT-FAMILY: Arial">l&rsquo;Unit&agrave;</span></em>, incazzare <em><span style="FONT-FAMILY: Arial">il manifesto</span></em>, protestare l&rsquo;opposizione e divertire sulla <em><span style="FONT-FAMILY: Arial">Stampa</span></em> Massimo Gramellini, che si &egrave; chiesto a cosa serve questo armamentario da &laquo;Apocalypse now&raquo;. &Egrave; chiaro. Non si sta qui a fare il coro. Ma le domande non fanno mai male. Male che va uno passa per stupido. Servono tutte queste armi? Non si poteva fare come in Germania, dove qualche taglio l&rsquo;hanno fatto? I cacciabombardieri di Ignazio La Russa sono un lusso? Il ministro ha risposto. Eccolo, qui, al telefono che dice la sua. &Egrave; la versione di Ignazio. </font></span></div>
<div><span style="FONT-FAMILY: Arial"></span></div>
<div><span style="FONT-FAMILY: Arial"><img style="WIDTH: 296px; HEIGHT: 219px" height="528" src="/public/la_russa.jpg" width="381" alt="" /></span></div>
<div><span style="FONT-FAMILY: Arial"></span></div>
<div><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000"></font></span></div>
<div><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000"><br />Ministro, ma servono tutti questi cacciabombardie&shy;ri?</font></span></strong><span style="FONT-FAMILY: Arial"><br /><font color="#000000">&laquo;Speriamo di no&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Come speriamo di no!</span></strong> <br />&laquo;Se uno fa il mutuo per costruir&shy;si una casa anti sismica non spera che venga il terremoto. Mica dice: qui serve una bella scossa cos&igrave; giustifico la spesa&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">La Costituzione dice che l&rsquo;Italia ripudia la guerra.</span></strong> <br />&laquo;Ma non dice di alzare le ma&shy;ni se ti attaccano e, di fatto, pre&shy;vede le operazioni di pace&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">D&rsquo;accordo. Ma c&rsquo;&egrave; la crisi. Tagli ovunque. Non possia&shy;mo rinunciare a qualche cac&shy;cia?</span></strong> <br />&laquo;Primo. Non li ho ordinati io. Non sono gli aerei di La Russa. &Egrave; una storia che comincia ne&shy;g gli anni &rsquo;80&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">&Egrave; colpa della Prima Repub&shy;blica?</span></strong> <br />&laquo;No. &Egrave; una scelta fatta in un certo scenario geopolitico. Non &egrave; che se ti serve un aereo vai al supermercato e lo com&shy;pri. Bisogna programmare. Io tra aerei, portaerei e tutto il re&shy;sto sto ancora pagando 21 mi&shy;liardi di ordini vecchi&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Ne abbiamo ordinati 121. Magari a qualcuno si pu&ograve; ri&shy;nunciare. </span></strong><br />&laquo;Appunto&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Come appunto? </span></strong><br />&laquo;&Egrave; quello che ho fatto&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Quando?</span></strong> <br />&laquo;Sono andato da Tremonti e gli ho detto: Giulio, tu non mi hai chiesto nulla, ma ho taglia&shy;to le spese per gli armamenti&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Quanto?</span></strong> <br />&laquo;Gli Eurofighter non sono pi&ugrave; 121 ma 96. Venticinque in meno&raquo;. <br /></font></span></div>
<div><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000"></font></span></div>
<div><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000">Valore in euro?</font></span></strong><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000"> <br />&laquo;Due miliardi. Ma non mi so&shy;no fermato qui. Erano state or&shy;dinate 10 fregate. Ne prendia&shy;mo solo sei. Le altre quattro de&shy;cidiamo se acquistarle o meno nel 2013. Altri due miliardi. Poi abbiamo rinviato l&rsquo;aereo spia che dovevamo prendere con gli israeliani e il sistema anti&shy;carro. E altre cose&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">In totale?</span></strong> <br />&laquo;Cinque miliardi&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">E i centotrentuno F-35, quin&shy;di&shy;ci miliardi di euro spalma&shy;ti da qui al 2026. Questa &egrave; ro&shy;ba sua.</span></strong> <br />&laquo;Non ho ancora firmato l&rsquo;or&shy;dine&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Firmer&agrave;?</span></strong> <br />&laquo;Vedremo&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Se non firma far&agrave; infuriare l&rsquo;industria pesante italiana.</span></strong> <br /><br />&laquo;Ci sono in ballo anche posti di lavoro&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Gli aerei verranno assem&shy;blati in Italia?</span></strong> <br />&laquo;&Egrave; questo il punto. Ho chie&shy;sto c&shy;he il 70 per cento dell&rsquo;inve&shy;stimento abbia un ritorno in la&shy;voro qui in Italia&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Non ha tagliato gli elicotte&shy;ri.</span></strong> <br />&laquo;Servono. Quelli per il tra&shy;sporto sono fondamentali per le missioni all&rsquo;estero e anche per l&rsquo;Italia&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Cosa ha ottenuto in cambio da Tremonti?</span></strong> <br />&laquo;Nulla. Ma l&rsquo;ho invitato a ri&shy;cordarsi di questi tagli&raquo;.<br />&nbsp;<br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Un promemoria.</span></strong> <br />&laquo;Lo chiami come vuole. Que&shy;sti tagli non rientrano nella contabilit&agrave; ordinaria. Si tratta di spese che vengono suddivi&shy;se nel corso degli anni. Mi au&shy;guro che Giulio ne tenga con&shy;to&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Quando c&rsquo;&egrave; da discutere gli stipendi dei militari?</span></strong> <br />&laquo;Non solo. I soldati vanno an&shy;che addestrati. E questo co&shy;sta&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Taglio di qua, ma prendo di l&agrave;.</span></strong> <br />&laquo;Non sono cos&igrave; cinico. Ma c&rsquo;&egrave; bisogno di razionalizzare le forze armate. Cos&igrave; il peso &egrave; dise&shy;guale&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Cio&egrave;? </span></strong><br />&laquo;Troppi generali, troppi ma&shy;rescialli e pochi soldati. A noi i soldati servono e vanno assun&shy;ti. Non posso mica mandare in Afghanistan un maresciallo di sessant&rsquo;anni&raquo;.<br />&nbsp;<br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">E anche qui polemiche sui costi. Trentacinque missio&shy;ni di peacekeeping negli ulti&shy;mi quindici anni.</span></strong> <br />&laquo;Noi abbiamo impegni inter&shy;n&shy;azionali ed &egrave; onesto rispettar&shy;li. Sono missioni che servono a garantire la pace, non giochet&shy;ti di qualche dottor Stranamo&shy;re. Stiamo comunque studian&shy;do il modo per ridurre il peso delle missioni.Ci sar&agrave; un&rsquo;acce&shy;lerazione per lasciare i Balca&shy;ni&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Bombardieri in missioni di pace. Anche questo non suo&shy;na strano?</span></strong> &laquo;Missione di pace non signifi&shy;ca che non si usa la forza. Detto questo i nostri bombardieri vo&shy;l&shy;ano in Afghanistan senza bom&shy;be&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Senza bombe? </span></strong><br />&laquo;Senza bombe. Meglio evita&shy;re guai&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">E allora a che servono? </span></strong><br />&laquo;Fanno operazioni di moni&shy;toraggio&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Disarmati</span></strong>. <br />&laquo;Hanno un cannoncino che usato a volo radente colpisce in maniera mirata i terroristi. Poi mi raccontano che basta il rumore dei bombardieri per spaventare i nemici&raquo;.</font><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000"> <br /></font></span></strong><b><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000">Quando andremo via dal&shy;l&rsquo;Afghanistan?</font></span></strong></b><font color="#000000"> <br />&laquo;Nel 2013 tutte le operazioni verranno svolte dalle forze af&shy;gane. Questo non significa au&shy;tomaticamente il ritiro, ma gra&shy;dualmente si va verso il disim&shy;pegno&raquo;. <br /><br /><strong><span style="FONT-FAMILY: Arial">Tanti sforzi. Ma Bin Laden &egrave; ancora libero.</span></strong> <br />&laquo;Ma Bin Laden non ha nep&shy;pure pi&ugrave; beccato due grattacie&shy;li a New York&raquo;.&nbsp;&nbsp; </font></span></div>
<div><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000"></font></span></div>
<div><span style="FONT-FAMILY: Arial"><font color="#000000">Fonte: www.ilgiornale.it</font></span></div>
<embed src="http://www.youtube.com/v/K99FnXQQAec&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" width="400" height="385" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=372"/>
		<issued>2010-06-13T09:35:50+01:00</issued>
		<modified>2010-06-13T09:35:50+01:00</modified>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=372#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[MAMME E SOLDATI UNITI DALL'ORMONE "CURA E PROTEGGI"]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=371</id>
		<created>2010-06-11T19:41:52+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000"><img style="WIDTH: 251px; HEIGHT: 282px" height="445" alt="" src="/public/mamma_orsa.jpg" width="311" /></font></b></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong></strong></div>
<div><b><font color="#000000"></font></b></div>
<div><b><font color="#000000">L'ossitocina prodotta naturalmente dal corpo potenzia l'altruismo</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">verso il proprio gruppo sociale</font></b></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">Soldati in battaglia come &ldquo;mamma orsa&rdquo;, almeno per quanto riguarda la chimica cerebrale.&nbsp;Secondo uno studio olandese, che si &egrave; guadagnato la copertina di Science, la chiave dell&rsquo;atteggiamento che porta a &ldquo;proteggere e difendere&rdquo; gli altri, anche a costo di sacrifici per se stessi, si cela nell&rsquo;ossitocina, l&rsquo;ormone delle coccole. Un neurotrasmettitore chiave per il legame mamma-piccolo, il cui effetto in versione spray nasale &egrave; stato sperimentato dai ricercatori su un gruppo di volontari maschi.</font></div>
<div><font color="#000000">Secondo gli studiosi diretti da Carsten De Dreu e dal suo team, infatti, proprio l&rsquo;ossitocina accende l&rsquo;altruismo nei confronti di un gruppo di estranei, portando ad assumere un comportamento ostile nei confronti di altri gruppi percepiti come minacciosi. Un comportamento tipico di mamma orsa, che si getta a capofitto contro il nemico quando vede insidiata la sicurezza dei suoi piccoli. Ebbene, il meccanismo che porta un soldato in battaglia a rischiare la pelle per proteggere il proprio Paese ha le sue radici nello stesso neurotrasmettitore che scatena mamma orsa. </font></div>
<div><font color="#000000">In tre esperimenti su volontari maschi gli scienziati hanno confrontato le scelte dei soggetti che avevano ricevuto una dose di ossitocina spray nasale con quelle di coetanei che avevano preso un placebo. Ogni volontario doveva gestire gruppi di tre persone in un gioco in cui si prendevano decisioni delicate, che avevano conseguenze finanziarie per se stessi, i propri compagni di squadra e i rivali. </font></div>
<div><font color="#000000">I risultati hanno indicato che lo spray di ossitocina accende una reazione del tipo &ldquo;cura e proteggi&rdquo;, promuovendo la fiducia all&rsquo;interno del gruppo e la collaborazione, ma anche l&rsquo;aggressivit&agrave; a scopo difensivo - non offensivo - rispetto ai rivali. L&rsquo;ormone sembra inoltre avere il suo effetto indipendentemente dalla natura collaborativa di ciascun soggetto.</font></div>
<div><font color="#000000">http://www3.lastampa.it</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=371"/>
		<issued>2010-06-11T19:41:52+01:00</issued>
		<modified>2010-06-11T19:41:52+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=371#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[STANGATA SUI MILITARI - UNA MANOVRA ECONOMICA CHE COLPISCE IN PARTICOLARE I MILITARI...]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359</id>
		<created>2010-06-06T15:18:12+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><font color="#000000"><strong><font size="3">&nbsp; <img style="WIDTH: 240px; HEIGHT: 217px" height="194" alt="" src="http://www.forzearmate.eu/public/ammalato.gif" width="200" /></font></strong></font></p>
<p align="left"><font color="#000000"><strong><font size="3">Stangata sui militari. Il Governo ha varato una serie di provvedimenti che peseranno non poco sulle spalle del personale, sia giovane che anziano. <br /></font></strong></font></p>
<font color="#000000"><span class="InfoComponentTextPrimitive" owc:view-mode="text" owc:control="primitive">
<p align="left"><br />Dopo il varo del Consiglio dei Ministri nella riunione del 25 maggio 2010 e la firma delCapo dello Stato, ecco il testo definitivo della manovra da 24,9 miliardi in due anni, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - <font size="3"><a href="http://www.forzearmate.org/sideweb/2010/leggi-decreti/DECRETO-LEGGE-MANOVRA-FINANZIARIA-2010-DEFINITIVO-FIRMATO-31052010..pdf" target="_blank">DECRETO-LEGGE 31&nbsp;maggio&nbsp;2010 , n. 78.</a><br /></font></p>
<p align="left"><font size="3">----------------------------------------------------------------------------</font></p>
</span></font>
<p><strong><font color="#0000ff"></font></strong></p>
<strong><font color="#0000ff">
<div><font face="Arial" color="#000000" size="3"><span class="125355012-06062010">I tagli economici che subiranno i militari e decisi dal Governo&nbsp;con la manovra finanziaria 2010 sono i seguenti:</span></font></div>
<div><font face="Arial" size="2"><span class="125355012-06062010"></span></font>&nbsp;</div>
<div><font face="Arial" size="2"><span class="125355012-06062010"></span></font>&nbsp;</div>
<font face="Arial" size="2"><span class="125355012-06062010">
<ol style="MARGIN-TOP: 0cm; MARGIN-BOTTOM: 0cm" type="1">
    <li class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify"><font face="Arial"><font color="#000000">Congelamento del trattamento economico complessivo anche del trattamento accessorio dei singoli dipendenti (C.F.I. - C.F.G. - STRAORDINARI, ECC. ECC.) per gli anni 2011, 2012 e 2013 che non potr&agrave; essere superiore a quello avuto nel 2010;</font><b><br /><font color="#000000">&nbsp;</font></b></font><font color="#000000">&nbsp;</font><font color="#000000"><font face="Arial"><br />&nbsp;</font> </font></li>
    <li class="MsoNormal"><font color="#000000"><font face="Arial">Non si d&agrave; luogo ai rinnovi contrattuali per il triennio 2010-2012, rimane solo la vacanza contrattuale;<br />&nbsp;</font> </font></li>
    <li class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify"><font color="#000000"><font face="Arial">dal 2011 il 30% dei reparti che attualmente fruiscono dell&rsquo;indennit&agrave; di impiego operativo per reparti di campagna la perdono (art. 9 comma 32). OVVERO DAL 2011 MOLTI MILITARI CORRONO IL RISCHIO DI AVERE ANCHE 100 EURO IN MENO DI STIPENDIO AL MESE!<br />&nbsp;</font> </font></li>
    <li class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify"><font color="#000000"><font face="Arial">&ldquo;Esproprio&rdquo; delle somme allocate per il riordino delle carriere sino al 2010 (art. 9 comma 29), quasi 800 milioni di euro che vengono tolti al comparto difesa-sicurezza;<br />&nbsp;</font> </font></li>
    <li class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify"><font color="#000000"><font face="Arial">le promozioni dal 2011 al 2013 avranno solo valore ai fini giuridici e non economici;<br />&nbsp;</font> </font></li>
    <li class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify"><font color="#000000"><font face="Arial">congelamento delle classi e degli scatti per il triennio 2011-2013;<br />&nbsp;</font> </font></li>
    <li class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify"><font color="#000000"><font face="Arial">Trattamento di fine servizio spalmato su tre anni, fino a 90.000 lordi in un anno, da 90.000 a 150.000 in due anni e superiore a 150.000 in tre anni.<br />&nbsp;</font> </font></li>
    <li class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: justify"><font color="#000000"><font face="Arial">Trasformazione da trattamento di fine servizio in T.F.R. con decorrenza dal 2011.</font> </font></li>
</ol>
</span></font></font></strong>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359"/>
		<issued>2010-06-06T15:18:12+01:00</issued>
		<modified>2010-06-06T15:18:12+01:00</modified>
		<slash:comments>4196</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=359#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[MANOVRA DI GUERRA TAGLI AGLI STIPENDI E COMPRANO ARMI]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=370</id>
		<created>2010-06-06T06:59:39+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img style="WIDTH: 363px; HEIGHT: 320px" height="385" alt="" src="/public/zio_paperone.jpg" width="415" /></font></div>
<div><font color="#000000"><br /></font></div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Fuori dai ministeri, tra gli statali che da qui ai prossimi tre anni dovranno sacrificare i loro stipendi per versare allo Stato 5 miliardi di euro contro la crisi, il grido pacifista si &egrave; gi&agrave; fatto largo: &laquo;Vendessero i cacciabombardieri di La Russa&raquo;. In realt&agrave; pi&ugrave; che di vendere si tratterebbe di non acquistarne di nuovi. Idea tutt&rsquo;altro che peregrina. &Egrave; quello che sta decidendo di fare la Germania in queste ore, per dire. Il Pd stima che si potrebbero risparmiare almeno 2 miliardi l&rsquo;anno. Ovvero sei miliardi nei tre anni su cui opera la manovra. Una stima prudenziale, visto che la spesa in armamenti si aggira intorno ai 3,5 miliardi l&rsquo;anno.<br />Nella manovra finanziaria di Tremonti, per&ograve;, di tagli agli armamenti non ne troverete traccia. E s&igrave; che in programma il governo italiano non ha solo l&rsquo;acquisto di nuovi cacciabombardieri. Sul bilancio dello stato, al momento, incombono ben 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d&rsquo;arma, che ipotecano la spesa bellica da qui al 2026. Tutti passati inosservati sotto lo sguardo vigile del ministro dell&rsquo;Economia. <br /><br /><span>Cifre astronomiche<br />Eppure parliamo di cifre astronomiche, che il governo si &egrave; impegnato a versare all&rsquo;industria bellica per acquistare una variet&agrave; incredibile di nuove armi. La lista &egrave; lunga. Prendiamo solo qualche esempio. Partiamo proprio dai cacciabombardieri. Programma di ammodernamento numero 65. Un piano faraonico, che impegna l&rsquo;Italia a comprare dagli Usa 131 cacciabombardieri F-35. Aerei progettati per essere invisibili ai radar (solo che nel frattempo i radar si sono evoluti). Roba da guerra fredda. Solo nel triennio interessato dalla manovra appena varata l&rsquo;acquisto programmato sulle casse dello stato per circa 2,5 miliardi di euro. Totale della spesa prevista da qui al 2026: 15 miliardi. Che si sovrappone per altro alla spesa per l&rsquo;acquisto, gi&agrave; programmato, di 121 Eurofighter (80 sono stati gi&agrave; comprati e c&rsquo;&egrave; ancora un&rsquo;ultima tranche). Ma andiamo oltre. Al programma numero 67, per esempio. Si chiama &laquo;Forza Nec&raquo;: serve a dotare le forze armate di terra e da sbarco di un sistema assai sofisticato di digitalizzazione. Roba da Vietnam, ovvero da conflitti ad alta intensit&agrave; - la guerra in Iraq era considerata a media intensit&agrave;. Per ora siamo alla fase di progettazione, che da sola costa circa 650 milioni di euro. L&rsquo;esborso finale, non ancora formalizzato, si aggirer&agrave; intorno agli 11-12 miliardi. Ma andiamo oltre. Passiamo ai sommergibili. Difficile prevedere una battaglia navale nel Mediterraneo che li richieda, eppure nella lista dei futuri armamenti non mancano due sommergibili di nuova generazione. Costo stimato: circa 915 milioni. Pi&ugrave; della met&agrave; da versare gi&agrave; nei tre anni della manovra. Una cifra minore ma non per questo pi&ugrave; sensata sar&agrave; spesa invece per comprare nuovi sistemi di contracarro di terza generazione: 120 milioni di euro. <br />Cifre da capogiro. Tanto che lo stato italiano fa fatica a stare dietro agli impegni presi. E l&rsquo;industria bellica &egrave; costretta a ricorrere alle banche. Con il risultato che l&rsquo;indebitamento fa lievitare ulteriormente i costi. Negli ultimi tre anni, l&rsquo;Italia ha speso in armamenti circa 3,5 miliardi di euro l&rsquo;anno. Una cifra destinata a lievitare, tanto pi&ugrave; che nemmeno la manovra prova a scalfirla. <br />Una cifra molto opaca, secondo il Pd, che domani in Commissione difesa del senato presenter&agrave; una risoluzione per chiedere che il governo inizi a fare i conti con le armi e con i miliardi che i 71 fatidici programmi continuano a sottrarre al bilancio dello Stato. Sono tutti cos&igrave; indispensabili? Il Pd chiede di verificarne utilit&agrave;, tempi d&rsquo;attuazione e costi. E di adottare quella che definisce una &laquo;moratoria ragionata&raquo;. Obiettivo: ottenere risparmi consistenti. E costringere il governo ad adeguare la spesa ai costi della crisi. E al modello di difesa adottato alla luce della Costituzione. <br /><br />L&rsquo;Italia ripudia la guerra, appunto. E per&ograve; continua a buttare miliardi in armi, oltretutto (per fortuna) inutili. Negli ultimi 15 anni infatti le forze armate italiane sono state impegnate in 35 missioni di peacekeeping. &laquo;Ma se dobbiamo portare la pace, che ce ne facciamo dei bombardieri F-35?&raquo;, osserva il capogruppo del Pd in Commissione Difesa, Gian Piero Scanu, primo firmatario della risoluzione, che illustrer&agrave; domani al senato: &laquo;Semmai - aggiunge - abbiamo bisogno di addestrare i militari, di provvedere alla manutenzione dei mezzi di trasporto che utilizzano&raquo;. <br /><br />Ecco appunto, di quelli invece la manovra si occupa: un taglio di quasi un miliardo in tre anni, che si aggiunge agli 1,5 miliardi di risparmi sul bilancio di esercizio gi&agrave; programmati dalla prima finanziaria del governo Berlusconi. Forse anche per questo quel grido d&rsquo;allarme lanciato dal dipendente statale pacifista ormai comincia a diffondersi anche tra le forze armate. &laquo;Il rapporto difesa-industria va cambiato, ci sono costi e appetiti che lo rendono non ottimale, l&rsquo;industria non pu&ograve; imporre ci&ograve; che vuole&raquo;, ha denunciato pubblicamente lo stesso sottocapo di Stato maggiore dell&rsquo;Aeronautica, Maurizio Ludovisi.<br /><br />&laquo;Fin qui il governo non ha ancora risposto: quale &egrave; il modello di difesa a cui finalizza la spesa?&raquo;, osserva Roberta Pinotti, appoggiando l&rsquo;iniziativa del capogruppo. &laquo;Non &egrave; che da domani debbano rientrare gli uomini in missione - spiega Achille Serra, vicepresidente della Commessioni -, ma spendiamo soldi per armi inutili ed &egrave; doveroso tagliare davanti alla crisi &egrave; doveroso&raquo;.</span>Eppure parliamo di cifre astronomiche, che il governo si &egrave; impegnato a versare all&rsquo;industria bellica per acquistare una variet&agrave; incredibile di nuove armi. La lista &egrave; lunga. Prendiamo solo qualche esempio. Partiamo proprio dai cacciabombardieri. Programma di ammodernamento numero 65. Un piano faraonico, che impegna l&rsquo;Italia a comprare dagli Usa 131 cacciabombardieri F-35. Aerei progettati per essere invisibili ai radar (solo che nel frattempo i radar si sono evoluti). Roba da guerra fredda. Solo nel triennio interessato dalla manovra appena varata l&rsquo;acquisto programmato sulle casse dello stato per circa 2,5 miliardi di euro. Totale della spesa prevista da qui al 2026: 15 miliardi. Che si sovrappone per altro alla spesa per l&rsquo;acquisto, gi&agrave; programmato, di 121 Eurofighter (80 sono stati gi&agrave; comprati e c&rsquo;&egrave; ancora un&rsquo;ultima tranche). Ma andiamo oltre. Al programma numero 67, per esempio. Si chiama &laquo;Forza Nec&raquo;: serve a dotare le forze armate di terra e da sbarco di un sistema assai sofisticato di digitalizzazione. Roba da Vietnam, ovvero da conflitti ad alta intensit&agrave; - la guerra in Iraq era considerata a media intensit&agrave;. Per ora siamo alla fase di progettazione, che da sola costa circa 650 milioni di euro. L&rsquo;esborso finale, non ancora formalizzato, si aggirer&agrave; intorno agli 11-12 miliardi. Ma andiamo oltre. Passiamo ai sommergibili. Difficile prevedere una battaglia navale nel Mediterraneo che li richieda, eppure nella lista dei futuri armamenti non mancano due sommergibili di nuova generazione. Costo stimato: circa 915 milioni. Pi&ugrave; della met&agrave; da versare gi&agrave; nei tre anni della manovra. Una cifra minore ma non per questo pi&ugrave; sensata sar&agrave; spesa invece per comprare nuovi sistemi di contracarro di terza generazione: 120 milioni di euro. Cifre da capogiro. Tanto che lo stato italiano fa fatica a stare dietro agli impegni presi. E l&rsquo;industria bellica &egrave; costretta a ricorrere alle banche. Con il risultato che l&rsquo;indebitamento fa lievitare ulteriormente i costi. Negli ultimi tre anni, l&rsquo;Italia ha speso in armamenti circa 3,5 miliardi di euro l&rsquo;anno. Una cifra destinata a lievitare, tanto pi&ugrave; che nemmeno la manovra prova a scalfirla. Una cifra molto opaca, secondo il Pd, che domani in Commissione difesa del senato presenter&agrave; una risoluzione per chiedere che il governo inizi a fare i conti con le armi e con i miliardi che i 71 fatidici programmi continuano a sottrarre al bilancio dello Stato. Sono tutti cos&igrave; indispensabili? Il Pd chiede di verificarne utilit&agrave;, tempi d&rsquo;attuazione e costi. E di adottare quella che definisce una &laquo;moratoria ragionata&raquo;. Obiettivo: ottenere risparmi consistenti. E costringere il governo ad adeguare la spesa ai costi della crisi. E al modello di difesa adottato alla luce della Costituzione. L&rsquo;Italia ripudia la guerra, appunto. E per&ograve; continua a buttare miliardi in armi, oltretutto (per fortuna) inutili. Negli ultimi 15 anni infatti le forze armate italiane sono state impegnate in 35 missioni di peacekeeping. &laquo;Ma se dobbiamo portare la pace, che ce ne facciamo dei bombardieri F-35?&raquo;, osserva il capogruppo del Pd in Commissione Difesa, Gian Piero Scanu, primo firmatario della risoluzione, che illustrer&agrave; domani al senato: &laquo;Semmai - aggiunge - abbiamo bisogno di addestrare i militari, di provvedere alla manutenzione dei mezzi di trasporto che utilizzano&raquo;. Ecco appunto, di quelli invece la manovra si occupa: un taglio di quasi un miliardo in tre anni, che si aggiunge agli 1,5 miliardi di risparmi sul bilancio di esercizio gi&agrave; programmati dalla prima finanziaria del governo Berlusconi. Forse anche per questo quel grido d&rsquo;allarme lanciato dal dipendente statale pacifista ormai comincia a diffondersi anche tra le forze armate. &laquo;Il rapporto difesa-industria va cambiato, ci sono costi e appetiti che lo rendono non ottimale, l&rsquo;industria non pu&ograve; imporre ci&ograve; che vuole&raquo;, ha denunciato pubblicamente lo stesso sottocapo di Stato maggiore dell&rsquo;Aeronautica, Maurizio Ludovisi.&laquo;Fin qui il governo non ha ancora risposto: quale &egrave; il modello di difesa a cui finalizza la spesa?&raquo;, osserva Roberta Pinotti, appoggiando l&rsquo;iniziativa del capogruppo. &laquo;Non &egrave; che da domani debbano rientrare gli uomini in missione - spiega Achille Serra, vicepresidente della Commessioni -, ma spendiamo soldi per armi inutili ed &egrave; doveroso tagliare davanti alla crisi &egrave; doveroso&raquo;.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: http://www.unita.it</font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=370"/>
		<issued>2010-06-06T06:59:39+01:00</issued>
		<modified>2010-06-06T06:59:39+01:00</modified>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=370#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[AFGHANISTAN - OVERDOSE FRA MILITARI AUSTRALIANI, AL VIA TEST ANTIDROGA]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=369</id>
		<created>2010-06-05T10:04:53+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img src="/public/overdose.jpg" alt="" /></font></div>
<div> </div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Tutti i 300 incursori delle forze speciali australiane in Afghanistan saranno sottoposti a test antidroga, dopo che uno di loro e' stato trovato privo di sensi in branda per apparente overdose, con accanto pillole e una polvere bianca che viene analizzata, ma si sospetta sia un oppiaceo. Il militare, la cui unita' era appena tornata da un'estesa operazione contro i talebani, e' stato trasferito in ospedale in Germania dove versa in gravi condizioni.</font></div>
<div><font color="#000000">Il comandante delle forze armate maresciallo dell'aria Angus Houston ha assicurato che nessun soldato australiano e' stato sospettato di abuso di oppiacei da quando e' iniziato l'impegno militare nel 2001. Un'inchiesta militare presieduta da un giurista civile sara' incaricata di indagare sull'episodio e sull'efficacia del regime militare di test antidroga. In una conferenza stampa Houston, visibilmente scosso, ha detto che vi sara' un'indagine anche sui 'festeggiamenti' tenuti dall'unita' nella base la sera prima al ritorno dalla missione, quando il comandante ha permesso in via eccezionale la distribuzione di alcool.</font></div>
<div><font color="#000000">Le forze speciali australiane secondo le previsioni prenderanno parte all'imminente offensiva dell'Isaf contro gli insorti nella provincia di Kandahar.</font></div>
<div><font color="#000000">fonte: http://droghe.aduc.it</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script type="text/javascript" src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=369"/>
		<issued>2010-06-05T10:04:53+01:00</issued>
		<modified>2010-06-05T10:04:53+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=369#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[MILITARE E' IN CURA, PER LO STATO E' MORTO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=368</id>
		<created>2010-06-05T10:00:01+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000">La vicenda del maggiore Calcagni denunciata da una tv pugliese</font></b></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">(ANSA) - BARI, 4 GIU - Un maggiore dell'Esercito e' a Londra per curarsi da una malattia scoperta dopo una missione in Bosnia, ma per lo Stato e' morto nel 2007. E' la vicenda del maggiore dell'Esercito Carlo Calcagni, denunciata dall'emittente televisiva pugliese TeleRama. Il militare ha scoperto di essere 'morto' dalla graduatoria ufficiale delle 'vittime del dovere' pubblicata dal ministero dell'Interno e dedicata agli appartenenti alla forze armate e di polizia morti o feriti per motivi di servizio.</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=368"/>
		<issued>2010-06-05T10:00:01+01:00</issued>
		<modified>2010-06-05T10:00:01+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=368#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[PARATA  DEL 2 GIUGNO 2010 - LA CROCEROSSINA CHE HA «COLPITO» IL PREMIER]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=367</id>
		<created>2010-06-04T23:34:17+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><strong></strong></p>
<p><strong><img style="WIDTH: 470px; HEIGHT: 318px" height="399" alt="" src="/public/crocerossina_02062010.jpg" width="480" /><br /></strong></p>
<p><font color="#000000"><strong>Scelta per il portamento &laquo;che esprime dignit&agrave;, decoro e senso di appartenenza&raquo;. La donna ha 46 anni.</strong> <br /></font><br /><font color="#000000">ROMA - Alta, elegante, viso luminoso. L'infermiera statuaria che ha strappato l&rsquo;apprezzamento del premier e delle alte cariche sul palco durante la parata del 2 giugno &egrave; un&rsquo;ufficiale della Croce Rossa. Diplomata infermiera volontaria del Corpo fondato nel 1908 e &laquo;selezionata dopo dieci giorni di addestramento&raquo; in caserma, cos&igrave; come solitamente accade con le crocerossine che partecipano alla Festa della Repubblica. E che si esercitano lungamente per la prestigiosa occasione. In questo caso, per&ograve;, la consorella &egrave; stata scelta per guidare la compagnia di volontarie di scorta alla bandiera della Repubblica italiana. Su di lei, riserbo assoluto da parte della Croce Rossa. Restano le immagini che fotografano il suo passaggio davanti al palco delle autorit&agrave; e il visibile apprezzamento del premier, Silvio Berlusconi. Apprezzamento accompagnato, racconta chi c&rsquo;era, da un&rsquo;entusiastica valutazione espressa anche verbalmente: sebbene non abbia ancora delicate missioni al suo attivo, i vertici della Croce Rossa l&rsquo;hanno scelta per il portamento &laquo;che esprime dignit&agrave;, decoro e senso di appartenenza&raquo;. Il corso di crocerossina, va ricordato, equivale a due anni di accademia militare. Piccola nota di conforto per il pubblico femminile che l&rsquo;abbia notata in una delle foto simbolo della parata: la signora ha gi&agrave; compiuto quarantasei anni. <br />Fonte: www.corriere.it</font></p>
<p><font color="#000000">La somiglianza con Veronica Lario</font></p>
<p><img height="341" alt="" src="/public/somiglianza.jpg" width="463" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=367"/>
		<issued>2010-06-04T23:34:17+01:00</issued>
		<modified>2010-06-04T23:34:17+01:00</modified>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=367#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[POLITICI CON L'INCUBO DELLE CORNA]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=366</id>
		<created>2010-06-04T22:42:30+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000"><img alt="" src="/public/tradimento.jpg" /></font></b></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong></strong></div>
<div><b><font color="#000000"></font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Boom di richieste agli investigatori per controllare le mogli quando loro sono in Aula. Destra, centro o sinistra, cambia poco o nulla: i politici di mestiere vanno a caccia di segreti inconfessabili che riguardano consorte e figli.</font></b></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong></strong></div>
<div><font color="#000000">Tra gli addetti del settore circola un motto: &laquo;In America per ogni nuovo nato c'&egrave; gi&agrave; pronto un avvocato e un investigatore privato&raquo;. Indagini su affari e patrimonio sono all'ordine del giorno al di l&agrave; dell'Oceano. Una moda mutuata negli ultimi anni in Italia, ma adattata al profilo del Belpaese. Politica e famiglia. Dall'intreccio di questi due tratti caratterizzanti nascono i casi sul tavolo degli Sherlock Holmes di casa nostra. </font></div>
<font color="#000000">
<div><br />Destra, centro o sinistra, cambia poco o nulla: i politici di mestiere vanno a caccia di segreti inconfessabili che riguardano consorte e figli. Episodi potenzialmente compromettenti, verit&agrave; scomode che potrebbero esplodere da un momento all'altro se sfuggite al controllo, casi poco limpidi sotto il profilo morale, se non del tutto illeciti, capaci di minacciare l'immagine di integrit&agrave; indossata in ambito pubblico.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><img src="/public/Investigatore.jpg" alt="" /></div>
<div>&nbsp;</div>
</font>
<div><font color="#000000">&laquo;Le richieste di indagine su mandato dei parlamentari nazionali, cos&igrave; come dei rapprensentanti locali, sono in deciso aumento - spiega Miriam Tomponzi, dell'omonima casa di investigazioni -. In percentuale pariamo del 30-40 per cento in pi&ugrave; negli ultimi anni. Dato che accomuna l'Italia agli Stati Uniti e ad altri Paesi europei come Francia, Germania e Spagna. Infedelt&agrave; coniugali, patrimonio, ma soprattutto i comportamenti dei figli sono i temi che pi&ugrave; tolgono il sonno ai responsabili della cosa pubblica&raquo;. </font></div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Lontani da casa per 4-5 giorni a settimana se eletti in collegi distanti dalla Capitale, poco presenti nella vita domestica quando i lavori d'Aula impongono repentine accelerazioni: il mestiere del politico pu&ograve; rischiare di sfilacciare i rapporti familiari. Quando poi il dialogo diventa una chimera, l'unico modo per conoscere di cosa &egrave; fatta la giornata di moglie, marito e figli &egrave; rivolgersi all'investigatore privato. &laquo;&Egrave; quasi inevitabile - continua Tomponzi - quando la moglie lavora fuori casa e i figli sono lasciati sempre pi&ugrave; soli. La preoccupazione maggiore &egrave; per la diffusione di alcol e droghe tra i giovani, soprattutto tra quelli dei ceti pi&ugrave; benestanti&raquo;.</font></div>
<div><font color="#000000">Se i figli sono minorenni, poi, l'ansia del controllo a tutti i costi sale sempre di pi&ugrave;. </font></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><img height="346" alt="" src="/public/tradimento_2.jpg" width="449" /></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Un interesse che pu&ograve; apparire pi&ugrave; utilitaristico che affettivo, quando Miriam Tomponzi, che da quando &egrave; in attivit&agrave; ha seguito un migliaio di casi del genere, arriva ad affermare: &laquo;A livello privato, i politici sono pi&ugrave; esposti ai ricatti derivanti da scandali familiari&raquo;. Lo conferma Bernardo Ferro, fondatore dell'agenzia <i>La segretissima</i> e presidente della neonata associazione <i>Italdetectives</i>: &laquo;I figli dei politici vengono messi sotto la lente d'ingrandimento, per sapere tutto sui loro comportamenti o il giro di amicizie che, se sbagliate, potrebbero nuocere all'immagine pubblica del genitore. Un controllo per non essere poi attaccati&raquo;. <br />Fonte: http://iltempo.ilsole24ore.com</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=366"/>
		<issued>2010-06-04T22:42:30+01:00</issued>
		<modified>2010-06-04T22:42:30+01:00</modified>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=366#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[SPAGNA - GOVERNO ABOLISCE ONORI MILITARI AL SANTISSIMO SACRAMENTO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=365</id>
		<created>2010-06-04T11:18:38+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: auto 0cm"><b><font color="#000000" size="3">Polemiche alla processione del Corpus Christi di Toledo<br /></font></b></div>
<div><font color="#000000">Roma, 3 giu. (Apcom) - Il governo spagnolo ha approvato il 21 maggio scorso una misura a suo modo storica, pur eclissata dal contemporaneo taglio dei salari pubblici: l'abrogazione dell'obbligo per i militari di picchetto che partecipassero a cerimonie di carattere religioso a rendere onori militari al Santissimo Sacramento, con tanto di presentat'arm ed esecuzione dell'inno nazionale. </font></div>
<div><font color="#000000">Decisione che ha per&ograve; provocato un'accesa polemica a Toledo, dove si terr&agrave; oggi la tradizionale processione del Corpus Christi al quale partecipa un distaccamento dei cadetti della locale Accademia militare: il presidente della regione, il socialista Jos&eacute; Maria Barreda, &egrave; intervenuto presso il ministro della Difesa Carme Chacon perch&eacute; i militari possano indossare l'uniforme di gala ed effettuare il saluto di rito, ricevendone a suo dire l'assenso. </font></div>
<div><font color="#000000">Il quotidiano El Pais tuttavia precisa: il Ministro non pu&ograve; andare contro la legge e i cadetti parteciperanno s&igrave; alla processione in alta uniforme, salutando con la sciabola. Ma non ci sar&agrave; alcuna esecuzione dell'inno - a carico della banda municipale - n&eacute; alcun presentat'arm, cio&egrave; non verr&agrave; reso alcun onore militare. La vera novit&agrave; &egrave; piuttosto un'altra: per la prima volta i partecipanti potranno farlo su base volontaria, dato che il nuovo regolamento garantisce il diritto alla libert&agrave; religiosa dei militari. </font></div>
<div><font color="#000000">Se al Santissimo Sacramento veniva riservato da parte delle forze armate il trattamento dovuto a un'autorit&agrave; militare, durante la dittatura franchista il rapporto funzion&ograve; anche in senso contrario: Franco si era arrogato il diritto - mai rifiutatogli n&eacute; dalla Chiesa spagnola n&eacute; dal Vaticano - di entrare negli edifici sacri sotto un baldacchino, onore di norma riservato ai Principi della Chiesa e a quei sacerdoti che portino l'ostensorio. </font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=365"/>
		<issued>2010-06-04T11:18:38+01:00</issued>
		<modified>2010-06-04T11:18:38+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=365#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[PROFANATO IL SACRARIO DEI CADUTI DEL CORSO INVICTI]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=364</id>
		<created>2010-05-31T18:54:09+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img style="WIDTH: 404px; HEIGHT: 295px" height="362" alt="" src="/public/sacrario_profanato.jpg" width="404" /></font></div>
<div><br /></div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Carissimi amici del marinaio,</font></div>
<div><font color="#000000">apprendo con amarezza e sgomento che &egrave; stato profanato il sacrario che ricorda il disastro aereo del 3 marzo 1977 in cui persero la vita trentotto allievi dell&rsquo;Accademia Navale di Livorno (corso Invicti), il loro accompagnatore e cinque membri dell&rsquo;equipaggio, appartenenti alla 46&ordf; Aerobrigata di Pisa.</font></div>
<div><font color="#000000">I vandali, ma sarebbe meglio definirli bastardi sciacalli, hanno spaccato un vetro e forzato la teca, spezzandola, per rubare una sciabola appartenente a uno dei cadetti periti in quel tragico incidente. </font></div>
<div><font color="#000000">Sappiano, questi bastardi, che il ricordo dei cari estinti lo portiamo nel cuore e i ricordi sono patrimonio di chi li serba.</font></div>
<div><font color="#000000">Noi marinai questi ricordi li custodiamo gelosamente affinch&eacute; non diventino oblio. Siamo legati fra di noi, con una cima non materiale ma di ideali, che pur se non visibile ai pi&ugrave; &egrave; sicuramente molto pi&ugrave; salda e forte di tante altre. Loro sono e saranno sempre con noi e vorrei ricordarli uno per uno tutti, i 44 ragazzi chiamandoli singolarmente affinch&eacute; ognuno di loro senta la nostra considerazione e si senta in mezzo a noi.</font></div>
<div><font color="#000000">Un popolo che non arrossisce pi&ugrave; per la vergogna &egrave; un popolo destinato a scomparire.</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><b><font color="#000000">I caduti dell&rsquo;incidente</font></b></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">Equipaggio: Massimo Proietti, Simone Murri, Paolo Casella, Antonio Semplici, Silvio Pieretti.</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">Passeggeri: Emilio Attramini, Salvatore Caputo, Giuseppe D&rsquo;Al&igrave;, Sandro De Angelis, Antonio Giallonardi, Vincenzo Gaglio, Giovanni Castaldi, Claudio Giordano Lorano Gnata, Paolo Lamina, Maurizio Lucibello, Stefano Maranci, Massimo Marchiano, Fedele Marrano, Giorgio Marzocchi, Silvio Massaccesi, Carlo Mastrocinque, Giovanni Memoli, Miguel Angel Mekinez, Giuseppe Minelli, Alessio Musolino, Luca Nassi, Alessandro Perazzolo, Giancarlo Poddighe, Alberto Pispero, Michele Portoghese, Vittorio Pozzi, Luca Quattrini, Massimo Raffa, Sergio Rigoni, Roberto Rossi, Adolfo Russo, Emanuele Salvadori, Domenico Savoldi, Giampiero Scialanga, Matteo Stramacchia, Davide Tomatis, Corrado Verdone, Guido Verna.</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte : http://www.lavocedelmarinaio.com/blog/2010/05/profanato-il-sacrario-dei-caduti-del-corso-invicti/#more-3197</font></div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=364"/>
		<issued>2010-05-31T18:54:09+01:00</issued>
		<modified>2010-05-31T18:54:09+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=364#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[USA, SOLDATO IN IRAQ PERDE CASA PER 800 DOLLARI]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=361</id>
		<created>2010-05-29T13:06:43+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img height="296" alt="" src="/public/asta-giudiziaria.jpg" width="425" /></font></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Michael Clauer, 37 anni, &egrave; capitano dell&rsquo;esercito di riserva in Iraq e comanda un plotone di circa cento soldati. Mentre l&rsquo;uomo era al fronte e combatte fieramente per il suo Paese, negli Stati Uniti la sua abitazione &egrave; stata venduta a sua totale insaputa. La vicenda &egrave; stata oggi raccontata nei dettagli dalle pagine del magazine americano &ldquo;Mother Jones&rdquo;, ma risale al settembre dello scorso anno.</font></div>
<div><font color="#000000">Alla fine di quel mese, Michael fece finalmente ritorno a casa, nella cittadina di Frisco in Texas, scoprendo che la sua casa, del valore di circa 300mila dollari, era stata venduta all&rsquo;asta per appena 3.500 dollari. L&rsquo;esito sconcertante nasconde una vicenda ben pi&ugrave; triste e disperata.</font></div>
<div><font color="#000000">Infatti, il soldato Clauer fu inviato in missione in Iraq nel febbraio del 2008. Durante la sua lunga assenza, May, la moglie dell&rsquo;ufficiale, fu ripetutamente vittima di forti crisi depressive che la spinsero a isolarsi dal mondo, insieme ai suoi due figli, rispettivamente di dieci e un anno, ai quali non fu permesso nemmeno di recarsi a scuola. Teneva il televisore spento, non ascoltava pi&ugrave; i notiziari per paura che il nome di suo marito potesse essere inserito in servizi che quotidianamente riportano notizie di soldati morti sul campo. Dopo la tv, la donna aveva chiuso tutte le vie di comunicazione con il mondo esterno: non rispondeva pi&ugrave; al telefono, n&eacute; leggeva la posta. Proprio quest&rsquo;ultima disattenzione &egrave; stata fatale affinch&eacute; la casa in cui viveva fosse venduta ad altri. Infatti, tra le tante lettere che, giorno dopo giorno, riempivano la sua casella, vi era un avviso del condominio che le contestava un debito di appena 800 dollari. Una cifra realmente irrisoria che per&ograve; ha portato la sua abitazione a essere venduta all&rsquo;asta e aggiudicata per 3.500 dollari, senza che il capitano in Iraq ne sapesse nulla.</font></div>
<div><font color="#000000">In Texas, le associazioni che gestiscono le propriet&agrave; possono pignorare case senza l&rsquo;ordine del giudice, non tenendo conto dell&rsquo;ammontare del debito. Il nuovo proprietario della casa adesso pretende il pagamento dell&rsquo;affitto da parte della famiglia Clauer.</font></div>
<div><font color="#000000">Una vicenda singolare che i coniugi tenteranno di risolvere in tribunale. Ma che permette anche di capire l&rsquo;elevato stress percepito dalle famiglie dei tantissimi soldati americani partiti per missioni in Medio Oriente, con la speranza di tornare sani e salvi.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.newnotizie.it</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=361"/>
		<issued>2010-05-29T13:06:43+01:00</issued>
		<modified>2010-05-29T13:06:43+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=361#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[C'È LA CRISI MA IL SENATO VESTE FIRMATO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=362</id>
		<created>2010-05-29T04:32:42+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000"></font></b></div>
<div><b><font color="#000000"><img alt="" src="/public/abbigliamento_firmato.jpg" /></font></b></div>
<div><strong></strong></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b><font color="#000000"></font></b></div>
<div><b><font color="#000000"></font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Cravatte, camicie, scarpe e collant da 1,2 milioni (per cinque anni)</font></b></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">La vera immunit&agrave; parlamentare &egrave; il privilegio. Guai a toccare i soldi pubblici per i partiti, guai a sopprimere un appalto per abiti da gala. La sforbiciata sui rimborsi elettorali per le ultime politiche (2008), il famoso euro che diventa mezzo per italiano votante, pi&ugrave; passano i giorni e pi&ugrave; si fa indolore: &ldquo;Forse il 10 per cento o forse il 5. Un fatto &egrave; certo: dobbiamo comprimere&rdquo;, taglia (si fa per dire) corto Alberto Giorgetti, sottosegretario all&rsquo;Economia. La casta che costa, a volte lascia la mancia e chiede lo sconto: scrive bandi stravaganti (agende, calze e tipografie) e prova a spezzare la manovra di Tremonti. I partiti hanno preparato la mensolina del frigo, siano di destra o di sinistra, per incassare una parte ciascuno della torta, un malloppo da 370 milioni di euro. Un paragone? Il 20 per cento in pi&ugrave; delle risorse destinate alla messa in sicurezza degli edifici scolastici. Risparmiare 50 centesimi significa 185 milioni di euro, il 5 per cento &egrave; un graffietto: circa 18,5 milioni, un obolo per le segretarie. Sopportabile. E dunque sufficiente per dare un segnale ai cittadini. Un segnale luminoso, semmai.</font></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><img style="WIDTH: 472px; HEIGHT: 328px" height="792" alt="" src="/public/idromassaggio.JPG" width="994" />&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><b><font color="#000000">Le esclusive docce con idromassaggio</font></b></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">L&rsquo;ex ministro Mariapia Garavaglia (Pd) ha depositato un&rsquo;interrogazione urgente al governo che sembra una battuta da cinepanettone, ma che svela l&rsquo;ennesimo privilegio: &ldquo;Risulta vero che, per il decoro di alcune sedi ministeriali, siano state spese notevoli cifre, finanche per l&rsquo;istallazione di docce con idromassaggio?&rdquo;. Ruotano due follie intorno al mistero delle docce, viste spuntare dai dipendenti, testimoni oculari e incavolati: sar&agrave; normale che i ministri sentano l&rsquo;esigenza di un idromassaggio in ufficio, ispirati dal regolamento molto, molto comprensivo. &ldquo;Quando mi sono insediata al ministero, varata una manovra da 5 miliardi per i farmaci - ricorda - per prima cosa mi hanno chiesto se volessi cambiare l&rsquo;arredo&rdquo;. La senatrice Garavaglia, assieme alle colleghe Armato e Pinotti, svela un retroscena nell&rsquo;interrogazione: &ldquo;Per prassi ogni sottosegretario, ministro, dirigente generale, arreda e struttura i propri uffici secondo criteri differenziati per livello di funzioni. Dovete intervenire!&rdquo;.</font></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><b><font color="#000000"><img src="/public/scarpe.jpg" alt="" /></font></b></div>
<div><strong></strong></div>
<div><b><font color="#000000"></font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Le Camere con parcheggio</font></b></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">Al consiglio di presidenza del Senato hanno problemi molto pi&ugrave; seri da risolvere: deve archiviare anche due gare d&rsquo;appalto im-pre-scin-di-bi-li. La pi&ugrave; stravagante: &ldquo;Fornitura di vestiario - per un periodo di cinque anni&ndash;per il personale della carriera ausiliaria&rdquo;. La commessa &egrave; dettagliata: 470 uniformi, 1.685 camicie, 570 paia di scarpe, 4.455 paia di calze, 2.666 collant, 336 cravatte e 444 papillons. Mica roba da mercato, l&rsquo;amministrazione si riserva la facolt&agrave; di ordinare &ldquo;divise di gala&rdquo; e stacca l&rsquo;assegno di 1,2 milioni di euro. Il ministro Renato Brunetta vuole innovare, il Senato innova e qualcuno &ndash; la fortunata societ&agrave; che vincer&agrave; l&rsquo;appalto di 10,44 milioni &ndash; dovr&agrave; stampare 60 milioni di pagine di documenti ufficiali per i prossimi tre anni. Facciamo due conti: 0,6 euro a pagina. Diranno: rilegata, timbrata e pure a colori. E se provi a fare domande al &ldquo;servizio del provveditorato&rdquo;, ti rispondono con trasparenza: &ldquo;Telefonate al vice segretario generale di seconda fascia&rdquo;. Un&rsquo;entit&agrave; sconosciuta ai centralini del Senato. E la Camera? Austerit&agrave;: &ldquo;Fa parte della maggioranza, ma non possiamo lamentarci del presidente Gianfanco Fini&rdquo;, spiegano al Pd. Forse a lamentarsi saranno i non fumatori, per i 48 mila euro di manutenzione per le aree-ghetto. Le centinaia di migliaia di auto blu dovranno trovare un parcheggio? Ecco l&rsquo;affitto di posti esclusivi per 1,6 milioni. Non sapremo come sar&agrave; la manovra, ma i deputati sapranno quando arriver&agrave;. Puntualissimi: a Montecitorio spendono 24 mila euro per far funzionare il &ldquo;parco orologi&rdquo;.</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=362"/>
		<issued>2010-05-29T04:32:42+01:00</issued>
		<modified>2010-05-29T04:32:42+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=362#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[L'AMERICA DI OBAMA PRONTA A DIRE SI' AI SOLDATI GAY]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=360</id>
		<created>2010-05-27T11:32:14+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><font color="#000000"><img alt="" src="/public/soldati_gay.jpg" /></font></b></div>
<div><b><font color="#000000"><br /></font></b></div>
<div><b><font color="#000000"></font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Accordo tra Congresso e Casa Bianca con il consenso seppur condizionato del Pentagono</font></b></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">WASHINGTON - L'America di Barack Obama &egrave; pronta a lasciar cadere un altro tab&ugrave;: ammettere apertamente i gay nelle Forze Armate. Congresso e Casa Bianca, con il consenso seppur condizionato del Pentagono, hanno raggiunto un accordo per tradurre in legge una normativa che prevede il superamento del &quot;Don't ask, don't tell&quot; (&quot;Non chiedere, non dire&quot;) la linea adottata dal Pentagono fin dai tempi dell'amministrazione Clinton che consente l'arruolamento dei gay a patto che non rivelino il loro orientamento sessuale, un  divieto imposto per legge. Questa politica del Pentagono, da sempre considerata ipocrita dai gruppi per la difesa dei diritti degli omosessuali, sar&agrave; formalmente superata dal nuovo provvedimento. In base al compromesso raggiunto tra Casa Bianca e Congresso, saranno presentati e votati (probabilmente gi&agrave; gioved&igrave;) una serie di emendamenti per l'abrogazione della 'Don't ask don't tell', in vigore dal 1993.</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">Il segretario della Difesa, Robert Gates (appoggiato dal Capo degli Stati Maggiori ammiraglio Mike Mullen), in una conferenza stampa oggi al Pentagono si &egrave; detto pronto ad &quot;accettare&quot; l'accordo raggiunto. Nel definirla una misura &quot;di comune buon senso&quot;, Gates ha sottolineato che gli emendamenti previsti &quot;riflettono alcune delle osservazioni che abbiamo potuto sviluppare nel corso degli ultimi 17 anni&quot;. Tuttavia, ha precisato che non sosterr&agrave; i cambiamenti previsti fino a quando non saranno disponibili, fra qualche mese, i risultati di un'indagine interna del ministero della Difesa sull'eventuale impatto che la nuova normativa pu&ograve; avere. L'aperto riconoscimento di gay e lesbiche pu&ograve; in qualche modo condizionare il funzionamento della macchina militare americana? Sia il mondo politico, sia quello militare sono da sempre divisi al riguardo. Secondo molti repubblicani (ma anche alcuni democratici moderati), l'impatto sar&agrave; negativo. Secondo i gruppi a tutela dei diritti omosessuali, invece, il nuovo provvedimento non far&agrave; altro che superare un atteggiamento di ipocrisia diffusa. Gay e lesbiche - dicono le organizzazioni a loro difesa - operano nell'esercito da anni, e riconoscere apertamente la loro presenza migliorer&agrave; il funzionamento complessivo delle operazioni. Sondaggi recenti riportati da alcuni media americani hanno accertato che una revisione della &quot;Don't ask don't tell&quot; &egrave; ampiamente accettata dalle truppe, mentre vi sono pi&ugrave; resistenze tra i quadri militari. Il compromesso raggiunto tra Casa Bianca e Congresso prevede che la nuova politica non entrer&agrave; in vigore fino a quando il Pentagono non avr&agrave; portato a termine il suo studio interno. Nello stesso tempo la Casa Bianca preme perch&eacute; siano votati al pi&ugrave; presto gli emendamenti proposti.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.ansa.it</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=360"/>
		<issued>2010-05-27T11:32:14+01:00</issued>
		<modified>2010-05-27T11:32:14+01:00</modified>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=360#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[AFGHANISTAN: SOGNI DAL FRONTE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=358</id>
		<created>2010-05-26T00:13:40+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img height="268" alt="" src="/public/sogni_dal_fronte.jpg" width="377" /></font></div>
<div> </div>
<div><font color="#000000">I sogni al di l&agrave; del muro: in Afghanistan le basi militari italiane sono tutte protette dalle «Hesco bastion», grandi contenitori con gabbia di metallo riempiti di terra e sassi. L&agrave; dove una volta c’erano i sacchetti di sabbia ora ci sono queste moderne fortificazioni in grado di assorbire proiettili di varia potenza. Al di l&agrave; del muro c’&egrave; la guerra, c’&egrave; un paese poverissimo, c’&egrave; una popolazione allo sbando per conflitti eterni, ci sono le bande di talebani, di tagliagole, di trafficanti, c’&egrave; una quantit&agrave; infinita di armi e ordigni lasciati o venduti da sovietici e americani, iraniani e cinesi, francesi e italiani. Al di l&agrave; del muro c’&egrave; il senso di una missione che avr&agrave; successo se riuscir&agrave; a lasciare un Afghanistan forte, con un esercito e forze dell’ordine locali efficienti, un senso di appartenenza nazionale e non solo locale, tribale, etnico.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Ma al di l&agrave; del muro, oltre la vita quotidiana dei 3 mila soldati italiani, oltre il rischio di un ordigno artigianale, di una imboscata, di un’autobomba, oltre la tensione che ha gli occhi del coraggio ma anche quelli della paura, ci sono i sogni di tanti giovani. Il desiderio che si affaccia sul filo dell’orizzonte avvolto in una tempesta di sabbia, quando si guarda verso ovest, l&agrave; dove, sempre dritto, c’&egrave; casa. E cos&igrave;, dopo sei mesi di missione, tra il disagio di un clima infame e i pericoli per chiss&agrave; che cosa ti potrebbe accadere, fra l’orgoglio della tua divisa e la consapevolezza di una professionalit&agrave; sempre pi&ugrave; elevata, tutti hanno un sogno.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000"><strong>Panorama</strong> &egrave; andato nella base di Herat, dove c’&egrave; il comando della regione West (che compete a un ufficiale italiano, il generale Claudio Berto, comandante della brigata alpina Taurinense), e ha chiesto a otto soldati, dal generale al caporal maggiore, di chiudere per un attimo i loro occhi e immaginare qualcosa. Cos&igrave; come fanno ogni sera prima di addormentarsi, andare al di l&agrave; del muro e sognare. Ecco le loro risposte.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Vincenzo Palermo, 35 anni, Marsala</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Sergente del battaglione San Marco</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Campione di canottaggio, alla sua seconda missione in Afghanistan </font></b></div>
<div><font color="#000000">Il sogno &egrave; egoista e banale: vorrei vivere in pace con mia moglie Finny, Samuel che ha 2 anni e mezzo e Morgana che ha appena 2 mesi, e trover&ograve; cresciuta quando rientro, anche se mia moglie me la mostra su Skype grazie alla webcam. Il sogno egoista per&ograve; si realizza se qui in Afghanistan, grazie al nostro lavoro, riusciamo a sistemare le cose. Quando esco, vedo questa gente e mi chiedo quanto c’&egrave; da fare ancora, cosa manca al mondo per farci vivere in serenit&agrave;.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Paura? C’&egrave; la paura di morire, ma anche la paura di vivere, di crescere bene i tuoi figli, di gestire la quotidianit&agrave;. Non so quale sia peggio. La paura in Afghanistan si conosce, si accetta, si controlla e si supera. A luglio torno e ce ne andiamo due mesi in Sicilia e poi in crociera, cos&igrave; vuole Finny, che sta per Finimunda.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Kevin Ambrosini, 29 anni, Bergamo</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Tenente, pilota dei caccia amx, alla sua prima missione in teatro operativo </font></b></div>
<div><font color="#000000">Voglio una donna. È un sogno recente: iniziare un viaggio di vita con la persona giusta, magari che duri anche un bel po’. Sono single e questo mi aiuta, in un certo senso. Non ho le angosce di una fidanzata lasciata in Italia, ma sento la mancanza di una compagna di vita. Sono stato sposato 3 anni e non &egrave; andata bene, purtroppo il nostro lavoro non aiuta la coppia in crisi. Uno magari pensa che il pilota di caccia, il top gun, rimorchia come un matto, ma non &egrave; cos&igrave;. Chi ci sta vicino &egrave; quello che paga di pi&ugrave; le conseguenze del continuo stare in giro.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><font color="#000000">Mi piace il gruppo operativo, &egrave; il massimo a cui un pilota possa ambire. Vedr&ograve; poco il mare anche se la base &egrave; a Foggia e il Gargano &egrave; a due passi. In spiaggia vado con i colleghi piloti, almeno fino a quando non incontrer&ograve; lei, e allora s&igrave; che voler&ograve; in alto.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Claudio Berto, 52 anni, Torino</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Generale, comandante della brigata taurinense e delle forze Nato RC West in Afghanistan</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">È alla sua quarta missione </font></b></div>
<div><font color="#000000">Sia il soldato, il comandante di RC West, sia Claudio, non hanno dubbi: il sogno &egrave; quello di lasciare qualcosa che possa servire, che faccia affrancare questa gente. Quando andr&ograve; via, avr&ograve; la certezza che qualcosa di molto utile &egrave; stato realizzato. Questa gente lo merita e lo merita anche il mio Paese. Ci stiamo muovendo su tante direttrici: il sostegno alla governance, lo sviluppo, le infrastrutture, l’economia, il funzionamento dell’amministrazione, l’addestramento del personale afghano. Ma il problema principale &egrave; quello della sicurezza. È questione di tempo, ce ne vorr&agrave; ancora molto. Torner&ograve; in Italia fra ottobre e novembre, chiss&agrave; se riuscir&ograve; a catturare uno scampolo di sole per un po’ di mare o se invece punter&ograve; dritto sulla montagna. È il destino di noi alpini: un po’ di neve, un paio di sci e siamo felici.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Antonio Romano, 25 anni, Caserta</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Caporal maggiore dell’8° RGT bersaglieri</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">È alla sua prima missione all’estero </font></b></div>
<div><font color="#000000">Se chiudo gli occhi, vorrei che lo sforzo che sto facendo avesse un senso. Prima di arrivare qui non sapevo nemmeno dove fosse l’Afghanistan. Ma poi vedo questa gente, poverissima, stanca di una vita in guerra, i bambini senza un giocattolo… Mi piace essere qui per aiutarli e mi piacerebbe vivere in un mondo che fosse uguale per tutti, perch&eacute; credo che il mondo appartenga a tutti. Vivo ad Acerra (Na) con i miei e la mia fidanzata &egrave; Anna. Sogno una laurea in sociologia, magari online. Il sapere &egrave; la saggezza dell’essere umano. L’ultimo libro che ho letto &egrave; Gomorra. Un altro sogno? La mia terra libera dalla camorra e valorizzata per le cose belle che ha. Poi 15 giorni a Parigi, nella citt&agrave; dell’amore, e Natale e Capodanno in Egitto, al sole, come non ho mai fatto.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Federica Luciani, 29 anni, L’Aquila</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Capitano del genio Weapons Intelligence Team, interviene dopo l’esplosione di ordigni artigianali</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">È alla seconda missione </font></b></div>
<div><font color="#000000">Tra un’esplosione e l’altra mi capita di pensare a quello che vorrei e che mi manca. Come buona aquilana sono una maniaca della montagna: arrampico in parete e scio. Il terremoto ci ha lasciato una casa distrutta a Roio, 6 chilometri dall’Aquila, ma nessuno si &egrave; fatto male e questo &egrave; gi&agrave; molto. Poi ho un’altra passione non troppo femminile: corro in motocicletta. Ho fatto anche il campionato italiano e tre prove del Ducati challenge. Ho una Ducati 998 e una 996. In pista corro, ma su strada sto attenta. Peggio una caduta in pista o l’incontro con un talebano? Dipende dalla caduta. Il lavoro nell’esercito mi piace e mi abituo a non fare cose, a non vedere amici, per&ograve; adesso, al tramonto, qualche piega sulla pista come si deve me la farei proprio volentieri. Non ho marito n&eacute; fidanzato, e non mi manca. La pista, invece, quella s&igrave;.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Davide Desiato, 34 anni, Modena</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Appuntato carabiniere paracadutista del Tuscania</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Addestratore della polizia afghana, alla sua ottava missione all’estero </font></b></div>
<div><font color="#000000">Torno a casa a fine giugno. Vorrei godermi i miei genitori. Il tempo passa inesorabile, sei mesi qui e sei in Italia e allora, siccome sono fortunato ad averli ancora tutti e due, vorrei stare un po’ con loro. Sai, le piccole cose, il pranzo della domenica, una passeggiata, un cinema. Poi vorrei migliorare il mio status di militare, vorrei diventare sottufficiale, per poter comandare una squadra sia in Italia sia all’estero. Infine, la solita vacanza rilassante al termine della missione. Andremo in Messico, io e Marzia, la ragazza con cui vivo a San Cesareo sul Panaro (Mo). Una piccola parte dei soldi della missione si spende in piaceri. Il resto lo tengo come una formichina. Tra due anni mi vorrei sposare, sar&agrave; una bella missione.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Michele Del Canuto, 29 anni, Viterbo</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Cap. maggiore mitragliere elicotterista</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Alla decima missione all’estero, la sesta in Afghanistan </font></b></div>
<div><font color="#000000">Voglio diventare padre. Un marmocchio tra le mani che mi chiami pap&agrave; &egrave; il desiderio che ho sempre, ogni sera prima di addormentarmi. S&igrave;, lo so, con Laura non siamo ancora nemmeno sposati, non viviamo nemmeno insieme, per&ograve; ho proprio la sindrome da biberon. Ne ho viste tante e questa mi manca. Sul lavoro sono contento, ho viaggiato, sono innamorato e mi sento amato. Mi manca il cucciolo, non mi frega se maschio o femmina, non ho pensato al nome. Per&ograve; mi ci vedo come pap&agrave;. Vorrei che studiasse, prendesse una laurea, che non avesse la mia fretta, che mi sono arruolato giovanissimo. Ci vuole cultura, studio, attenzione, perch&eacute; se sei ignorante il mondo ti mette da parte. Quando torno, a luglio, prendo Laura e la porto a Watamu, in Kenya: mare, parchi e silenzio. Aspettando i pianti notturni del cucciolo.</font></div>
<div><font color="#000000"> </font></div>
<div><b><font color="#000000">Mario D’angelo, 30 anni, Sulmona</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Capitano del 9° RGT alpini</font></b></div>
<div><b><font color="#000000">Alla seconda missione in Afghanistan </font></b></div>
<div><font color="#000000">Sono banale, sogno Lucilla, mia moglie. Siamo sposati da tre anni. Penso a lei, ai miei genitori. Fare l’amore &egrave; un pensiero. Se ne parla tra di noi. Io sto con i miei soldati nella base di Bala Baluk che &egrave; un fortino sperduto nel deserto, fra il nulla e il nulla. Parliamo di tutto, delle emozioni che viviamo in missione, delle paure, degli errori. E anche delle cose che mancano, e l’amore &egrave; una di queste. Un desiderio? Riportare tutti i miei ragazzi sani e salvi a casa. E poi penso alle passioni che da sempre coltivo: il rugby e il rock. Dopo la missione andr&ograve; con Lucilla a Seattle, in pellegrinaggio nella citt&agrave; della musica grunge: Pearl Jam, Nirvana fino al vecchio Jimi Hendrix. Io suono la batteria, ma la chitarra di quello l&agrave; era davvero uno schianto.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: http://blog.panorama.it</font></div>

<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=358"/>
		<issued>2010-05-26T00:13:40+01:00</issued>
		<modified>2010-05-26T00:13:40+01:00</modified>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=358#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[SPORT MILITARE: PARTONO MONDIALI DI PALLAVOLO FEMMINILE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=357</id>
		<created>2010-05-25T09:28:24+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img height="307" alt="" src="/public/pallavolo_femm.jpg" width="389" /></font></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Inizia oggi presso la Marine Corps Air Station di Cherry Point, nel North Carolina (Stati Uniti), la 31a edizione dei Campionati Mondiali Militari di pallavolo femminile. Lo annuncia l&rsquo;Aeronautica Militare, che ha organizzato la partecipazione della squadra italiana composta da 11 atlete dell&rsquo;Esercito Italiano, della Marina Militare e dell&rsquo;Aeronautica Militare. Le gare si svolgeranno da mercoled&igrave; 26 maggio a marted&igrave; 1&deg; giugno. La squadra comprende ten. Manuela Magistrali (A.M.), stv Cristiana Zonca (M.M.), m.o. Anna Di Tolla (E.I.), s.c. Maria Luisa Bertone (M.M.), capo 1a  classe Rosa Anna Prencipe (M.M.), 1&deg; C.le Magg. Marianna Fadda (E.I.), av. capo Maria Eugenia Grassi (A.M.), c.le magg. Maria Lomuscio (E.I.), av. Erica Renna (A.M.), c.li Gilda Palano (E.I.) e Marta Marini (E.I.).</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.dedalonews.it</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=357"/>
		<issued>2010-05-25T09:28:24+01:00</issued>
		<modified>2010-05-25T09:28:24+01:00</modified>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=357#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[KABUL, UCCIDERE SOLDATO ITALIANO VALE 2 MILA EURO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=356</id>
		<created>2010-05-24T22:57:13+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img height="293" alt="" src="/public/ricompensa.jpg" width="273" /></font></div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div>
<div><b><font color="#000000">Oltre alla paga mensile di 240 euro i talebani ricevono un bonus ogni volta che eliminano un militare della Nato. Come i nostri due alpini caduti in un&rsquo;imboscata. In un anno i premi sono gi&agrave; raddoppiati: perch&eacute; gli Alleati hanno trovato un punto debole</font></b></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">Lass&ugrave; tra le montagne di sabbia qualcuno festeggia. Lass&ugrave; tra i villaggi dell&rsquo;ultima mulattiera per Bala Mourghab qualcuno ha sgozzato un agnello e invitato amici e parenti. Lass&ugrave; qualcuno gozzoviglia alle spalle dei nostri morti. Chiamatela paga dell&rsquo;assassino. Chiamatela soldo della morte. Chiamatela come volete, ma chi ha preparato la trappola esplosiva costata la vita al sergente Massimiliano Ramad&ugrave; e al caporal maggiore Luigi Pascazio si sta dividendo un gruzzolo di quasi 4000 euro. A voler esser precisi la cellula assassina s&rsquo;&egrave; intascata 3814 euro, ovvero 1907 euro per ognuno dei due alpini uccisi. </font></div>
<div><font color="#000000">La cifra - precisa al centesimo - &egrave; l&rsquo;equivalente delle 200mila rupie pakistane garantite come &laquo;bonus&raquo; ai militanti protagonisti dell&rsquo;eliminazione di un soldato della Nato. Un vero premio di produzione, un&rsquo;autentica gratifica inserita in un listino sottoscritto dalla &laquo;shura&raquo; (assemblea) talibana di Quetta. Un bonus a cui si affiancano i 792 euro promessi a chi sottrae un&rsquo;arma al nemico e la porta alla base. Una gratifica in pi&ugrave; rispetto alla paga mensile di circa 300 dollari versata ai militanti talebani e al compenso unatantum di 1500 dollari per le famiglie degli attentatori suicidi. </font></div>
<div><font color="#000000">I nuovi premi di produzione talebani sono - secondo alcuni analisti - la risposta dei capi dell&rsquo;insurrezione alla nuova strategia della Nato. La strategia varata dal generale Stanley McChrystal teorizza esplicitamente l&rsquo;uso del denaro per comprare comandanti e militanti, convincerli a rompere con il Mullah Omar e reintegrarli nella societ&agrave;. Da quando la Nato ha istituzionalizzato il mercato della diserzione i compensi per l&rsquo;uccisione dei soldati stranieri sono letteralmente raddoppiati. Se 1906 euro non bastano, in base ai nostri standard, a giustificare l&rsquo;uccisione d&rsquo;un uomo in Afghanistan la cifra &egrave; sufficiente a regalare molte certezze in pi&ugrave;. &laquo;Per noi sono un sacco di soldi... non abbiamo il minimo problema ad uccidere degli stranieri, ma se facendolo riusciamo non solo ad indebolirli, ma anche a dar da mangiare alle nostre famiglie allora al villaggio &egrave; festa grande&raquo; spiegava qualche giorno fa un comandante talebano di Ghazni. </font></div>
<div><font color="#000000">La parte pi&ugrave; difficile per chi vuole incassare il premio &egrave; provare di esser effettivamente il responsabile dell&rsquo;operazione assassina o della razzia di armamenti. &laquo;Non possiamo mentire ai nostri comandanti, loro verificano sempre... per sapere se ci sono stati dei combattimenti nella zona pagano degli informatori, leggono i rapporti della Nato e interrogano i civili&raquo; spiegava un talebano della zona di Khost. L&rsquo;esistenza del listino della morte, confermata da alcuni comandanti, aiuta a capire le regole di mercato che governano l&rsquo;insurrezione. </font></div>
<div><font color="#000000">Un&rsquo;insurrezione mossa non solo dal verbo fondamentalista, ma anche dalla necessit&agrave; di sbarcare il lunario e accedere alla spartizione delle risorse garantite dai traffici di armi e droga. Da quell&rsquo;autentica cornucopia della guerra escono non solo gli incentivi per le uccisioni dei militari stranieri, ma anche le risorse per pagare lo stipendio mensile ai circa 25mila volontari che, secondo le stime Nato, combattono nel nome del mullah Omar. I conti sono presto fatti. Se lo stipendio di ogni talebano &egrave; di 300 dollari allora ogni mese ne servono 7 milioni e mezzo solo per gli stipendi. Un flusso di cassa a cui vanno aggiunti i 406mila euro versati quest&rsquo;anno per ripagare l&rsquo;uccisione dei 213 soldati della Nato caduti da gennaio ad oggi.</font></div>
<div><font color="#000000">A questo punto la spinta inflazionistica potrebbe rivelarsi la vera carta vincente della Nato. Lo scorso autunno la decisione d&rsquo;innalzare a 240 dollari al mese le paghe dei soldati afghani portandole al livello di quelle degli insorti ha gi&agrave; garantito un&rsquo;autentica moltiplicazione degli arruolamenti. Proprio quell&rsquo;iniziativa ha costretto i talebani a raddoppiare i bonus ai propri militanti. Ma ora la Nato potrebbe colpire con decisione il traffico di oppio, drenare la massa di denaro che muove le legioni talebane e paralizzare l&rsquo;insurrezione.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.ilgiornale.it</font></div>
</div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=356"/>
		<issued>2010-05-24T22:57:13+01:00</issued>
		<modified>2010-05-24T22:57:13+01:00</modified>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=356#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[IN ITALIA CROLLA IL CONSENSO ALLA MISSIONE IN AFGHANISTAN]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=353</id>
		<created>2010-05-23T14:00:17+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"></font></div>
<div><img style="WIDTH: 413px; HEIGHT: 425px" height="409" src="/public/sondaggio_1.gif" width="331" alt="" />&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Consenso dell&rsquo;opinione pubblica in crollo per la missione italiana in Afghanistan e il dato, emerso da un sondaggio, &egrave; stato rilevato prima dell&rsquo;attentato di luned&igrave; che ha ucciso due alpini ferendone altrettanti. Lo studio demoscopico Ferrari Nasi &amp; Associati monitora regolarmente fin dal luglio 2006 un campione di 800 italiani. L&rsquo;ultima statistica, pubblicata marted&igrave; scorso dal quotidiano Il Riformista, evidenzia come solo il 51,6 per cento degli intervistati sia d&rsquo;accordo sul mantenimento delle truppe italiane in Afghanistan fino alla stabilizzazione della situazione. </font></div>
<div><font color="#000000">Un calo considerevole rispetto al 56,1 del gennaio 2008 e al 69,4 del luglio 2006 mentre crescono i contrari, oggi al 43,2 per cento contro il 38 del 2008. Del resto, negli ultimi anni, il conflitto ha avuto una notevole risonanza mediatica, complice anche la conclusione del conflitto iracheno, ed &egrave; cresciuto costantemente di intensit&agrave; e per numero di vittime. Del resto l&rsquo;Italia continua a mantenere un consenso alla missione pi&ugrave; alto, superiore al 50 per cento,&nbsp;di quelli rilevati negli altri Paesi europei dove oltre la met&agrave; degli intervistati vorrebbe il ritiro dei contingenti nazionali.</font></div>
<div><font color="#000000">Lo stesso sondaggio rileva poi che appena il 39,7 per cento concorda con l&rsquo;ipotesi di inviare in Afghanistan altri rinforzi (era il 55 per cento nel 2006) contro la quale si schiera il 57,8 del campione contro il 33,7 di quattro anni or sono. &ldquo;All&rsquo;inizio del 2008&rdquo; - rileva Arnaldo Ferrari Nasi &ndash; &ldquo;la situazione cominci&ograve; a mutare in maniera sensibile. Ancora erano in maggioranza i sostenitori della missione ma la quota era calata di ben tredici punti rispetto a due anni prima. Questa tendenza &egrave; oggi confermata dall&rsquo;ultima rilevazione.</font></div>
<div><font color="#000000">&ldquo;Il dato non stupisce &ndash; conclude Ferrari Nasi - La guerra dura gi&agrave; da otto anni, la forza emotiva degli eventi che hanno contribuito a scatenarla &egrave; quindi sempre pi&ugrave; debole. Inoltre le operazioni di stabilizzazione hanno incontrato difficolt&agrave; proprio negli ultimi anni, vi &egrave; stata una sensibile recrudescenza nei fatti bellici e sembra che i talebani abbiano acquisito nuova energia.</font></div>
<div><font color="#000000">Proprio quando la pubblica opinione si attendeva una conclusione, o almeno l&rsquo;inizio di una conclusione della vicenda, si &egrave; capito che i militari occidentali stavano incontrando nuove difficolt&agrave; e addirittura avevano perso o stavano perdendo il controllo su territori dati ormai per acquisiti.&rdquo;</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: http://blog.panorama.it</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/expansion_embed.js" type="text/javascript"></script>
<script src="http://googleads.g.doubleclick.net/pagead/test_domain.js" type="text/javascript"></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/render_ads.js" type="text/javascript"></script>
<script type="text/javascript">google_protectAndRun("render_ads.js::google_render_ad", google_handleError, google_render_ad);</script>
<ins style="PADDING-RIGHT: 0px; PADDING-LEFT: 0px; VISIBILITY: visible; PADDING-BOTTOM: 0px; MARGIN: 0px; WIDTH: 300px; BORDER-TOP-STYLE: none; PADDING-TOP: 0px; BORDER-RIGHT-STYLE: none; BORDER-LEFT-STYLE: none; POSITION: relative; HEIGHT: 250px; BORDER-BOTTOM-STYLE: none"><ins style="PADDING-RIGHT: 0px; DISPLAY: block; PADDING-LEFT: 0px; VISIBILITY: visible; PADDING-BOTTOM: 0px; MARGIN: 0px; WIDTH: 300px; BORDER-TOP-STYLE: none; PADDING-TOP: 0px; BORDER-RIGHT-STYLE: none; BORDER-LEFT-STYLE: none; POSITION: relative; HEIGHT: 250px; BORDER-BOTTOM-STYLE: none"><iframe id="google_ads_frame1" style="LEFT: 0px; POSITION: absolute; TOP: 0px" name="google_ads_frame" marginwidth="0" marginheight="0" src="http://googleads.g.doubleclick.net/pagead/ads?client=ca-pub-0554425565844066&amp;output=html&amp;h=250&amp;slotname=9314279461&amp;w=300&amp;lmt=1274616415&amp;flash=10.0.45.2&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.forzearmate.eu%2Fdblog%2Fadmin%2Ffckeditor%2Feditor%2Ffckeditor.html%3FInstanceName%3DEditorVisuale%26Toolbar%3DDefault&amp;dt=1274616415655&amp;shv=r20100505&amp;correlator=1274616415675&amp;frm=0&amp;adk=2159329382&amp;ga_vid=951638759.1274616416&amp;ga_sid=1274616416&amp;ga_hid=1492526337&amp;ga_fc=0&amp;u_tz=60&amp;u_his=0&amp;u_java=1&amp;u_h=768&amp;u_w=1024&amp;u_ah=738&amp;u_aw=1024&amp;u_cd=32&amp;u_nplug=0&amp;u_nmime=0&amp;biw=643&amp;bih=440&amp;ifk=2501464592&amp;eid=33895100%2C36816001&amp;fu=4&amp;ifi=1&amp;dtd=50&amp;xpc=CITSx4odUb&amp;p=http%3A//www.forzearmate.eu" frameborder="0" width="300" scrolling="no" height="250" allowtransparency="allowtransparency"></iframe></ins></ins>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=353"/>
		<issued>2010-05-23T14:00:17+01:00</issued>
		<modified>2010-05-23T14:00:17+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=353#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[AFGHANISTAN, SFIORATA UN'ALTRA STRAGE DISINNESCATO DAGLI ALPINI UN ORDIGNO A BALA MURGHAB]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=352</id>
		<created>2010-05-23T13:39:58+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img style="WIDTH: 262px; HEIGHT: 392px" height="446" alt="" src="/public/cane_esplosivi.JPG" width="262" /></font></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">A cinque giorni dalla morte di Massimiliano Ramad&ugrave; e Luigi Pascazio, i due alpini uccisi da una bomba che ha fatto saltare in aria il Lince su cui viaggiavano, a Bala Murghab si &egrave; sfiorata un'altra strage: due ordigni improvvisati caricati con 50 kg di esplosivo sono stati scoperti e disinnescati poco prima del passaggio di un convoglio dell'Isaf diretto alla &laquo;Fob Columbus&raquo;, l'avamposto a pochi chilometri dal confine con il Turkmenistan dove militari italiani, spagnoli e americani quasi ogni giorno si scontrano con talebani e trafficanti di droga. &laquo;La minaccia Ied (Improvised explosive devices) &egrave; costante&raquo; minimizzano dal  contingente italiano ad Herat, ma che si sia corso un nuovo, serio, pericolo, ne sono tutti ben consapevoli. Stavolta per&ograve; &egrave; andata bene visto che gli esploratori dell'esercito afghano hanno fatto in tempo a fermare la colonna di mezzi dell'Isaf dopo aver intravisto dei fili elettrici spuntare da sotto il terriccio della strada - in realt&agrave; niente di pi&ugrave; di una mulattiera - tra Herat e Bala Murghab, a 10 km dalla base avanzata. Luned&igrave; scorso non c'erano riusciti e cos&igrave; a 25 km dal villaggio di Murghab il Lince con a bordo Ramadu, Pascazio, il caporalmaggiore Gianfranco Scir&egrave; e il caporale Cristina Buonacucina (entrambi rimasti feriti), &egrave; saltato in aria. </font></div>
<div><font color="#000000"><strong>L'AIUTO DEI CANI</strong> - Oggi, una volta arrivata la segnalazione dell'esercito afghano, sono immediatamente intervenuti gli specialisti del 32esimo reggimento genio della brigata Taurinense, gli artificieri sempre presenti in ogni spostamento del contingente. Gli alpini hanno prima verificato con i cani l'effettiva presenza dell'esplosivo, capendo subito che si trattava di bombe ad &laquo;elevata potenza&raquo;, e poi hanno disinnescato gli ordigni, distruggendoli sul posto solo dopo aver accertato che non vi fossero civili nella zona. Anche in questo caso, la lettura che viene data sia dagli uomini del contingente che da quelli dell'intelligence, &egrave; che non si tratti di un attacco diretto contro gli italiani ma di un tentativo per bloccare la strategia della coalizione internazionale, che punta ad un sempre maggiore controllo del territorio. Nei warning quotidiani degli 007, tra l'altro, la presenza di ordigni improvvisati lungo le vie di comunicazione viene segnalata come il primo rischio con il quale i militari devono confrontarsi. Lo testimoniano anche i continui ritrovamenti da parte degli uomini dell'Isaf: meno di dieci giorni fa, nella provincia di Shindad - altra zona calda della regione di Herat dove la presenza di talebani &egrave; molto forte - i militari italiani hanno recuperato 20 granate da 122 millimetri di fabbricazione sovietica, alcune delle quali gi&agrave; modificate per essere utilizzate come Ied.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: www.corriere.it</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=352"/>
		<issued>2010-05-23T13:39:58+01:00</issued>
		<modified>2010-05-23T13:39:58+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=352#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[UNA MEDAGLIA AL VALORE PER CHI NON COMBATTE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=351</id>
		<created>2010-05-23T12:13:15+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img alt="" src="/public/medaglie.jpg" /></font></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Alla luce dell&rsquo;escalation degli attacchi talebani contro le truppe alleate (dieci morti tra luned&igrave; e mercoled&igrave;) desta quanto meno stupore l&rsquo;ipotesi che i militari internazionali impegnati in Afghanistan possano ricevere una medaglia al valore&nbsp;per aver rinunciato ad aprire il fuoco sul nemico. La singolare proposta &egrave; stata formulata dal generale britannico Nick Carter, che guida il Comando Regionale Sud di Kandahar, l&rsquo;area pi&ugrave; esplosiva dell&rsquo;Afghanistan, e viene seriamente presa in considerazione dal Pentagono e dalla Nato.</font></div>
<div><font color="#000000">L&rsquo;obiettivo dichiarato &egrave; ancora una volta ridurre i &ldquo;danni collaterali&rdquo; poich&eacute; dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno le forze Nato hanno ucciso per errore 90 civili, 39 in pi&ugrave; rispetto ai primi quattro mesi dell&rsquo;anno scorso. Nello stesso periodo i caduti tra i soldati alleati hanno superato i 210 contro i 119 dei primi cinque mesi del 2009. Come di consueto le perdite tra i civili registrate in Afghanistan sono in assoluto le pi&ugrave; basse nella storia dei conflitti &nbsp; contemporanei ma hanno un impatto mediatico e politico molto forte.</font></div>
<div><font color="#000000">Per questo il comandante delle truppe alleate, il generale Stanley McChrystal, ha ordinato ampie limitazioni all&rsquo;impiego di armi pesanti e dei jet in caso di rischi per la popolazione mentre la&nbsp;proposta del generale Carter punta a incoraggiare la sensibilit&agrave; dei militari nei confronti dei civili (spesso scudi umani dei talebani, in molte aree schierati con gli insorti) con la promessa di una decorazione per courageous restraint, cio&egrave; per essersi astenuti dall&rsquo;aprire il fuoco in situazioni di pericolo.</font></div>
<div><font color="#000000">La notizia di questa curiosa medaglia, che ha gi&agrave; fatto infuriare i soldati che combattono nella polvere delle basi avanzate afghane, l&rsquo;ha diffusa il Washington Examiner che ha sentito in proposito il colonnello Edward Sholtis, portavoce di McChrystal. &ldquo;La decisione deve ancora essere presa ma il courageous restraint rientra gi&agrave; nella normale disciplina a cui i soldati americani sono addestrati. I nostri coraggiosi soldati in molte situazioni evitano di usare la forza letale mettendo in pericolo s&eacute; stessi pur di evitare vittime civili&rdquo;.</font></div>
<div><font color="#000000">Per chi combatte n prima linea, per&ograve;, decorare chi sceglie di non sparare al nemico &egrave; vergognoso e rischia di &ldquo;creare direttive che confuse rendono pi&ugrave; difficile l&rsquo;autodifesa dei soldati&rdquo; come ha commentato anonimamente un soldato americano in Afghanistan. &ldquo;Si tratta di una pessima idea&rdquo;, sottolinea un capitano reduce dall&rsquo;Iraq e ora schierato a Kandahar. &ldquo;Ci hanno insegnato a non esitare in situazioni di pericolo per non mettere in pericolo la nostra vita e quella dei commilitoni, e ora ci dicono il contrario.&rdquo;</font></div>
<div><font color="#000000">La guerra politically correct vede oggi i comandanti appiattirsi su direttive politiche al limite dell&rsquo;assurdo e applicare alla guerra regole inaccettabili, utili forse a mantenere al loro posto premier e presidenti ma in totale contraddizione con quelle da sempre applicate alla guerra e a chi la combatte. Regole che prevedono ad esempio che ogni comandante attribuisca la massima priorit&agrave; alla sicurezza e protezione dei propri soldati e che contro il nemico venga concentrata la massima potenza di fuoco. Oggi invece occorre cercare di conquistare &ldquo;cuori e menti&rdquo; anche sacrificando soldati e al fuoco nemico si risponde in modo &ldquo;proporzionato&rdquo;. </font></div>
<div><font color="#000000">&ldquo;Ci stanno trasformando in una forza di polizia&rdquo; lamenta&nbsp;un altro soldato americano &ldquo;Tanto vale lasciarci tutti al sicuro nelle basi senza combattere e distribuire a tutti medaglie al valore&rdquo;.&nbsp;Premiare chi non combatte &ldquo;&egrave; oltraggioso per i soldati, manda un messaggio deprimente alle nostre truppe, non conforme alle leggi di guerra e rappresentata una vittoria propagandistica per i nostri nemici&rdquo; sostiene il Il professor Jeffrey F. Addicott ex avvocato militare, direttore del Center for Terrorism Law di San Antonio (Texas). Difficile dargli torto.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: http://blog.panorama.it</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=351"/>
		<issued>2010-05-23T12:13:15+01:00</issued>
		<modified>2010-05-23T12:13:15+01:00</modified>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=351#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[È MORTO IL GEN. BERNARDINI, PRIMO ITALIANO OLTRE IL MURO DEL SUONO]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=350</id>
		<created>2010-05-23T11:58:39+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><img style="WIDTH: 416px; HEIGHT: 186px" height="238" alt="" src="/public/muro_del_suono.jpg" width="508" /></font></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"></font></div>
<div><font color="#000000">Il generale Umberto Bernardini, il primo pilota italiano a volare pi&ugrave; veloce del suono, &egrave; morto ieri all&rsquo;et&agrave; di 89 anni. Nato il 22 luglio 1921 a Roma, fece il primo volo in aliante nel 1938 ed entr&ograve; in Aeronautica nel 1941 con il corso Vulcano dell&rsquo;Accademia Aeronautica, dove con i compagni di corso fu tra l&rsquo;altro comparsa ne &quot;I tre aquilotti&quot;, recitando al fianco di un esordiente Alberto Sordi.</font></div>
<div><font color="#000000">Dopo l&rsquo;armistizio del 1943 prese parte alla Guerra di Liberazione come navigatore sui bombardieri Martin Baltimore. Pass&ograve; nel dopoguerra al Reparto Sperimentale di Volo e nel 1953 fu inviato alla Empire Test Pilots School allora a Farnborough, in Inghilterra. Fu durante questo corso da  collaudatore - il primo frequentato da un italiano presso una scuola internazionale - che pilotando un F-86E Sabre divent&ograve; il primo italiano a volare pi&ugrave; veloce del suono. Comand&ograve; il 311&deg; Gruppo del Reparto Sperimentale nel 1959-60 ed il 5&deg; Stormo Caccia nel 1968-69. Concluse la propria carriera al Quirinale quale consigliere militare dei presidenti Giovanni Leone e Sandro Pertini. Lasciato il servizio per limiti d&rsquo;et&agrave;, fu eletto presidente dell&rsquo;Associazione Pionieri dell&rsquo;Aeronautica e nel 1992 consegu&igrave; un nuovo brevetto di pilotaggio per poter partecipare al giro del mondo con il collega Giorgio Bertolaso. A 145 anni di et&agrave; in due, erano al tempo stesso l&rsquo;equipaggio pi&ugrave; anziano e quello sull&rsquo;aereo pi&ugrave; piccolo, un Piper PA-28 Archer che battezzarono spiritosamente &quot;Beb&eacute;&quot;. Un percorso complessivo di 35.000 km, coperti in circa 185 ore di volo nell&rsquo;arco di un mese. Per questa impresa Bernardini e Bertolaso furono decorati della medaglia d&rsquo;oro al Merito Aeronautico. Le esequie si svolgeranno domani alle 11 a Roma presso la chiesa di San Francesco in piazza Monte Gaudio. </font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: http://www.dedalonews.it</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=350"/>
		<issued>2010-05-23T11:58:39+01:00</issued>
		<modified>2010-05-23T11:58:39+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=350#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[AFGHANISTAN, "SÌ" RUSSIA A PASSAGGIO TRUPPE ITALIANE]]></title>
		<id>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=349</id>
		<created>2010-05-23T11:46:37+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><font color="#000000"><strong><img style="WIDTH: 336px; HEIGHT: 228px" height="396" alt="" src="/public/bandiera_russia_italia.jpg" width="336" /></strong></font></div>
<div><strong></strong></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font color="#000000"><strong></strong></font></div>
<div><font color="#000000"><strong>Sar&agrave; formalizzato a breve l'accordo tra Italia e Russia per consentire il passaggio delle truppe italiane verso l'Afghanistan.<br /></strong></font></div>
<div><font color="#000000">L'annuncio &egrave; stato dato oggi durante una conferenza stampa congiunta a cui hanno partecipato i ministri della Difesa italiano e russo, Ignazio La Russa e Anatoly Serdiukov, al termine di una bilaterale a Roma sui temi di esteri e difesa.</font></div>
<div><font color="#000000">La Russa ha ringraziato i colleghi russi &quot;per aver consentito che si completi la formalizzazione della possibilit&agrave; di transito, via aerea e via terra, delle truppe logistiche e di supporto italiane verso l'Afghanistan&quot;.</font></div>
<div><font color="#000000">&quot;L'accordo &egrave; in fase di elaborazione, &egrave; gi&agrave; a buon punto&quot;, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov intervenendo sulla questione.</font></div>
<div><font color="#000000">La Russa ha inoltre annunciato che &quot;Italia e Russia avranno presto un'accelerazione&quot; dei rapporti sul piano militare, che &quot;sono rimasti un po' indietro&quot;.</font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000"><strong>VERSO CONDIVISIONE INFORMAZIONI INTELLIGENCE</strong></font></div>
<div><font color="#000000">&nbsp;</font></div>
<div><font color="#000000">Italia e Russia hanno inoltre annunciato che in futuro contano di condividere informazioni d'intelligence.</font></div>
<div><font color="#000000">&quot;La Federazione Russa si &egrave; detta disponibile, e lo sar&agrave; anche l'Ue, ad avere a Rostov (dove il 31 maggio &egrave; in programma un vertice Russia-Ue, ndr) uno scambio di informazioni segrete&quot;, ha detto in conferenza stampa il ministro degli Esteri Franco Frattini.</font></div>
<div><font color="#000000">La Russa ha poi spiegato di essersi accordato oggi con l'omologo russo per &quot;scambiarci informazioni d'intelligence&quot; per facilitare l'intervento dei militari italiani in Afghanistan.</font></div>
<div><font color="#000000">Sul tema del rilancio del Consiglio Nato-Russia, Frattini ha detto che &quot;ora dobbiamo trovare terreni molto concreti&quot; su cui discutere, come la gestione delle crisi internazionali ma anche &quot;sistemi di difesa, compresi quelli missilistici, cos&igrave; come la lotta al terrorismo&quot;.</font></div>
<div><font color="#000000">Fonte: http://it.reuters.com</font></div>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>
<script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-0554425565844066";
//300x250, creato 01/01/08
google_ad_slot = "9314279461";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//--></script>
<script src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js" type="text/javascript">
</script>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=349"/>
		<issued>2010-05-23T11:46:37+01:00</issued>
		<modified>2010-05-23T11:46:37+01:00</modified>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.forzearmate.eu/dblog/articolo.asp?articolo=349#commenti</wfw:comments>
	</entry>
</feed>