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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 31/08/2010 @ 12:07:50, in News, linkato 63 volte)

Dispostissimi a combattere per le loro case, fino all’ultimo uomo. «Ma non faremo cortei o sit-in stradali, anche se la nostra annunciata rivolta non farà meno rumore». Già, perchè a protestare non sono abitanti qualsiasi bensì militari. Per di più, alti graduati. Tanto che il loro caso è stato definito come quello degli “alloggi con le stellette”. Ventimila in tutta Italia, con la Campania tra le regioni maggiormente coinvolte. Solo quelli dell’Aeronautica, ad esempio, sono decine: 98 appartamenti a Capodichino (di cui 10 sfitti e 60 occupati da soggetti definiti come “senza titolo”, per lo più anziani militari in pensione che quindi avrebbero perso la titolarità della dimora ma ai quali viene applicato un canone mensile tra i 600 ed i 700 euro); a Grazzanise (sempre nei pressi dell’aeroporto) le case sono 61, di cui appena 10 occupate e le restanti libere; a Posillipo 16, tutte occupate da soggetti con titolo. Per non parlare di quelle di pertinenza dell’Esercito e della Marina. Clamorosa ed inedita la storia delle “case con le stellette” dimenticate dal ministro Giulio Tremonti, che pure ne aveva decretato la cartolarizzazione (con tanto di autorizzazione a procedere) nel lontano 2003. Da allora, invece, è tutto fermo. Appartamenti praticamente già venduti con il placet della Corte dei Conti: ma soltanto sulla carta, causando un mancato incasso allo Stato di oltre 500 milioni di euro. Alloggi che ora gli occupanti (generali, colonnelli, tenenti e così via) rischiano di vedersi sfuggire. Al punto che sono pronti a dichiarare battaglia proprio allo stesso Stato a colpi di carta bollata, raccolte di firme, denunce. Le case del tesoro del Ministero della Difesa «potrebbero essere finalmente vendute dopo il bluff del 2003 e servire finalmente allo Stato per fare cassa», afferma il generale Francesco Bianco. Soldi freschi, indispensabili per evitare parte dei sacrifici agli italiani in tempi di crisi, e che potrebbero anche essere in parte “girati” agli Enti locali maggiormente in difficoltà. Magari per avviare più facilmente il passaggio al federalismo fiscale. Ma perchè questo patrimonio immobiliare resta al palo? Le Forze Armate possiedono circa 20.000 alloggi, che per legge devono essere destinati ad ufficiali e sottufficiali che ricoprono un particolare incarico (devono garantire la “pronta reperibilità”). Una buona parte di questi allogginon è occupata perchè da anni non viene fatta alcuna manutenzione, per cui sono considerati cadenti e pericolosi. «Ma, nel 2003, furono individuati 4.493 alloggi considerati “non più utili alle esigenze della Difesa”, stabilendo anche il prezzo di riscatto: che avrebbe portato nelle casse dello Stato circa 500 milioni di euro – dice ancora Bianco -. Il decreto ministeriale (con annesso l’elenco degli alloggi) fu inviato alla Corte dei Conti, che lo registrò il 21 marzo 2006. Ai destinatari fu comunicato che il loro appartamento era stato “cartolarizzato” e che, quindi, la Difesa non avrebbe più fatto nemmeno la manutenzione straordinaria». Poi arriva il Governo Prodi e la vendita delle case dei militari promesse agli stessi militari viene cancellata. Al punto che gli occupanti, da proprietari in pectore, rischiano (ancora oggi) lo sfratto definitivo. «Ecco perchè abbiamo deciso di scendere in campo. Non vorremmo trovarci con una pensione bassa e, per di più, senza le nostre case». di Mario Fabbroni http://www.ultimenotizie.tv
Di Admin (del 29/08/2010 @ 15:34:38, in Estero, linkato 24 volte)
(AGI) - Berna, 28 ago. - Il nonnismo nell'esercito non risparmia nemmeno la Svizzera, dove alcuni superiori di grado hanno picchiato a colpi di catena sei reclute. GUARDA IL VIDEO L'episodio e' avvenuto nella caserma di Biere, e a rivelarlo e' stato un video girato di nascosto da un commilitone e inviato al giornale Blick. Il portavoce dell'esercito elvetico, Christoph Brunner, lo ha definito "un fatto assolutamente inaccettabile". "L'esercito svizzero non puo' tollerare episodi di spregio della persona umana come questo", ha affermato, avvertendo che "se tra i picchiatori c'erano davvero dei sottufficiali, questi hanno cessato di esserlo". Nel video si vedono sei militari in piedi con le mani appoggiate al muro di un edificio che urlano di dolore mentre vengono picchiati a colpi di catena da un paio di superiori, tra le risate di altri soldati che assistono al pestaggio. L'anonimo testimone ritiene che si sia trattato di una sorta di rito di iniziazione per le giovani reclute, che avevano preso servizio da sette settimane. "Deve essersi trattato di un rituale per fare delle reclute dei soldati a pieno titolo", ha spiegato l'autore del filmato. Christian Burri, vice portavoce del ministero della Difesa, ha liquidato l'episodio come "uno scherzo di cattivo gusto" sostenendo che si sarebbe trattato di "una messinscena, compreso il video". I soldati non sarebbero stati colpiti con catene, ma con corde. Il soldato autore del filmato, di cui Blick ha fornito solo le iniziali, T.M., ha invece confermato le sue accuse, spiegando che "nessuno nella caserma sapeva che stavo filmando" ed aggiungendo di averlo fatto perche' altrimenti nessuno gli avrebbe creduto.
Di Admin (del 11/08/2010 @ 08:53:08, in News, linkato 145 volte)
Il presidente del municipio Pasquale Calzetta: "È stato già avviato il progetto". Dopo 15 anni di chiusura, arriva il sì della Difesa. "Così meno auto sulla Laurentina"
Riaprirà al traffico anche una delle ultime città militari italiane rimaste interdette alle auto private, la Cecchignola. È arrivato il mese scorso il nulla osta dei militari al municipio XII. Così dagli uffici del parlamentino è partita la progettazione per rendere accessibile agli autoveicoli via dei Genieri. "A settembre incontrerò i vertici del ministero della Difesa per stipulare una convenzione, ma finalmente dopo 15 anni abbiamo il placet della città militare - sottolinea Pasquale Calzetta, presidente del municipio XII - L'obiettivo è riaprire la strada entro il 2011".
Una battaglia che va avanti ormai dalla metà degli anni '90, quando via dei Genieri venne chiusa dopo un incidente stradale. Da quel momento solo i veicoli della Difesa sono potuti transitare nell'area, completamente "off limits" al traffico privato. Così decine di associazioni sono scese in strada e hanno raccolto 20mila firme. "L'ipotesi di collegare via Kobler con via dei Genieri o con viale dell'Esercito non comporta la realizzazione di nuove strade, è economicamente molto più vantaggiosa che non costruire altre arterie, ma soprattutto è più facilmente attuabile dal punto dei vista dei costi - spiega Massimiliano Di Gioia, presidente dell'associazione "Colle della Strega" - La riapertura della città militare al traffico permette di sbloccare la mobilità di alcuni quartieri come Millevoi, Cecchignola, Castel di Leva e Laurentina senza andare a intaccare l'ultimo polmone di verde rimasto, il Fosso della Cecchignola. Basta solo collegare via Kobler alle strade esistenti".
Una decisione che mette tutti d'accordo: cittadini e municipio si schierano per l'accesso alle auto nella città militare. La politica romana del resto si è confrontata per molto tempo sulla riapertura al traffico della Cecchignola. Dapprima, nel 2002, ci fu la votazione di un ordine del giorno nell'aula Giulio Cesare; poi nel 2008 la questione fu proposta nell'assise del parlamentino dell'Eur dalla capogruppo della Sinistra, Matilde Spadaro, ottenendo il plauso generale; infine ci fu la mozione approvata in consiglio comunale nel 2009. E oggi il presidente Calzetta è riuscito ad incassare il via libera dai militari. "È un'operazione dai costi irrisori che prevede un risultato immediato - sottolinea la consigliera Spadaro - perché il traffico si decongestiona e questo va a beneficio di tutti i quartieri circostanti. Ora attendiamo la realizzazione di questo sogno che permetterebbe di dimostrare la validità delle battaglie intraprese da tanti cittadini e finalmente la realizzazione di un atto di buona amministrazione".
La progettazione è già partita: "Viene realizzata con fondi municipali", dice il minisindaco dell'Eur. Si tratterà di riasfaltare via dei Genieri e di realizzare un nuovo fondo stradale, creare dei pozzetti per il deflusso delle acque piovane e procedere con delle potature. Un'operazione realizzata d'intesa con la Difesa. E intanto, "entro la fine dell'anno sarà concluso il passaggio della via dalle competenze ministeriali a quelle comunali", rivela Calzetta.
Fonte: www.repubblica.it
Di Admin (del 21/07/2010 @ 19:27:10, in News, linkato 23512 volte)
Continua su questa nuova pagina la discussione sui tagli economici subiti dal Personale Militare, della Polizia e del Pubblico Impiego in generale, con il D.L. nr. 78/2010.
Grandissima è stata la partecipazione su questo portale da rendere necessaria la creazione di una nuova pagina web per alleggerire la precedente che ormai era diventata di 3 mb. e di difficile apertura.
IL COMUNICATO STAMPA INVIATO ALLE ISTITUZIONI
Manovra finanziaria 2010 e Forze Armate
Il malcontento dei militari diretto alle Istituzioni
Gli effetti della manovra finanziaria ricadranno pesantemente sui dipendenti statali, ma fuor di misura sul personale dei comparti difesa e sicurezza, tanto oggetto di strumentalizzazione politica e propagandistica in passato quanto oggi facile fonte di recupero per le casse dello stato.
Ed infatti, nel mentre il ddl di conversione del decreto legge n. 78/2010 è presente in Senato, a migliaia giungono presso la redazione di www.forzearmate.org i messaggi di sconcerto, di delusione e di rabbia da parte di coloro che si sentono distinto “bersaglio” della presente manovra.
Si stimano in diverse migliaia di euro annui, mediamente, le perdite che subiranno i militari. E non ci si riferisce solo ai mancati aumenti stipendiali, ma altresì ai “prelievi” che saranno effettuati dalle loro buste paga, come più volte specificato in dettaglio attraverso puntuali informazioni diffuse da questo portale.
L’impressione è che questa manovra si rifletta proprio a danno della “specificità” dei comparti: colpire infatti le indennità operative, le indennità di comando, le progressioni di carriera, gli assegni funzionali, ogni adeguamento automatico stipendiale e, non ultimo per importanza, il passaggio obbligato al trattamento di fine rapporto malgrado l’impossibilità per i militari di costituire fondi pensione negoziali; tutto ciò non può che essere interpretato quale ingenerosa “ostilità” nei confronti del settore, nessun grado escluso.
I cittadini in divisa lamentano di non voler essere considerati statali qualsiasi. Ciò non sta a prefigurare una “guerra tra poveri” ma evidenzia che i diritti – pochi – ed i doveri – tanti – non possono che palesare ogni differenza: dai personali tributi pagati nelle missioni internazionali, alla sicurezza dei cittadini, dalla “mondezza” di Napoli all’emergenza terremoto, solo per fare degli esempi: questi “dipendenti statali” esigono rispetto e riconoscenza.
Migliaia sono i militari che hanno scritto e che continuano a scrivere ancora oggi chiedendo di diffondere la loro voce. Essi si sentono traditi, ingannati da chi ha approfittato del loro giuramento e della loro fedeltà alle Istituzioni. Il loro pensiero può essere liberamente letto negli interventi del blog aperto a chiunque:
“Specificità” significa disagio, abnegazione, spirito di sacrificio, senso del dovere, compressione dei diritti. Non è giusto mortificarne il senso essendo buoni solo per il 2 giugno, ancor meno per il 2 novembre: tante lacrime quando si torna nelle bare, tanta irriconoscenza quando si è caccia di riscontri.
Se questa manovra è “contro gli sprechi” e contestualmente si colpiscono gli stipendi dei militari significa che la politica non intende dare cittadinanza a chi difende la Patria, il Popolo, la Costituzione e le libertà.
Non si vive di solo onore, e sono le esigenze di vita ad averlo stabilito.
“Sono veramente turbato dal silenzio del nostro Ministro come dei nostri vertici militari. Come faccio a motivare i miei uomini al sacrificio, alla disciplina, alla lealtà, quando giorno dopo giorno anch'io mi sento sempre più solo? Dove sono i nostri Capi? Perchè non ci parlano con franchezza? E soprattutto perchè non raccontano al Paese del malessere che corre tra i soldati, soprattutto quelli dei gradi più bassi, che sono poi quelli che hanno pagato in questi anni il maggior tributo di sangue? Ci sono momenti, la maggior parte, in cui bisogna obbedire tacendo. Ma penso che questo sia il momento di parlare alla vostra gente, Signori Generali e Ammiragli, perchè a rischio c'è lo spirito delle Forze Armate, quello che ci ha consentito di rimanere compatti e di tenere alta la bandiera italiana anche quando tutto il resto andava a puttane. E se distruggono lo spirito di questi uomini e donne in divisa, allora distruggono quel poco di anima che è rimasto in questo Paese. Non è una questione di soldi, ma di dignità. Personalmente continuerò a fare quello per cui ho giurato e lo farò sempre e comunque. Ma se devo ordinare ad un Caporale di andare a morire per la Patria, devo poterlo fare guardandolo negli occhi senza vergogna, perchè so che quella stessa Patria non lo considera solo carne da macello. Questo silenzio intorno a noi è davvero assordante”.
Di Admin (del 15/07/2010 @ 10:42:26, in Estero, linkato 213 volte)
Anche lontano dalle bombe e dai combattimenti, i soldati americani rientrati negli Stati Uniti continuano ad essere vittime di morti violente.
Lo scrive il New York Times, prendendo l’esempio di una brigata rientrata a casa dopo mesi passati nella città irachena di Mossul.
Del gruppo, solo uno era stato ucciso in Irak mentre altri sette erano morti negli Stati Uniti, per suicidio, per incidenti d’auto o per abuso di droghe. Sei avevano invece commesso crimini che erano costati la vita a quattro persone.
Per il loro comportamento, il 10% dei 3.500 soldati della brigata di Mossul sono stati colpiti da misure disciplinari, mentre 39 sono stati condotti di fronte alla Corte marziale.
Dal settembre 2001 i soldati americani hanno passato la maggior parte del loro tempo sui campi di battaglia in Irak o in Afghanistan; rientrare a casa per un congedo o addirittura in via definitiva rappresenta spesso un fatto traumatico, difficile da gestire. Al punto che l’esercito statunitense ha studiato un programma apposito per cercare di far fronte a queste situazioni.
I soldati a capo delle brigate sono stati iscritti in programmi di prevenzione del suicidio e sono stati incoraggiati a chiedere ai loro soldati dettagli sulla loro vita privata, sul matrimonio, sulla famiglia, il tutto nella ricerca di elementi dissonanti.
I “casi a rischio” sono stati inseriti in una lista e seguiti da vicino. I casi più gravi sono stati estromessi dall’esercito, senza più essere seguiti al loro rientro a casa.
http://www.ticinolibero.ch
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