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C’è un vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia si estendono a tutti

H. Ford
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 


Meno militari inviati in Medioriente e più risorse risparmiate e mezzi disponibili per garantire maggiore prevenzione e sicurezza sul nostro territorio, anche alla luce dei terribili fatti di cronaca che hanno caratterizzato questo mesi di agosto, soprattutto nelle città del Nord.

Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord e vicepresidente del Senato, nel giorno della partenza delle prime navi italiane dirette verso le coste libanesi, punta l’indice sulla scelta del Governo di centrosinistra di voler, sostanzialmente, strafare, inviando nella caldissima area a sud del Libano un contingente troppo numeroso, per le disponibilità delle nostre forze armate e del nostro Paese in generale, ovvero 2490 uomini, destinati a diventare circa 2680 tra qualche settimana quando la missione sarà a pieno regime.
Numeri alla mano l’Italia invierà in Libano circa il 20% dei 15 mila soldati impegnati nella missione Onu e quasi il 40% di quelli mandati dall’Unione Europea: cifre che rendono quella italiana la missione più impegnativa, in termini numerici, davanti ai francesi che invieranno circa 2000 uomini e alla Spagna che ne manderà poco più di 1000 esattamente come Indonesia e Malesia. Da qui la critica di Calderoli al Governo di centrosinistra. «Per svolgere questa missione a misura del nostro Paese sarebbero stati sufficienti meno della metà della quota di militari fissata dal decreto legge, giusto i mille circa che mette a disposizione la Spagna», fa notare l’ex ministro per le Riforme istituzionali che poi, alla luce dei crimini che si stanno verificando nelle nostre città, osserva: «Ma non se ne accorti, questi signori al Governo, che nell’ultimo mese si è scatenato un crescendo di violenza nel nostro Paese, che vede sempre più spesso le donne come obiettivo, e che fa pensare che anche noi, a casa nostra, abbiamo il nostro Libano? Gli altri 1600 soldati avrebbero potuto invece essere utilizzati per pattugliare le vie delle nostre città, dove ormai più nessuno può sentirsi sicuro, ancor di più quando si è donna, oppure si sarebbero potute utilizzare le ingenti risorse risparmiate dalla riduzione del contingente inviato in Libano per sostenere e incrementare le azioni delle nostre forze dell’ordine impegnate sul nostro territorio». Del resto nei giorni scorsi dalla Casa delle Libertà si erano già levate critiche sul numero, ritenuto eccessivo, dei soldati facenti parti della missione italiana in Libano e lo stesso ex premier, Silvio Berlusconi, intervenendo al meeting di Rimini aveva rilevato che: «L’Italia partecipa nella Nato per circa il sette per cento dell’insieme della spesa pubblica e anche dei contingenti militari; partecipiamo alle Nazioni unite con il cinque per cento, quindi mi sembra che tra il cinque e il sette per cento si debba decidere il quantitativo militare di presenza nelle operazioni in Libano. Non credo che sia assolutamente conveniente fare di più. Si tratta quindi di inviare mille-milleduecento soldati e non tremila». Ma il centrosinistra ha scelto di fare le cose in grande, inviando in Libano il contingente più numeroso in assoluto. Per questo Calderoli rincara la dose: «In ogni vecchio manicomio era immancabilmente presente il pazzerello che credeva di essere Napoleone e pertanto indossava il cappello dell’Imperatore. I manicomi sono stati chiusi da un po’ ma la sindrome di Napoleone, purtroppo, continua ad esistere e sembra aver contagiato parecchi degli esponenti del nostro Governo: va bene dare l’autorizzazione all’attuazione di una risoluzione dell’Onu, quale la 1701, ancor di più quando questa è finalizzata alla soluzione del problema mediorientale, ma tutto dipende anche da come si affronta la questione e noi lo stiamo facendo come se dovessimo partecipare ad una corsa! Mandiamo un numero di soldati che ha dell’incredibile per la sua dimensione visto che gli Stati Uniti d’Italia, che magari potrebbero essere una mia aspirazione, non equivalgono certo agli Stati Uniti veri, quelli d’America, un Paese che forse avrebbe la possibilità di mandare un numero di soldati così elevato come quello che invece stiamo per inviare noi... Andiamo incontro a spese che il ministro della Difesa, Arturo Parisi, quantifica in qualcosa in meno di 600 milioni di euro l’anno, e, intanto, si prepara una Finanziaria di lacrime e sangue. «E dulcis in fundo - conclude Calderoli - mandiamo i nostri ragazzi a garantire l’inviolabilità della linea blu con l’applicazione del codice militare di pace. Il problema è che le manie di grandezza dei novelli Napoleoni di casa nostra le pagheremo noi e a rischiare saranno i nostri ragazzi, impegnati in quella che lo stesso ministro Parisi ha definito la missione più difficile dopo la seconda guerra mondiale. Mandare i nostri militari in una zona di guerra con il codice militare di pace equivale a mandare un soldato a fermare un carro armato solo con la fionda...».
http://www.lapadania.com
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Di Admin (del 23/08/2006 @ 19:31:23, in News, linkato 7824 volte)

Pubblichiamo un interessante articolo uscito sul Giornale Alto Adige di domenica 13 agosto 2006, in riferimento all'oggetto.

Il presidente della Regione Trentino A/A si e' espresso favorevolmente per la concessione di terreni edificabili da destinare alla cooperative fa militari. Proposta che e' piaciuta anche al Ministro della Difesa.

Sarebbe interessante per tutti se questa proposta fosse estesa a tutte le Regioni. Per questo motivo apriamo anche una discussione sul blog, dove tutti possono esprimere la propria opinione in merito....cliccnado sul pulsante BLOG...

Puoi leggere l'intero articolo:

http://www.forzearmate.org/sideweb/2006/rassegna/
alloggi_cooperativa_militari_23082006.php


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Di Admin (del 23/08/2006 @ 18:40:54, in News, linkato 3333 volte)


“Sono d'accordo con la proposta di inviare l'esercito a Napoli, benché le forze dell'ordine locali facciano tutto il possibile per contrastare la criminalità e il loro lavoro sia encomiabile”. Lo afferma l'ex prefetto del capoluogo campano Carlo Ferrigno, intervenendo nel dibattito sollevato dalla proposta del presidente della commissione Difesa del Senato, Sergio De Gregorio, di inviare le Forze Armate nei quartieri più a rischio della città. “I militari - spiega Ferrigno - non dovrebbero svolgere funzioni di polizia giudiziaria e di ordine pubblico, ma andrebbero a sostituire le forze dell'ordine nella vigilanza degli obiettivi sensibili, come ad esempio le sedi istituzionali, facendo recuperare così più uomini a polizia, carabinieri e guardia di finanza”. “Ho avuto modo di vedere che questo è un meccanismo che ha funzionato a Messina - sottolinea Ferrigno - dove sono stato questore: i servizi di presidio e controllo del territorio restano di competenza delle forze dell'ordine, mentre i soldati sono chiamati a esclusivi compiti di sorveglianza. Naturalmente -conclude l'ex prefetto di Napoli- l'invio delle Forze Armate sarebbe limitato nel tempo; i soldati non dovrebbero restare di stanza a Napoli per molto, ma soltanto in determinati periodi critici”. Disco verde per l’esercito in città anche da Gianfranco Rotondi, segretario nazionale della Democrazia cristiana. “L'impiego dell'esercito per il controllo del territorio napoletano è un'opportunità per Napoli ma anche per l'intera regione. Ritengo la proposta del presidente della commissione Difesa al Senato Sergio De Gregorio opportuna e tempestiva. A favore della proposta di De Gregorio anche l’ex senatore di Alleanza Nazionale Michele Florino:” Con l'invio dell'esercito a Napoli si potranno disimpegnare circa settecento uomini delle forze dell'ordine da compiti di sorveglianza degli obiettivi sensibili”.

http://www.denaro.it/go/a/ _
articolo.qws?recID=247605
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Di Admin (del 22/08/2006 @ 23:41:00, in Estero, linkato 1581 volte)


Una corsia preferenziale per tutti gli immigrati che vogliano diventare cittadini canadesi in tempi rapidi: arruolarsi nelle Forze armate. Fino ad ora non è stato possibile, essendo la cittadinanza canadese uno dei prerequisiti per inoltrare al ministero della Difesa la domanda di arruolamento in una delle armi (esercito, marina, aeronautica) canadesi, ma le cose potrebbero presto cambiare. La costante penuria degli organici (appena 63mila tra effettivi e riservisti, contro - ad esempio - gli oltre 250mila in Italia) e il costante impegno del Canada sul fronte delle missioni di peacekeeping promosse dall'Onu e dalla Nato (come quelle ad Haiti e in Afghanistan) starebbero infatti spingendo i vertici delle Forze armate canadesi ad accettare l'idea di accogliere tra le loro file dei nuovi canadesi, anzi delle reclute che canadesi non sono ancora. Un po' come accadeva nell'Impero Romano con i "barbari" (o, in tempi assai più recenti, negli Stati Uniti con i messicani) cui veniva riconosciuta la cittadinanza a fronte dell'impegno sotto le armi, così l'arruolamento potrebbe presto trasformarsi per molti landed immigrant canadesi in un vero e proprio lasciapassare per poter giurare fedeltà a Sua Maestà e coronare il sogno della cittadinanza. http://www.corriere.com/
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Di Admin (del 22/08/2006 @ 23:25:41, in Estero, linkato 1043 volte)



«Sono sinceramente preoccupata per i pericoli a cui andranno incontro i vostri militari impegnati prossimamente in Libano. Comunque il vostro popolo ci vuole bene e questo i palestinesi lo sanno». È quanto ha detto, nel corso di un'intervista con Pierluigi Diaco (che sarà pubblicata sul Foglio di oggi), Suha Arafat, la vedova di Yasser, il presidente dell'Anp, Yasser. Secondo Suha Arafat, «saranno mesi complessi e difficili. Spero che i vostri militari non ne paghino le conseguenze. Del resto nulla è certo, nemmeno l'avvento della guerra. Comunque io sono molto pessimista». «Quello che sta accadendo queste settimane in Libano - ha detto ancora la vedova di Arafat - mi preoccupa. La questione medio-orientale rischia di non risolversi più. Sono molto pessimista. Né da una parte né dall'altra ci sono più uomini saggi. Né i rappresentanti del popolo palestinese né quelli del popolo israeliano, né Blair, Bush e fino a qualche tempo fa Berlusconi hanno lavorato veramente in questi ultimi due anni per il raggiungimento della pace. «E pensare - continua Suha Arafat - che in molti avevano scommesso che dopo la morte di mio marito le cose sarebbero cambiate, migliorate. La verità è sotto gli occhi di tutti: l'unico padre che il popolo palestinese ha avuto si chiama Yasser Arafat. Solo mio marito ha rappresentato fino a oggi l'unica valida e reale possibilità di pace».

http://www.ilgiornale.it
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