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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 23/05/2007 @ 20:44:09, in News, linkato 5659 volte)
In una giornata afosa, tra fanfare, picchetti d'onore, bambini delle scolaresche, ha fatto la sua prima comparsa ufficiale in Italia il «soldato-robocop», ovvero il fante dei prossimi decenni, neppure parente di quelli che hanno combattuto nelle trincee del Carso. E forse neanche di quelli che oggi operano in Afghanistan.
Questa, in sintesi, la carta d'identità del soldato del futuro: il fante trasporta un peso complessivo di 22 chilogrammi che comprende un'arma che può caricare anche un lanciagranate, un «canale ottico diurno ed un canale infrarosso» (in pratica dei cannocchiali) permettono di individuare gli obiettivi, identificare i «nemici» e definire le loro possibilità di offesa. L'arma è collegata ad un computer (che il soldato nasconde nella schiera al posto del vecchio zainetto) al quale è collegato anche un sistema a banda larga. Questa appare la novità che più attira l'attenzione.
Il soldato-robot, attraverso i sensori che «ornano» l'elmetto è in grado di inviare informazioni ed immagini ai comandi che dirigono l'azione. Sul braccio sinistro il fante tecnologico porta anche un display che permette di interagire con i comandi. Lo scenario dell'azione viene dunque monitorato dai soldati-robot che diventano in tal modo a loro volta dei sensori, protagonisti «interattivi» dell'avvenimento che stanno vivendo. Il generale Giorgio Ruggieri, comandante logistico dell'Esercito, ha spiegato che i primi cento prototipi del «soldato futuro» inizieranno in questi giorni la sperimentazione presso il 31° reggimento carri di Altamura. Tra un anno sarà fatto il primo bilancio. Lo stato maggiore ritiene che la prima «brigata digitale» (3-4000 soldati) potrà essere schierata nel 2010 e che, entro il 2014, saranno pronte tre brigate (10-12 mila soldati).
L'entrata in campo del fante-digitale rappresenta una svolta ed un segno dei tempi. Resta da vedere se la tecnologia sarà risolutiva in scenari sempre più «asimmetrici» nei quali, come in Afghanistan, si confrontano eserciti moderni e forze irregolari che puntano sulla sorpresa degli agguati e degli attentati. Anche i veicoli corazzati Dardo ed i blindati Lince, in partenza per l'Afghanistan, mostrati alla Cecchignola sono mezzi costruiti con nuove e più robuste corazze. «Le minacce si stanno profilando sempre più concrete - ha fatto notare il generale Filiberto Cecchi, capo di stato maggiore dell'Esercito - questi mezzi servono per fornire alle nostra unità in Afghanistan un maggior profilo di protezione e sicurezza». Tra un decina di giorni i nuovi mezzi saranno schierati a Kabul ed Herat.
http://www.unita.it
Di Admin (del 22/05/2007 @ 18:34:51, in News, linkato 4285 volte)
Da mercoledì 23 maggio i biglietti per gli spettacoli e i concerti del 16esimo Festival internazionale delle bande militari, in programma a Modena dal 9 al 14 luglio, si possono acquistare on line (Modena Festival bande) e prenotare via fax (059 203 3011), mentre il 16 giugno aprirà la biglietteria del Teatro Comunale, in corso Canalgrande 85, per la vendita diretta dei tagliandi al pubblico.
Il biglietto unico per i posti in tribuna in piazza Roma e per i posti in platea nel Cortile d'onore del Palazzo ducale costano 10 euro (7 euro per i possessori di Carta Insieme Conad, per gli assicurati Unipol e per gli iscritti ad associazioni nazionali riconosciute). Per i gruppi di almeno dieci persone il biglietto costa 5 euro, mentre i ragazzi fino ai 15 anni e gli anziani oltre i 65, che entravano gratis alle precedenti edizioni, spenderanno quest'anno un euro che sarà destinato alla promozione di iniziative musicali nelle residenze protette per gli anziani del Comune di Modena per iniziativa del Festival e di Rataplan, il meeting dei gruppi musicali giovanili.
La sedicesima edizione del Tattoo vedrà in scena i tamburi e le cornamuse della Polizia canadese di Vancouver e l'Esercito della Nuova Zelanda, le Guardie inglesi di Coldstream e le Forze armate della Lettonia. Ma anche, per l'Italia, la Polizia di Stato a cavallo, l'Esercito e gli alpini della Taurinense.
La manifestazione si svolge sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica per iniziativa del Comune, dell'Accademia militare dell'Esercito, della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e della Fondazione Teatro Comunale con il patrocinio e il sostegno della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Modena e con il contributo di Unicredit Banca, Conad, Unipol Assicurazioni e Gruppo Hera.
http://www.modena2000.it
Di Admin (del 16/05/2007 @ 18:57:37, in Estero, linkato 2087 volte)
(Reuters) - I resoconti violenti e di umorismo nero di un soldato americano sui combattimenti in Iraq hanno vinto il premio "Blooker prize" per il miglior libro iniziato come blog su Internet.
Colby Buzzell, il cui diario online è diventato il libro "My War", aveva iniziato a postare i suoi messaggi da una tenda-Internet nel triangolo sunnita, come un modo per "uccidermi".
Il libro ha vinto la seconda edizione del premio di 10.000 dollari sponsorizzato dal sito dell'editore web lulu.com.
Il suo blog gli ha consentito di spiegare la guerra ai lettori a casa con un'immediatezza che non avrebbe potuto raggiungere con un libro "normale" scritto dopo il ritorno, ha spiegato al telefono da Los Angeles.
"Tornavo dopo le missioni, con le orecchie che ancora mi ronzavano per i combattimenti a fuoco, mi sedevo e ne scrivevo. Sono tornato da due anni. Se qualcuno mi dicesse di scrivere un libro sull'Iraq adesso, non saprei da dove cominciare".
Quando era ancora in Iraq, i militari, per ragioni di sicurezza, ordinarono a Buzzell di smettere di inserire i suoi commenti sul web.
IN GUERRA SUPERIORI GLI ORDINARONO DI SMETTERLA
"Un soldato che scrive su un blog per il mondo intero li rende estremamente nervosi. Questa è stata la prima guerra di cui Internet è stata parte integrante, e questo li innervosiva", ha detto a proposito dei suoi superiori che gli avevano ordinato di staccarsi dal web.
Ma dice che ci sono altri soldati che ancora scrivono su Internet.
"Più blog, libri e scritti escono sulla guerra, più comprensione ci sarà. La gente qui si dimentica di quel che i nostri soldati passano ogni giorno".
Buzzell non è sempre un personaggio con cui simpatizzare.
"Una cosa che ho notato da quando sono qui è che ho sviluppato su tutto proprio un tipo di umorismo da guerra fastidioso, deformato, malato", osserva in una riflessione sul blog.
"Come una settimana fa ... guardando le foto di un ragazzo ucciso in una moschea, senza un motivo mi sono messo a ridere perché aveva gli occhi aperti, la sua lingua penzolava dalla bocca aperta, questo a me sembrava buffo".
ISPIRATO DA VONNEGUT CHE GLI FECE I COMPLIMENTI
Buzzell dice di essersi ispirato in parte a Kurt Vonnegut, autore sopravvissuto al bombardamento incendiario di Dresda durante la seconda guerra mondiale.
Vonnegut, morto il mese scorso, definì il libro di Buzzell "nientemeno che l'animo di un essere umano estremamente interessante in guerra per nostro conto in Iraq". Lo scrittore inviò a Buzzell una cartolina "da uno scrittore veterano ad un altro", che Buzzell conserva.
"Ho letto 'Mattatoio Cinque' quando ero in guerra in Iraq", dice Buzzell a proposito del classico di satira di guerra di Vonnegut. "Quel tipo è un genio. Il modo in cui tratta situazioni di umorismo nero, con spirito. Lui è stato fonte di una grossa ispirazione".
Ma Buzzell dice che gli spunti migliori li ha ricevuti da soldati che sono ancora sul campo.
"L'unica opinione di cui mi preoccupo è quella dalle e-mail dei ragazzi. Questo è il miglior complimento possibile (quando) si scrivono memorie di guerra: da qualcuno che è stato lì.
Di Admin (del 16/05/2007 @ 18:51:46, in Uranio, linkato 1386 volte)
"Non abbiamo mai ricevuto un euro dalle raccolte di fondi a favore delle vittime dell'uranio impoverito che sono state e vengono tuttora promosse in televisione". A parlare, a GrNews.it, è Lorena Di Raimondo, vedova di Alberto Di Raimondo, militare di Lecce, deceduto nell'ottobre del 2005 a 26 anni a causa di un linfoma in seguito ad una missione nei Balcani. "Quello che non sopporto- aggiunge- è che qualcuno utilizzi le nostre storie per farsi pubblicità. Per me queste persone che vanno in tv per fare appelli non sembrano persone serie quando dicono che aiuteranno le vittime dell'uranio economicamente. Con questo non voglio dire che non sia positiva la denuncia e il fatto che se ne parli, ma ci sono modi e modi per denunciare. Speculare sui malati e sui familiari delle vittime non penso sia decoroso".
La vedova Di Raimondo sta aspettando che il ministero della Difesa riconosca la causa di servizio al marito. Aveva presentato una prima domanda nell'ottobre del 2005, ma al ministero "tutta la documentazione era stata smarrita" e ha quindi ripresentato, scongiurando nuovi intoppi, l'istanza nel gennaio scorso. "In questi anni- spiega la vedova- lo Stato ci ha solo rimborsato le spese sostenute per i viaggi da un ospedale all'altro. Siamo qui che aspettiamo che venga fatta giustizia e chiediamo allo stesso tempo di non essere strumentalizzati per fini commerciali". A confermare quanto detto dalla vedova Di Raimondo, spiega a GrNews.it, un'altra vittima da possibile contaminazione da uranio, il capitano dell'Esercito Carlo Calcagni, per lui tre missioni nei Balcani, ed ora un calvario continuo tra ospedali, terapie quotidiane e legali per far valere far valere i suoi diritti.
"Strumentalizzare la nostra malattia- spiega l'ufficiale a GrNews.it- è indecente. Noi non vogliamo l'elemosina da nessuno, ma allo stesso tempo alcune affermazioni dovrebbero essere corrette, dal momento che oltre al sottoscritto, che lotta dal 2002, nessuna delle famiglie dei caduti e degli ammalati di mia conoscenza ha ricevuto da parte di chicchessia alcuna forma di aiuto materiale. Per quanto mi riguarda ho speso fino ad oggi, di tasca mia, oltre 50mila euro per cure, visite specialistiche e trasferte, senza ricevere l'aiuto da nessuno. Le chiacchiere non servono a nessuno, tantomeno ai chi sta male".
http://www.diregiovani.it
Di Admin (del 16/05/2007 @ 18:46:24, in Estero, linkato 2050 volte)
Il Pentagono vieta l'accesso al portale dai computer dell'esercito
Signori si chiude. Dopo i blog militari, è il momento di 'YouTube' e 'MySpace'. Con un provvedimento del Dipartimento della Difesa Usa, da oggi sarà vietato accedere ai popolari portali internet dai computer in dotazione ai militari statunitensi. La nuova guerra all'informazione è stata lanciata dal Pentagono ad appena due mesi di distanza dalla decisione di limitare i blog, che spesso sono un modo per rimanere in contatto con familiari e amici in patria. Allora, il Pentagono impose la registrazione dei blog militari presso un apposito comando, che aveva il compito di esaminarli ogni trimestre. Una parola in più sul Web da parte di un soldato particolarmente ciarliero - spiegavano gli alti comandi militari - potrebbe mettere in pericolo le vite dei suoi commilitoni.
Al ritmo di Heavy Metal. "Il traffico su Internet per scopi ricreativi - ha spiegato in una nota il generale BB Bell, comandante delle forze in Corea del Sud - ha un impatto sul funzionamento del sistema ufficiale del dipartimento della Difesa e pone un significativo rischio per la sicurezza operativa". Nelle sale computer sui campi di battaglia in Iraq, Afghanistan o altrove, i militari si affollano per dare un'occhiata alle notizie in patria o per lasciare la loro testimonianza on-line, caricando su YouTube filmati registrati con micro-camere che registrano i bagliori delle esplosioni, le incursioni negli ambienti bui e minacciosi delle città assediate, il crepitìo delle armi automatiche. Il tutto, al ritmo di musica heavy metal in sottofondo. Altri pubblicano sulla rete rappresentazioni della guerra legate a eventi luttuosi, come la perdita di un compagno, o un gruppo di medici che lottano per salvare la vita a un commilitone ferito.
'Just another soldier'. Secondo la nuova politica, alle truppe sarà ancora consentito l'accesso a YouTube e MySpace (oltre che agli altri 11 portali 'proibiti'), ma da computer che non facciano parte della rete telematica interna delle Forze armate Usa. Sono tuttavia pochi i militari che possiedono un computer personale nelle zone di guerra. Nonostante sia già vietato ai soldati pubblicare materiale coperto da segreto sui siti web, molti non perdono occasione di dar sfogo alla loro frustrazione nei confronti della guerra, oppure di scrivere critiche nei confronti di compagni dal grilletto facile, come Jason Hartley, veterano della Guardia Nazionale, punito per il tono sarcastico dei suoi scritti, il cui blog, chiuso dai suoi superiori, è adesso diventato un libro dal titolo 'Just another soldier'.
Materiale sensibile. Lewis Maltby, presidente del Workrights institute, organizzazione a tutela dei diritti dei lavoratori, inclusi i militari, riconosce che alcune preoccupazioni del Pentagono sono sì legittime, come il fatto che il network dei computer dell'esercito possa incorrere in rallentamenti nel traffico di dati, ma che la soluzione avrebbe dovuto essere quella della limitazione degli accessi, anziché della chiusura di un servizio indispensabile per il morale delle truppe. Una portavoce di YouTube, Julie Supan, ha riferito che ai gestori del portale la notizia è giunta all'improvviso, e che a giorni vi sarà un incontro con i responsabili del Pentagono. "Ovviamente - ha spiegato - non vogliamo che YouTube diventi il canale attraverso il quale diffondere informazioni riservate, ma la vasta maggioranza dei militari, come dei parenti dei militari, pubblica sul portale video messaggi personali, canzoni, video-lettere, e in genere materiale 'non sensibile'".
Inoltre, molti video raffigurano aspetti della guerra che tendono a mettere in una luce favorevole l'esercito, come scontri a fuoco, distruzione di industrie chimiche, attacchi a postazioni di 'ribelli', salvataggi di compagni rapiti dalla resistenza irachena. Il colonnello Cristopher Garver, uno dei portavoce dell'esercito Usa a Baghdad, intervistato dal Washington Post, ha assicurato che i video non 'postati' da computer dell'esercito verranno sottoposti a limitazioni. E gli altri? "Gli altri sì - ha ribadito il militare -, ma che bisogno hanno di vederli i soldati, quando li vivono ogni giorno?".
http://www.peacereporter.net
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