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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 30/09/2007 @ 17:56:11, in Estero, linkato 2229 volte)
 
Lo scorso luglio la marina militare spagnola ha rifiutato un congedo matrimoniale a uno dei sottufficiali omosessuale. La storia ha suscitato parecchie polemiche in Spagna arrivando a riempire l'intera pagina del quotidiano El Pais.
Pedro Rodriguez, che aveva fatto richiesta di congedo per poter sposare il compagno transessuale Naima Pedreiras, ha deciso di sporgere denuncia contro la marina militare per discriminazione sul posto del lavoro.
I superiori gli avrebbero rifiutato la licenza sostenendo che "quello non era un vero matrimonio". Inoltre M. Rodriguez, capitano incaricato dei congedi per i marinai avrebbe avuto dei pregiudizi omofobici contro di lui.
Il sottufficiale è caduto per questo in depressione andando in congedo per malattia e ha chiesto il trasferimento in un'altra unità. La marina spagnola ha aperto in merito un'inchiesta per chiarire le motivazioni del rifiuto del congedo matrimoniale e per accertare se ci siano responsabilità e intenti discriminatori.
Le autorità militari che avevano rifiutato la licenza si difendono sostenendo che Pedro ha fatto domanda di congedo 15 giorni dopo la celebrazione del matrimonio e pertanto la sua domanda era irricevibile.
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Di Admin (del 30/09/2007 @ 17:30:04, in Estero, linkato 899 volte)
"Generale in vendita", recita l'annuncio on line
All'asta sul sito di e-Bay un 'lotto' imperdibile, il dittatore Than Shwe, leader della giunta militare birmana. A venderlo al migliore offerente un cittadino danese, Jan Egensborg, che con il ricavato dell'incanto intende sostenere finanziariamente le proteste anti-governative in Birmania.
"Generale in vendita", recita l'annuncio on line di 'Surrender' (in lingua italiana 'Resa'; ndr), l'associazione di artisti di strada della quale Egesborg fa parte. "Sappiamo che il generale e' un po' ingombrante", e' scritto nell'inserzione, in cui c'e' anche una foto del despota dell'ex Birmania, "ma d'altronde, dopo tanti anni al potere, uno tende a ingrassare.
E poi, con i suoi vestiti militari, e' piuttosto goffo. A causa del suo temperamento imprevedibile e iracondo", continua il beffardo messaggio su e-Bay, "raccomandiamo ai nuovi proprietari di incatenarlo alla fine della giornata lavorativa. E attenzione, siate preparati a veder volare i piatti, se pronunciate in sua presenza la parola 'monaco'".
Egesborg e la sua compagna, Pia Bertelsen, hanno gia' fatto infuriare la giunta a luglio quando, su un giornale birmano, pubblicarono un'inserzione con un messaggio in codice nel quale si chiedeva liberta' per il Paese asiatico, e Than Shwe era definit o un "killer". L'artista ha dichiarato di aver deciso di "mettere all'asta" l'uomo forte del regime birmano dopo i tragici eventi degli ultimi giorni.
http://www.rainews24.it

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Than Shwe (Kyaukse, 2 febbraio 1933) è un politico e dittatore birmano,Capo del Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo (SPDC) dal 23 aprile 1992.
Inoltre è a capo delle forze armate birmane e della Associazione per l'Unione, la solidarietà e lo sviluppo.
Arruolatosi nell'esercito a vent'anni (1953), lavorò inizialmente presso il dipartimento per la guerra psicologica diventando capitano nel 1960. Dopo il colpo di stato del 1962 occupò posti importanti nell'esercito, passando al ruolo di colonnello nel 1978. Nel 1985 diventò viceministro della difesa,e allo stesso tempo raggiunse il grado di generale,ottennendo anche un seggio nel comitato centrale esecutivo del Partito del programma socialista della birmania BSPP.
Quando in risposta ai disordini del 1988 susseguitisi al colpo di stato del 18 settembre dello stesso anno, si costituì la giunta militare sotto il nome di Consiglio per la restaurazione della legge e dell'ordine nello stato,Than Shwe venne nominato tra i 21 componenti. Il 23 aprile 1992, in seguito alle dimissioni di Saw Maung, divenne capo dello stato e comandante delle forze armate (Tatmadaw).
Inizialmente Than Shwe dimostrò una maggior apertura politica, liberando alcuni membri dell'opposizione e facendo alcune concessioni democratiche. Cambiò il nome dello stato da Birmania a Myanmar e iniziò il processo di redazione di una nuova costituzione sebbene questa sia ancora in redazione. Allo stesso tempo aprì il paese agli organismi internazionali, come l'ASEAN e permise alla Croce Rossa e a Amnesty International di compiere visite in Myanmar.
Nonostante questo progresso, a partire fondamentalmente dal 1996 si passò ad una situazione di forte repressione contro le minoranze etniche e religiose (Karen, Shan, Rakhine, Chin ecc...), rendendo esuli almeno 250.000 persone. Inoltre ha continuato la repressione della stampa libera ed ha fatto incarcerare i giornalisti oppositori del regime.
Quando ha raggiunto 60 anni, l'età prevista per la pensione obbligatoria, ha esteso semplicemente tale termine, confermando le ipotesi che intende rimanere come capo di stato per il resto della sua vita. Inoltre è stato collegato al rovesciamento ed all'arresto del Primo Ministro Khin Nyunt, evento che ha aumentato significativamente il potere di Than Shwe.
Nonostante abbia incontrato il sottosegretario per gli affari politici dell'ONU Ibrahim Gambari nel maggio e novembre 2006 e gli abbia permesso di incontrare Aung San Suu Kyi è chiaro che Than Shwe è un sostenitore della linea dura ed è fortemente contrario a un processo di democratizzazione del Myanmar.
Voci sulla salute di Than Shwe si sono diffuse dopo che il 31 dicembre 2006 è stato ricoverato per un check out presso il General Hospital di Singapore e successivamente non ha partecipato al pranzo ufficiale del giorno dell'indipendenza del 4 gennaio 2007. È stata la prima volta da quando ha preso il potere nel 1992 che Than Shwe non ha partecipato all'evento.

 

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Di Admin (del 30/09/2007 @ 17:28:11, in Estero, linkato 813 volte)
Studenti Usa inviano 14mila palle da golf ai soldati impegnati in Iraq

Nell'ennesimo esempio che quando dicono “I support our troops” (sostengo i nostri soldati) gli statunitensi fanno sul serio, un gruppo di studenti della Gonzaga College High School di Washington ha raccolto 14mila palline da golf da inviare ai militari impegnati sul fronte iracheno. Come mai così tante? Perché nel deserto, dove molti soldati amano tirare di mazza nelle ore di relax, andare poi a riprendersi la pallina centinaia di metri di là è troppo pericoloso: potrebbero capitare a tiro degli insorti. Così, ogni pallina è “usa e getta”.
Lo sforzo degli studenti rientra nel progetto “Balls for Baghdad”, ideato dal loro professore di educazione fisica Rob Theriaque e iniziato ad aprile. Ora il problema è spedire i circa 450 chili di palline raccolte finora. Al costo di 70 dollari per scatola di 400 palline, il totale previsto della spedizione è di 2.450 dollari (1.730 euro), anche di più se le palline arriveranno a 20mila come sperano gli studenti. Ma il gruppo spera di trovare un modo alternativo di far arrivare la merce in Iraq, magari a bordo di un aereo militare. “Che tu sia a favore o contro al guerra in Iraq, loro stanno combattendo per il nostro Paese e devono essere sostenuti a ogni costo”, ha detto uno studente intervistato dalla tv locale WJLA. Ma i commenti sul sito dell'emittente non sono tutti positivi. Un lettore propone di vendere le palline su eBay e con il ricavato comprare delle schede telefoniche per far chiamare i soldati a casa. Ma l'iniziativa viene definita “ammirevole ma strana”, e in un caso “fuorviata, perché dimostra quanto poco sappiamo qui di quello che succede in Iraq”. 
http://oknotizie.alice.it
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Di Admin (del 23/09/2007 @ 14:08:32, in Estero, linkato 7145 volte)
Sono due sottufficiali dell'Esercito i militari italiani rapiti in Afghanistan. Lo riferisce il presidente della commissione Difesa del Senato, Sergio De Gregorio, che ha parlato con il ministro della Difesa, Arturo Parisi.
  
Il ministro, spiega De Gregorio, "mi ha detto che le notizie sono per ora frammentarie, brancoliamo nel buio. I due militari rapiti avevano il compito di mantenere rapporti con le istituzioni locali".    
 
La conferma
Il Ministero della Difesa conferma di aver perso i contatti da ieri sera con due militari in servizio nell' ovest dell' Afghanistan.   
  
Del contingente di Herat fa parte anche un distaccamento di forze speciali che perlustra l'intera regione ovest dell'Afghanistan, tutto sotto il comando italiano. Il Ministero della Difesa si è messo in contatto con le famiglie dei due militari dispersi.
 
La ricostruzione della polizia locale
La polizia afghana è tornata sulle sue dichiarazioni sulla scomparsa dei due italiani, affermando che, mentre le prime informazioni parlavano di un possibile rapimento, l'unica cosa certa fino ad ora è che sono scomparsi da ieri insieme a due afghani.
 
Secondo la ricostruzione del capo degli investigatori, Ali Khan Husseinzada "due italiani e due afghani, un autista e un interprete, hanno lasciato ieri la citta' di Herat a bordo di due auto". "Hanno parcheggiato uno dei veicoli in una zona di Shindand, Azizabad, e sono ripartiti a bordo dell'altro in un'altra direzione".
 
Macabro ritrovamento
La polizia in Afghanistan ha reso noto oggi di aver trovato i corpi di due ex agenti decapitati dai taleban dopo averli accusati di spionaggio e di collaborare con la forze straniere.
 
Prodi informato
Il presidente del Consiglio Romano Prodi ,che in mattinata partirà per New York, è a Palazzo Chigi da dove segue la situazionedei due militari italiani scomparsi in Afghanistan. Prodi è in contatto con il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema e il ministro della Difesa Arturo Parisi.
 
Prima ipotesi giornalisti
I due sarebbero scomparsi mentre viaggiavano sulla strada principale del distretto di Shindand, nella provincia di Herat al confine con l'Iran. Lo ha detto all'agenzia di stampa France Press il capo degli investigatori per la regione Ali Khan Husseinzada.
 
"Abbiamo ricevuto informazioni dai servizi di sicurezza secondo i quali due italiani sono stati rapiti nel distretto di Shindand - ha spiegato -. Secondo le prime informazioni si tratta di giornalisti".
 
http://www.rainews24.rai.it
 
 
 
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Di Admin (del 22/09/2007 @ 21:21:08, in Estero, linkato 5456 volte)

Coraggiose e seducenti, sono le soldatesse australiane che per migliorare la propria avvenenza fisica possono ricorrere - completamente gratis - a interventi di chirurgia estetica. Sono le ragazze cresciute guardando «Soldato Jane» con Demi Moore e giocato con i videogame dove una Angelina Jolie tutta curve, combatteva e vinceva i nemici sfoggiando un fisico da urlo. Senza preoccuparsi dei costi, perché a saldarli (fino a cinquemila euro per un intervento di mastoplastica additiva) ci pensa l’esercito tramite i soldi dei contribuenti. La denuncia, presentata dall’opposizione laburista, ha suscitato immediate polemiche nel Paese tali da costringere il ministero della Difesa ad avviare un’inchiesta interna.
Necessaria non solo per placare l’indignazione per lo spreco di denaro pubblico, ma anche per fugare il sospetto che l’aumento (per la verità modesto) di donne nell’esercito derivi proprio da questo assurdo privilegio. «Le operazioni per ingrandire il seno in ambito militare, totalmente a carico dell’erario pubblico, costituiscono una pratica a dir poco discutibile», ha denunciato Joel Fitzgibbon, responsabile della Difesa del Labor Party. Poco convincenti finora le giustificazioni fornite dalle forze militari, che giustificano i «rari interventi autorizzati» con «questioni di natura psicologica». «Coloro che affermano che con le tasse dei cittadini vengono finanziate le operazioni del nostro personale allo scopo di apparire più sexy non soltanto si sbagliano, ma offendono la dignità di persone che dedicano la loro vita alla difesa del Paese. Sosteniamo i costi solo per chi soffre di problemi di natura fisica o psicologica», ha replicato Andrew Nikolic, portavoce della Royal Australian Navy.
Una versione solo in parte confermata da Kourosh Tavakoli, chirurgo plastico di Sydney che ha rivelato al Sunday Telegraph di aver avuto in cura recentemente due cadette, di 25 e 32 anni, che si sono sottoposte a un intervento per l’aumento del seno. «Non c’era alcuna giustificazione medica per quel tipo di operazione e francamente non so perché la marina abbia pagato - ha ricordato Tavakoli -. Le due donne mi hanno detto che volevano un seno più grande e che sarebbe stato l’esercito a saldare i conti. Io mi sono limitato a fare il mio lavoro». Secondo Tavakoli, comunque, non sarebbe raro avere come pazienti donne militari (all’incirca il 13,5% del totale degli arruolati), nonostante l’esercito disponga di propri chirurghi plastici. La denuncia dei laburisti è giunta qualche mese dopo che la dottoressa Pamela Noon, uno dei maggiori esperti di chirurgia estetica, aveva raccontato alla stampa di operare in media «una soldatessa al mese». «Ma non solo per interventi al seno, molte donne militari sono venute a farsi ritoccare naso e viso, sempre a spese del contribuente», ha commentato la dottoressa Noon, particolarmente critica con le forze militari. «Certamente la chirurgia esterica aiuta a far sentire meglio le persone, ed è nostro compito lavorare con questo preciso obiettivo - ha spiegato il medico - ma, francamente, non ne vedo l’utilità in ambito militare. Mi domando come possa aiutare a difendere meglio il nostro Paese». Dove non arriva il fascino della divisa - potrebbe rispondere qualcuno - ci pensa il bisturi.
http://www.ilgiornale.it
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