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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 29/10/2007 @ 10:12:41, in Estero, linkato 1273 volte)
(AGI) - Berlino, 28 ott. - Piu’ rotoli di carta igienica che proiettili per l’esercito tedesco. Un dato contenuto nel bilancio della Bundeswehr ha messo in allarme il deputato ecologista Alexander Bonde che ha voluto spaere perche’ i soldati tedeschi usassero ogni giorno 10 rotoli di carta a testa. Il ministero della Difesa ha cosi’ compiuto un computo esatto del consumo da parte di ogni soldato per trovare una spiegazione all’eco data dal settimanale “Der Spiegel” al deputato verde che aveva denunciato l’acquisto in un anno di 800 milioni di rotoli di carta per i 360mila militari in servizio. Dopo un’accurata inchiesta il sottosegretario Christian Schmidt (Csu) ha comunicato che si e’ trattato di un errore di calcolo, in quanto i militari tedeschi hanno consumato non 800 milioni di rotoli, ma solo 800 milioni di strappi di carta igienica. “Cio’ significa che ogni militare ha fatto uso per ogni giorno lavorativo di 8,8 strappi di carta”, ha spiegato compiaciuto il sottosegretario, il quale non ha nascosto la sua “rispettosa ammirazione” per un’istituzione che e’ “in grado di calcolare dati strutturali di utilizzo tanto esatti”.
Di Admin (del 29/10/2007 @ 10:01:10, in Uranio, linkato 2686 volte)
Carlo Calcagno è una delle tante vite cambiate dalla missione in Bosnia del 1996
Capitano elicotterista dell’aviazione leggera dell’esercito, Carlo Calcagno arriva in Bosnia nel gennaio del ’96, “Le vaccinazioni me le hanno fatte una settimana prima di partire”, dice Calcagno all’epoca tenente. Vi giunge subito dopo i bombardamenti americani con il munizionamento all’uranio impoverito. E rimane per tutta la durata della sua missione, fino a luglio dello stesso anno. E’ inquadrato nella Brigata multinazionale “Sarajevo nord”, alloggiato nell’ex ospedale della capitale, ormai ridotto ad un ammasso di macerie dai bombardamenti. “Mancavano le pareti. Noi abbiamo sistemato teloni e assi di legno per farci un riparo. E ti mettevi nel sacco a pelo vestito. La notte si stava anche a 20° sotto zero”. A fianco dell’ospedale c’erano dei capannoni che i commilitoni chiamavano “la Volkswagen“, tutt’altro che una fabbrica di automobili: era, invece, una delle più grandi polveriere dell’ex Jugoslavia, protetta dalle montagne circostanti, in una posizione strategica. Evidentemente uno dei bersagli più colpiti dagli americani. arriva in nel gennaio del ’96, “Le vaccinazioni me le hanno fatte una settimana prima di partire”, dice Calcagno all’epoca tenente. E’ inquadrato nella Brigata multinazionale “Sarajevo nord”, alloggiato nell’ex ospedale della capitale, ormai ridotto ad un ammasso di macerie dai bombardamenti. . E ti mettevi nel sacco a pelo vestito. La notte si stava anche a 20° sotto zero”. A fianco dell’ospedale c’erano dei capannoni che i commilitoni chiamavano ““, tutt’altro che una fabbrica di automobili: era, invece, una delle più grandi , protetta dalle montagne circostanti, in una posizione strategica. Evidentemente uno dei bersagli più colpiti dagli americani
Prende servizio al reparto con il compito di pianificare le operazioni: dalle ricognizioni, all’acquisizione di un obiettivo, al recupero dei feriti. Il supporto aereo è a carico dei francesi, perché il nostro contingente non ha inviato elicotteri sul posto. In volo, però, Calcagno è seduto dietro, a cassone come si dice in gergo. “E proprio per questo che spesso mi sono trovato a dover aiutare, a mani nude, i feriti. Il più delle volte erano civili, gente saltata sulle mine, che è stata presa e messa di peso sull’elicottero, mentre ci sparavano addosso. Sono stato a contatto con sangue, urine e feci dei feriti, ma l’ho fatto volentieri, altrimenti non avrei scelto questa vita”. Carlo Calcagno porta a termine la sua missione in Bosnia e quindi rientra in Italia. “A me, i controlli previsti al rientro dalla Bosnia, non sono stati mai fatti”. Contrariamente a quanto previsto dal regolamento, il servizio sanitario militare non effettua nessun accertamento sui soldati rientrati dalle missioni all’estero. Passano alcuni mesi e da Salerno l’ufficiale pilota è richiesto a Viterbo come istruttore di volo. Lì si sposa e prende casa. È uno sportivo. Ama la bicicletta. È uno che va forte. Vince tantissimi trofei, anche un mondiale in Austria con la squadra. Un atleta serio che allo sport sacrifica molto anche della sua vita privata. “Qualche settimana prima di partire per la Bosnia ho fatto delle analisi alla medicina dello sport: negativo”. , gente saltata sulle mine, che è stata presa e messa di peso sull’elicottero, mentre ci sparavano addosso. ma l’ho fatto volentieri, altrimenti non avrei scelto questa vita”. Carlo Calcagno porta a termine la sua missione in Bosnia e quindi rientra in Italia. “. Contrariamente a quanto previsto dal regolamento, sui soldati rientrati dalle missioni all’estero. . Lì si sposa e prende casa. È uno sportivo. Ama la bicicletta. È uno che va forte. Vince tantissimi trofei, anche un mondiale in Austria con la squadra. Un atleta serio che allo sport sacrifica molto anche della sua vita privata. “Qualche settimana prima di partire per la Bosnia ho fatto delle analisi alla medicina dello sport: negativo”.
Scoprire di essere malato gravemente, senza sospettare nulla, gli stravolge la vita per sempre. Le cure sono costosissime, anche trecento euro a dose. In convalescenza lo stipendio è ridotto perché perdi tutte le indennità. Dopo un anno te lo riducono al 50 percento. Dopo 18 mesi non ti danno più niente. “Dopo due anni ti riformano. Vai a casa. E se non hai ottenuto la causa di servizio, arrivederci e grazie”. , anche trecento euro a dose. In convalescenza lo stipendio è ridotto perché perdi tutte le indennità. Dopo un anno te lo riducono al 50 percento. . “Dopo due anni ti riformano. Vai a casa.
A proposito della sua missione nei Balcani, Carlo Calcagno racconta: “Dal 29 marzo al 27 giugno del ’96 ho svolto un totale di 50 ore di volo effettivo in zone di guerra. Se consideriamo che in Italia un pilota in media riesce a farne 60 in un anno, sono tante. La cosa che mi ha fatto rabbrividire”, aggiunge, “è quando Leggiero – responsabile dell’Osservatorio Militare - mi ha detto ma lo sai che di quei piloti francesi della Brigata Salamandra, che sono stati con te in Bosnia, il 65% si sono ammalati?”. Di solito un reparto di elicotteri è composto da una dozzina di piloti, che può arrivare a quindici. Il 65% equivale a dieci persone su quindici. “Però - dice - a loro è stata riconosciuta la causa di servizio e sono stati risarciti con l’equivalente di cinque miliardi di vecchie lire ciascuno. Resta che sono malati”, accentua. “Probabilmente, noi piloti eravamo sicuramente quelli che giravano più di tutti e il fatto stesso che l’elicottero durante il decollo e l’atterraggio alza un polverone, sicuramente anche questo ha influito”. La bioingegnere Antonietta Gatti, coordinatore della Comunità Europea degli studi sulle nano-patologie, rende evidente la presenza di un’elevata quantità di particelle uniformi, della misura di un manometro cioè un milionesimo di millimetro, di materiale estraneo al corpo umano e non bio-compatibile, presente nei tessuti fatti analizzare. Per esempio, nano-particelle di metalli pesanti come ferro, mercurio, cadmio, stronzio e zinco e altri, normalmente non si trovano nell’ambiente. “La presenza di queste particelle in certe aree del corpo umano e la forma sferica delle stesse – afferma la dottoressa Gatti -, lascia desumere che si tratta di ingestione o di inalazione, che deriva dall’esposizione dei militari a zone bombardate”. Ora, il capitano Carlo Calcagno è assegnato alla Scuola di Cavalleria dell’Esercito a Lecce. Convalescente. È stato il primo al quale hanno riconosciuto la causa di servizio e lo status di vittima del dovere, ma lui continua a battersi per indurre i legislatori ad introdurre in finanziaria la parificazione delle vittime del dovere alle vittime del terrorismo e far rientrare nel ricorso tutti quanti i colleghi ammalati e i parenti delle vittime. “Mi sono chiesto – dice Calcagno - come hanno fatto a risarcire i familiari delle vittime di Nassirya nel giro di poche ore? Con l’indennizzo di 200mila euro e poi anche altro? Intanto subito hanno ricevuto d’ufficio questa cosiddetta speciale elargizione. Come hanno fatto? Sono andato a vedere e guarda caso è la stessa legge che è prevista per noi”. Il capitano Calcagno non si arrende. La sua pratica giunge sul tavolo del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito che ne prende atto e manda a Lecce rappresentanti del COCER, il consiglio centrale di rappresentanza dell’esercito, per un’audizione dell’ufficiale. È la prima volta che succede in Italia. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti e genitori di militari vittime della cosiddetta sindrome dei Balcani, “non siamo stati ufficialmente invitati ad essere ascoltati – lamenta Salvatore Antonaci, papà di Andrea, sergente maggiore dell’esercito deceduto il 12 dicembre 2000 - , ma ci siamo rivolti al Prefetto per essere ascoltati anche noi”. L’interessamento dello Stato Maggiore dell’Esercito avvia la pratica per il riconoscimento della causa di servizio che si conclude il 12 aprile scorso con la firma del decreto legge. La quale legge impone che questo provvedimento deve essere chiuso entro quattro mesi dall’emissione. Ma la vertenza è tutt’altro che chiusa per i circa trecento soldati malati di tumore e per i famigliari dei trentasette che non sono sopravvissuti alla malattia. Infatti, agli aventi diritto riconosciuti, il risarcimento non è ancora arrivato e c’è chi lamenta ogni sorta di difficoltà al riconoscimento dello status di vittima del dovere. Altri, infine, secondo lo Stato Maggiore dell’Esercito, non rientrerebbero nelle condizioni di aventi diritto alla causa di servizio: “ Prima ho avuto il rigetto della domanda della speciale elargizione ”, dice Guido il papà di Corrado Di Giacobbe, di Vico del Gargano (FG), caporalmaggiore degli Alpini, deceduto, “e poi della causa di servizio. Perché loro non accettano!“. La legge consente al signor Di Giacobbe di fare ricorso al Presidente della Repubblica. “Ho fatto ricorso anche al Capo dello Stato e la pratica è passata al Consiglio di Stato, dal Consiglio di Stato al Ministero, il Ministero ha risposto al Consiglio di Stato e poi non ho saputo più niente”. La cosa che mi ha fatto rabbrividire”, aggiunge, “è quando Leggiero – responsabile dell’Osservatorio Militare - mi ha detto Di solito un reparto di elicotteri è composto da una dozzina di piloti, che può arrivare a quindici. Il 65% equivale a dieci persone su quindici. “Però - dice - a loro è stata riconosciuta la causa di servizio e sono stati risarciti con l’equivalente di cinque miliardi di vecchie lire ciascuno. Resta che sono malati”, accentua. La bioingegnere , coordinatore della Comunità Europea degli studi sulle nano-patologie, rende evidente la presenza di un’elevata quantità di particelle uniformi, della misura di un manometro cioè un milionesimo di millimetro, di materiale estraneo al corpo umano e non bio-compatibile, presente nei tessuti fatti analizzare. Per esempio, nano-particelle di metalli pesanti come ferro, mercurio, cadmio, stronzio e zinco e altri, normalmente non si trovano nell’ambiente. “La presenza di queste particelle in certe aree del corpo umano e la forma sferica delle stesse – afferma la dottoressa Gatti -, lascia desumere che si tratta di ingestione o di inalazione, che deriva dall’esposizione dei militari a zone bombardate”. Convalescente. È stato il primo al quale hanno riconosciuto la causa di servizio e lo status di vittima del dovere, ma lui continua a battersi per indurre i legislatori ad introdurre in finanziaria la parificazione delle vittime del dovere alle vittime del terrorismo e far rientrare nel ricorso tutti quanti i colleghi ammalati e i parenti delle vittime Con l’indennizzo di 200mila euro e poi anche altro? Intanto subito hanno ricevuto d’ufficio questa cosiddetta speciale elargizione. Come hanno fatto? Sono andato a vedere e guarda caso è la stessa legge che è prevista per noi”. Il capitano Calcagno non si arrende. La sua pratica giunge sul tavolo del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito che ne prende atto e manda a Lecce rappresentanti del COCER, il consiglio centrale di rappresentanza dell’esercito, per un’audizione dell’ufficiale. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti e genitori di militari vittime della cosiddetta sindrome dei Balcani, “non siamo stati ufficialmente invitati ad essere ascoltati – lamenta Salvatore Antonaci, papà di Andrea, sergente maggiore dell’esercito deceduto il 12 dicembre 2000 - , ma ci siamo rivolti al Prefetto per essere ascoltati anche noi”.. La quale legge impone che questo provvedimento deve essere chiuso entro quattro mesi dall’emissione. . Infatti, agli aventi diritto riconosciuti, il risarcimento non è ancora arrivato e c’è chi lamenta ogni sorta di difficoltà al riconoscimento dello status di vittima del dovere. Altri, infine, secondo lo Stato Maggiore dell’Esercito, non rientrerebbero nelle condizioni di aventi diritto alla causa di servizio: “ Prima ho avuto il rigetto della domanda della speciale elargizione ”, dice Guido il papà di Corrado Di Giacobbe, di Vico del Gargano (FG), caporalmaggiore degli Alpini, deceduto, “e poi della causa di servizio. Perché loro non accettano!“.
http://www.barilive.it
Di Admin (del 28/10/2007 @ 15:42:18, in Uranio, linkato 2644 volte)
Dopo molti anni al Tg1 si parla del caso
GUARDA IL VIDEO
Di Admin (del 24/10/2007 @ 17:38:08, in News, linkato 2477 volte)
ROMA (22 ottobre) - Nuova battuta d'arresto nel processo sull'attentato di Nassiriya. E' da rifare il processo ai tre alti ufficiali accusati di aver colposamente omesso di mettere in atto tutte le misure necessarie a difendere la base Maestrale, dove il 12 novembre 2003 vennero uccisi 19 italiani. Il gup del tribunale militare di Roma ha deciso infatti oggi che l'inchiesta non doveva essere condotta sulla base del codice penale militare di guerra, come ha fatto la procura, ma seguendo il codice militare di pace. Il fascicolo è tornato quindi al pm, che con ogni proabilità formulerà ora una nuova richiesta di rinvio a giudizio con un diverso capo di imputazione.
Nuovo stop quindi per una vicenda giudiziaria che va avanti ormai da quasi quattro anni, durante i quali il procuratore militare di Roma Antonino Intelisano e i suoi sostituti hanno sentito decine di testimoni, disposto perizie e acquisito una incredibile mole di documenti. Un'attività che si è conclusa, alla fine dello scorso mese di maggio, con la richiesta di rinvio a giudizio per tre ufficiali: i generali dell'esercito Vincenzo Lops e Bruno Stano, che si sono avvicendati al comando dell'Italian joint task force Iraq, e il colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli, comandante della Msu, l'unità specializzata multinazionale dell'arma che aveva il suo quartier generale proprio nella Base Maestrale.
Per tutti l'accusa era quella di «Omissione aggravata di provvedimenti per la difesa militare», un reato previsto dagli articoli 98 e 99 del Codice penale militare di guerra. L'accusa ai tre ufficiali è di non non aver messo Base Maestrale «in condizione di poter resistere all'eventuale attuazione delle minacce terroristiche in quel momento incombenti sul contingente italiano».
Il 28 settembre scorso, nell'udienza preliminare, dopo aver accolto la costituzione di parte civile dei parenti delle vittime, il giudice si è riservato la decisione su una richiesta di «non luogo a procedere», cioè di proscioglimento, avanzata dai difensori degli imputati. Secondo i legali degli ufficiali non si doveva infatti applicare il codice penale militare di guerra, ma quello di pace, che non prevede il reato contestato agli imputati. Il gup ha accolto in parte la richiesta, stabilendo che debba essere applicato il codice penale militare di pace.
Di fronte a questa decisione la procura - secondo quanto trapelato dall'udienza, svoltasi in camera di consiglio - ha dichiarato di voler modificare l'imputazione, contestando agli imputati un diverso reato: quello colposo di «Distruzione o sabotaggio di opere militari», previsto dall'art. 167 del codice di pace, che punisce il militare che «distrugge o rende inservibili» depositi, stabilimenti o altre opere militari. Alla modifica del capo di imputazione si sono opposti l'avvocato dello Stato de Figueiredo (che rappresenta l'amministrazione della Difesa, citata come responsabile civile) e i difensori degli imputati (gli avvocati Boursier Niutta, Brionne e Brunelli). Il ha quindi restituito gli atti al pm e ora quindi il processo dovrà ricominciare.
http://www.ilmessaggero.it/
Di Admin (del 20/10/2007 @ 13:34:30, in Estero, linkato 1150 volte)
Roma - Ha suscitato grande emozione una notizia che sta girando da qualche ora, quella secondo cui un "robot militare", un cannone gestito dal computer, per un errore del software ha ucciso 9 soldati, una tragedia che non ha risparmiato altre 14 persone, ferite dal robot.
È accaduto in Sudafrica e, secondo le cronache locali, si è trattato di un cannone a 35mm con funzionalità anti-aeree che ha resistito ai tentativi di fermarlo svuotando i suoi 250 proiettili su un intero reparto militare.
Il tutto, fanno sapere le autorità sudafricane, è avvenuto quando la batteria robotizzata "ha iniziato una esercitazione a fuoco" nell'ambito di un programma che annualmente coinvolge 5mila soldati sudafricani. L'incidente è sorto quando l'ufficiale di servizio ha tentato di sbloccare il cannone che si era bloccato pochi istanti dopo l'inizio dell'esercitazione: quando si è avvicinato un altro proiettile è esploso incidentalmente, provocando l'esplosione di alcune delle munizioni disponibili. "Questo - continuano i giornali locali - ha provocato una fuga, ma non c'era dove nascondersi. Il cannone impazzito ha iniziato a colpire a caso".
Secondo i responsabili dell'esercito "il cannone, che era completamente carico, non ha sparato come avrebbe dovuto". Inoltre "appare chiaro che l'arma, che è computerizzata, si sia bloccata prima che una esplosione avvenisse, cominciando così ad aprire il fuoco fuori da ogni controllo, uccidendo e ferendo i soldati". Un'inchiesta formale è stata aperta dalle autorità militari.
http://punto-informatico.it
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