Il blog dei militari, esercito, marina, aeronautica, militare, vacanze, mare, montagna, lastminute, lastsecond, voli, offerte vacanze, alberghi
Immagine
 .... di Admin
 
"
C’è un vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia si estendono a tutti

H. Ford
"
 
\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 24/11/2007 @ 12:58:01, in Estero, linkato 12968 volte)
Un kamikaze si fa esplodere all'inaugurazione di un ponte. Nove le vittime civili, tra cui quattro bambini
KABUL (Afghanistan) - Un militare italiano è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti a seguito di un attentato suicida che, dalle prime ricostruzioni, era finalizzato proprio a colpire i soldati del nostro contingente. L'esplosione ha causato anche diverse vittime civili afghane - almeno nove, tra cui quattro bambini - e una dozzina di feriti.
LA RIVENDICAZIONE - L'attentato è stato rivendicato dai Talebani: un portavoce degli studenti coranici, Zabihullah Mujahed, ha affermato tuttavia che i soldati italiani uccisi sarebbero stati quattro, circostanza questa non confermata (i talebani sono soliti amplificare, a scopo di propaganda, gli effetti delle loro azioni). Mujahed, che parlava via telefono satellitare da un'ignota località, ha precisato che il kamikaze apparteneva al proprio movimento.
LA VITTIMA E I FERITI - La vittima si chiamava Daniele Paladini, maresciallo capo dell'Esercito, del secondo reggimento pontieri di Piacenza.Non desterebbero invece particolare preoccupazione gli altri (il capitano Salvatore Di Bartolo, dell'11° reparto Infrastrutture di Messina; il capitano Stefano Ferrari, del 2° reggimento Pontieri di Piacenza; il caporale Maggiore scelto Andrea Bariani, del 5° reggimento Alpini di Vipiteno), uno con ferite da schegge al volto, un altro alla gamba e il terzo con una frattura scomposta al braccio destro ed altre lesioni. I soldati del contingente italiano erano intervenuti alla cerimonia d'inaugurazione di un ponte nella localitá di Pagman, a 15 chilometri dalla capitale afghana Kabul. La struttura era stata realizzata proprio grazie al contributo dei genieri italiani.
L'ATTENTATO - L'attentatore suicida si è fatto esplodere alle 9.52 locali, le 6.22 in Italia. Era stato visto dagli stessi militari mentre cercava di risalire a piedi il greto del fiume su cui sorge il nuovo ponte ed è stato intercettato prima che raggiungesse il punto in cui si concentrava il grosso della folla. Alla vista dei militari, da quanto si è appreso, si sarebbe fatto esplodere, coinvolgendo nella deflagrazione le persone che si trovavano in quel momento più vicine a lui. L'intervento dei soldati, che ha impedito al terrorista di raggiungere il centro del ponte, ha evitato che l'attentato causasse una vera e propria carneficina. Tutti i feriti sono stati evacuati con gli elicotteri dell'Isaf e sono stati trasportati negli ospedali della zona.
IL CORDOGLIO DI PRODI - Immediate sono state le reazioni del mondo della politica. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha sottolineato che «l'eroico sacrificio del maresciallo capo Daniele Paladini, caduto in Afghanistan per impedire che il gesto ignobile di un kamikaze provocasse danni ancora più gravi tra la popolazione civile, è in questo momento il mio pensiero più forte e doloroso»:
 
http://www.corriere.it/

Chi era Daniele Paladini

 
Da Lecce al Piemonte. Poi l'Afghanistan
Il maresciallo ucciso nell'attentato di Kabul aveva 35 anni. Era sposato e aveva una figlia di 5 anni

Il militare italiano morto nell'attentato in Afghanistan era nato a Lecce e viveva a Novi Ligure (Alessandria).
Maresciallo Capo del secondo reggimento Pontieri di Piacenza, Daniele Paladini aveva 35 anni ed era sposato con Alessandra Rizzo. Lascia, oltre alla moglie, una figlia di cinque anni, Ilaria.
A Novi Ligure si era trasferito alla fine del 2004. Abitava in una villetta di Strada Contardini, nella campagna attorno alla cittadina che conta circa 30mila abitanti Prima la famiglia aveva vissuto a Pozzolo Formigaro, sempre in provincia di Alessandria. Dall'ufficio di Gabinetto della Prefettura di Lecce, fanno sapere che al momento non è stato rintracciato nessun parente nel Salento.

 
Articolo (p)Link Commenti Commenti (189)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 18/11/2007 @ 12:23:00, in Estero, linkato 2984 volte)
Washington, 17 nov. (Ap) - Dopo sei anni di guerra in Iraq ed Afghanistan, i soldati americani disertano ad un ritmo rivelatosi il più alto dal 1980. Le cifre dei disertori dell'esercito americano parlano di un aumento dell'80 per cento a partire dall'inizio della guerra in Iraq, nel 2003. In ogni caso - si desume da fonti ufficiali - il totale dei disertori resta più basso di quello registrato al tempo della guerra in Vietnam - allorchè era in atto il servizio di leva - ma negli ultimi anni c'è stato un aumento costante e negli ultimi quattro anni vi è stata un'impennata del 42 per cento. L'esercito americano considera disertore chi si assenti dal servizio, senza licenza, per oltre trenta giorni. Secondo fonti dell'esercito Usa, nell'anno fiscale 2007 (concluso lo scorso 30 settembre) ci sono stati circa nove disertori ogni mille effettivi. Nell'anno precedente, erano stati sette ogni mille. In tutto, quest'anno i disertori sono stati 4.698 e l'anno scorso 3.301.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (4)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 15/11/2007 @ 10:11:19, in Estero, linkato 2078 volte)
Un veterano stanco di guerra o una recluta codarda potevano, un tempo, spararsi in un piede, salutare il fronte e tornare a casa. Fra un po’ non sarà più possibile. Chiedetelo al sergente Tawan Williamson. Un anno fa, in Irak, riaprì gli occhi e vide la sua Humvee bruciare. Si passò la mano sulla gamba, sentì l’appiccicaticcio del sangue, la carne aperta, le schegge d’osso. «È finita, addio divisa, addio vita normale», pensò. Lo scorso maggio tutto era ricominciato. Il cronometro segnava meno di dieci minuti al miglio e lui ne aveva corsi due, quanto basta per tornare in uniforme.
Il maggior David Rozelle è tornato in Irak a comandare il suo battaglione di cavalleggeri e a condurre operazioni di ricognizione dodici mesi dopo aver perso il piede destro. Il 2 aprile 2003 il producer televisivo della Bbc, Stuart Hughes, era con chi scrive e altri giornalisti a Kifri, nel Kurdistan iracheno. Lo vedemmo finire su un campo minato, perdere mezza gamba. Accanto a lui morì l’amico fotografo Kave Golestan. Dal 2005 Stuart ha ripreso a lavorare e girare il mondo. Merito delle nuove protesi computerizzate, merito - per i militari americani - delle nuove norme dell’esercito per il recupero degli amputati e dalle sofisticate tecniche di riabilitazione per i feriti dell’Afghanistan o dell’Irak. «Oggi, a differenza del passato, abbiamo capito che anche un soldato senza una gamba o un braccio rappresenta una risorsa importante per l’esercito», spiega il tenente colonnello Kevin Arata, portavoce del comando per le risorse umane del Pentagono. «Quando dopo aver perso un piede sono tornato in Irak - racconta il 34enne maggiore Rozelle - mi è sembrato di tornare a vivere, il cuore mi batteva forte come la prima volta in combattimento, molti di noi non sono disposti a stare dietro una scrivania».
Almeno sette od otto militari americani sono tornati in prima linea e tra loro anche un veterano delle forze speciali. Il principale segreto di questi combattenti bionici è nascosto nei microchip e nei sensori che collegano l’arto artificiale alle terminazioni nervose. «Il sensore riconosce una pianura, una salita o una scala in discesa - spiega il producer Stuart Hughes - e quando il microprocessore segnala un cambiamento del terreno il meccanismo elettronico collegato alla protesi modifica l’angolo del piede e lo prepara ad un nuovo passo».
Senza un’adeguata riabilitazione neppure quelle protesi da fantascienza, del valore di oltre 90mila euro l’una, garantiscono il miracolo. Per ottenerlo bisogna entrare nei cosiddetti “Centri per gli intrepidi” come quello inaugurato nel 2004 al Walter Reed Army Center di Washington Dc al costo di 10 milioni di dollari. Lì dentro tutto è studiato per permettere un ritorno veloce e adeguato alla vita normale o al campo di battaglia. «Prima li facciamo stare di nuovo in piedi, poi li facciamo camminare, correre, saltare, superare ostacoli... quando sono di nuovo vicini agli standard minimi chiediamo se vogliono riprendere la divisa. Nessuno è obbligato – racconta il colonnello Paul Pasquina – ma chi vuole può mettersi alla prova... sarà il comandante della sua unità, dopo averlo sottoposto ad un normale addestramento, a decidere se restituirlo al vecchio incarico o proporgli un impiego sedentario o dietro le linee».
Secondo Pasquina, protesi e cure garantiscono al 17 per cento dei settecento reduci da Afghanistan e Irak il reinserimento nell’esercito. Una percentuale considerata fantascientifica alla fine degli anni ’80 quando soltanto il 2,3 per cento degli amputati poteva rivedere l’uniforme. Quel reinserimento evita anche le nevrosi e le crisi psicologiche provate in passato durante il difficile ritorno alla vita civile. «Da quando, vent’anni, fa sono entrato all’accademia di West Point, ho conosciuto solo l’esercito: se mi buttano fuori in queste condizioni non so proprio cos’altro fare», ammette il colonnello Gregory Gadson. La scorsa primavera, in Irak, un ordigno comandato a distanza ha disintegrato la sua jeep portandogli via entrambe le gambe. Ora il colonnello sperimenta una protesi in grado di farlo camminare senza assistenza. Poi tornerà a vestire la divisa, magari dietro una scrivania. «Ho esperienza, tante cose da insegnare e sogno una vita che mi regali ancora qualche sorriso».
http://www.ilgiornale.it
Articolo (p)Link Commenti Commenti (4)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 15/11/2007 @ 10:06:07, in News, linkato 1336 volte)
Ma l'Aeronautica Usa è contraria a ritornare sul dossier degli anni Sessanta: nessuna prova attendibile
NEW YORK - Ogni anno negli Stati Uniti ci sono migliaia di segnalazioni Ufo, tutte accolte con scetticismo all’aviazione militare Usa. Ma adesso un gruppo internazionale di influenti ufologi si è appellato all’amministrazione Bush affinché riapra al più presto la ricerca, archiviata da anni, «Perché - affermano - dopo l’11 settembre 2001 non possiamo più continuare d ignorare gli avvistamenti radar di oggetti non riconducibili ad aerei o elicotteri». Di recente anche la Nasa ha riaperto un caso Ufo risalente al 1965: il dossier Kecksburg.
PROJECT BLUE BOOK - Non si tratta di appassionati di fantascienza, ma di oltre una ventina tra ex piloti e ufficiali militari di ben sette nazionalità diverse che hanno chiesto al governo americano di riaprire il «Project Blue Book». Ovvero il progetto di ricerca promosso dall’aviazione militare Usa negli anni Sessanta, che per un decennio studiò il fenomeno degli Unidentified Flying Objects (Oggetti volanti non identificati). Furono oltre 12.500 le segnalazioni indagate fino al 1969 in America, quando il programma venne improvvisamente archiviato dall’Aviazione militare Usa che oggi ha fatto sapere di «non aver alcuna intenzione di riaprire il dossier Blue Book». Il motivo: «insufficienza di prove attendibili».
LOBBISTI INFLUENTI - Ma il gruppo di ex piloti e ricercatori non si arrende e sta già mobilitato i suoi lobbisti più famosi. Tra i sostenitori del progetto ci sono l’ex governatore dell’Arizona, Fife Symington, il candidato presidenziale democratico Dennis Kucinich e gli attori Shirley MacLaine e Dan Aykroyd. Per non parlare poi dell’ex presidente democratico Jimmy Carter, che testimoniò di aver visto un Ufo nel '69, prima di essere eletto governatore della Georgia. L’ex presidente repubblicano Ronald Reagan, a sua volta «testimone oculare di almeno due Unidentified Flying Objects», insieme alla moglie Nancy, discusse più volte i suoi avvistamenti con Laurence Rockefeller, il discendente del clan di miliardari americani che spese un’ingente fetta della sua fortuna per creare la «Ufo Disclosure Iniziative» per obbligare l’allora presidente Bill Clinton a de-classificare e rendere pubblici i dossier segreti del governo Usa sugli Ufo.
LUCI DI PHOENIX - Uno di questi dossier è relativo alle cosiddette «Luci di Phoenix»: una serie di luci apparse nel cielo notturno del deserto dell’Arizona, il 13 marzo 1997, e mai decifrate. A vederle c'era anche Symington, che questa settimana a Phoenix è stato uno dei moderatori di un convegno di esperti di Ufo (governatori, sindaci, ufficiali militari) che si sono incontrati per confrontare le loro esperienze di ufologi. «Sono stato testimone con i miei occhi di un fenomeno che non avevo mai visto in vita mia, neppure quando ero ufficiale dell'Air Force - ha dichiarato Fife Symington alla Cnn - un oggetto a forma romboidale che navigava silenziosamente sopra Squaw Peak, la montagna di Phoenix. Aveva luci enormi. E come le vidi io, le videro in altre migliaia». Secondo glie esperti quelle luci, - che furono anche fotografate - non potevano essere aerei, elicotteri, stelle e neppure riflessi di una qualche natura geofisica. «Non siamo affatto soddisfatti delle non spiegazioni fino a oggi fornite dall'Aeronautica militare - ha aggiunto l'ex governatore nella sua intervista - per questo preferiamo confrontarci tra noi».
http://www.corriere.it  
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 15/11/2007 @ 10:02:29, in Estero, linkato 1183 volte)
Una autentica epidemia di suicidi si registra tra gli ex militari americani, con addirittura 120 morti a settimana, stando a quanto riferito dalla rete televsiva Cbs. Secondo la tv americana, almeno 6.256 persone che hanno fatto in passato il servizio militare si sono tolti la vita nel 2005, una media di 17 al giorno.
Mentre il tasso di suicidi nella popolazione complessiva americana è d 8,9 per 100 mila abitanti, tale valore tra gli ex militari sale a indici compresi fra 18,7 e 20,8 per 100 mila.
Il dato è ancora più elevato fra i giovani di età tra i 20 e i 24 anni, per i quali la percentuale di suicidi sale a valori compresi fra 22,9 e 31,9 su centomila. Si tratta di indici quattro volte superiori al tasso di suicidi registrato tra i non militari nella stesa fascia d'età.
"Queste cifre mostrano chiaramente forti problemi di salute mentale", ha detto alla Cbs Paul Sullivan, un militante dei diritti degl ex combattenti. Negli Stati Uniti - sempre secondo la Cbs - si contano 25 milioni di ex militari, dei quali 1,6 milioni hanno combattuto in Afghanistan e in Iraq.
L'inchiesta della Cbs riguarda tutti gi ex militari, e non solo quelli che sono stati al fronte in Vietnam, Iraq o Afghanistan, o nella seconda guerra mondiale.
 
Articolo (p)Link Commenti Commenti (2)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2
Ci sono 127 persone collegate

< settembre 2010 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
     
             

Cerca per parola chiave
 


Titolo
banner (1)
fotografie (14)

Le fotografie più cliccate


Titolo

Google



Titolo

 



07/09/2010 @ 14.16.22
script eseguito in 265 ms