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Di Admin (del 27/12/2008 @ 09:20:17, in Uranio, linkato 1177 volte)

L'associazione chiude il triste bilancio 2008 delle vittime

 

Roma, 26 dic. (Apcom) - L'Anavafaf, Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti, stila a chiusura di anno il triste bilancio delle militari vittime di uranio impoverito, e - sottolinea in una nota il presidente Falco Accame - il 2008 si chiude con altri nuovi casi: due carabinieri malati in Sardegna, in provincia di Sassari e Nuoro, un maresciallo di Marina malato di linfoma a Venezia, due militari veronesi ammalatisi per recupero di armi nel mare di Chioggia, e la morte di un maresciallo Paolo Cariello di Taranto (già destinato a Gioia del Colle), avvenuta due anni fa ma di cui solo ora si ha notizia.

 

Del tutto incerto - sottolinea Accame - resta il numero dei morti, che oscilla tra circa 80 e circa 160, e dei malati che oscilla tra circa 300 e circa 2500. E - annuncia il presidente dell'associazione - "finalmente la polizia giudiziaria ha inviato all'Istituto Superiore di Sanità a Roma, i dati ricavati dalle indagini compiute nei distretti circa i possibili casi di contaminazione, ma nulla più si sa circa l'esito di queste informazioni".

 

"Tuttavia - aggiunge Accame - a queste notizie in negativo si aggiunge una notizia assai confortante: nei circa dieci anni in cui è sul tappeto la vicenda dell'uranio impoverito è la prima volta che un ministro della difesa riconosce che la causa di tante dolorose vicende è l'uranio impoverito". "Infatti - spiega - è sempre stata negata l'esistenza di una connessione tra uranio impoverito e tumori, ora sono stati stanziati 30 milioni di euro per i risarcimenti, mentre finora è stato asserito che tumori e altre gravi malattie erano dovute a cause come l'inquinamento bellico, lo stress da combattimento, la sindrome da sentinella o simili". Il ministro La Russa - ha sottolineato Accame - ha affermato giustamente che "occorreva prevenire".

 

Il presidente Anavafaf, che da anni si batte il riconoscimento delle malattie da uranio impoverito, ricorda che da quando i reparti Usa in Somalia hanno adottato specifiche norme di protezione, sono passati sei anni per l'emanazione di norme di prevenzione dei reparti italiani, il 22 novembre 1999.

 

"Si deve dare atto al ministro - conclude Accame - di aver parlato chiaro con il linguaggio del Si e del No e non in politichese, e l'associazione Anavafaf anche a nome di molte vittime e famigliari delle vittime gli sono grati per aver dato un segno della fine del negazionismo".

http://notizie.alice.it

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Di Admin (del 21/12/2008 @ 09:59:43, in News, linkato 1119 volte)

Una condanna, un rinvio a giudizio e una assoluzione. Così ha deciso il gup del Tribunale militare di Roma nei confronti dei tre imputati, accusati di non aver adottato le misure necesarie a garantire la sicurezza nella base Maestrale, il quartier generale dei carabibieri a Nassiriya, in Iraq, dove il 12 novembre 2003, in un attentato kamikaze, morirono 28 persone: 19 italiani e nove cittadini iracheni. Due anni di reclusione per il genereale dell'Esercito Bruno Stano, che aveva chiesto il giudizio abbreviato, assoluzione per il suo collega Vincenzo Lops, e rinvio a giudizio per per il colonnello dell'Arma Georg Di Pauli, che ha scelto il rito ordinario e all'epoca dei fatti era comandante del reggimento carabinieri in Iraq. L'inchiesta era stata avviata subito dopo la strage e la procura militare di Roma, alla fine di maggio del 2007, aveva chiesto il rinvio a giudizio per i tre ufficiali, accusati di «omissione di provvedimenti per la difesa militare», un reato previsto dal codice penale militare di guerra. Il gup, tuttavia, ha deciso di procedere per il diverso reato di «distruzione colposa di opere militari», previsto dal codice penale militare di pace.

 

Per Lops e Stano, i magistrati avevano chiesto rispettivamente 10 mesi e 12 mesi di reclusione, e il rinvio a giudizio per Di Pauli. I due militari si erano avvicendati al comando del contingente italiano a Nassiriya. Secondo i pm, gli indagati avrebbero agito con «imprudenza riguardo alla valutazione del livello di rischio connesso alla minaccia concretamente esistente di attacchi armati contro le forze del contingente italiano». Gli imputati, però, hanno sempre rivendicato la correttezza del loro operato, sostenendo che tutto quello che si poteva fare era stato fatto e che nessun allarme è mai stato sottovalutato.

 

Soddisfazione per quanto deciso dal giudice del tribunale di Roma è stata espressa dai familiari delle vittime italiane: «Non volevamo vendetta ma giustizia. E giustizia è stata fatta», ha dichiarato Alessandra Merlino, moglie del sottotenente Filippo Merlino, uno dei caduti della strage. Il processo inizierà il prossimo 12 marzo.

 

Erano le 10.40 del mattino, il 12 novembre 2003, quando un camion bomba esplose nel quartier generale dei carabinieri a Nassiriya. Le truppe italiane erano arrivate in Iraq, dopo l'invasione dell'esercito americano, da appena cinque mesi. Nell'attentato, oltre ai 9 cittadini iracheni, morirono 12 militari dell'Arma (Enzo Fregosi, Giovanni Cavallaro, Alfonso Trincone, Alfio Ragazzi, Massimiliano Bruno, Daniele Ghione, Filippo Merlino, Giuseppe Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Horatio Maiorana, Andrea Filippa), 4 dell'Esercito (Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi e Pietro Petrucci), e 2 civili (il regista Stefano Rolla, che stava facendo un sopralluogo per un film sulle missioni di pace e l'operatore della cooperazione internazionale Marco Beci).

 

Come ricordato sabato dall'agenzia di stampa Ansa, il camion, carico di 3.500 chili di esplosivo, arrivò a tutta velocità travolgendo le difese passive poste a protezione della struttura, l'ex Camera di Commercio, nel cuore di Nassiriya. I due kamikaze sparano con armi automatiche. Dal corpo di guardia gli italiani risposero al fuoco e questo contribuì ad arrestare la corsa del mezzo in prossimità della sbarra del passo carraio, evitando così conseguenze ancora più gravi. L'esplosione, tuttavia, fu devastante.

 

Sull'attentato sono state aperte due inchieste. Quella della magistratura ordinaria, su esecutori e mandanti, e quella della procura militare di Roma nei confronti dei tre ufficiali - il colonnello Di Pauli e i generali dell'Esercito Vincenzo Lops e Bruno Stano - accusati di non aver adottato tutte le misure necessarie alla difesa della base. L'inchiesta del pool antiterrorismo della procura di Roma è stata invece archiviata nel novembre 2007, dopo che l'unico imputato - Abu Omar Al Kurdi, uno dei luogotenenti di Abu Musab al Zarqawi, reo confesso di 36 attentati, compreso quello a Base Maestrale - venne processato e impiccato in Iraq.

http://www.unita.it

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L'organo giudicante ha respinto un ricorso contro una sentenza che riconosceva un'indennizzo ad i familiari di un elicotterista di Orvieto morto dopo varie missioni su teatri di guerra all'estero

 

Anche la Corte d'Appello di Roma è convinta che l’uranio impoverito sia stato una causa determinante nelle morti dei militari italiani impegnati nelle missioni all’estero.

La Corte ha, infatti, respinto il ricorso del ministero della Difesa contro la sentenza di primo grado che riconosceva un risarcimento pari a un miliardo di lire ai familiari di Stefano Melone, l' elicotterista orvietano morto per un tumore.

Il militare orvietano partecipò a missioni all'estero: dall' Albania alla Somalia, dal Medio Oriente al Kossovo.

http://www.iltamtam.it

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Di Admin (del 16/12/2008 @ 22:03:58, in Estero, linkato 806 volte)

Questa settimana l'esercito israeliano ha varato una riforma per regolare le punizioni disciplinari ai danni dei suoi militari. Lo scopo della manovra sarebbe quello di limitare gli abusi che negli ultimi anni hanno visto crescere a un livello allarmante il fenomeno delle incriminazioni contro soldati da parte dei loro superiori. Questo almeno è quanto sostengono le autorità israeliane - rimaste anonime - che hanno commentato la decisione. Solo poche settimane prima, però, l'organizzazione umanitaria israeliana Yesh Din sosteneva che, quando le violazioni dei soldati riguardano i palestinesi, le incriminazioni sono molto rare.

 

La riforma nasce dalle valutazioni dei supervisori della procura militare, che lamentano di essere dovuti intervenire nel 57 percento delle cause dibattute nel 2008. Sul totale delle 1352 sentenze di quest'anno, i supervisori ne hanno annullate o ridotte 284, il 21 percento. Il problema a quanto pare riguarda la chiarezza delle norme disciplinari, ma non solo, occorre anche che tutti i soldati, ma soprattutto gli ufficiali, siano ben consapevoli dei loro doveri e dei limiti del loro potere. I nuovi regolamenti militari prevedono che non tutti gli ufficiali potranno mandare in carcere un soldato di rango inferiore, ma solo quelli dal grado di Maggiore in su. Verranno inoltre vietare le pene da scontarsi consecutivamente e verranno accorciati anche i periodi di confino all'interno delle basi. Dunque i diversi gradi della gerarchia avranno diverse facoltà sanzionatorie secondo un rapporto tra posizione e punizione. Confusione? A quanto pare no, visto che fino a oggi le disposizioni in materia disciplinare erano contenute in 20 articoli del regolamento, che ora sono stati unificati in un unico maxi decreto. I militari saranno tenuti a conoscerlo prima di ogni passaggio di grado. Il ministero della difesa aveva già varato una riforma simile nel 2004, ma nei quattro anni successivi il numero medio delle punizioni disciplinari non è calato e anzi, sarebbe cresciuto quello delle distorsioni scoperte: come nei casi di soldati puniti per duramente per violazioni di cui non erano responsabili, o di punizioni comminate da officiali che non avevano i requisiti per farlo. O ancora, per le sentenze emesse in assenza dell'imputato e testimonianze raccolte senza la difesa.

 

Il nuovo regolamento restringe anche la possibilità per i civili di accusare i soldati, dato che il tempo per denunciare una violazione compiuta da un membro dell'esercito è stato limitato a una settimana. Il militare denunciato, di contro, dovrà essere processato entro 15 giorni. Lo scorso 26 novembre, un rapporto dell'organizzazione umanitaria israeliana Yesh Din metteva in luce l'altra faccia del problema. I soldati israeliani che si rendono responsabili di violenze o abusi contro civili palestinesi vengono incriminati solo di rado, e spesso con sentenze lievi. Secondo l'Ong, dall'inizio della seconda intifada - nel settembre del 2000 - fino al 2007, oltre duemila civili palestinesi che non erano coinvolti in combattimenti sono stati uccisi dal fuoco israeliano nei Territori occupati. Secondo il rapporto, che si basa sui dati forniti dall'esercito israeliano, durante il periodo considerato le inchieste giudiziarie relative a violazioni compiute dai soldati nei confronti dei palestinesi sono state 1246, ma al termine del 2007 le incriminazioni sono state solo 78, il sei percento del totale. Secondo il direttore delle ricerche di Yesh Din e autore del rapporto, Lior Yavne "un soldato che sceglie di picchiare un palestinese in manette o che spara senza necessità contro un palestinese disarmato sa che le possibilità di finire sotto processo o anche sotto inchiesta sono minime".

http://it.peacereporter.net

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Di Admin (del 16/12/2008 @ 19:09:56, in News, linkato 535 volte)

Messe alla stretta se scegliere tra due settimane di astinenza sessuale e vivere per lo stesso periodo senza internet il 46% delle donne americane non ha dubbi: meglio il web. La stessa scelta ascetica e' condivisa solo dal 30% degli uomini E' quanto ha stabilito un sondaggio realizzato dal gruppo "Internet Reliance in Today's Economy" per il gigante dei microchip Intel su 2.119 adulti. Dalla ricerca e' anche emerso che per il 95% degli intervistati navigare sul web e' "abbastanza" o "molto importante" mentre per il 65% possedere una connessione online e' piu' importante della tv via cavo (39%), di andare a cena fuori (20%) o di comprare vestiti nuovi (18%) e l'esercizio fisico (10%). Nel sondaggio non e' specificato se messi di fronte all'alternativa agli intervistati sia stato specificato se una volta sul web potessero visitare o meno siti a luce rossa per compensare da soli l'assenza del partner.

http://www.repubblica.it

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