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C’è un vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia si estendono a tutti

H. Ford
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 06/06/2010 @ 15:18:12, in Articoli, linkato 153469 volte)

 

Stangata sui militari. Il Governo ha varato una serie di provvedimenti che peseranno non poco sulle spalle del personale, sia giovane che anziano.


Dopo il varo del Consiglio dei Ministri nella riunione del 25 maggio 2010 e la firma delCapo dello Stato, ecco il testo definitivo della manovra da 24,9 miliardi in due anni, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - DECRETO-LEGGE 31 maggio 2010 , n. 78.

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I tagli economici che subiranno i militari e decisi dal Governo con la manovra finanziaria 2010 sono i seguenti:
 
 
  1. Congelamento del trattamento economico complessivo anche del trattamento accessorio dei singoli dipendenti (C.F.I. - C.F.G. - STRAORDINARI, ECC. ECC.) per gli anni 2011, 2012 e 2013 che non potrà essere superiore a quello avuto nel 2010;
     
     
     
  2. Non si dà luogo ai rinnovi contrattuali per il triennio 2010-2012, rimane solo la vacanza contrattuale;
     
  3. dal 2011 il 30% dei reparti che attualmente fruiscono dell’indennità di impiego operativo per reparti di campagna la perdono (art. 9 comma 32). OVVERO DAL 2011 MOLTI MILITARI CORRONO IL RISCHIO DI AVERE ANCHE 100 EURO IN MENO DI STIPENDIO AL MESE!
     
  4. “Esproprio” delle somme allocate per il riordino delle carriere sino al 2010 (art. 9 comma 29), quasi 800 milioni di euro che vengono tolti al comparto difesa-sicurezza;
     
  5. le promozioni dal 2011 al 2013 avranno solo valore ai fini giuridici e non economici;
     
  6. congelamento delle classi e degli scatti per il triennio 2011-2013;
     
  7. Trattamento di fine servizio spalmato su tre anni, fino a 90.000 lordi in un anno, da 90.000 a 150.000 in due anni e superiore a 150.000 in tre anni.
     
  8. Trasformazione da trattamento di fine servizio in T.F.R. con decorrenza dal 2011.
 
Di Admin (del 18/05/2010 @ 20:44:36, in Articoli, linkato 14986 volte)
 
RICEVIAMO DAL PRIMO MAR. CALIANDRO E PUBBLICHIAMO
 
Salve, il 19 marzo 2010, sul sito web Forzearmate.org, ho preso conoscenza della graduatoria di merito dell’aliquota valutazione 31.12.2007 a “Luogotenente”. Quindi ho la certezza della graduatoria dei Primi Marescialli che hanno ottenuta la Qualifica "Luogotenente" 31.12.2007.
Le mie congratulazioni a coloro che hanno raggiunto il traguardo, senza riserva alcuna, in particolar modo a chi, prima della lg 186 del 2004, rivestiva già il grado di 1° maresciallo in quanto strameritato incontrovertibilmente; gli esclusi spero abbiano avuto una giusta valutazione. In ogni caso, spero nella serenità di tutti, spero che la vostra vita e la vostra futura carriera (soprattutto per i più giovani) siano foriere di mietiture generose e genuine soddisfazioni, non solo per voi, ma soprattutto per i vostri cari figli.
Lungi da me ogni genere di offesa o recriminazione nei confronti di qualcuno, men che meno per i neo promossi Luogotenenti, queste mie precisazioni non sono certamente rivolte a loro; e nemmeno vuol essere una rivalsa dalla indubbia delusione personale. Ritengo, però, che, se ci sono stati scavalcamenti di oltre centinaia di posti, qualcosa non abbia funzionato. Nel mio caso dal 786° al 4504 posto, quindi oltre 3.500 posti!
Pensate, il 19 marzo ho telefonato alla Commissione valutatrice per chiedere lumi, sbigottito per una variazione così negativa (noto che dal 2004, data della rideterminazione/classifica di merito, ad oggi, sono sempre stato eccellente e dalla condotta irreprensibile, ho partecipato a due operazioni fuori area con merito, elogio in Irak, ho conseguito un titolo accademico nel 2005, attualmente rivesto il ruolo di Capo Nucleo con responsabilità di comando su 34 collaboratori tutti sottufficiali e molti dei quali pari grado, per ragioni di riservatezza non posso aggiungere il mio reparto); mi ha cortesemente risposto un collega, Primo Maresciallo; sapete qual è stata la sua risposta? O, meglio, domanda? “Hai un procedimento penale in corso?!” Oddio!! Forse indagano su di me ed io non ho ancora ricevuto l’avviso di garanzia!!! Ho ringraziato il collega che, pur comprendendo il mio stupore, evidentemente non ha gli strumenti o il potere di entrare nello specifico; approfitto per ringraziarlo per le ipotesi suggeritemi, datemi sempre nei limiti della legge.
Premesso che a me interessa trovare le soluzioni e non attribuire delle responsabilità per questa perversa bassa pressione che perseguita le nostre carriere di militari con riferimento al Ruolo Marescialli e ruoli subalterni, nel mio caso posso parlare senza ombre di smentita di medioevo della meritocrazia.
Certamente vale la pena evidenziare alcune anomalie che, facilmente, potevano essere evitate e che danno la sensazione che, chi è preposto a sviluppare carriere e riordini, non abbia voluto vedere nel dettaglio i meccanismi perversi che alcune decisioni distratte hanno avuto e che, spero, non siano scaturite anche da volontà inconsce di qualche collega della Rappresentanza Militare, in quanto parte in causa. Spero che qualcuno, come al solito, non dia la colpa alla legge: le leggi sono fatte dagli uomini! O, peggio ancora, la colpa è del fato.
 
Pensate semplicemente che se, dal giorno del mio arruolamento nel maggio 1979, o più precisamente dal primo giorno di Servizio Permanente nel 1982, io avessi conseguito sul documento caratteristico (scheda valutativa – rapporto) la qualifica “nella media”, sempre e solamente nella media, non avessi nel frattempo conseguito un diploma, non avessi una laurea, non fossi stato valutato per circa un ventennio eccellente, non avessi fatto varie missioni, dal lontano Libano 83 fino “Antica Babilonia” Iraq 2005, non avessi avuto elogi, non avessi conseguito l’abilitazione di Istruttore di Scuola Guida Militare, non avessi vinto il 7° Concorso di Primo Maresciallo di notoria altissima selettiva, rammento ed evidenzio che, ad oggi, sarei nella stessa identica posizione, ossia tutto ciò non è servito a nulla al fine dell’avanzamento della carriera, ripeto assolutamente Zero assoluto.
 
Il primo assurdo errore è stato fatto nel riordino del 2004 (lg 186 del 2004), dando la stessa anzianità a Marescialli Capi riallineati e Primi Marescialli rideterminati, senza differenziarli nemmeno di un giorno, ripeto semplice sarebbe bastato un giorno 31.12.2001 e 1.1.2002
Il riallineamento certamente è stato sacrosanto, ma dare la stessa anzianità (2001) ai circa 900 Primi Marescialli già anzianità 2002 è stato crudele, ripeto crudele, poiché gli stessi hanno subito il D.lgs. 12 maggio 1995, n.196 che aveva creato la sperequazione con i Carabinieri, anche se apparentemente sembrava che ci avesse abbuonato un anno passando da anzianità 2002 ad anzianità 2001; in concreto, invece, è un beffardo inganno, poiché, riallineando a noi i circa 6.000 Marescialli Capi in realtà, incontrovertibilmente e in concreto ci hanno bloccato la carriera (come ha evidenziato l’attuale valutazione a Luogotenente, infatti solo 1 su 10 è diventato Luogotenente, mentre la percentuale dei Marescialli Capi riallineati 2 su 10). Nonostante quella legge ci abbia messi nella posizione di merito davanti ai riallineati, già in quel momento, invece, siamo stati retrocessi di posizioni dietro a molti di quei Marescialli Capi, per il semplice fatto che, chi riallineato, è statisticamente più giovane ed ha usufruito di metodi tendenzialmente più generosi. Pensate che assurdità: ho pagato il ricorso per avere questo riallineamento che adesso mi penalizza ulteriormente. Non si fa giustizia creando altre ingiustizie ancora più atroci.
Questo significa che :
1. i Primi Marescialli (2002) non sono mai stati riallineati con i Carabinieri , infatti tutti i parigrado carabinieri sono tutti Luogotenenti, senza prendere in considerazione il mio caso che, in assenza di sperequazione con i CC, avrei avuto la possibilità come loro di fare il 1° Concorso nel lontano 1997; se superato (dato che ci sono riuscito nel 2003) da moltissimi anni già avrei rivestito la Qualifica di Luogotenente.
2. doppiamente crudele la stessa data di anzianità 2001, poiché nel caso la Commissione dell'aliquota valutazione a Luogotenente 31.12.2007 non ha tenuto conto delle anzianità acquisite e dalle posizioni di merito.
Speravo, quantomeno, fosse ripartita da meriti e valutazioni successive al 2004 e fino al 2007, ossia tutti da zero; e, solo in caso di ex equo, fosse andata a ritroso; nel caso, invece, abbia preso in considerazione le valutazioni antecedenti il 2004 (ossia prima del riordino), ci si potrebbe trovare di fronte a situazioni assurde; ossia nonostante i Primi Marescialli (2002) avessero acquisito posizioni di merito con valutazione nel grado rispetto alla loro aliquota di avanzamento, ora potrebbero essere scavalcati da colleghi di aliquote più giovani (che per inciso non sono mai andati in valutazione a Primo Maresciallo).
 
Scavalcamento che sarebbe avvenuto, non per meriti acquisti dopo il riallineamento/rideterminazione del 2004, ma addirittura per valutazione anteriori al 2004, semplicemente lo scavalcamento potrebbe essere stato determinato per la minore anzianità, poiché è arcinoto che tendenzialmente (al di là del singolo caso) si è assistito dagli anni Novanta a un livello-proiezione verso l'alto della qualifica finale sul documento caratteristico (scheda valutativa-rapporto informativo) fisiologicamente e generalmente migliori rispetto alle aliquote precedenti. In sintesi, negli anni Ottanta, "Superiore alla Media" per il 90% del personale era la massima valutazione; dal 1990, o più genericamente dagli anni Novanta, invece, per il 90% del personale, la qualifica finale è diventata "eccellente"; è facile intuire che il coefficiente di chi si è arruolato 5 anni prima diventa determinante, fuorviante, ingiusto e dannoso.
 
3. non solo crudele, ma sicuramente diabolico se la Commissione non avesse preso in considerazione come elemento di coefficiente-qualificante il fatto che, nei rideterminati Primi Marescialli anzianita 2002, ci sono vincitori di concorso del 7° (2003) e 8° (2004) Concorso a Primo Maresciallo successivamente rideterminati anzianità 2001.
Non tenerne considerazione significherebbe non solo l'annullamento totale dei meriti e delle posizioni guadagnati rispetto a tutti i Marescialli Capi Riallineati, poiché l’anzianità (2001) è identica a quella assegnata ai Marescialli Capi che egli ha superato vincendo il Concorso , ma addirittura significa degradarlo, mettendolo in relazione e in competizione con aliquote che mai avrebbero potuto eguagliarlo, tantomeno superarlo. Inammissibile!! E, se prese in considerazione le note predenti al concorso, potrebbe essere addirittura anche beffardamente scavalcato da chi, all’epoca del concorso, era meno anziano di lui, non aveva i requisiti per partecipare al Concorso o ha partecipato al concorso risultando non idoneo, ha ottenuto anche valutazioni inferiori e meno titoli anche dopo l’aggancio abbuono del 2004 ai Primi Marescialli vincitori di Concorso o rideterminati. Nonostante tutte queste specifiche negative rispetto al Primo Maresciallo diplomato vincitore di concorso (nel mio caso anche laureato) e con più meriti e titoli, potrebbe beffardamente superarlo in graduatoria e diventare “Luogotenente”. Come a dire uno scavalcamento per abbuoni o demeriti, o, peggio ancora, degradato per troppi meriti e titoli conseguiti.
Non si riesce a capire perche si dovrebbe costruire una graduatoria di meriti, andando cosi lontanamente a ritroso rispetto alle posizioni già acquisite, visto che già in passato sono state fatte delle valutazioni, visto che sono gli stessi documenti che hanno determinato la situazione attuale di merito. Nel mio caso, quindi, si dovrebbe prendere in considerazione, come coefficiente di merito, anche quello che è stato l’elemento determinante a fare la differenza, ossia il concorso; altrimenti sarebbe come ricostruire una posizione di meriti monca, mancando di un elemento determinante; tesi rafforzata dal fatto che vengono riprese le note caratteristiche che già in passato hanno determinato una meritocrazia, creando la posizione attuale, perché riprenderle in considerazione un’altra volta dopo trent’anni?!
Perche solo i documenti caratteristici e non il concorso?
L’avanzamento della carriera dei marescialli è determinata da due elementi fondamentali: le valutazioni e il concorso. Il traguardo raggiunto (salvo riordini) dipende esclusivamente dal potenziale che abbiamo investito per queste due specifiche. Nel caso si dovessero ricostruire le carriere, non ci sono dubbi che bisognerebbe prendere in considerazioni questi due pilastri che hanno determinato i nostri meriti, altrimenti verrebbe a mancare un elemento determinante e quindi si incorrerebbe in falsa ricostruzione. Ora, invece di costruire le carriere, vogliamo dare un coefficiente di merito al potenziale che abbiamo investito per questi due pilastri, ossia per le valutazioni e per il concorso: si potrebbe mai dire che il potenziale investito per uno di questi due pilastri non abbia coefficiente di merito, sia esso la valutazione o concorso? O, più precisamente, il potenziale delle valutazioni sono i documenti caratteristici, corsi, elogi e altri elementi, il potenziale del concorso e l’impegno sostanziato da un risultato incontrovertibile. Ecco perché, se la Commissione non avesse dato un coefficiente a chi ha superato il concorso, risulterebbe una scala di valori di merito falsa.
Come sarebbe falso non ricostruire le nostre carriere con i meriti investiti in uno di questi due pilastri, altrettanto sarebbe falso non prendere in considerazione il coefficiente di potenziale investito per uno di questi due pilastri.
 
Provo a farvi un’analogia. Due ragazzi studiano medicina; Bianchi ai primi tre esami prende 27, Rossi invece prende 30, il resto degli esami sono tutti 30/30 per entrambi; ora non dimenticate questa “piccola differenza”, poiché sarà cruciale dopo trent’anni; Laureatisi!! Bianchi, convinto della sua missione, prosegue negli studi, conseguendo oggettivamente titoli, varie specializzazioni e superando concorsi, acquisendo quindi competenze e perfezionamenti; all’apice della sua carriera diventa Primario Cardiologo. Rossi, invece, conseguita la laurea, si è limitato semplicemente a fare la sua onesta carriera di medico generico, fare i turni al pronto soccorso dell’ Ospedale ove opera anche il Primario Bianchi.
Ora arriva una legge (nel nostro caso la 186 del 2004) e mette sullo stesso piano ingiustamente Rossi alla stregua di Bianchi, ossia Rossi si vede abbuonato o regalato tutti i meriti, titoli e quant’altro che Bianchi aveva realizzato durante la carriera, conquistandoseli e meritandoseli oggettivamente.
Ma non è finita. Passano tre anni e Bianchi consegue altri masters. Ecco la ciliegina sulla torta!! Poiché una legge ingiustamente li ha messo tutti è due sullo stesso piano, nel 2009, dopo trent’anni di diverse carriere meritocratiche, una commissione deve decidere chi dei due debba avere il primato, ossia la “qualifica e la responsabilità per operare le persone al cuore” .
La commissione non riconosce i concorsi di Bianchi, non fanno coefficiente!!!!!!! Assegna qualche piccolo punteggio ai vari titoli conseguiti di Bianchi et voilà: dopo trent’anni i primi esami degli allora studenti, invece, hanno un coefficiente altissimo e determinante. Ricordate: trent’anni prima Bianchi nei primi tre esami dell’iter di laurea aveva preso 27/30 e invece Rossi 30/30. Bene! La commissione decide che quei primi tre esami sono determinanti per dare il primato a Rossi e che tutti i concorsi e titoli di Bianchi sono di interesse secondario. Per fortuna dei cittadini italiani i Luogotenenti non fanno interventi chirurgici, sicuramente sono loro assegnate mansioni prestigiose. Certamente è un’allegoria enfatizzata, ma lo sviluppo è identico al nostro caso.
Quale rivalsa potremo mai più avere nei confronti dell’Arma dei Carabinieri, se noi stessi riusciamo a fare simili sperequazioni!!! Altro che differenza di un grado!!! Qui con la lg 186 del 2004 c’è un abbuono di un grado e di una qualifica.
Naturalmente spero di sbagliarmi in questa ipotesi e che, invece, nella mia valutazione ci sia stato semplicemente un errore a mio danno, di perfetto c’è solo Dio.
 
Mi sembra lampante che nessuna mente obiettiva possa attuare una metodologia del genere. Quale immagine di meritocrazia mai daremmo ai nostri cittadini che ci pagano per migliorarci e acculturarci per servire meglio il Paese. Come potrebbero essere giustificati tantissimi soldi spesi per scegliere i migliori, bandendo concorsi iper-selettivi (pensate, nel mio Concorso circa 700 Sottufficiali partecipanti, 198 posti a disposizione, solo 28 Marescialli Capi idonei, 170 posti rimasti vacanti). Per il solo fatto di convocare 700 Sottufficiali, si spendono circa 400/500 euro per ogni partecipante (indennità di mix , viaggio, vitto e alloggio), per non considerare tutta la spesa per l’organizzazione amministrativa del concorso stesso. Insomma, milioni di vecchie lire o addirittura qualche miliardo.
Si potrebbe annullare tutto questo dicendo semplicemente questo è il gioco della loca. No! Assolutamente NO!!! Mai penserei che dall’Esercito, dalla quale ho avuto davvero tante soddisfazioni, nonostante leggi sull’avanzamento infauste, penso mi potrebbe riservare una cosa del genere. Io non ci credo!!!!!!!!
Aspetto chiarimenti.
Spero che, per l’ennesima volta, io non debba ricorrere a costosi ricorsi. So bene quanto difficile sia venire in possesso del metodo e delle specifiche valutazioni e coefficienti, anche se per molte altre istituzioni è una cosa normale dettata sulla trasparenza (legge n.241 del 7 agosto 1990).
Naturalmente per me non è in gioco il valore intrinseco della qualifica di Luogotenente e nemmeno quello economico: 30 euro circa non cambiano la vita.
Quello che più mi da fastidio è l’ipotesi, che spero non diventi certezza, di essere stato ingannato. Non tanto per i titoli civili conseguiti, che sicuramente rimangono nel mio background culturale, anche se l’amministrazione ha usufruito di questo accresciuto sapere laico a costo zero, non restituendomi nulla. Quello che mi fa davvero specie e serena rabbia, invece, è la consapevolezza di aver ricevuto un proposta di investimento, invece che da una banca, dal mio datore di lavoro. Spero non diventi una specie di BOND PARMALAT.
Se cosi fosse, poiché ogni investimento presuppone dei sacrifici di tempo, denaro, salute e affetti tolti alla famiglia e a me stesso, che non saranno mai più compensati, poiché il sapere militare è fine a se stesso, in questo caso mi è stato rifilato un Bond-Parmalat, più volgarmente un bidone.
Mi fanno invogliato a partecipare a un concorso, promettendo l’avanzamento di grado rispetto ai miei pari grado; vincendolo, mi ritrovo dietro anche a chi non lo ha vinto-superato, senza che io abbia avuto nel frattempo demeriti, ma anzi meriti superiori incontrovertibili rispetto molti altri stessi che mi hanno beffardamente superato. E sfido chiunque voglia dimostrare il contrario.
Ora, naturalmente, vivo questa ingiustizia e sofferenza, che cerco di isolare per non togliere serenità a chi vive e condivide la mia vita.
Dalle sconfitte spesso si riparte e ci si migliora; ma questa non sarebbe una sconfitta, è invece un coacervo di cerchi di ingiustizia infernale di dantesca memoria; stai per mettere un piede in avanti per progredire, invece è una buca camuffata che ti fa maledettamente sprofondare sottoterra in un’apnea continua, non ci si può violentare sempre per trovare stimoli e ideali; l’etica, la morale e lo stesso regolamento militare vietano l’autolesionismo; per cui, se non voglio rischiare anche una punizione per meriti, l’unica via penso sia il congedo. E, onestamente, penso di farcela in un paio d’anni.
Le ingiustizie sono dei tarli psicologici che spesso è difficile isolare.
Un caro saluto a tutti gli amici colleghi che ho incrociato nella mia vita militare, un abbraccio particolare a tutti gli amici dell’11° RGT TRASM “Leonessa”, del 3° RGT TRASM “Lanciano” e della Brigata Pinerolo.
Primo Mar. Giovanni CALIANDRO
caliadrogiovanni@libero.it
P.S.
Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana. (J.F.Kennedy, citazione che G. Falcone amava riferire)
 
 
Di Admin (del 02/05/2010 @ 16:15:35, in Articoli, linkato 4143 volte)
 

Un'armata dimenticata, senza direttive politiche. Con sprechi di fondi, uomini e mezzi.
Per la prima volta un dossier analizza il sistema militare italiano
 
L'armata dimenticata. Che continua a marciare e sparare, ma da anni non riceve più direttive dal governo e non sa se al Parlamento e al popolo importi il suo destino. Intanto le scorte diminuiscono e gli impegni aumentano, mentre i generali rimasti senza interlocutori decidono da soli come organizzarsi. Non è un racconto fantastico di Dino Buzzati, ma la realtà italiana: le forze armate mandate a combattere in Afghanistan, a pacificare la frontiera libanese, a presidiare le tregue balcaniche, a raccogliere la spazzatura campana, a pattugliare le città e spalare la neve, senza che nessuno si chieda cosa devono realmente fare i militari.
Un'armata senza indicazioni politiche - l'ultimo libro bianco sulla Difesa è stato concepito prima dell'11 settembre 2001 - che va avanti nel disinteresse delle Camere e dell'opinione pubblica, salvo animare feroci polemiche quando i caduti in missione finiscono sulle prime pagine. E in questa disattenzione gli stati maggiori si sono abituati a tacere, conquistando però grande autonomia nelle scelte operative. Oggi però è difficile che si possa proseguire lungo questa rotta: i costi e gli impegni rischiano di fare andare in crisi quello che resta della nostra Difesa. L'unica strada è riformarla e rivedere ambizioni, numeri, capacità: il tutto aprendo il dibattito nel Paese e non lasciando che il futuro di un settore così delicato delle istituzioni resti chiuso in pochi circoli tecnici.
 
'L'espresso' è in grado di anticipare le linee guida di un documento unico, elaborato per animare la discussione sul futuro delle forze armate: un dossier completo, senza reticenze né tabù, sulla situazione attuale, sui problemi e sulle ipotesi per modernizzare l'organizzazione militare. È stato realizzato dalla Fondazione Icsa, il primo think tank italiano sui temi della sicurezza che ha radunato gli esperti più qualificati tra ufficiali, prefetti, ambasciatori e professori. Una realtà bipartisan che ha come presidente onorario Francesco Cossiga e come presidente Marco Minniti, deputato pd, ex sottosegretario a Palazzo Chigi con D'Alema e viceministro degli Interni con Prodi. La segreteria operativa è affidata al generale Leonardo Tricarico, ex numero uno dell'Aeronautica, responsabile delle operazioni aeree sul Kosovo con il governo D'Alema e poi consigliere militare del premier Berlusconi. Il documento è stato curato da Andrea Nativi, analista e direttore di Rivista Italiana Difesa, e sottoposto al consiglio scientifico della Fondazione, che comprende sei ex comandanti generali. A dispetto della parata di alti gradi, il dossier non ha niente di burocratico, né di retorico: è diretto, quasi spietato, nel sottolineare tutti i problemi. Come aveva promesso Minniti nel presentare la Fondazione: "Saremo scomodi".
 
I NUMERI Oggi le forze armate schierano 188 mila uomini e donne, più i carabinieri: oltrefrontiera ne abbiamo mandati circa 8.500, ma si può arrivare fino a un massimo di 12 mila. L'esercito ha 111 mila militari ma può contare solo su 11 brigate operative e un numero ancora più esiguo di reggimenti per le spedizioni a rischio. Contrariamente agli altri paesi, noi preferiamo usare in missione più soldati che mezzi. Così i 200 carri armati pesanti Ariete, i cingolati da combattimento Dardo, i semoventi d'artiglieria restano sempre più spesso in patria. La Marina, che ha 33.600 persone, in genere impegna 4-5 navi lontano dai nostri mari. L'Aeronautica, con 43.500 militari, invece deve garantire i collegamenti per l'Afghanistan, mentre di tutte le squadriglie di caccia e bombardieri solo 4 jet Amx sono all'estero, limitandosì però alla ricognizione.
 
I COSTI I bilanci della Difesa sono complessi. Includono, tra l'altro, i fondi per i carabinieri, che per l'80 per cento si occupano di sicurezza interna: 5,6 miliardi di euro. Questo fa sì che dei 20 miliardi stanziati nel 2010 solo 14 vadano all'attività delle forze armate. E, come sottolinea il dossier, vengono spesi maluccio: il 65 per cento finisce in stipendi, il 12 serve per far funzionare l'armata, il 22 si usa per comprare e progettare nuovi sistemi. Una proporzione ideale vorrebbe che solo metà delle risorse finisse nelle buste paga, un quinto per far marciare i reparti e il 30 per cento in materiali. In realtà, sono disponibili anche finanziamenti extra. Circa un miliardo lo tira fuori il ministero dello Sviluppo industriale per comprare fregate, jet ed elicotteri sofisticati. Un altro miliardo e mezzo viene dagli stanziamenti per le missioni. Eppure i conti non tornano. Secondo le valutazioni del governo, la Difesa avrebbe bisogno di 20,5 miliardi; invece lo stato maggiore limita la stima a 17,5 miliardi. Rispetto ai soldi in cassa, mancano comunque 3,2 miliardi. Il rapporto Icsa non lascia illusioni: inutile reclamare altre risorse, bisogna rivedere le nostre ambizioni e pensare a un'armata più piccola e con meno sogni di gloria.
 
LE AMBIZIONI L'Italia ha ancora una Difesa che vuole fare tutto: da vent'anni agiamo sempre e solo all'interno di schieramenti internazionali - Onu, Nato o ultimamente Ue - eppure continuiamo a mantenere un'armata per affrontare da soli qualunque minaccia. Dai sottomarini alle portaerei, dai supercaccia ai bombardieri, dai cannoni semoventi ai satelliti. Mentre le guerre moderne richiedono pochi elementi ma 'buoni, anzi buonissimi', noi abbiamo ancora stormi, flotte e reggimenti che non saranno mai in grado di andare in azione. E intanto divorano risorse: in uomini e mezzi. La risposta è imitare quello che stanno facendo altri paesi, più grandi e più ricchi di noi: 'interfacciare' le loro armate, dividendosi i compiti. Si tratta di creare una 'forza integrata', che stabilisca insieme agli alleati cosa deve fare e quali mezzi deve fornire l'Italia e cosa tocca agli altri. Ad esempio, chi deve schierare costosissimi aerei per ingannare i radar nemici e chi quelli per dare la caccia ai sottomarini. Specializzare e migliorare il ruolo dei nostri militari, ancorandoci sempre di più nella Nato e soprattutto nella nascente difesa europea.
 
GLI UOMINI Sono il punto cruciale, quello su cui deve concentrarsi la riforma. Il documento sottolinea la necessità di riconoscere "la specificità del mestiere di soldato", che non può essere accomunato ad altri dipendenti pubblici nelle gratifiche e nel turnover. Servono commandos, non marmittoni per fare la guardia al bidone. E anzitutto bisognerà diminuire i ranghi. C'è chi ipotizza di ridurre gli organici a 140 mila militari, ma lo studio ritiene che per gestire gli impegni attuali bisognerebbe restare tra i 155 e 175 mila. Meno uomini ma molto più addestrati. Perché oggi accade l'inverso: i tagli colpiscono la fascia giovane degli arruolamenti. Così i soldati invecchiano e diventano inutili per il fronte, mentre abbiamo 15 mila reclute in ferma annuale che non potranno mai ricevere una preparazione adeguata per il Libano o l'Afghanistan. Il dossier contesta anche il meccanismo delle carriere automatiche, che garantisce un livello di promozioni al di fuori dei meriti e oggi non offre una selezione seria: contrariamente dagli Usa, il più brillante capitano se non ha fatto l'Accademia non ha speranza di arrivare ai vertici.
 
GLI SPRECHI L'analisi dell'Icsa critica poi la proliferazione di stati maggiori, segretariati generali e staff ministeriali che invece di diminuire sembrano moltiplicarsi. Oggi le forze armate hanno 500 ufficiali generali: anche tagliandoli di due terzi sarebbero sempre in esubero. C'è poi un rincorrersi di doppioni: truppe da sbarco dell'esercito e della marina, elicotteri sparpagliati tra tutti i corpi, acquisti senza coordinamento. Le basi andrebbero razionalizzate, concentrandole in strutture ben collegate mentre oggi logiche elettorali continuano a proteggere caserme polverizzate sul territorio. Inoltre i tagli dei fondi hanno un effetto perverso: vengono eliminati i contratti esterni, che permettevano ai militari di concentrarsi sul loro lavoro. Così specialisti rischiano di finire in officina o, peggio, in cucina o a fare le pulizie come ai tempi della naja. Quando però non bisognava mandare 3 mila uomini a combattere contro i talebani.
 
DIFESA E INDUSTRIA Anche su questo fronte secondo la Fondazione Icsa le cose non funzionano. Tutto il sistema con cui vengono decisi i requisiti per i nuovi mezzi e firmati i contratti mostra carenze, che si traducono in sprechi a nove zeri. Il dossier parla di scollamento tra generali e industria: i primi forniscono "requisiti marziani che neanche al Pentagono possono permettersi", che non tengono conto della realtà economica nazionale. Programmi assurdi, con mezzi che vengono lasciati negli hangar perché non ci sono soldi per utilizzarli: ci sono piazzali pieni di Amx, Tornado e autoblindo Centauro. Le industrie invece tendono a dichiararsi in grado di produrre tutto in tempi brevi, al fine di fare partire progetti destinati poi a non concretizzarsi. Mentre spesso mancano gli equipaggiamenti chiave. Sintetizza il rapporto: "Restiamo il Paese impegnato in operazioni di guerra che fa più fatica a dare ai propri soldati quello che gli occorre quando gli occorre". Anche in questo, caso "i margini di miglioramento sono immensi, richiedono una revisione strutturale, organizzativa, procedurale che solo uno strumento legislativo piò
 
I VERTICI La mancanza di indirizzi politici, mai formulati dopo l'11 settembre 2001, e il disinteresse del Parlamento, secondo il dossier hanno fatto nascere una sorta di autogoverno dei vertici militari, che elaborano in autonomia i loro piani e li tengono segreti. Uno scenario che va ribaltato, facendo sì che le Camere si riapproprino del ruolo guida, diventando l'approdo di una discussione nazionale. Perché la struttura delle forze armate richiederebbe anche nuovi assetti istituzionali: abbiamo poteri pensati per i conflitti totali, mentre adesso bisogna prendere rapidamente delle decisioni per far fronte ad azioni di guerra in tempo di pace. A Mogadiscio durante la battaglia del Check Point Pasta gli elicotteri Mangusta non potevano sparare perché mancava l'ordine di Roma. E lo stesso potrebbe accadere oggi in Afghanistan per l'impiego dei caccia Amx. Lo studio dell'Icsa suggerisce di creare un organismo simile al Consiglio per la sicurezza nazionale americano: un comitato ristretto di ministri e vertici degli apparati di sicurezza assieme ad alcuni consiglieri specializzati. Finora invece per le emergenze si è utilizzato in maniera impropria il Consiglio supremo di Difesa, guidato dal capo dello Stato, che durante la presidenza Ciampi spesso ha fatto da supplente alle indecisioni del governo sul contingente iracheno.
 
CONCLUSIONI Il dossier conclude che "la situazione è seria ma non disastrosa". Rischia però di diventarlo perché le spedizioni oltreconfine stanno logorando le forze armate. E oggi la politica estera italiana si basa soprattutto sulle nostre missioni. La riforma richiede investimenti forti:15 miliardi secondo le stime della Difesa, tra pensionamenti di marescialli e ristrutturazione dei reparti. E deve portare risultati in tempi ridotti - fra tre e cinque anni - per poi ridurre i costi e aumentare l'efficienza. Ma oltra ai quattrini servono le scelte: cosa vuole l'Italia dai suoi militari?

Fonte: http://espresso.repubblica.it
 

Nonostante la forte contrarietà dei rappresentati e di  organi di base ed intermedi, e' stata concessa la proroga di un anno alla rappresentanza militare. Da informazioni pervenute alla nostra redazione sembra che alcuni delegati del Co.ce.r. che hanno richiesto la proroga siano gli stessi che in un precedente mandato si erano appellati ai Tribunali Amministrativi proprio per censurare questo comportamento che disattende i normali principi di una democrazia rappresentativa.

Cosa ne pensi tu di questa proroga?

Questo l'articolo interessato:

Art. 3. del D.L. 4/11/2009 NR. 152

          Disposizioni in materia di personale
 

7.  Il  mandato  dei  componenti  in  carica del Consiglio centrale interforze   della  rappresentanza  militare,  nonche'  dei  consigli centrali,   intermedi   e   di   base dell'Esercito,  della  Marina, dell'Aeronautica, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, eletti nelle categorie del personale militare in servizio permanente e volontario, e' prorogato fino al 30 luglio 2011.

Se desideri leggere integralmente il decreto legge in oggetto, lo trovi disponibile cliccando qui:  http://www.forzearmate.org/sideweb/2009/approfondimenti/proroga-rappresentanza-militare_091110-652.php

 

 
Di Admin (del 17/09/2009 @ 12:17:53, in Articoli, linkato 8220 volte)

Kabul - Uccisi Sei paracadutisti della Folgore

Autobomba contro due blindati Lince sulla strada per l'aeroporto della capitale
Quattro parà feriti gravemente. I Taliban rivendicano l'attentato suicida.


Il ministro dela Difesa La Russa: "Infami e vigliacchi non ci fermeranno"
Osservatori Ue denunciano brogli elettorali. Karzai replica. "Tutto regolare". Proclamazione congelata.

KABUL - Attentato kamikaze a Kabul, capitale dell'Afghanistan. Sulla strada per l'aeroporto, un'autobomba è esplosa contro due blindati italiani. Sei paracadutisti della Folgore sono morti: un'auto carica di esplosivo si è lanciata contro il primo mezzo del convoglio, uccidendo tutti e cinque gli occupanti. Danni gravi anche al secondo Lince: uno dei militari a bordo è morto e altri quattro sono rimasti feriti gravemente. Vittime anche tra i civili: almeno due e oltre 30 i feriti.

Morto un soldato arrivato a Kabul da pochi giorni. Decine di veicoli hanno preso fuoco. Tutto intorno i negozi sono sventrati dall'esplosione, le facciate dei caseggiati annerite. Nelle immagini di una tv locale si vede un mezzo militare italiano danneggiato, con le lamiere annerite dal fuoco, accanto al quale soldati italiani stendono un telo sul corpo di un collega morto. Uno dei sei militari italiani uccisi, sembra fosse appena arrivato a Kabul, probabilmente oggi stesso.

La Russa: "L'Italia resterà in Afghanistan". L'attentato è stato rivendicato dai Taliban. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, al Senato, ha informato il Parlamento ribadendo che quest'ultimo attentato non cambierà la strategia del governo: "Infami e vigliacchi non ci fermeranno"

Sulla strada per l'aeroporto. L'esplosione è avvenuta nel centro della capitale, all'altezza della "rotonda di Massud", un incrocio stradale rallentato da check point che controllano il traffico verso l'aeroporto, verso il comando Nato Isaf e verso l'ambasciata americana.

Sei anni fa, Nassiriya. Quello di Kabul è il più grave attentato subito dalle truppe italiane dalla strage di Nassiriya, in Iraq, del 12 novembre 2003. Nell'esplosione di un camion-cisterna davanti alla base italiana Msu dei Carabinieri, ci furono 28 morti, 19 italiani (12 carabinieri, cinque militari dell'Esercito e due civili di una troupe che girava un documentario), e 9 iracheni.

Karzai: "Nessun broglio". L'attentato suicida è avvenuto pochi minuti dopo che il presidente Karzai aveva concluso una conferenza stampa al palazzo presidenziale dedicata ai risultati delle elezioni annunciati ieri pomeriggio dalla Commissione elettorale afgana. Karzai ha contestato le obiezioni fatte dagli osservatori dell'Unione europea secondo cui potrebbero esserci brogli su quasi 2 milioni di voti. "Credo fermamente alla regolarità delle elezioni presidenziali, malgrado le accuse di brogli", ha detto Karzai incontrando la stampa. "Se brogli ci sono stati - ha concluso - devono essere accertati, ma comunque non sono stati estesi come denunciato". Un'inchiesta accerterà la regolarità delle votazioni che hanno assegnato a
Karzai il 54,6% dei consensi contro il 27,8% dello sfidante Abdullah Abdullah. Nel frattempo, la proclamazione del nuovo presidente dell'Afghanistan resta congelata.

(17 settembre 2009)
fonte : www.repubblica.it

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