Di Admin (del 08/07/2009 @ 08:20:59, in Uranio, linkato 538 volte)
Nuovi casi di militari morti o malati per presunta contaminazione da uranio impoverito vengono denunciati da Falco Accame, presidente dell'Anavafaf, un'associazione che assiste i familiari delle vittime arruolatesi nelle Forze armate.
Numerosi sono i reduci della Somalia: tra questi, afferma Accame, due militari di Milano: "il primo è deceduto per leucemia (lascia un bambino di tre anni), mentre all'altro è stato asportato un rene". Sempre con riferimento alla Somalia, il presidente dell'Anavafaf segnala anche un terzo caso, quello di un maresciallo della provincia di Salerno, ammalatosi di un linfoma di Hodgkin.
A questi episodi, sempre secondo Accame si deve aggiungere il decesso a Castel Fiorentino di un militare che ha operato in Kosovo; il caso di un capitano di Pisa, ammalatosi di leucemia, che aveva operato in Iraq e quelli di due altri malati di tumore, in Sardegna, in provincia di Cagliari.
Ad avviso dell'Anavafaf, "molti di questi dolorosi eventi si vengono a conoscere in maniera puramente casuale", perché "manca del tutto un ufficio a livello governativo che raccolga queste informazioni". (ANSA).
Di Admin (del 12/01/2009 @ 23:39:02, in Uranio, linkato 2809 volte)
Sentenza di un tribunale di Firenze a favore di un ex militare malato di tumore dopo una missione in Somalia
FIRENZE - Maxi risarcimento per un ex militare italiano malato di tumore per presunta contaminazione da uranio impoverito: lo ha deciso il tribunale di Firenze che ha condannato il ministero della Difesa a un risarcimento di oltre mezzo milione di euro, per la precisione 545.061, nei confronti di Gianbattista Marica, ammalatosi di tumore durante la missione 'Ibis' in Somalia, dove era stato per otto mesi, dal dicembre 1992 al luglio '93, come paracadutista di leva.
NESSO DI CAUSALITÀ - La sentenza è stata diffusa da Falco Accame, presidente dell'Anavafaf, un'associazione che assiste le vittime arruolate nelle Forze armate, cui lo stesso Marica si era rivolto nel 2001 per rendere pubblico il suo caso. Nel provvedimento giudiziario, datato 17 dicembre 2008, viene riportato il parere di un consulente tecnico che afferma l'esistenza di un nesso di causalità tra il Linfoma di Hodgkin (la malattia riportata dal militare, ora in fase di «remissione definitiva») e l'esposizione all'uranio impoverito. Ad avviso dell'esperto designato dal tribunale, le conclusioni dell'indagine scientifica compiuta dalla Commissione Mandelli, secondo cui tale nesso non può essere accertato, «sono destituite di fondamento per l'erronea procedura di ricerca utilizzata». Il tribunale ha dunque condannato il ministero della Difesa per non aver disposto l'adozione di adeguate misure protettive per i partecipanti alla missione in Somalia, nonostante fosse «sotto gli occhi dell'opinione pubblica internazionale - si legge nella sentenza - la pericolosità specifica di quel teatro di guerra, sotto il profilo eziopatogenetico che qui interessa, e nonostante l'adozione da parte di altri contingenti di misure di prevenzione particolari». Secondo i giudici, «al di là delle raccomandazioni che erano o dovevano essere note al ministero, il fatto che ai militari americani fosse imposta l'adozione di particolari protezioni, anche in mancanza di ulteriori conoscenze, doveva allertare le autorità italiane».
CAUTELE IGNORATE - C'è stato dunque «un atteggiamento non ispirato ai principi di cautela e responsabilità da parte del ministero della Difesa, consistito nell'aver ignorato le informazioni in suo possesso, già da lungo tempo, circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate dalla missione e i pericoli per la salute dei soldati collegati all'utilizzo di tale metallo; nel non aver impiegato tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri militari e nell'aver ignorato le cautele adottate da altri Paesi impegnati nella stessa missione, nonostante l'adozione di tali misure di prevenzione fosse stata più volte segnalata dai militari italiani». «Marica denunciò subito il fatto che i militari Usa in Somalia, anche a 40 gradi all'ombra, operavano con tute, maschere, guanti e occhiali, mentre i soldati italiani erano in calzoncini corti e canottiera» afferma Accame, che parla di sentenza storica e ricorda che «i reparti italiani non seppero del pericolo che il 22 novembre 1999, quando apparvero le norme di protezione destinate ai militari nei Balcani». Sul numero delle vittime, sottolinea Accame, l'incertezza è ancora totale: si oscilla, a seconda delle rilevazioni, tra i 77 e i 160 morti, e tra i 312 e i 2.500 malati. http://www.corriere.it/
Di Admin (del 03/01/2009 @ 09:29:09, in Uranio, linkato 467 volte)
Due nuovi casi di contaminazione da uranio impoverito si sarebbero registrati a Padova e Verona: a lanciare l'allarme è l'associazione Anavafaf, che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle Forze armate. Secondo l'indagine compiuta dall'associazione i due militari malati oggi di tumore avrebbero partecipato ad operazioni considerate a rischio nei Balcani. E ora il presidente dell'Anavafaf rilancia: «I Paesi che hanno utilizzato le armi all'uranio nell'Adriatico dovrebbero risarcire i militari che si sono ammalati per farle brillare» L'indagine è stata messa in atto su tutto il territorio del Veneto ed è scaturita dalle segnalazioni di "Radio Fante". Solo a Verona e Padova, però, gli operatori si sono imbattuti nei due casi denunciati: due militari impegnati nei Balcani.
Secondo Falco Accame, presidente dell'Anavafaf,
«i Paesi che hanno utilizzato le armi all'uranio gettate nell'Adriatico rientrando ad Aviano da missioni nei Balcani», dovrebbero «contribuire a risarcire quei militari che si sono ammalati in seguito alle operazioni di brillamento con cariche esplosive».
Ad avviso dell'Anavafaf, «il personale addetto era privo di misure di protezione», almeno per quanto riguarda le armi finite nel mare di Chioggia e «non si sa - aggiunge - se analoghe procedure siano state messe in atto nel mare in prossimità di Gioia del Colle, altra base da cui sono partiti e rientrati aerei operanti nei Balcani». Secondo Accame, infine, «non si sa neppure se sono state eseguite misurazioni dell'inquinamento delle acque».
Di Admin (del 27/12/2008 @ 09:20:17, in Uranio, linkato 865 volte)
L'associazione chiude il triste bilancio 2008 delle vittime
Roma, 26 dic. (Apcom) - L'Anavafaf, Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti, stila a chiusura di anno il triste bilancio delle militari vittime di uranio impoverito, e - sottolinea in una nota il presidente Falco Accame - il 2008 si chiude con altri nuovi casi: due carabinieri malati in Sardegna, in provincia di Sassari e Nuoro, un maresciallo di Marina malato di linfoma a Venezia, due militari veronesi ammalatisi per recupero di armi nel mare di Chioggia, e la morte di un maresciallo Paolo Cariello di Taranto (già destinato a Gioia del Colle), avvenuta due anni fa ma di cui solo ora si ha notizia.
Del tutto incerto - sottolinea Accame - resta il numero dei morti, che oscilla tra circa 80 e circa 160, e dei malati che oscilla tra circa 300 e circa 2500. E - annuncia il presidente dell'associazione - "finalmente la polizia giudiziaria ha inviato all'Istituto Superiore di Sanità a Roma, i dati ricavati dalle indagini compiute nei distretti circa i possibili casi di contaminazione, ma nulla più si sa circa l'esito di queste informazioni".
"Tuttavia - aggiunge Accame - a queste notizie in negativo si aggiunge una notizia assai confortante: nei circa dieci anni in cui è sul tappeto la vicenda dell'uranio impoverito è la prima volta che un ministro della difesa riconosce che la causa di tante dolorose vicende è l'uranio impoverito". "Infatti - spiega - è sempre stata negata l'esistenza di una connessione tra uranio impoverito e tumori, ora sono stati stanziati 30 milioni di euro per i risarcimenti, mentre finora è stato asserito che tumori e altre gravi malattie erano dovute a cause come l'inquinamento bellico, lo stress da combattimento, la sindrome da sentinella o simili". Il ministro La Russa - ha sottolineato Accame - ha affermato giustamente che "occorreva prevenire".
Il presidente Anavafaf, che da anni si batte il riconoscimento delle malattie da uranio impoverito, ricorda che da quando i reparti Usa in Somalia hanno adottato specifiche norme di protezione, sono passati sei anni per l'emanazione di norme di prevenzione dei reparti italiani, il 22 novembre 1999.
"Si deve dare atto al ministro - conclude Accame - di aver parlato chiaro con il linguaggio del Si e del No e non in politichese, e l'associazione Anavafaf anche a nome di molte vittime e famigliari delle vittime gli sono grati per aver dato un segno della fine del negazionismo".
Di Admin (del 18/12/2008 @ 19:51:31, in Uranio, linkato 460 volte)
L'organo giudicante ha respinto un ricorso contro una sentenza che riconosceva un'indennizzo ad i familiari di un elicotterista di Orvieto morto dopo varie missioni su teatri di guerra all'estero
Anche la Corte d'Appello di Roma è convinta che l’uranio impoverito sia stato una causa determinante nelle morti dei militari italiani impegnati nelle missioni all’estero.
La Corte ha, infatti, respinto il ricorso del ministero della Difesa contro la sentenza di primo grado che riconosceva un risarcimento pari a un miliardo di lire ai familiari di Stefano Melone, l' elicotterista orvietano morto per un tumore.
Il militare orvietano partecipò a missioni all'estero: dall' Albania alla Somalia, dal Medio Oriente al Kossovo.