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C’è un vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia si estendono a tutti

H. Ford
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 07/10/2007 @ 11:33:57, in Uranio, linkato 1196 volte)
Falco Accame, presidente dell'Anavafaf: è un carrista di Lecce e, nel 1999, «raccoglieva bossoli senza alcuna protezione nel poligono di Torre Veneri, a Frigole (Lecce)»
 
ROMA - Un giovane carrista di Lecce, che nel 1999 “raccoglieva bossoli senza alcuna protezione nel poligono di Torre Veneri, a Frigole (Lecce) si è ammalato di un tumore alla bocca. Il caso è stato reso noto solo oggi dai familiari”. A denunciare il nuovo episodio di presunta contaminazione Falco Accame, presidente dell’Anavafaf, un’associazione che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle Forze armate.
“Purtroppo sono molti i casi di tumori sviluppatisi tra chi raccoglieva residuati bellici nei poligoni”, afferma Accame, sottolineando che i dati “veri” non si conoscono e che c'è una “differenza abissale” tra i vari elenchi.
Riguardo all’episodio di Torre Veneri, Accame si chiede
“perchè non sono state adottate nei poligoni elementari norme di protezione per la raccolta dei residuati bellici, norme che valgono anche indipendentemente dal fatto che si tratti di residuati bellici all’uranio”. Una domanda che l’Anavafaf rivolge “ai ministeri della Difesa e della Salute”.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it
 
Di Admin (del 29/07/2007 @ 09:30:48, in Uranio, linkato 2036 volte)
(AGI) - Roma, 27 lug. - Sono 189 i casi di neoplasia registrati dal ‘96 all’anno scorso tra i militari italiani che hanno preso parte alle missioni in Bosnia-Erzegovina e Kosovo. Il dato e’ contenuto nell’ultima relazione presentata al Parlamento dall’apposito Comitato scientifico interministeriale (Difesa-Salute), che sottolinea come il numero di casi di cancro segnalati al ministero della Difesa sia “molto inferiore” a quello riferito dalle associazioni cointeressate alla tematica dei rischi dell’esposizione all’uranio impoverito, che ne avrebbero censiti - nello stesso periodo - oltre 500.
I casi accertati, sempre secondo la relazione, sono 3 nel ‘96, nessuno nel ‘97, 8 nel ‘98, 9 nel ‘99, 25 nel 2000, 18 nel 2001, 30 nel 2002, 22 nel 2003, 41 nel 2004 (l’anno con il picco piu’ elevato), 18 nel 2005 e 14 nel 2006. Le diagnosi piu’ frequenti sono state quelle di cancro alla tiroide (28) e ai testicoli (28), di linfoma di Hodgkin (21), di linfoma non Hodgkin (20), di melanoma (16).
“La legge numero 27 del 2001 - si legge nella relazione - prevede una campagna di monitoraggio delle condizioni di salute dei cittadini italiani, militari e civili, che abbiano partecipato a missioni di pace nei territori della Bosnia-Erzegovina e del Kosovo a partire dal 1 agosto 1994″: tre anni dopo e’ stato varato un “progetto di sorveglianza epidemiologica dei tumori della popolazione militare” che ha come obiettivo principale l’istituzione di un registro tumori per la popolazione militare simile a quelli gia’ esistenti per la popolazione civile e, successivamente, la definizione di uno studio retrospettivo sull’incidenza di neoplasie tra i militari italiani che hanno partecipato alle missioni in quell’area.
Nell’ambito del progetto, e’ stato realizzato un database contenente 64.788 record individuali, con 159 casi di tumore per 157 soggetti diversi (a due di loro sono state diagnosticate due diverse forme di tumore): 111 appartenevano all’Esercito, 21 ai Carabinieri, 21 all’Aviazione e 4 alla Marina. I relativi decessi sono stati complessivamente 29: 1 nel ‘98, 1 nel ‘99, 7 nel 2000, 2 nel 2001, 2 nel 2002, 6 nel 2003, 8 nel 2004 e 2 nel 2005.(AGI)
 
Di Admin (del 28/06/2007 @ 23:57:32, in Uranio, linkato 2663 volte)
(AGI) - Roma, 27 giu. - “I casi da esaminare - dice Falco Accame - sono presumibilmente in numero maggiore rispetto a quelli di cui dispone l’Ana-Vafaf. Per questo occorre che vengano resi disponibili dal Ministero della Difesa i documenti caratteristici dei singoli con le relative destinazioni e le cartelle cliniche ove possibile”.
“E’ da tener presente - ha continuato - che si tratta di dati ‘grossolani’ per l’impossibilita’ di recepire, per la maggioranza dei casi, informazioni piu’ precise. I dati vanno quindi presi come una semplice indicazione che non puo’ servire come base per uno studio statistico scientificamente basato e ancor meno per uno studio epidemiologico”.
Cinque dei dodici morti campani sono di Napoli, si tratta di Roberto Buonincontro (deceduto nel 1996), Domenico Di Francia (1998), Antonio Milano (2002), Luca Sepe (2004) e Fabio Senatore (2005). Quattro sono di Salerno: Renzo Inghilleri (1993), Luca De Marco (2004), Aniello D’Alessandro (2006), Amedeo D’Inverno (2007). Tre di Caserta: Sergio D’Angelo (2003), Carmine Polito (2004), Giuseppe Bernardo (2005).
Sono di Lecce tre dei sei militari morti in Puglia: Andrea Antonaci (2000), Alberto Di Raimondo (2005), Giorgio Parlangeli (2007). E ancora Roberto C. (2007) di Taranto, Crescenzo D’Alicandro (1996) di Brindisi e Corrado Di Giacobbe (2001) di Foggia.
Quattro i morti in Sicilia: Antonio Fotia (2002) di Palermo, Antonio Caruso (1999) di Catania, Salvatore Carbonaro (2000) di Siracusa e Paolo C. (n.d.) di Messina.
Tre dei quattro morti del Lazio sono di Roma: Alvaro Marini (1997), Riccardo Grimaldi (2004) e Fabrizio Venarubea (2004). Uno di Frosinone: Eddy Pallone (2007).
Tre decessi si sono registrati in Lombardia: Cesare Boscaino (2004) di Milano, Alessandro Garofolo (1993) di Mantova e Rinaldo Colombo (2000) di Varese. Due morti in Veneto: Umberto Pizzamiglio (1999) di Verona e Lorenzo Michelini (1977) di Padova. Ancora due morti in Toscana, Leonardo Manicone (2004) e Stefano Ceccarini (1999) entrambi della provincia di Grosseto. Due i soldati deceduti anche in Liguria: Emilio Di Zazzo (2004) di Genova e Valerio Campagna (2003) di Imperia. Un morto anche per l’Umbria, Stefano Melone (2001) della provincia di Orvieto. Di quattro militari infine l’Ana-Vafaf non conosce l’esatta provenienza geografica, sono i casi di Giuseppe Benetti (1998), Luigi D’Alessio (2000), Pasquale Cinelli (2000) e Mario Ricordi (2000). (AGI)
 
 
Di Admin (del 18/06/2007 @ 18:37:36, in Uranio, linkato 886 volte)
(18/06/2007) - Si parlerà dell'uranio impoverito e delle vittime del "presunto killer" alle quali è dedicato "Il Libro Nero" curato dall'Ana-Vafaf, aggiornato con gli ultimi casi di militari italiani morti dopo il rientro dai teatri di guerra, che saranno denunciati nel corso della conferenza stampa di presentazione del libro. L'evento, organizzato in collaborazione con il nuovo portale Vittimeuranio.com, si terrà domani 19 Giugno, a partire dalle ore 11:00, presso la Casa del Cinema, Largo Marcello Mastroianni 1, a Roma. Prevista la partecipazione di Falco Accame, presidente dell'Ana-Vafaf, con la quale segue la questione dal 1993, del regista Giuseppe Ferrara, di un rappresentante dell'ambasciata serba in Italia e di alcuni familiari dei caduti tra cui Daniela Volpe, vedova del capitano Antonio Caruso, deceduto nel 1999, e la madre del capitano degli Alpini Riccardo Grimaldi deceduto nel 2004. Il dossier, contenente le storie delle vittime, si integra al precedente testo "Uranio impoverito: la verità", Giulia Di Pietro intervista Falco Accame, edito da Malatempora l'anno scorso. Il lavoro è "dedicato a coloro che sono morti perchè ignoravano un pericolo che altri conoscevano" secondo quanto si legge sulla copertina che recita: "ognuno di loro non è solo un numero. Ha un nome, gli appartiene un briciolo di storia".
www.imgpress.it
 
Di Admin (del 16/05/2007 @ 18:51:46, in Uranio, linkato 1385 volte)
"Non abbiamo mai ricevuto un euro dalle raccolte di fondi a favore delle vittime dell'uranio impoverito che sono state e vengono tuttora promosse in televisione". A parlare, a GrNews.it, è Lorena Di Raimondo, vedova di Alberto Di Raimondo, militare di Lecce, deceduto nell'ottobre del 2005 a 26 anni a causa di un linfoma in seguito ad una missione nei Balcani. "Quello che non sopporto- aggiunge- è che qualcuno utilizzi le nostre storie per farsi pubblicità. Per me queste persone che vanno in tv per fare appelli non sembrano persone serie quando dicono che aiuteranno le vittime dell'uranio economicamente. Con questo non voglio dire che non sia positiva la denuncia e il fatto che se ne parli, ma ci sono modi e modi per denunciare. Speculare sui malati e sui familiari delle vittime non penso sia decoroso".
La vedova Di Raimondo sta aspettando che il ministero della Difesa riconosca la causa di servizio al marito. Aveva presentato una prima domanda nell'ottobre del 2005, ma al ministero "tutta la documentazione era stata smarrita" e ha quindi ripresentato, scongiurando nuovi intoppi, l'istanza nel gennaio scorso. "In questi anni- spiega la vedova- lo Stato ci ha solo rimborsato le spese sostenute per i viaggi da un ospedale all'altro. Siamo qui che aspettiamo che venga fatta giustizia e chiediamo allo stesso tempo di non essere strumentalizzati per fini commerciali". A confermare quanto detto dalla vedova Di Raimondo, spiega a GrNews.it, un'altra vittima da possibile contaminazione da uranio, il capitano dell'Esercito Carlo Calcagni, per lui tre missioni nei Balcani, ed ora un calvario continuo tra ospedali, terapie quotidiane e legali per far valere far valere i suoi diritti.
"Strumentalizzare la nostra malattia- spiega l'ufficiale a GrNews.it- è indecente. Noi non vogliamo l'elemosina da nessuno, ma allo stesso tempo alcune affermazioni dovrebbero essere corrette, dal momento che oltre al sottoscritto, che lotta dal 2002, nessuna delle famiglie dei caduti e degli ammalati di mia conoscenza ha ricevuto da parte di chicchessia alcuna forma di aiuto materiale. Per quanto mi riguarda ho speso fino ad oggi, di tasca mia, oltre 50mila euro per cure, visite specialistiche e trasferte, senza ricevere l'aiuto da nessuno. Le chiacchiere non servono a nessuno, tantomeno ai chi sta male".
http://www.diregiovani.it
 
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