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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Admin (del 09/01/2007 @ 17:52:48, in Uranio, linkato 2591 volte)
Nuovo caso di possibile contaminazione da uranio impoverito in Italia. A denunciarlo, attraverso il sito GrNews.it, e' Falco Accame, presidente dell'Anavafaf, associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e familiari. "Carmine P., di Potenza, arruolato nella Brigata Garibaldi, 11esimo reggimento artiglieri di Teramo - spiega Accame - si e' visto diagnosticare una patologia neurologica demielinizzante con la quale sta combattendo e per la quale non riesce ad ottenere il riconoscimento della causa di servizio". L'ex presidente della Commissione Difesa della Camera sta conducendo in questi giorni un'inchiesta sui casi emersi negli ultimi mesi: e' di pochi giorni fa la segnalazione di due casi di leucemia, entrambi nella provincia di Lecce, riguardanti una crocerossina ed un tenente colonnello dell'Esercito impegnati nei Balcani. "Tutto questo - conclude Accame - mentre dal Libano rimbalza la notizia sulla possibile contaminazione della zona meridionale dove sono impegnate le nostre truppe: vorremmo sapere dal ministro Parisi se siano state adottate le opportune misure di sicurezza per i nostri ragazzi".
fonte:ww.repubblica.it
Di Admin (del 08/01/2007 @ 18:13:59, in Uranio, linkato 743 volte)
La buona notizia è che nella Finanziaria 2007 sono stati stanziati fondi per il personale civile e militare affetto da gravi patologie a seguito dell'esposizione a materiali radioattivi. La cattiva è che, tra le sostanze considerate pericolose, non figura l'uranio impoverito.
Un primo passo avanti. Sono due gli emendamenti presentati dal senatore Mauro Bulgarelli (Verdi-Pdc) e integrati nel decreto omnibus: il primo prevede una spesa di 10 milioni di euro per le persone colpite da malattie connesse a materiali radioattivi e nanoparticelle generate dalla fusione o dall'esplosione. Il secondo dispone invece che una quota delle risorse per la ricerca e il munizionamento del settore militare - 25 milioni di euro - sia destinata a operazioni di bonifica ambientale interessate dall'attività di poligono. Si tratta di un piccolo passo verso il riconoscimento dei rischi delle decine di militari colpiti da tumori e altre patologie invalidanti dopo le missioni all'estero, specialmente in Bosnia ('95) e Kosovo( '99). Dalla proposta originale di emendamento alla legge è scomparsa la parola 'uranio impoverito', ma questo - secondo l'estensore delle modifiche, il senatore Bulgarelli - non impedisce di far domanda a tutti i militari 'avvelenati' dai proiettili e dalle bombe americane piovute sui Balcani.
Oltre 300 contagiati. "Sono una trentina quelli deceduti - ha detto al telefono a PeaceReporter - e oltre 300 quelli che si sono ammalati, ma a mio giudizio si tratta della punta di un iceberg. L'idea è che dall'inizio di febbraio vengano affrontati i singoli casi. Non so con quale criterio verranno valutate le domande, ma io credo si analizzeranno in ordine cronologico Dieci milioni sono una cifra apparentemente alta, ma in realtà minima. La cosa importante è che si è sancito un principio. E' stato aperto un capitolo di spesa che va nella direzione di un riconoscimento della malattia per cause di servizio per quanto riguarda i militari presenti o in territori di guerra o all'interno di poligoni di tiro. L'emendamento riguarda infatti anche i civili che vivono nelle aree adiacenti o interne ai poligoni di tiro". Sull'uranio impoverito ha lavorato per alcuni anni la commissione Mandelli. I risultati non hanno evidenziato correlazione tra l'incidenza di forme tumorali e di altre patologie con l'elemento radioattivo. La letteratura scientifica è discorde sulle conseguenze del suo impiego, ma nella guerra del Golfo, moltissimi dei soldati malati (circa il 60%) avevano grandi quantità di uranio impoverito all'interno del corpo. E molti dei nostri militari in Bosnia e Kosovo hanno operato in aree in cui gli aerei partiti da Aviano hanno fatto piovere di tutto sui Balcani.
Carmine è di Potenza. Aveva 20 anni quando è andato in Bosnia con la missione Ifor. Da tre anni non sa nulla della sua richiesta di riconoscimento per la causa di servizio per malattia. Era nella brigata Garibaldi, undicesimo reggimento artiglieri Teramo, e si trovava a Serajevo. "Viaggiavamo in condizioni di esposizione totale ai rischi connessi all'utilizzo di armamenti con uranio impoverito - racconta a PeaceReporter -. Non solo, ma la protezione individuale era scarsissima. Non avevamo maschere antigas nell'equipaggiamento, e il giubbotto antiproiettile era 'anti' per modo di dire, oltre alle precarie condizioni igieniche delle località in cui ci trovavamo. Il camion, l'Acm, era coperto solo da un telo, mentre percorreva le strade dei cecchini". La missione di Carmine è durata oltre 100 giorni, alla termine dei quali, la malattia. "Un mese prima di congedarmi sono rientrato a casa e hanno cominciato a venirmi i primi sintomi che poi sono sfociati in disfunzioni epatiche che hanno reso necessari due ricoveri in dieci giorni". La malattia di Carmine è una patologia cosiddetta demielinizzante (la mielina è una sostanza che ricopre i nervi consentendo la trasmissione di impulsi nervosi, ndr), praticamente una sclerosi multipla. "Sono tutt'ora in cura con interferone. La malattia sembra essersi stabilizzata, ma ovviamente mi accompagnerà per sempre. Ciò che mi fa rabbia è che io ho dato la mia gioventù allo Stato, e in cambio ho ricevuto indifferenza. Sono invalido al 75 per cento, ma attendo il riconoscimento della causa di servizio. Per farlo devo sottopormi a una visita all'ospedale militare del Celio a Roma. Le carte sono in mano al mio legale, con tutti i certificati che testimoniano che sono stato esposto a particelle inquinanti, come l'uranio e altre sostanze presenti negli armamenti. A Sarajevo hanno sparato un po' di tutto, e noi eravamo lungo la linea del fronte, a stretto contatto con i bossoli esplosi e i residuati bellici. Facevamo sei ore di guardia e quattro di riposo. Le condizioni igieniche erano assai precarie: per lavarci e ripulirci solo una doccia veloce. Toccavamo tutto con le mani nude. Le maschere antigas erano scadute, perciò era inutile metterle. Guardavo gli americani e invidiavo il loro equipaggiamento, i nostri carri armati che, rispetto ai loro, avevano solo la torretta corazzata. Io penso che non sia giusto mandare allo sbaraglio dei giovani così, come faceva Mussolini, armatevi e partite, o come ai tempi della campagna di Russia, con gli scarponi di cartone. Io, come altri, dal mio Paese mi sono sentito completamente abbandonato".
http://www.peacereporter.net
Di Admin (del 05/01/2007 @ 19:26:40, in Uranio, linkato 462 volte)
Finalmente una buona notizia. Nella finanziaria del 2007 sono stati assorbiti due emendamenti proposti dal Senatore Bulgarelli (Verdi -Pdc) che prevedono stanziamenti per il personale militare e civile affetto da gravi patologie e uno per la bonifica delle aree sedi dei poligoni militari. Il primo emendamento prevede una spesa di 10 milioni di euro, per il 2007, per interventi a favore del personale impiegato nelle basi colpiti da neoplasie derivanti dall'esposizione a materiali radioattivi come l'uranio impoverito e alle nanoparticelle generate dalla fusione o esplosione di materiali esplosivi. Lo stesso Bulgarelli ci tiene a precisare che il risarcimento è pensato sia per il personale impiegato che per le popolazioni limitrofe alle basi, come primo risarcimento morale e materiale alle tante vittime di questi anni. Il secondo emendamento dispone che una quota delle risorse stanziate per la ricerca ed il munizionamento del settore militare siano destinate ad operazioni di bonifica ambientale e sanitaria di tutte le aree, attive e dimesse, interessate dall'attività di poligono. Vista l'alta concentrazione di basi, l'emendamento riguarda in primo luogo la regione Sardegna, dove i comitati locali hanno ben accolto la notizia. Questi 25 milioni di euro destinati alla bonifica, insegnano che i soldi del comparto Difesa, non comportano solo un potenziamento degli arsenali militari, ma possono essere finalizzati al recupero del territorio, perché in un'ottica meramente ambientalista, le attività di poligono comportano un alto tasso di inquinamento ambientale. Dato, questo, confermato dalla casistica medica che ha individuato un incremento delle patologie tumorali nelle aree intorno alle basi. Le dichiarazioni del Senatore Bulgarelli si riferiscono alla prima metà di Dicembre, esattamente il 13. Qualche giorno più tardi, lo stesso rivela che dagli emendamenti sono scomparsi i riferimenti all'uranio. Cosa che ai più ha fatto pensare che le vittime della cosiddetta Sindrome dei Balcani, il personale militare ed i cittadini delle aree intorno alle basi ai quali sono stati diagnosticate le stesse forme di tumore, riconducibili all'esposizione di materiale radioattivo e materiali pesanti, non riceveranno alcun indennizzo. Per ora si annuncia l'apertura di una seconda commissione di inchiesta sull'utilizzo dell'uranio impoverito, confidando in un atteggiamento più collaborativo dei vertici militari.
http://www.rivistaonline.com
Di Admin (del 11/11/2006 @ 11:32:25, in Uranio, linkato 9934 volte)
"La Marina militare americana ha riversato acqua radioattiva nel Parco marino internazionale delle Bocche di Bonifacio".
Un sottufficiale della Marina militare italiana testimonia.
Fonte: www.amnistia.net - 12 settembre 2006
22 ottobre 2006
Nel settembre 2005 abbiamo incontrato un ufficiale della Marina militare americana che era in servizio presso la base nucleare americana della Maddalena in Sardegna (vedere la nostra edizione del 15/11/2005). Nel corso della nostra lunga conversazione, il militare ci aveva preannunciato, molto prima che la notizia diventasse ufficiale, il ritiro dei sottomarini di attacco dello Zio Sam dall'arcipelago sardo. Un ritiro che dovrebbe essere effettivo nel corso del 2007 (vedere la nostra edizione del 25/11/2005 e del 29/05/2006).
L'ufficiale della Marina ci aveva anche confidato un'informazione allarmante. Aveva affermato che i militari americani effettuavano lo scolo dell'acqua radioattiva contenuta nei reattori dei sottomarini. Questa operazione molto pericolosa, soggetta a rigidi protocolli, era effettuata con surrealistica nonchalance dalla Marina americana nel bel Parco internazionale delle Bocche di Bonifacio. In seguito alla pubblicazione delle
nostre informazioni, il deputato italiano (oggi senatore) Mauro Bulgarelli aveva pubblicamente interrogato il Ministro italiano della Difesa: "Quali i provvedimenti presi durante questa delicatissima operazione?"
L'ufficiale della Marina americana che aveva accettato di parlarci restando anonimo aveva ugualmente affermato che l'acqua radioattiva era stoccata sulla barca di supporto, la Emory Land, in attesa che navi americane, equipaggiate per questo tipo di trasporto, si incaricassero successivamente di portare l'acqua irradiata negli Stati Uniti.
Oggi un sottufficiale della Marina militare italiana in servizio per due anni nell'arcipelago sardo smentisce categoricamente queste parole.
"E' una fesseria" ci dice, "gli americani non hanno mai riportato negli Stati Uniti l'acqua radioattiva dei loro reattori, ma l'hanno sempre riversata in mare, nal Parco marino internazionale!".
"Sono stato in servizio alla Maddalena per due anni" ci racconta il militare italiano che, come il suo collega americano ha accettato di parlarci restando
anonimo- "Ero in servizio alla base italiana di Santo Stefano, che è nelle vicinanze immediate della banchina dove si trovano i sottomarini americani e la nave di supporto logistico Emory Land.
Alcune mattine, sul presto, la Emory Land e un sottomarino nucleare lasciavano l'isola senza
allontanarsi molto perchè la sera erano già di ritorno. Tutti lo sapevano. Gli americani andavano a scaricare l'acqua del reattore... ma, contrariamente
a quanto vi ha detto l'ufficiale americano, l'acqua radioattiva non era nè stoccata in qualche luogo, nè portata negli Stati Uniti. Del resto, in due anni di
servizio nell'arcipelago, io non ho mai visto nè sentito parlare di una nave arrivata espressamente per rimpatriare l'acqua radioattiva dei reattori
negli Stati Uniti. La verità è molto più semplice: l'acqua radioattiva era riversata in mare.
Durante la nostra conversazione, il sottufficiale italiano era in compagnia di un collega, anch'egli sottufficiale che assentiva silenzioso.
"Come militare dovrei tacere, ma la mia divisa non mi impedirà di ricordarmi che sono anche un cittadino. E il cittadino vi dice che è orribile
sbarazzarsi dell'acqua radioattiva in pieno Mediterraneo. E per di più nelle acque territoriali di un paese amico mentre la Marina militare americana
è nostra ospite. E' una vergogna. Ancor più se si pensa che tutti al''interno della Marina militare italiana erano al corrente di queste pratiche.
Lo scolo dell'acqua radioattiva dei sottomarini americani nel Parco marino internazionale era un segreto di Pulcinella. Tutti hanno taciuto, è una
vergogna!".
Nel dicembre 2003, il deputato italiano Mauro Bulgarelli ci diceva senza perifrasi:
"Sapete cosa ci ha risposto il comando del corpo militare italiano quando ci siamo allarmati per il modo in cui vengono stoccate le armi atomiche dalla
Marina americana alla Maddalena? E quando ci siamo preoccupati per le procedure relative allo scarico dei residui radioattivi? Ci hanno risposto: "No
comment. E' un insulto alla nostra sovranità nazionale!".
Nel 2004 il laboratorio indipendente francese della CRIIRAD aveva scoperato un tasso elevato in modo anormale di torio 234 nelle alghe prelevate
in prossimità della base Usa della Maddalena (vedere la nostra edizione del 14/01/2004). Da dove proveniva dunque questo derivato dell'uranio 238?
A tutt'oggi la domanda resta senza risposta.
Note:
Il testo originale in francese si trova al link:
http://www.amnistia.net/news/articles/corsdos/soumarin/eauradioact_901.htm
Tradotto da Francesca Quarta per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile, per fini non commerciali, citando la fonte, l'autore e il traduttore.
http://italy.peacelink.org
Di Admin (del 08/11/2006 @ 20:50:18, in Uranio, linkato 3068 volte)

Il parlamento italiano ha istituito una nuova Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, operativa da dicembre. Si indagherà questa volta non solo sui militari ma anche sui civili.
Intervista al primo firmatario, senatore Gigi Malabarba
Ad inizio ottobre è stata istituita una nuova Commissione parlamentare d’inchiesta sulla questione uranio impoverito. Quali le differenze rispetto alla precedente?
La Commissione Difesa ha deciso l’istituzione di una nuova Commissione d’inchiesta sull'uranio impoverito in sede deliberante, sulla base dell'accordo tra tutti i gruppi, e questo dovrebbe far superare le difficoltà che abbiamo avuto nella passata legislatura. Il dato estremamente positivo è che non abbiamo neanche dovuto ricorrere al voto dell’aula. L’istituzione di questa Commissione è stata la più veloce nella storia della nostra Repubblica, anche perchè si tratta della continuazione di un lavoro già avviato che gode del sostegno del 20% dei senatori di tutti i gruppi, concordi sul fatto che il lavoro debba continuare. Io sono il primo firmatario, ma se non ci fosse stato il sostegno di tutti i gruppi non ci sarebbe stata la possibilità di istituirla così velocemente.
Che cosa era successo allora? Sappiamo che sono state molteplici le difficoltà incontrate durante l’anno di lavoro della prima Commissione...
C’erano state reticenze di alcuni gruppi, in particolare Forza Italia, che aveva sia il Ministro della Difesa che il Presidente del Senato, ed ha avuto un ruolo forte di freno e sabotaggio. Questa volta, credo grazie soprattutto al lavoro fatto da tutta la Commissione l’anno passato, si sono fugati tutti i dubbi relativi a possibili attività propagandistiche che avrebbe potuto svolgere la Commissione ai danni delle gerarchie militari, del ministero della Difesa o delle Forze armate. Le cose che avevamo chiesto e che non ci sono state date allora le dobbiamo ottenere assolutamente ora, da parte del ministero della Difesa, e riguardano innanzitutto i dati su cui è possibile costruire degli elementi statistici fondanti.
Con quali presupposti parte il lavoro della nuova Commissione?
Allo stato attuale il lavoro è stato parziale, perché non ci sono mai stati forniti i dati. Penso che la Commissione possa entrare in funzione già prima di Natale e possa riconfermare la squadra molto valida che abbiamo avuto l’anno passato. Conterà sempre 21 membri e anche il numero dei consulenti dovrebbe essere riconfermato, anche perché sono persone che si sono dimostrate molto valide e sono ormai diventate di fama internazionale. Dopodiché abbiamo avuto anche la possibilità, che ho voluto introdurre come elemento legato alle valutazioni che avevamo fatto nella passata legislatura, di allargare il campo alle popolazioni civili sia attorno ai poligoni di tiro sia ai teatri di guerra che sono stati oggetto dell’intervento delle nostre missioni militari.
Come intendete allargare il campo di indagine ai civili?
Non è possibile pensare di fare un’indagine epidemiologica di massa nei territori dei Balcani, in Afghanistan e Iraq. Però è possibile acquisire degli elementi mirati in situazioni specifiche in cui ci sono state delle evidenze sulle popolazioni civili, che possono essere di conforto rispetto alle presenze più limitate nel tempo dei nostri militari. Raggiungere la verità sul rapporto causa effetto rispetto a determinati munizionamenti, all’uranio impoverito ma anche altri, è più facile se allarghiamo la possibilità d’indagine sul territorio a chi è stato stabilmente in quella realtà dall’inizio. Per quanto riguarda i Balcani questo è fondamentale perché lì abbiamo popolazioni civili che, benché vi siano dati dispersi, hanno vissuto tragedie immani, sono cadute come mosche.
Nel 2001, scoppiato lo scandalo a seguito delle prime denunce di militari morti, si era avviato in Italia con decreto il monitoraggio sanitario dei militari e dei civili italiani che avevano operato nei Balcani. Si è concluso il primo quinquennio di raccolta dati. Sebbene l’adesione al monitoraggio fosse su base volontaria e i numeri dei soggetti che hanno aderito non siano alti, esistono oggi dati sui risultati?
Sappiamo che ci sono delle persone che durante il servizio civile si sono ammalate, ma non abbiamo i dati statistici neppure di quelli che avevamo chiesto istituzionalmente, e cioè dei militari. C’è stato un sabotaggio da parte del ministero delle Difesa, che è quello che ci potrebbe dare degli elementi e che ha fatto di tutto per disperdere i dati. Parlo soprattutto di militari, perché è ciò di cui ci siamo occupati nel lavoro di indagine della prima Commissione. Avremmo avuto la possibilità, attraverso anche la stessa Commissione Mandelli che prevedeva monitoraggi prima, durante e dopo la missione, di avere un passaggio anche in alcune zone particolari, cioè in alcuni ospedali militari. Lavorando a ritmo serrato, ad esempio presso l’ospedale militare di Padova, avremmo potuto avere una campionatura molto precisa di tutti i dati. Invece, nonostante ci fosse il problema di recuperare questi dati statistici, i militari sono stati invitati a rivolgersi a ospedali qualsiasi con la scusa che sarebbe stato più comodo magari curarsi vicino a casa. Il risultato è che si è disperso il dato degli stessi militari, e neppure i distretti militari delle singole realtà sono stati in grado di fornire il dato specifico della loro zona.
La nuova Commissione prevede di allargare l’indagine ai civili, potreste quindi pretendere di conoscere i dati del monitoraggio effettuato su di loro in questi anni, per quanto esiguo...
La Commissione non ha oggi a disposizione nessun dato rispetto ai civili. Introducendo il nuovo elemento della ricerca anche su questa categoria, però, la Commissione è abilitata oggi ad occuparsene e dunque a pretendere di analizzare i dati. In alcune realtà, anche a Baghdad, piuttosto che a Kabul o altrove, ci sono ospedali che possiedono elementi relativi all’evoluzione sanitaria nel corso degli anni. Conosciamo i disastri della guerra… Ma esistono pur sempre dei dati. Anche a Sarajevo, che è stata completamente distrutta, e i cui archivi sono stati dispersi, ci sono dati significativi che, se utilizzati all’interno della prima Commissione d’inchiesta, ci avrebbero aiutato a capire meglio l’evoluzione delle patologie in relazione ai bombardamenti. Mettere ad esempio la dottoressa Gatti [responsabile del laboratorio dei biomateriali presso l'Università di Modena, ndr] in condizione di poter analizzare le persone che hanno subito gli effetti dei bombardamenti è un percorso che ci può aiutare per scoprire la verità rispetto ai nostri militari.
Il sistema Italia opera nei Balcani con interventi di cooperazione grazie a fondi, come la legge 84/01, stanziati ad hoc per la stabilizzazione dell’area. Progetti di tutela e recupero ambientale, di sviluppo del turismo, di valorizzazione delle risorse locali, di sminamento, e tanto altro. Possibile pensare di chiudere il cerchio e far sì che l’Italia, se dovesse essere riconfermato il rifinanziamento della legge 84, possa indagare ma anche riparare in qualche maniera ai danni causati dai bombardamenti con uranio impoverito di cui siamo anche noi responsabili?
Si tratta di un auspicio. La mia valutazione è molto negativa e sono un po’ pessimista, a riguardo, sebbene mi auguro di sbagliarmi. Io ho chiesto al sottosegretario Casula, che si occupa della parte sanitaria presso il ministero della Difesa, che ci sia la possibilità di avere nel nostro paese un centro di eccellenza per riuscire a monitorare queste situazioni. Il centro potrebbe basarsi sul lavoro fatto all’Università di Modena e Reggio Emilia dalla dottoressa Gatti, e all’ospedale militare di Padova dal dottor Enzo Chinelli. Se noi mettessimo insieme queste energie potremmo dare un contributo importante anche ai fini dell’attività disinquinante di quei territori, perché mettiamo a disposizione anche le competenze del nostro paese in quel settore. Se però non abbiamo la volontà di andare a concentrare le energie laddove le cose stanno funzionando, ho l’impressione che anche la cooperazione rischi di vanificarsi e addirittura diventare uno dei supporti alle attività militari… La mia preoccupazione è data dal fatto che su questo il nuovo governo non ha espresso una forte discontinuità, almeno fino ad oggi. Mi auguro di sbagliarmi…
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