Modena, i soldati non se ne andranno

I ministeri dell’Interno e della Difesa hanno firmato un decreto che proroga fino a dicembre la permanenza dei soldati al Cie di Modena. Si tratta di circa una quarantina di militari, divisi in gruppi da cinque o sei per ogni turno di guardia. Il loro compito è vigilare all’esterno della struttura e controllare le telecamere. In caso di rivolta non hanno ordini specifici né sono attrezzati per intervenire.
La polizia ha tirato un sospiro di sollievo per questa decisione, anche se riconosce che questo è solo un palliativo. Bruno Fontana, segretario del Siulp di Modena, ha dichiarato che il problema si riproporrà tale e quale tra sei mesi. La polizia di Modena è sotto organico. Di cinque pattuglie che dovrebbe garantire, riesce ad allestirne solo due o tre. Senza l’esercito, per controllare il Cie dovrebbe togliere completamente il personale dal territorio, nonostante i proclami alla sicurezza fatti da alcuni politici.
Daniele Giovanardi, presidente della Misericordia, ente gestore del Cie, ha dichiarato che l’impiego dei soldati è l’unica soluzione e li ha ringraziati per il loro supporto.
All’interno del Cie al momento ci sono 58 migranti, tutti di nazionalità tunisina. La cosa desta qualche preoccupazione tra gli operatori, considerato il fatto che la monoetnia può facilmente creare forme pericolose di organizzazione. Ovvero rivolte, come quella che di recente ha portato alla fuga di numerosi reclusi, una quindicina secondo la Gazzetta di Modena, di più secondo altre testate.
Non è chiaro con quale fiducia i cittadini di Modena reagiscano a queste notizie. Nei giorni scorsi alcuni politici hanno visitato i Centri di Identificazione ed Espulsione italiani, dandone una descrizione abbastanza squallida. La stampa non è autorizzata ad entrare e a fotografare o riprendere gli interni. A Modena è entrata Manuela Ghizzoni, deputata del Pd. Anche Cecile Kyenge ha preso posizione: ha detto che la struttura è un carcere di massima sicurezza, una vergogna dal punto di vista sociale e una sconfitta dal punto di vista umanitario”.

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