Scoperti nuovi rischi per la salute dei militari in Afghanistan

Problemi respiratori per la metà dei soldati americani esaminati al rientro dalle missioni e altissima incidenza di una malattia che è considerata rara

Scoprire una così alta concentrazione, da toccare quasi il 50%, di una malattia rare  come quella che è risultata da uno studio condotto dal Medical Center della Vanderbilt Univeristy su un gruppo di 80 soldati provenienti da Fort Campell, in Kentuky,  tra il febbraio 2004 e il dicembre 2006, che erano rientrati dall’Iraq o dall’Afghanistan, ha fatto suonare un forte campanello d’allarme sui rischi che corrono anche i militari italiani impiegati nelle operazioni in quei paesi. Così come per la contaminazione con uranio impoverito, il primo allarme viene dagli Stati Uniti e non dovrebbe essere sottovalutato perchè il rischio è di sviluppare una malattia respiratoria rara nota come Brochiolite Costrittiva.
La notizia  è stata diffusa dal portale www.osservatoriomalattierare.it.
“Uno studio condotto su 80 soldati americani rientrati dal Medio Oriente – si legge tra l’altro nell’articolo – ha evidenziato che più della metà dei militari presentava una dispnea da sforzo al rientro. La biopsia polmonare ha mostrato che quasi tutti i soldati rientrati dalle missioni con problemi respiratori sono affetti da bronchiolite costrittiva, probabilmente dipendente dall’inalazione di sostanze tossiche o dannose.
Lo studio suggerisce quindi che esiste una stretta correlazione tra la bronchiolite costrittiva e la diminuzione delle prestazioni fisiche dei soldati che hanno prestato servizio in  Medio Oriente” (non erano in grado di portare a termine il normale esercizio fisico previsto dagli esercizi militari, due miglia di corsa).

Se però per molti di questi soldati la causa della malattia potrebbe dipendere dalla esposizione alle sostanze tossiche presenti nell’aria in seguito all’incendio della miniera sulfurea di Mosul (Iraq) durante l’estate 2003, per altri la causa potrebbe tirare in ballo la sabbia del deserto.
Quasi tutti i campioni delle biopsie hanno mostrato, infatti, materiale polarizzabile corrispondente a inalazione di polveri sottili, nonostante la maggior parte dei soldati non sia mai stato fumatore.
Quasi tutti hanno riferito di aver respirato durante le tempeste di polvere (tipiche della zona) e di essere stati esposti all’incenerimento di rifiuti solidi in pozzi bruciati.
Ulteriori indagini saranno necessarie anche sulle popolazioni locali per accertare la causa esatta di questo fenomeno, ma è indubbio che nel frattempo occorrerà usare la massima cautela, non potendosi neppure escludere che gli “occidentali” abbiano apparati respiratori meno preparati di quelli degli abitanti locali ad affrontare le insidie di un ambiente per loro inconsueto.

Home

Potrebbe interessarti

Resta in contatto con noi. Ricevi le news del sito sul tuo smartphone in tempo reale. Scarica da Play Store l'app TELEGRAM, cerca il canale "Forzearmateeu" e unisciti. Siamo oltre 5.000 - Ti aspettiamo! ECCO COME FARE>>>

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.