Militari suicidi, spunta l’ombra delle tangenti sui blindati

Roma, 14 mag 2017 – Il capitano Marco Callegaro morì per apparente suicidio a Kabul, nella notte tra il 24 e il 25 luglio 2010, ucciso da un colpo di pistola nel suo ufficio vicino all’aeroporto. Aveva 37 anni, due figlie e una moglie che l’attendevano a Bologna, i genitori a Gavello, in provincia di Rovigo. Sei anni e mezzo dopo il colonnello Antonio Muscogiuri, cinquantenne, finito sotto inchiesta per una supposta truffa nel noleggio di mezzi blindati da parte della missione italiana in Afghanistan, si è ucciso, impiccandosi due settimane fa a una trave nel sottotetto della caserma del Comando alpino di Bolzano. Quale filo lega queste due morti e quali segreti inconfessabili nascondeva la missione italiana in uno degli scenari di guerra più arroventati?

Quanto imbarazzante può essere l’indagine condotta dalla Procura militare di Roma dopo la morte di Callegaro, un suicidio a cui i familiari non hanno mai creduto?

Che cosa sapeva, aveva visto e si preparava a denunciare il soldato che pochi giorni prima di morire aveva inviato alcune mail con documenti riservati ad amici e superiori?

E quali timori aveva il colonnello Muscogiuri dal dibattimento giudiziario per truffa aggravata che sta per cominciare, seppur a livello di udienza preliminare?  L’articolo continua qui >>> http://www.ilgazzettino.it

(Pubblichiamo un estratto del seguente articolo da leggere nella sua completezza collegandosi al link indicato a fine paragrafo)

 

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