Donne con le stellette. Orgoglio e pregiudizi

08/03/2014 Roma, celebrazione al Palazzo del Quirinale, della Giornata Internazionale della Donna. Nella foto un Carabiniere donna con la mimosa

Roma, 20 mag 2017 – Rimasta basita dalla lettura dell’articolo “Ecco perché l’Arma va smilitarizzata e sindacalizzata” proprio non sono riuscita a resistere alla tentazione di rispondere al segretario generale del sindacato di Polizia Daniele Tissone. Premetto che non intendo commentare la valutazione sull’opportunità di una smilitarizzazione, che spetterebbe a chi ricopre gli incarichi più alti di una scala gerarchica per cui nutro stima e rispetto. Ciò che, invece, mi ha negativamente colpita è il modo in cui si parla di noi donne nell’Arma. E credo che due cosine a riguardo potrei provare a spiegarle.

Innanzitutto, mi ha fatto sorridere l’apertura: “Le donne generali nell’Arma dei Carabinieri – e in generale nelle Forze Armate – si contano sulla punta delle dita”. Diciamo che non servirebbe un matematico per fare due conti partendo dal fatto che i primi arruolamenti risalgano al 2000 e che, con tutta la buona volontà, per conseguire il numero utile di scatti di carriera occorre un tempo congruo perché la prima di noi possa arrivare a rivestire quel prestigioso traguardo.

Quindi, non riesco proprio a capire come mai il fatto che si sia parlato di “generalesse” donne che ora a tutti gli effetti vestono la nostra stessa divisa (ma che tutti sanno che hanno iniziato il loro percorso in amministrazioni diverse) possa essere definita una “non notizia”. Non dimentichiamo, infatti, che la primissima donna Generale dei Carabinieri fu Laura De Benedetti, anche lei transitata dalla Polizia. È stato emozionante, per noi, vedere la collega indossare quel grado, ma tutte sapevamo da dove fosse partita!

In merito al tardivo ingresso delle donne nell’Arma, poi, andrebbe fatta più di qualche precisazione. Partendo da differenze fisiologiche che ci rendono diverse rispetto agli uomini e dal fatto che un’amministrazione seria, nell’effettuare le sue scelte, non può preoccuparsi di rispondere a un mero fatto di introduzione di quote rosa, ma piuttosto di vantaggi per tutto il sistema a cui risponde. L’articolo prosegue qui >>> www.huffingtonpost.it

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