Dal 2019 si potrebbe alzare ancora l’età pensionabile. Ipotesi allo studio. Chi puo’ è gia’ deciso a scappare entro il 31.12.2018

Roma, 19 Giu 2017 – REVISIONE ETA’ PENSIONABILE ED ANNI DI LAVORO. Non e’ una novita’ che dal 1/1/2019 la legge sulle pensioni attualmente in vigore aveva gia’ previsto una revisione dei limiti di eta’ e di servizio, in base alle aspettative di vita degli Italiani. Siccome i soldi sono sempre meno, per i comuni mortali, che i Governi, considerato che viviamo piu’ a lungo, “ingiustamente” ci allungano l’eta’ pensionabile. Per cui chi e’ mediamente giovane vedra’ sempre piu’ in la il limite per la sua pensione. In considerazione della revisione dei limiti per la pensione che saranno forse riviste dal 1/1/2019, molti che possono andare via si stanno apprestando per uscire quindi prima del 31.12.2018. E non saranno pochi coloro che andranno in pensione, poiche’ sono moltissimi coloro che si sono arruolati tra il 1981 e il 1983. Il problema sara” per chi rimane in quanto ci saranno veramente dei vuoti organici da riempire e dei lavori da svolgere. Di seguito l’articolo lavocedellisola.it.

Roma,  19 giu 2017 – di Luigi Asero – L’età della pensione potrebbe alzarsi ulteriormente. Questo perché il meccanismo in base al quale il Governo emana il decreto che ne fissa i limiti è legato all’aspettativa di vita oltre i 65 anni.Ciò significa che alzandosi l’asticella dell’aspettativa di vita oltre i 65 anni si alza (quasi automaticamente) l’età pensionabile. Secondo i tecnici della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei ministeri dell’Economia e del Lavoro infatti, se nel 2013 l’aspettativa di vita per un uomo in normali condizioni di salute era di 18,6 anni (oltre i 65), nel 2016 questa è passata a 19,1 anni, stessa cosa per le donne che nel 2013 avevano un’aspettativa di vita pari a 22 anni mentre nel 2016 la loro aspettativa di vita sarebbe salita a 22,4 anni. Questo porterebbe il Governo ad alzare ulteriormente l’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019, contro i 66 anni e 7 mesi di adesso. Si parla di 5 mesi ma il conto, in favore degli enti previdenziali diventa enorme se il calcolo lo si fa tenendo conto dell’intera classe lavoratrice.

Fin qui, semplificando un po’ il discorso, l’aspetto tecnico. Ma in concreto è fattibile l’emanazione di un nuovo decreto che innalza lo scalino dell’età pensionabile? Sì è fattibile, il punto è: a quale costo? Che il decreto sia emanato dopo l’estate, come ci si attende,  o che sia emanato successivamente questo si scontrerebbe con i malumori di gran parte dell’elettorato. Infatti se è vero che chi non se la sente può far ricorso all’Ape (anticipo pensionistico) è vero anche che lo fa a proprie spese visto che la banca viene ricompensata con una parte della pensione del richiedente.

Chi non supera i 1.500 € di pensione farà invece ricorso all’Ape Social (anticipo pensionistico i cui costi sono interamente a carico dello Stato), ma in questo caso lo Stato invece che togliersi un’uscita (l’erogazione immediata della pensione) se ne sobbarca i costi andando ad allargare ulteriormente la forbice del debito pubblico (e quindi, di riflesso, inevitabilmente il carico fiscale per i cittadini, quel carico fiscale che a proclami da decenni vorrebbe ridurre). Inoltre ritardando l’uscita dal mondo del lavoro di quanti hanno già superato un certo limite d’età inevitabilmente ritarda il potenziale ingresso di nuovi giovani lavoratori che sempre più difficilmente (grazie alla Legge Fornero) potranno raggiungere il traguardo dei contributi richiesti se immessi tardivamente nel circuito produttivo.

Sembra insomma il serpente che si morde la coda. Si cercano infatti soluzioni per ridurre i costi (naturalmente sempre a sfavore dei lavoratori) ma si trovano soltanto soluzioni che rinviano i problemi creandone di nuovi e più grandi. L’articolo completo prosegue qui >>> www.lavocedellisola.it

(Pubblichiamo un estratto del seguente articolo da leggere nella sua completezza collegandosi al link indicato a fine paragrafo)

 

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