Inchiesta. Il giallo delle armi italiane triangolate dagli Emirati

Roma, 20 giu 2017 – L’Onu denuncia spedizioni illegali verso la Libia. Gli esperti: «Paesi produttori non ne sanno nulla?». Documentata almeno una consegna con un cargo saudita partito da un porto emiratino. Una triangolazione illegale di armi, a quanto pare all’insaputa dei Paesi produttori, tra cui l’Italia. L’ha documentata l’Onu in un rapporto di imminente pubblicazione nel quale gli osservatori delle Nazioni Unite hanno ottenuto le prove di alcune consegne di armamenti partiti dagli Emirati Arabi Uniti e arrivati in Libia.Nel rapporto, i cui contenuti sono stati confermati ad Avvenire da fonti delle Nazioni Unite, si parla di violazioni diffuse. «C’è un aumento generalizzato del supporto esterno alle fazioni armate», è una delle denunce riportate nel dossier. Gli esperti sul campo riferiscono della presenza di armi leggere, di cui gli Emirati sono insaziabili acquirenti proprio dall’Italia.

Contattato da Avvenire, il ministero degli Esteri non ha rilasciato alcun commento ufficiale. In una eventuale triangolazione l’Italia sarebbe parte lesa poiché le licenze per l’esportazione e i contratti con gli acquirenti, vietano la vendita e la cessione di armi ad altri Paesi, specialmente se sottoposti a embargo. La maggior parte degli analisti e degli esperti di intelligence contattati concorda nel ritenere che i Paesi produttori non fossero consapevoli, al momento dell’esportazione negli Emirati Arabi, della reale destinazione degli armamenti. «In caso contrario sarebbero da ritenere complici – osservano diverse fonti Onu–, peraltro contro i propri inte- ressi nella regione, dove gli Usa e praticamente tutti i membri della Nato sostengono il governo di Tripoli a discapito di quello di Tobruk che è il maggiore destinatario delle forniture emiratine».

Alcune fonti della Farnesina fanno però sapere che non si ha notizia di forniture dirette né con il coinvolgimento di Paesi terzi dall’Italia alla Libia negli anni successivi alla rivoluzione del 2011. Per quanto confidenziali, queste informazioni confermano che se qualcuno ha spedito armi «made in Italy» lo ha fatto violando le norme e la fiducia dei fornitori. «Trasferimenti da altri Paesi verso la Libia in violazione delle risoluzioni Onu – dicono le stesse fonti continuano a verificarsi», di fatto soffiando sul fuoco di quella guerra alimentando un0escalation militare «che al contrario l’Italia è impegnata a scongiurare». L’articolo continua qui >>> www.avvenire.it

(Pubblichiamo un estratto del seguente articolo da leggere nella sua completezza collegandosi al link indicato a fine paragrafo)

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