TERRORISMO/Cosa ci insegna l’attentato di Bruxelles

Roma, 22 Giu 2017 – di Lorenzo Vita – Bruxelles è in stato di allerta massima contro il terrorismo da circa un anno e mezzo, da quel maledetto marzo 2016, ch ecostò la vita a trentadue civili. Una tensione costante, un controllo ossessivo, la paura che piomba ogni volta senza potersi mai, davvero, sentirsi tranquilli. Lo Stato Islamico ha per anni dipinto questo scenario per tutte le capitali europee. Il suo obiettivo era esattamente questo, e sembra lo stia ottenendo. Non distruggere, ma colpire, ripetutamente, fino a che le capitali europee si trasformassero in città non più sicure di una qualsiasi città mediorientale o africana colpita dalla minaccia del terrorismo salafita. Se non si può portare la guerra con le milizie, come avvenuto per gli Stati nemici della Siria e dell’Iraq, allora la si porta con le armi della paura e della tensione, modificando la vita dei cittadini. Il fallito attentato di Bruxelles, con il terrorista freddato dai militari nella hall della Gare Centrale, ha, di fatto, manifestato quello che le intelligence europee da anni tracciano come la prospettiva di cui deve farsi carico la sicurezza dei Paesi. Non una guerra su vasta scala, non indagini su reti criminali formate da commando specializzati, ma una strategia chirurgica, che vada a fermare il singolo individuo, nel suo quartiere, nel suo mondo. L’articolo completo prosegue qui >>> http://www.occhidellaguerra.it/cosa-ci-insegna-il-fallito-attentato-di-bruxelles/

(Pubblichiamo un estratto del seguente articolo da leggere nella sua completezza collegandosi al link indicato a fine paragrafo)

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