CAPITANO Callegaro suicida a Kabul, l’ultima confidenza del capitano: «Finito in qualcosa più grande di me»

Rovigo, 11 mar 2018 – UNA STORIA ANCORA NON CHIARITA. UN GIOVANE UFFICIALE IN CARRIERA CHE SI SUICIDA. Dal corrieredelveneto.corriere.it. «Prima che morisse ho parlato con mio marito, in video-chiamata da Kabul. Era teso, preoccupato…», ha raccontato martedì Beatrice Ciaramella, la moglie del capitano dell’esercito Marco Callegaro, originario di Gavello (Rovigo) e trovato senza vita la notte tra il 24 e il 25 luglio del 2010 nel suo ufficio all’aeroporto di Kabul, in Afghanistan. Accanto, aveva la pistola d’ordinanza. «Un suicidio», si disse subito. «No, me l’hanno ucciso», ha sempre sostenuto il padre. Il processo. Martedì scorso, in un’aula del Tribunale Militare di Roma, si è tenuta l’udienza del processo per peculato che coinvolge cinque ufficiali: il generale Giuseppe Rinaldi e il colonnello Sergio Walter Maria Li Greci dell’Aeronautica, i colonnelli Amedeo De Maio, Pasquale Napolitano e Ignazio Orgiù dell’Esercito. Un sesto indagato, il tenente colonnello Antonio Muscogiuri, si è impiccato il 6 aprile dello scorso anno nel sottotetto del Comando Alpini di Bolzano, dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini. Sono accusati di peculato, per aver favorito l’afghano Alì Mohammad Bafaiz che era in affari con l’Esercito italiano e che secondo alcuni sarebbe collegato a gruppi terroristici e vanterebbe relazi

oni coi servizi segreti. Era lui a noleggiare alle nostre Forze Armate i mezzi con un livello di blindatura inferiore a quanto dichiarava, guadagnandoci sopra 35mila euro. E chi comandava i nostri soldati a Kabul avrebbe chiuso un occhio. «Condotte – si legge nel capo di imputazione – che si venivano a collegare in modo diretto e inequivoco con la morte per suicidio del capitano Callegaro». Il sospetto del procuratore militare Marco De Paolis e del sostituto Antonella Masala, è che il soldato rodigino avesse scoperto le strane manovre che ruotavano intorno ai soldi finiti nelle tasche di Bafaiz con il benestare dei vertici militari. «Presto avrebbe denunciato tutto», ha spiegato il padre. Una scelta che potrebbe aver pagato con la vita.

La testimonianza della moglie

Nell’udienza di martedì è stata chiamata a testimoniare la moglie di Callegaro. Di fronte ai giudici ha letto alcuni dei documenti riservati che il marito le aveva fatto avere. «Non mi parlava mai di lavoro – ha raccontato – per questo mi sono stupita quando ho scoperto che li aveva inviati ad alcuni amici». Nel carteggio, si parla proprio della blindatura dei mezzi. Una storia che pare uscita da un film, quella del soldato «suicidato» a Kabul. Ricca di intrighi, come la misteriosa sparizione di alcuni fascicoli dal materiale sequestrato in Afghanistan su ordine della procura, o come il furto avvenuto nella casa dei genitori del capitano, quando i ladri fuggirono con una lettera nella quale Callegaro raccontava alla famiglia dei dissidi con tre ufficiali circa la contabilità amministrativa del Comando «Italfor Kabul», di cui era capo-cellula. E martedì in tribunale a Roma è emerso un nuovo episodio: un parroco rodigino sarebbe stato avvicinato da «un uomo in divisa» che gli avrebbe detto che Callegaro aveva scoperto che la moglie lo tradiva. Il suicidio, insomma, era da collegare ai problemi coniugali. «Falsità, ci amavamo», ha detto martedì la donna. Importante anche la testimonianza del cognato del capitano: «Prima che ripartisse per Kabul mi parlò di episodi corruttivi che avvenivano in Afghanistan». I magistrati hanno poi ascoltato un sergente che ha raccontato di fortissime pressioni che Callegaro avrebbe subito da parte dei superiori affinché firmasse il via libera ai pagamenti destinati a Bafaiz. «Lui mi diceva che non poteva autorizzarli, non ne aveva il potere. E un giorno mi confidò: “Sono dentro una cosa più grande di me”».

Il ruolo dei servizi segreti

Infine, nel corso dell’udienza si è parlato del ruolo dei servizi segreti, con i quali Befaiz sarebbe stato in contatto. «Il loro ruolo resta da capire – spiega l’avvocato Andrea Speranzoni, che assiste la vedova -. Ma martedì, per la prima volta in udienza, è stato possibile ascoltare dalla viva voce di chi era nel teatro operativo afghano, il racconto delle pressioni alle quali Callegaro era continuamente sottoposto da parte dei superiori. Ed è da lì che probabilmente occorre partire per capire come sia morto il capitano». Fonte: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/cronaca/18_marzo_07/i-sei-ufficialisotto-processo-82131b6c-21e1-11e8-84bd-43213e8c5574.shtml

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