I CO.CE.R. DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE APRE AL SINDACATO PER I MILITARI / COCER a fine corsa. Inutili e dannosi

Roma, 15 apr 2018 – DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE PER L’APERTURA AL SINDACATO PER I MILITARI, C’E’ DA ASPETTARSI CHE I CO.CE.R. PERCORRANO LA VIA DELLA PROROGA. PERCHE’? PERCHE’ SOSTENGONO CHE E’ INUTILE SPENDERE SOLDI E TEMPO PER ELEGGERE DEI NUOVI DELEGATI CHE DEVONO POI DECADERE TRA UN ANNO O ANCHE MENO. DA QUI L’IPOTESI DELLA RICHIESTA DI PROROGA. Segue articolo. L’Opinione. Il silenzio assordante del Capo di SMD e della politica sulla sentenza della Suprema Corte, che riconosce il diritto di Associazione Sindacale per i militari, va annoverato nella prassi consolidata di una cultura del silenzio sulle responsabilità di chi è al vertice dell’Istituzione militare. Da sempre l’alta gerarchia militare ha trattato la questione del personale militare con un paternalismo gerarchico, che mal si conciliava con la vera tutela degli appartenenti alle forze armate, considerando ogni questione scindendola chirurgicamente, e quindi isolandola, da ogni possibile contaminazione delle regole, che sono a fondamento di un normale rapporto di lavoro improntato sulle responsabilità  della dirigenza rispetto ai subordinati.

Malgrado negli anni dal 1948 ad oggi la Corte Costituzionale si sia espressa a favore del rispetto dello status di militare, che non poteva distinguersi dai fondamenti del diritto soggettivo degli appartenenti alle forze armate rispetto ad ogni altro cittadino, nell’ambito dell’istituzione militare si è continuato a vivere in una specie di limbo giuridico, ove vigeva e ancora vige, una discrezionalità completamente avulsa dal resto della società civile se non in quegli aspetti di natura prescrittiva di leggi e regolamenti, vincolanti e non certo interpretabili.

Questo serve a capire come l’assenza della politica nell’interessarsi alle problematiche interne del mondo militare, abbia generato nei vertici del dicastero della Difesa la falsa convinzione, più che condivisa diremmo palesemente accettata, che per far funzionare l’intero apparato militare, fosse necessario delegare senza tanti vincoli i comandanti ad un uso dello strumento, in una sorta di zona “border line” , tra il lecito e l’illecito.

Ad avvalorare tali atteggiamenti e rendere la questione più credibile agli occhi dell’opinione pubblica, negli ultimi 20 anni i vertici di forza armata hanno capito, che l’uso della Rappresentanza Militare ed in particolare i COCER, potevano e dovevano essere gestiti allo stesso modo di un normale reparto e non come mezzo utile alla compensazione di eventuali usi e abusi dell’intera struttura.

Con l’avvento dei generali alla guida dei COCER e con escamotage degne di una vera e propria organizzazione strategica militare, le varie riforme e le varie articolazioni della rappresentanza militare, sono state strutturate per rispondere all’esigenza del controllo della stessa e non alla sua effettiva essenza di tutelare il personale militare, o peggio ancora, ad una legittimazione di un modo di “comandare” non proprio conciliante con una pubblica amministrazione che dovrebbe, in primis, garantire la massima trasparenza ed oggettività di gestione.

L’assenza dei COCER rispetto a tutte le situazioni, che hanno coinvolto i militari italiani nelle ormai note vicende dell’uso di armi all’uranio impoverito (per citarne una su tutte), ha visto il suo epilogo con l’approvazione del documento finale della commissione d’inchiesta sui fatti legati alle morti dei militari impiegati in teatri operativi dove vennero usate tali armi.

Il COCER, per espressa denuncia di uno dei relatori della relazione, l’On. Scanu, non si è mai degnato di contribuire a far luce sulla vicenda, naturalmente non sul piano scientifico, ma almeno su quello della tutela della salute. Un silenzio assenso a beneficio di chi ha disposto l’utilizzo dei militari italiani senza le adeguate misure di protezione, quasi a cercare una simbiosi comportamentale in perfetta linea con tutta la scala gerarchica e la politica a capo del dicastero difesa.

Per evitare lo scandalo facciamo finta che il problema non esiste, non è esistito e non esisterà mai.

Una Rappresentanza Militare quella dei COCER, vissuta dagli stessi appartenenti, salvo rare eccezioni, come una sorta di zona franca dove il beneficio era riservato a questa specie di élite, coccolata di vertici, corteggiata dalla politica dal quale traevano benefiche proroghe a suon di 110 euro al giorno in più rispetto allo stipendio, per non risolvere assolutamente nulla, ovvero tanto più state zitti, tante più proroghe riceverete.

Difatti l’unico mandato che non ricevette proroghe fu quello tra il 1999 e il 2001, quando scoppiò il caso uranio impoverito e alcuni esponenti del COCER Esercito cominciarono a chiedere a suon di comunicati stampa, la verità su quello che più che un sospetto, stava diventando una cruda realtà, i primi ammalati da esposizione a polveri di proiettili all’uranio impoverito usati dalla NATO nella guerra contro la ex Jugoslavia.

A pagare l’ardire di difendere i propri colleghi da un pericolo ormai evidente, fu l’allora rappresentate COCER EI, Maresciallo Pesciaioli Giuseppe, prontamente denunciato al tribunale militare per aver osato scrivere un articolo di stampa in cui si chiedeva di fare luce sulla vicenda e guarda caso a distanza di 20 anni viene fuori una verità vera già da allora.

Ma i COCER non sono serviti solo a garantire “l’impunità” dei vertici, ci sono stati casi anche recenti che dimostrano inequivocabilmente che la carica di presidente può essere utile a garantirti una carriera più che fioriera di soddisfazioni. L’articolo completo lo trovi qui >>> promilitare.blogspot.it

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2 risposte a I CO.CE.R. DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE APRE AL SINDACATO PER I MILITARI / COCER a fine corsa. Inutili e dannosi

  1. Antonio scrive:

    Quanto spreco di tempo è di denaro, se si pensasse più al lavoro. Tutti vogliono imitare la politica. Ma !!!!!

  2. chicco scrive:

    …è bella la scusa di chiedere la proroga… quando si dice: la manna dal cielo.

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