LA DIFESA NON PAGA LE BOLLETTE?


Roma, 11 dic 2018 – (di Giovanni De Paolis – fonte: difesaonline.it) – Chi lo dice è il servizio studi della Camera dei Deputati. A seguito dell’analisi del DPP 2019-20211 emerge chiaramente che la legge di bilancio per il 2019 (L. 205/2017) non ha previsto le risorse necessarie ad abbattere il debito del Ministero della Difesa che, al 31 dicembre 2017, ammontava ad oltre 358 Milioni di euro!

Possibile? Come può un Ministero contrarre tanti debiti? Ed ancora, come si possono accumulare tali passività senza che nessuno ne risponda?

Il mistero è subito svelato: i debiti sono stati contratti nei confronti di fornitori di acqua, luce, gas e rifiuti solidi urbani.

Si potrebbe pensare che, dato che il Ministero – che poi altro non è se non una parte dello Stato italiano preposto alla gestione della cosa pubblica relativamente a Sicurezza e Difesa  ha riconosciuto la propria mancanza, ora possa prendere provvedimenti per riportare le cose alla normalità.

Ci si potrebbe dunque ragionevolmente attendere che in fase previsionale e di formazione del bilancio sia posto ben in evidenza un capitolo dal titolo: “Pagamento bollette arretrate” o, magari, un po’ più diplomaticamente: “Recupero debiti pregressi”, magari con una distribuzione del recupero in due o tre anni per non gravare troppo sulle già magre finanze ministeriali.

Con sorpresa dobbiamo invece constatare che ancora una volta il bilancio della Difesa è stato oggetto di tagli, a nostro parere sconsiderati. Tagli che non solo non consentiranno di ridurre i debiti pregressi ma che molto probabilmente ne creeranno di nuovi.

Non vorrei essere nei panni degli ufficiali comandanti che, assumendo magari il comando di un glorioso reggimento, si troveranno a dover “combattere” con bollette non pagate e con la burocrazia italiana che, molto probabilmente, non avrà alcuna pietà!

Questi problemi non sono nuovi, non sono emersi oggi per la prima volta eppure sembra che a nessuno importi niente.

Naturalmente la questione delle bollette non pagate non è altro che un pretesto per evidenziare la ben più grave situazione generale. Ed in questo senso invito tutti a leggere il Dossier del 7 dicembre 20182 in cui viene presentato il quadro di sintesi degli interventi previsti nella “Legge di Bilancio 2019”. Dalle 71 pagine del documento emerge in tutta la sua brutalità la potenza delle lobbies italiane (intese nel senso buono, ovviamente…): mentre possiamo leggere, con piacere, l’incremento delle risorse per il settore “Sanità”, in cui “il disegno di legge di bilancio determina in 114.439 milioni di euro il livello del fabbisogno sanitario nazionale standard per il 2019, incrementandolo di 2.000 milioni per il 2020 e di ulteriori 1.500 milioni per il 2021”.

Ci riempie di gioia leggere che viene istituita “una struttura di missione temporanea (con durata non superiore a quella del Governo in carica) per il supporto alle attività del Presidente del Consiglio dei ministri relative al coordinamento delle INFRASTRUTTURE E TRASPORTI, politiche del Governo e dell’indirizzo politico e amministrativo dei ministri in materia di investimenti pubblici e privati” (anche se abbiamo sempre pensato che tali compiti siano tipici di un qualche ufficio ministeriale…).

Di contro, ci dispiace e preoccupa alquanto leggere che nel settore “Difesa e Sicurezza” il termine che va di moda sia “riduzione”, infatti: “si segnalano una serie di interventi di riduzione e riprogrammazione di investimenti della Difesa. Al riguardo si osserva, in via generale, che la manovra finanziaria per il 2019, attuata con le Sezioni I e II del disegno di legge di bilancio, determina complessivamente una diminuzione delle spese finali del Ministero della Difesa di 254,6 milioni di euro, imputabili interamente alla spesa in conto capitale”, in quella parte del bilancio, cioè, destinata prevalentemente agli investimenti e in cui risiedono non solo nuovi sistemi d’arma, ma anche cospicue risorse devolute all’acquisto della ricambistica di mezzi e piattaforme della Difesa. Si taglia, cioè, la capacità della Difesa di mantenere efficiente ciò che esiste.

Per chiarezza di trattazione, è bene evidenziare che il trasferimento di fondi dal settore “investimento” a quello del “funzionamento” non può avvenire sulla scorta di decisioni interne al dicastero della Difesa, poiché andrebbero a variare la Legge di Bilancio. Occorre, quindi, un provvedimento normativo dello stesso livello.

D’altro canto, i fondi del funzionamento sono largamente insufficienti a garantire la sopravvivenza delle Forze Armate e coprono settori in cui le esigenze sono regolate da altre leggi dello Stato. Basti pensare agli stipendi e alle risorse occorrenti per il normale funzionamento delle caserme, degli aeroporti e delle basi della marina militare.

Anche se il Governo in carica (in buona compagnia con i suoi predecessori) ha più volte affermato che avrebbe ridotto in maniera significativa i debiti della Pubblica Amministrazione, nel bilancio della Difesa ci sono le premesse per continuare a generare nuovi debiti, senza pagare, o pagando solo parzialmente, quelli esistenti.

1 http://documenti.camera.it/_dati/leg18/lavori/documentiparlamentari/Indi…

2 http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01084683.pdf

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