Soldatessa dell’esercito accusò di stalking un colonnello: ora rischia processo per calunnia

Roma, 15 dic 2018 – Un fatto questo che ci era sfuggito, e lo proponiamo ora. Non c’e’ dubbio che e’ molto sottile la linea dell’abuso. Bisogna dare il giusto peso all’accusa ma anche all’accusato. Trovare la verita’ non e’ sempre facile. Gli uomini si trovano nella posizione di maggiore debolezza, nei casi di accuse false. Segue articolo di stampa di occhiodisalerno.it – La soldatessa che accusò il colonnello dell’esercito A. P. di stalking, rischia un processo per calunnia.

I vari processi

Il gip Ennio Trivelli, infatti, ha respinto la richiesta di archiviazione, disponendo l’imputazione coatta per la soldatessa di origini leccesi, all’epoca dei fatti 21enne, in servizio alla Caserma D’Avossa dov’è di stanza il 19° Reggimento Cavalleggeri Guide, guidato nel 2011 proprio dal colonnello P., poi trasferito a Civitavecchia in seguito al procedimento penale avviato dalla magistratura.

La denuncia della soldatessa, giudicata poi infondata, ebbe conseguenze gravi sulla carriera del colonnello. L’ufficiale fu trasferito e fu sollevato dall’incarico di dirigere la missione Italbatt 2 – Operazione Leonte in Libano.

Solo dopo 5 anni e due processi ( uno al tribunale militare di Roma dichiaratosi poi incompetente e l’altro a quello ordinario di Salerno) l’ufficiale ha dimostrato la sua innocenza.

La soldatessa e anche altri commilitoni in qualità di testimoni lo accusarono di stalking.

Il racconto

La soldatessa raccontò agli inquirenti di essere vittima di pressioni asfissianti da parte dell’ufficiale, che le aveva reso la vita impossibile a causa di un “no” a un corteggiamento insistente.

Il colonnello P. ha dovuto difendersi dall’accusa della procura militare di ingiurie e minacce aggravate e poi al Tribunale di Salerno è stato anche accusato di stalking.

Tra le accuse che la soldatessa rivolse al comandante, c’era quella di essere stata sottoposta a divieti di uscita.

Al colonnello P., difeso dagli avvocati Gino Bove e Simona Gigante , fu detto anche di sottoporla ad orari di lavoro stressanti.

L’assoluzione

Secondo l’accusa, l’ufficiale avrebbe fatto in modo di ostacolarla nella carriera. Un quadro accusatorio che si è sbriciolato durante il dibattimento ed ha portato la stessa pubblica accusa a chiedere l’assoluzione dell’imputato, ritenendo che nel dibattimento non si fosse raggiunta la prova di eventuali reati.

A processo la soldatessa

La procura addirittura parlò di uno scenario diverso da quello ipotizzato nella denuncia. Ora si prospetta un nuovo processo a parti invertite. Sul banco degli imputati rischia di finirci la soldatessa, accusata di calunnia e falsa testimonianza. Fonte: www.occhiodisalerno.it

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