Addio “dolce vita”: il Censis fotografa un’Italia cattiva. L’analisi dei dati del CENSIS commentati dall’Universita’ di Padova

Roma, 1 gen 2019 – (Nostro preambolo) – UN UOMO, UNA DONNA, DIVENTANO CATTTIVI PERCHE’ CATTIVI CE LI FANNO DIVENTARE, PER VARIE RAGIONI. QUESTO NON RIGUARDA SOLO GLI ITALIANI, MA TUTTI I CITTADINI DEL MONDO. Per quanto riguarda poi la presunta integrazione con gli stranieri, non e’ che siamo noi italiani che ci dobbiamo integrare a loro, ma viceversa. Una integrazione voluta per forza, ma che allo straniero di integrarsi non interessa nulla. Gli Italiani sono stati sempre aperti ai lavoratori stranieri. Moltissimi italiani sono diventati intolleranti per via della marea di clandestini che arrivano, senza arte e ne’ parte e senza sapere neanche chi sono e se a casa loro hanno commesso reati di vario genere. Il cittadino ha rifiutato decisamente una certa “violenza” nell’obbligo di accettare, per forza e dall’alto della volonta’ dei politici, lo straniero, portata avanti dal precedente Governo, compreso lo IUS SOLI e altre cose del genere. Sentire dire dai politici passati frasi come: “la loro cultura un  giorno sara’ la nostra cultura”, è come gettare benzina sul fuoco, per molti. Un ex Governo cosi’ miope che ancora non si e’ reso conto del perche’ ha perso le elezioni e del perche’ i cittadini li rifiutano in ogni parte, anche nelle piazze, avendogli fatto perdere tutto cio’ che potevano perdere. Crediamo che oggi il 10 per cento di stranieri, rispetto al numero dei cittadini italiani (60.000.000), siano abbastanza. E quando il popolo per varie ragioni non ce la fa piu’ a sopportare, scoppia in disordini e disobbedienza, come sta succedendo con i Gilet Gialli in Francia. Nei casi piu’ gravi puo’ portare anche alla guerra civile. Ma per fortuna l’Italia non e’ a questo livello di rabbia. Ora segue articolo di Antonio Massariolo su ilbolive.unipd.t –  È un quadro decisamente negativo quello che esce dal 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Due sono le delusioni sociali che, secondo l’istituto, hanno portato a questa situazione. La prima è quella dell’aver solo sfiorato la ripresa, che ha portato quindi ad una cocente delusione da parte dei cittadini. La seconda disillusione è riferita all’atteso cambiamento che di fatto non si è concluso, una palingenesi abortita.

Il PIL italiano infatti ristagna, nel terzo trimestre, dopo 14 trimestri consecutivi di espansione, si è tornati indietro con il -0,1 %. Conseguentemente i consumi delle famiglie non ripartono, nel terzo trimestre la ripartenza è stata nulla (0%), così come la produzione industriale e l’export che è stato uno dei fattori principali della ripresa anche nei momenti di crisi. 

“Allo stesso tempo le retribuzioni sono aumentate solamente dello 0,8 % nel terzo trimestre – ha dichiarato Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis -. Anche investimenti e compravendite immobiliari sono scivolati in campo negativo, -1,1%, le imprese hanno smesso di investire nel rinnovo degli impianti che invece lo scorso anno, anche alla luce degli incentivi del piano Industria 4.0, erano stati molto significativi.

Aumento del salario

È proprio il lavoro uno dei nodi cruciali del rapporto Censis. “Tra il 2000 e il 2017 – dice il report  – nel nostro Paese il salario medio annuo è aumentato solo dell’1,4% in termini reali. La differenza è pari a poco più di 400 euro annui, 32 euro in più se considerati su 13 mensilità. Nello stesso periodo in Germania l’incremento è stato del 13,6%, quasi 5.000 euro annui in più, e in Francia di oltre 6.000 euro, cioè 20,4 punti percentuali in più. Se nel 2000 il salario medio italiano rappresentava l’83% di quello tedesco, nel 2017 è sceso al 74% e la forbice si è allargata di 9 punti”.

Sovranismo psichico

Oggi più della metà degli italiani afferma che “non è vero che le cose hanno iniziato a cambiare sul serio”.

Il Censis per fotografare ciò che sta accadendo usa il termine di “sovranismo psichico”, che può assumere i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria dopo e oltre il rancore diventa leva cinica di un presunto riscatto e questa cattiveria si manifesta in una conflittualità raccontata da centinaia di fatti di cronaca.

Gli italiani quindi, secondo il rapporto Censis, hanno trasformato il rancore in cattiveria. Sentimento che si riversa su coloro i quali sono più indifesi: per il 75% dei nostri connazionali infatti gli immigrati fanno aumentare la criminalità e per il 63% sono un peso per il nostro sistema di welfare.

Il Censis fotografa questa situazione attribuendo la motivazione ad una mancanza di prospettive di crescita, sia individuali che collettive. Solo il 23% degli italiani ritiene di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori, contro una media europea del 30%.

La mancanza di prospettive si trasforma nel 67% della popolazione che guarda il futuro con paura o incertezza ed addirittura nel 96% delle persone con un basso titolo di studio e l’89% di quelle a basso reddito che sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita.

Una condizione dettata anche dalla sensazione di sentirsi abbandonati. Nonostante la tornata elettorale che ha portato al governo i due partiti più populisti, il 63,6% è convinto che nessuno ne difenda gli interessi e l’identità.

Sensazione di solitudine che fa aumentare la diffidenza per il “diverso”, che viene visto come un pericolo. Il 69,7% degli italiani infatti non vorrebbe come vicini di casa i rom, il 69,4% persone con dipendenze da droga o alcol, mentre il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani, quota che raggiunge il 57% tra le persone con redditi bassi.

“Sono i dati di un cattivismo diffuso – dice il rapporto Censis – che erige muri invisibili, ma spessi. Rispetto al futuro, il 35,6% degli italiani è pessimista perché scruta l’orizzonte con delusione e paura, il 31,3% è incerto e solo il 33,1% è ottimista”. Futuro che non è visto con un’accezione positiva nemmeno parlando di integrazione: il 59,3% degli italiani è infatti convinto che tra dieci anni nel nostro Paese non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse. L’articolo continua qui >>> https://ilbolive.unipd.it

 

 

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One thought on “Addio “dolce vita”: il Censis fotografa un’Italia cattiva. L’analisi dei dati del CENSIS commentati dall’Universita’ di Padova”

  1. I romani dicevano:”vox populi, vox Dei” quindi, se il popolo rimarca il fallimento del precedente governo e si dimostra reazionario verso l’elitaria decisione dell’integrazione a tutti i costi e a proprio scapito, direi che mi semvra fuori luogo tacciarlo di cattiveria! In altre parole, non mi sento ne rancoroso ne cattivo se reagisco ad una decisione impostami e che mi danneggia quanto a stato sociale e a tenore di vita! Il censis e l’Università di Padova si limitassero ad interpretare le statistiche senza profondersi in giudizi su chi, malgrado tutto, spera di tornare la vivace Italia di una volta!

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