PENSIONI: COSA C’E’ DI VERO SULLA MANCATA RIVALUTAZIONE DEL PROPRIO ASSEGNO DI PENSIONE?

Roma, 4 gen 2019 –  RIVALUTAZIONE DELL’ASSEGNO DI PENSIONE. Cosi’ stanno le cose. Un conto e’ la propaganda politica portata avanti da chi fa opposizione, per emergere e cercare facile consenso, un altro conto sono le norme che saranno applicate nel 2019. Non si tratta quindi di un blocco delle rivalutazioni, ma si tratta di una minore rivalutazione. Per chi incassa 2500 euro netti il minor adeguamento mensile sarà di circa 14 euro. Segue articolo di stampa di repubblica.it e tabella con le percentuali. I pensionati non lo percepiranno come un taglio, ma l’effetto sul cedolino sarà del tutto analogo. Il taglio delle rivalutazioni degli assegni pensionistici previsto dal maxi emendamento del governo scatterà dal primo gennaio e si tradurrà in una serie di minori aumenti che sarebbero dovuti partire dal primo gennaio 2019. Il presidente del Consiglio Conte, parlando in conferenza stampa, ha minimizzato la questione: “Il contributo sarà quasi impercettibile per le pensioni basse. Neppure l’avaro di Moliere, forse, si accorgerebbe di qualche euro al mese in meno”. Lo Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, alcuni giorni fa ha realizzato per Repubblica una simulazione delle possibili conseguenze.

La tagliola innanzitutto scatterà per le pensioni superiori ai 1522 euro ma i primi effetti sensibili si vedranno sopra i 2537 euro lordi, circa 1750 euro netti, che vedranno una riduzione lorda nel 2019 di 69 euro lordi all’anno, circa 50 euro netti e quindi poco più di 4 euro al mese. Cifre che quadriplicano se consideriamo ad esempio una pensione di 4059 euro, poco più di 2500 euro netti. In questo caso, con un taglio, o mancato aumento, da 250 euro all’anno il riflesso in busta paga sarà di circa 20 euro lordi in meno al mese rispetto a quanto si sarebbe incassato se gli adeguamenti fossero stati “pieni”, circa 14 euro netti.

La decurtazione si fa un po’ più consistente con la crescita degli importi. Una pensione da 8911 euro lordi, circa 5000 euro netti, vedrebbe un taglio annuale da 483 euro all’anno e 37 euro al mese, vale a dire 20 euro al mese netti. Va detto però che si tratta di una fascia che interessa meno di 15 mila pensioni (su oltre 23 milioni di assegni erogati dall’Inps) e che verrebbero tagliati anche dalla riduzione prevista sempre dalla Manovra per i trattamenti più alti. Fonte articolo: www.repubblica.it

SEGUE TABELLA RIVALUTAZIONE.

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