Statali e Tfs (liquidazione di buonuscita): si studia un prestito a carico dello Stato per non gravare sui dipendenti

Roma, 13 gen 2019  – UNO STATO PIENO DI DEBITI CHE NON RIESCE A PAGARE NEANCHE LE LIQUIDAZIONI DI CHI HA LAVORATO E SOFFERTO PER UNA VITA. La liquidazione va concessa subito, entro pochi mesi dalla cessazione dal servizio. Il dipendente ha pagato le tasse durante il lavoro, e i soldi che fine hanno fatto? Lo stato si mangia tutto, poi al momento dell’incasso non ha soldi e ti manda a fare un prestito in banca, oppure aspetti qualche anno per averla. I LAVORATORI SONO PROPRIO UNA BRUTTA COSA, AL MOMENTO DI PAGARLI IL DATORE DI LAVORO SCRICCHIOLA SEMPRE. Segue articolo di di Camillo Cipriani su firenzepost.it. Un articolo di Luca Cifoni, pubblicato sul Messaggero del 10 gennaio, spiega bene la soluzione progettata dal Ministro Bongiorno per il caso delle liquidazioni dei dipendenti pubblici che verrebbero pagate in ritardo, anche di parecchi anni, nel caso di accesso alla pensione anticipata con Quota 100. Il governo continua a lavorare sul progetto di rendere disponibile la somma agli interessati attraverso un prestito bancario, ma nelle ultime ore sono maturate due possibili novità, entrambe a favore dei pensionandi. Si sta infatti esplorando la possibilità di porre gli interessi del finanziamento a carico dello Stato, invece che dei beneficiari. E l’operazione potrebbe riguardare non solo i potenziali utilizzatori del nuovo canale di uscita anticipata, ma anche coloro che vanno in pensione con le regole attuali; regole che sono già penalizzanti perché prevedono un ritardo che può arrivare fino a 24 mesi e l’erogazione della somma a rate annuali, fino ad un massimo di tre nel caso di importi superiori ai 100 mila euro.

Dunque il caso nato per Quota 100 si inserisce in una vicenda che vedeva già i sindacati sul piede di guerra, per le norme definite nel 2011 ai tempi della crisi finanziaria e poi inasprite a partire dal 2014. Anche il tema della previdenza e delle sue ricadute in particolare sul mondo del lavoro pubblico è uno dei punti della manifestazione unitaria che Cgil, Cisl e Uil hanno convocato per il prossimo 9 febbraio.

Giulia Bongiorno, ministro della Pubblica amministrazione spiega: «Stiamo lavorando con grande determinazione per superare le misure introdotte dai precedenti governi sul differimento e la rateizzazione del Tfr per i dipendenti pubblici. Non ci sarà alcuna penalizzazione per chi nei prossimi mesi deciderà di usare Quota 100, ma anche per tutti coloro che andranno in pensione con il sistema attualmente vigente».

GLI ESBORSI
Dal punto di vista del bilancio pubblico il punto è evitare i fortissimi esborsi di cassa che si renderebbero necessari per erogare immediatamente le liquidazioni: la stretta introdotta negli anni scorsi ha permesso di risparmiare svariati miliardi. Occorre però trovare la copertura finanziaria, meno impegnativa ma comunque non trascurabile, legata al pagamento degli interessi bancari. Se effettivamente gli interessi saranno a carico dello Stato, non ci sarebbero problemi per i dipendenti in uscita: dovrebbero però essere comunque loro i destinatari del prestito, perché altrimenti c’è il rischio che si venga a creare nuovo debito pubblico. Per cui la modalità di intervento a favore dei pensionati potrebbe essere indiretta, in analogia con quanto previsto nel caso dell’Ape sociale (prestito destinato invece ad una sorta di erogazione anticipata della pensione): con questo strumento viene riconosciuto agli interessati un credito d’imposta pari al 50 per cento delle somme dovute per gli interessi e per gli ulteriori oneri assicurativi. L’articolo completo di Camillo Cipriani lo trovi qui >>> www.firenzepost.it

 

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