Nuovi pensionati, 290 mila uscite in più durante il 2019: un terzo sono dipendenti statali e un migliaio di militari

Roma, 27 gen 2019 – SARANNO UN MIGLIAIO I MILITARI CHE NEL CORSO DEL 2019 CESSERANNO DAL SERVIZIO. SONO INTERESSATE LE CLASSI FINO AL 1966 (i quali godono dei 5 anni operativi di maggiorazione). In buona sostanza, un militare arruolato presto (16 o 17 anni di eta’), e’ gia’ fuori al compimento del 53° anno di eta’. POI CI SONO I DIPENDENTI CIVILI DELLO STATO E I LAVORATORI SETTORE PRIVATO. Un nuovo esercito che si ggancera’ alle pensioni dell’INPS. La spesa per nuove pensioni tocca il picco nel 2021, oltre quota 9 miliardi, e poi si riduce progressivamente nel tempo, pur continuando a incidere in modo significativo sul bilancio pubblico. Come richiesto dalle norme contabili, la parte della relazione tecnica del decretone relativa al capitolo previdenza valuta gli effetti finanziari del provvedimento su un arco di tempo decennale. Nel 2028 dunque il complesso delle novità appena approvate, che comprende Quota 100 ma anche altre misure, avrà un costo aggiuntivo stimato dalla Ragioneria generale dello Stato in circa 1,8 miliardi.

LA RIDUZIONE
La riduzione dell’onere è data naturalmente dal fatto che nella legge di Bilancio il nuovo canale di uscita anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi è previsto in forma sperimentale per soli tre anni; se il governo che ci sarà nel 2021 volesse pensare ad una proroga dovrebbe mettere in campo risorse aggiuntive. Cresce invece nel tempo l’effetto della modifica introdotta in tema di pensione anticipata, ovvero la cancellazione – solo però fino al 2026 a differenza di quanto ipotizzato in precedenza – del meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita del requisito dei 42 anni e 10 mesi (uno in meno per le donne). Contemporaneamente però un effetto di riduzione delle uscite viene dalla reintroduzione del sistema delle finestre, che ritarda la data dell’effettivo pensionamento sia per quanto riguarda Quota 100 sia per le pensioni anticipate.

Le stime partono da un dato fondamentale ma in parte soggettivo, ovvero la propensione degli italiani a sfruttare effettivamente le nuove opportunità di anticipare la pensione. Questa viene valutata – in prima battuta – nel 100 per cento per chi non lavora e attende appunto la pensione, nell’85% per gli attivi de settore privato e nel 75% per quelli che lavorano nel pubblico. Le percentuali si riducono più o meno della metà per coloro che non colgono subito l’occasione ma rinviano semmai ad un momento successivo. Se i comportamenti saranno questi, a fine 2019 ci saranno 290 mila pensioni in più: 102 mila tra i dipendenti privati, 100 mila tra i pubblici e 88 mila tra i lavoratori autonomi. Il saldo sale rispettivamente a 327 mila e 356 mila nei due anni successivi.

GLI IMPORTI MEDI
Considerando importi medi dell’assegno che vanno dai 18.400 euro l’anno degli autonomi ai 30.200 dei dipendenti pubblici, passando per i 28.300 dei privati, la maggiore spesa – che tiene conto anche delle altre misure quali le proroghe di Quota 100 e Ape sociale – lievita dai 4,5 miliardi del 2019 ai 9 del 2021 per poi iniziare il percorso di discesa. L’articolo di Luca Cifoni continua qui >>> www.ilmessaggero.it

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