MINISTRO DIFESA / «Consigliera senza requisiti»: la ministra Trenta bocciata dalla Corte dei Conti

Roma, 28 gen 2019  – UN PROBLEMA CHE SARA’ CHIARITO E QUINDI RIENTRERA’ OPPURE SARA’ UNA GRANA PER IL MINISTRO? Segue articolo di Fiorenza Sarzanini su roma.corriere.it – Bloccato il decreto firmato a giugno, ma è scontato che si arriverà alla sostituzione. A questo punto il ministro della Difesa potrebbe essere chiamato a risarcire il danno erariale. I giudici contestano il fatto che Mariateresa Poli sia un magistrato militare. Quando ha scelto il consigliere giuridico la ministra della Difesa Elisabetta Trenta non ha rispettato né la procedura di controllo, né la legge. È questa l’accusa della Corte dei conti che ha bloccato il decreto firmato nel giugno scorso. Il collegio si riunirà nei prossimi giorni proprio per comunicare l’esito della valutazione dopo aver esaminato la replica della titolare della Difesa, anche se appare scontato che si debba arrivare alla sostituzione. E in questo caso il rischio forte per la stessa Trenta è di essere chiamata a risarcire i danni erariali provocati da quella nomina. Una grana per i 5 Stelle che hanno sempre proclamato il rigore nella selezione dei collaboratori e soprattutto l’osservanza delle regole.

La nomina

Era il 20 giugno scorso. Appena insediata, Trenta designa Mariateresa Poli specificando nel provvedimento che è stata «un magistrato ordinario e attualmente è magistrato militare fuori ruolo». La legge impone che il decreto sia trasmesso alla Corte dei conti che deve fornire il visto e dunque concedere il via libera. Si tratta di una procedura che deve essere svolta subito ma, almeno a leggere la decisione dei giudici contabili, ciò non è avvenuto.

Il ritardo
La prima contestazione riguarda i tempi. Scrivono i giudici della Corte: «Si rileva la tardività sia della trasmissione (non in linea con le tempistiche delle moderne tecnologie informatiche di inoltro, né compatibile con fisiologici tempi procedurali del controllo preventivo di legittimità) sia soprattutto della nomina, effettuata con decorrenza dal giorno stesso del conferimento, richiamando l’attenzione sul fatto che il decreto, titolo che legittima l’esercizio delle funzioni, non può esplicare — salvo eccezionali ragioni di urgenza, da motivare in modo specifico — effetti prima dell’apposizione del visto».

I requisiti
Ma la colpa più grave imputata alla ministra è quella di aver designato una persona che non poteva ricoprire quell’incarico perché è la legge a vietarla. L’articolo di continua qui >>> https://roma.corriere.it

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