LA PERCEZIONE DEL CASO USTICA NEL POPOLO DEL WEB

Roma, 30 gen 2019 – (di Claudio E.A. Pizzi) – A chi studia da anni il caso Ustica e si scontra con l’incredibile massa di fantasie, inesattezze e distorsioni dei fatti propalate dai media, può capitare qualche momento di sconforto in cui si affaccia alla mente una domanda disturbante: a quanti interessa seriamente, in Italia, la verità su Ustica?

Un filosofo osserverebbe immediatamente che per rispondere a questa domanda bisogna prima rispondere al fatidico interrogativo di Ponzio Pilato: Quid est veritas? In altri termini bisognerebbe prima definire esattamente che cosa si intende per verità. Per aggirare l’ ostacolo e semplificare le cose diremo che la domanda di cui sopra va interpretata così: a quanti interessa seriamente, oggi in Italia, conoscere la concatenazione causale degli eventi che hanno preceduto e seguito la caduta del DC9 Itavia il 27 Giugno 1980?

Resta da dire qualcosa sull’ avverbio “seriamente”. Anche qui ci sarebbe molto da discutere, ma per semplificare limitiamoci a dire quanto segue. A parole tutti si dichiarano interessati a conoscere la verità, così come tutti si dichiarano interessati ad avere una vita sana o a rispettare la morale. Ma un forte fumatore che si dichiari interessato ad avere buona salute non dimostra con i fatti di fare gli sforzi necessari per conseguirla, e quindi non si può dire che sia seriamente (o veramente, o autenticamente) interessato ad avere buona salute. Allo stesso modo, capita che quanti si dicono interessati a conoscere la verità su un certo argomento importante non dimostrino di fare alcuno sforzo per distinguere il vero dal falso sul tema in questione, cosicché si deve dubitare dell’autenticità del loro dichiarato interesse per la verità.

I fattori che determinano la mancanza di un reale interesse possono essere molteplici. Possono dipendere da una debolezza della volontà o della psiche del singolo, dalla sua superficialità ma anche dall’ educazione scolastica ricevuta, dalla pressione culturale dell’ambiente o semplicemente dalla priorità accordata ad obiettivi incompatibili con quello che si dichiara interessante.

Osservando che su Ustica sono stati pubblicati circa quaranta libri, per non parlare delle centinaia di articoli su giornali e riviste, si è portati a credere che in Italia l’interesse per la soluzione dell’enigma di Ustica sia stato costante e profondo. Le cose però stanno in modo diverso. I libri su Ustica contengono per lo più narrazioni romanzate o saggi scritti da giornalisti, militari in pensione e uomini politici, e sono piccola cosa a fronte del grande numero di eventi teatrali, televisivi e cinematografici dedicati ad Ustica, elaborati non da esperti della materia ma da sceneggiatori, attori e registi come i notissimi Paolini, Purgatori e Martinelli. Superfluo osservare che lo scopo di questo genere di attività artistica non è l’accertamento dei fatti ma la confezione di prodotti in cui è strutturalmente vago il confine tra realtà e fantasia.

Attraverso queste produzioni sono state trasmesse al pubblico narrazioni che a lungo andare si sono sedimentate nella memoria collettiva e confuse con descrizioni di processi reali. Non sorprende quindi che su Ustica si sia formato un comune sentire che è incerto sui dettagli ma fermissimo nella fede in una o più idee-chiave che, ripetute dai media in modo martellante per decenni, hanno quasi raggiunto lo status di indiscutibilità dei dogmi: una battaglia aerea nel cielo di Ustica scatenata per colpire un aereo fantasma nascosto nel cono d’ombra del DC9; un Mig caduto sulla Sila quella sera e fatto ritrovare con un trucco ventun giorni dopo; occultamenti di dati radaristici messi in atto da militari di vario grado; depistaggi compiuti dai vertici dell’Aeronautica Militare, coperti da politici di bassa lega che ancora si aggrappano a tesi obsolete come quella dell’attentato o del cedimento strutturale.

Oltre a quanto detto sugli spettacoli teatrali e cinematografici è d’obbligo ovviamente ricordare l’influenza enorme della televisione e di Internet: luoghi che per anni su Ustica hanno fatto da cassa di risonanza al pensiero unico corrente mentre avrebbero potuto offrire al pubblico, per esempio, tavole rotonde o talk shows in cui ascoltare la voce dei maggiori esperti italiani e stranieri di incidenti aerei. E non si venga a dire che al formarsi di questa visione collettiva hanno contributo le sentenze dei tribunali. Sembra infatti che non venga affatto percepito dal grosso pubblico che sulla realtà della battaglia aerea i tribunali civili e quelli penali hanno emesso sentenze in conflitto fra loro. Inoltre, per quanto sembri quasi incredibile, i media hanno incoraggiato una sistematica confusione tra la relazione del giudice istruttore Priore, che era solo una ordinanza di rinvio a giudizio di alcuni generali dell’Aeronautica Militare, e le sentenze della magistratura penale giudicante, le quali hanno respinto in tre gradi di giudizio le ipotesi di reato configurate nell’ordinanza di Priore, negando ogni attendibilità alla teoria del duello aereo.

Dobbiamo dire dunque che il pubblico è stato vittima di una campagna di disinformazione sistematica compiuta da media? Certo è così; ma bisogna aggiungere che, come sovente accade, la vittima è stata in certa misura vittima consenziente. Qualsiasi messaggio propagandistico reiterato ha successo quando racconta qualcosa che gli ascoltatori amano sentirsi raccontare. Nella fattispecie di Ustica, viene da pensare che la versione diffusa dai media abbia avuto seguito in quanto consentiva alla stragrande maggioranza degli utenti di ricevere una conferma ai propri personali pregiudizi ideologici o politici: cosa che non sarebbe accaduta se – per tornare al punto iniziale – questo pubblico avesse avuto un interesse sincero, spassionato e prioritario per la conoscenza dei fatti in questione.

2. Per farsi un’idea del modo in cui l’uditorio italiano ha recepito le informazioni ricevute dai media su Ustica è di un certo interesse dare un’occhiata ai commenti collocati in rete spontaneamente dagli utenti. Per questo scopo esamineremo i commenti apparsi su You Tube, escludendo quelli apparsi su Facebook. Su Facebook infatti sono presenti alcune pagine dedicate ad Ustica, ma la platea che visita queste pagine è in certa misura selezionata. I commenti ai post pubblicati sono quindi, salvo eccezioni, firmati da persone guidate da un interesse specifico per il tema e che, in quanto tali, non possono costituire un campione rappresentativo dei fruitori di medio livello. Interessanti sono invece le reazioni di un pubblico come quello di You Tube, pubblico che risulta avere su Ustica nozioni derivate dalla lettura della stampa quotidiana, dalla televisione e soprattutto dal messaggio contenuto nello stesso filmato a cui si associa il commento.

Come c’è da attendersi, la stragrande maggioranza dei siti su Ustica visitabili in You Tube presenta, in varie forme, la versione dei fatti corrente a cui si è sopra accennato. I siti che presentano tesi discordanti da quella dominante qui non verranno presi in considerazione in quanto, oltre ad essere in numero irrisorio, sono accompagnati da pochissimi commenti. Esempio lampante è il sito Caso Ustica – Racconto e Verità, che ha avuto 1843 visualizzazioni e due soli commenti – uno dei quali, positivo, scritto da me. Quanto al secondo dei due, lo riporto in nota in fondo al testo solo per scrupolo documentario, dato che è difficile stabilire se sia o no dotato di senso (1 ).

2. Per semplificare divideremo i commenti in tre categorie non rigide e in parte sovrapponibili:

A) Commenti basati su informazioni date acriticamente per certe

B) Apprezzamenti, invettive e insulti di varia natura

C) Ricostruzioni alternative dei fatti proposte dallo stesso commentatore.

Le pagine web di riferimento verranno identificate con il solo titolo, a meno di ambiguità (nel qual caso è data anche la URL). Chi vuole visionare queste pagine quindi deve andare al sito http://www.youtube.com e scrivere il titolo nella finestra che appare applicando la funzione “Cerca”.

A) QUELLI CHE “E’ RISAPUTO CHE..”

Iniziare un commento con la locuzione ”E’ appurato che” o sue varianti come ”E’ arcinoto che” , “E’ accertato che..”, ”Tutti sanno perfettamente che…” è comunissimo e si ritrova in un largo numero di interventi. Per converso risalta in quasi tutti i commenti la totale assenza di costrutti come “probabilmente”, “è possibile che..:” “è plausibile che “, “è ragionevole credere che”, che sembrano essere estranei al repertorio linguistico degli scriventi. Colpisce quindi la completa mancanza dell’esercizio del dubbio, di solito considerato carattere distintivo dei soggetti dotati di razionalità. Colpisce anche il fatto, connesso ai precedenti, che chi dà per certe le proprie convinzioni non indica mai le fonti che stanno all’origine di queste.

Al primo posto della lista è giusto collocare i commenti di un certo Federico Torre, non per una loro superiore qualità ma in quanto sono quelli probabilmente più letti da quanti seguono il caso di Ustica sul web. Infatti Torre ha riprodotto lo stesso messaggio, con varianti inessenziali, in tutti i siti You Tube dedicati a Ustica, dimostrando così di avere una forte motivazione a diffondere il suo pensiero sull’argomento. CONTINUA A LEGGERE…..

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