FOIBE, 10 FEBBRAIO: IL GIORNO DEL RICORDO / Giancarlo Tagliaferri : “Iniziative negazioniste dell’ANPI: e la Legge del 2016 sul reato di negazionismo?”

Roma, 8 feb 2019 – LE FOIBE. UNA “SPORCA” PAGINA DELLA NOSTRA STORIA. COMPLICE POI ANCHE LA REPUBBLICA CON DEI RICONOSCIMENTI A TITO BROZ JOSIP, NON DOVUTI. L’ANPI: ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI ITALIANI NELLA BUFERA. Foibe. Ecco le dichiarazioni di  Giancarlo Tagliaferri, presidente del Gruppo di Fratelli d’Italia in Regione. “Quest’anno, in occasione della Giornata del Ricordo che come ogni anno si celebra il 10 febbraio, in memoria delle vittime delle foibe, l’Anpi ha dato il ‘meglio di sé con esternazioni e iniziative dal carattere palesemente negazionista. Da Rovigo a Padova, sino a Parma dove l’Associazione partigiani ha contribuito a un pubblico dibattito marcatamente negazionista sull’orrore perpetrato dai militari ‘titini’ sulla popolazione civile istriano dalmata. La locandina dell’iniziativa pubblica, che si terrà a Parma proprio il 10 febbraio presso il Cinema Astra, negli interventi dei relatori recita: «I morti delle foibe riconosciuti dalla legge 354, quasi tutti delle forze armate dell’Italia fascista» –  «La foiba di Basovizza: un falso storico».

Il presidente Oscar Luigi Scalfaro ha dichiarato il pozzo minerario di Basovizza monumento nazionale con decreto datato 11 settembre 1992. Il 10 febbraio 2007, dopo una serie di lavori di recupero e di restauro dell’area monumentale, è stato ufficialmente inaugurato il nuovo sacrario in onore dei martiri delle foibe. Sulla foiba di Bosovizza vi è la testimonianza, tra le tante altre, del sottotenente del Genio Pionieri Alpini presso la Compagnia Orobica a Merano, tratta dal documento originale del 1955, riportato nel libro “Dalle foibe… all’esodo” del prof. Marco Pirina, Edito dal Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimir” di Pordenone: «Dalla differenza tra le quote precedenti e quella da noi riscontrata, e dall’altezza dello zoccolo saponoso lasciato sulle pareti, ed in base alle testimonianze locali raccolte dai Carabinieri fu poi supposto e stimato che là sotto giacessero circa 2mila cadaveri». Migliaia sono i documenti originali e le testimonianze sugli orrori della pulizia etnica perpetrata dai titini su civili, donne e bambini, alcune talmente raccapriccianti per le torture inflitte alle vittime da necessitare cautela nell’essere riportate.

Personalmente devo chiedermi dunque quali siano i motivi che, ancora oggi dopo oltre 70anni, spingano l’Anpi a simili iniziative, contro un percorso di pacificazione condivisa. Nemmeno la recente perdita di consenso politico dei partiti di sinistra o l’impossibilità sempre più palese di occultare o ignorare una parte della nostra storia può giustificarli.

Forse, quello che più ‘scotta’ di quelle vicende è altro. Nel 1956 una legge dello stato italiano riconobbe la militanza nell’esercito jugoslavo come fosse stata una militanza nell’esercito italiano, così si cominciarono a pagare 32mila pensioni di guerra, per un importo di circa 100milioni di euro l’anno, anche a quei militari jugoslavi che si macchiarono dei crimini delle foibe. Il 1° maggio 1945, la IV armata di Broz Tito Josip entrò a Trieste e Gorizia, anticipando gli anglo-americani, emanando un ordine per l’eliminazione degli elementi legati al fascismo e/o ‘antititoisti’. Con decreto del 2 ottobre 1969, il presidente della Repubblica nominò “Ordine al Merito della Repubblica Italiana” – Cavaliere di gran croce decorato di gran cordone, Broz Tito Josip, oltre ad altre 17 personalità jugoslave tra cui Ribicic Mitja, al vertice della repressione titina in Slovenia dal 1945 al 1957, successivamente primo ministro jugoslavo, accusato di crimini di guerra. Poi, con una di quelle contraddizioni forse tipicamente italiane, con la Legge n.92 del 30 marzo 2004 la Repubblica italiana ha finalmente istituito il “Giorno del Ricordo” riconoscendo formalmente il dramma delle foibe.

Ciò però che è ancora più sconcertante nei recenti atteggiamenti negazionisti dell’Anpi è che, evidentemente, ignorano la Legge n.115 del 2016 sul ‘reato di negazionismo’ promossa dallo stesso PD che prevede da 2 a 6 anni nei casi in cui «la propaganda, l’istigazione e l’incitamento si fondino, in tutto o in parte sulla negazione – oltre che della Shoah – dei crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra».

Quindi ora sorge spontaneo chiedersi: qualche magistrato aprirà un fascicolo per appurare se si prefiguri il reato previsto dalla L.115 del 2016 anche nell’iniziativa partecipata dall’Anpi? O si scateneranno nuove polemiche anche sulla differenza tra ‘negazionismo nero’ e ‘negazionismo rosso’. Fonte: www.parmatoday.it

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