I SONAR MILITARI UCCIDONO I CETACEI FACENDOLI SPIAGGIARE

Proibire le esercitazioni navali antisommergibile dove ci sono stati spiaggiamenti di zifi. Anche in Italia.

Roma, 19 feb 2019 – A fine 2017 l’Institudo de sanidad animal dell’Universidad de Las Palmas de Gran Canaria organizzò a Fuerteventura un convegno per valutare i progressi scientifici sulle cause degli spiaggiamenti di zifi di Cuvier (Ziphius cavirostris) legate alle esercitazioni navali militari. Al workshop parteciparono 21 esperti di zifi tra biologi, ecologhi, anatomopatologi, fisiologi, ingegneri, specialisti in acustica, medici e patologi veterinari, una parte dei quali ha ora  pubblicato su Proceedings of the Royal Society B  lo studio “Advances in research on the impacts of anti-submarine sonar on beaked whales”.

Nello studio, il un team internazionale di ricercatori guidato da Yara Bernaldo de Quirós e Antonio Fernández dell’Institito Universitario de Sanidad Animal y Seguridad Alimentaria (Iusa) dell’Universidad de Las Palmas de Gran Canaria, ripercorre le scoperte fatte negli ultimi 15 anni e arriva alla conclusione che «Il problema della morte degli zifi causata da fonte acustica continua ad esistere, in particolare in alcune aree del Mediterraneo»« e per questo raccomanda «Una moratoria simile a quella delle isole Canarie per quelle zone dove ci sono popolazioni di zifi, gli animali più sensibili a qyesta attività acustica».

Il lavoro scientifico del team di Bernaldo de Quiros e Fernández, che coordinano il progetto Interreg “Red Macaronésica de Transferencia de Conocimientos y Tecnologías Interregional y Multidisciplinar para proteger, vigilar y monitorizar los cetáceos y el medio marino, y analizar y explotar de forma sostenible la actividad Turística asociada (Marcet), al quale partecipano istituzioni scientifiche, associazioni e amministrazioni pubbliche di Canarie (Spagna) Madeira e Azzorre (Portogallo), Cabo Verde e Senegal, si riferisce alla moratoria decretata grazie allo studio di Fernández che nel 2004 fece sì che l’Unione europea e i suoi stati membri prendessero in considerazione l’adozione di una moratoria  sui sonar navali ad alta intensità, ma alla fine solo la Spagna adottò la moratoria e la applicò solo nelle acque intorno alle Canarie. 

Gli scienziati spagnoli spiegano che «Prima del 2004 le isole canarie erano un hot spot per gli spiaggiamenti di massa degli zifi, però, dopo la moratoria, non ci sono stati nuovi spiaggiamenti di massa. Il che dimostra l’efficacia di questa mitigazione e il legame tra questi spiaggiamenti e le esercitazioni navali con attività di sonar a frequenza media antisommergibile».

Il nuovo studio presenta i grandi progressi fatti sulla conoscenza della biologia e del comportamento di questi misteriosi cetacei e sulla loro reazione all’inquinamento acustico, in particolare gli effetti che ha sulla loro alimentazione e riproduzione, due comportamenti importantissimi per la salvaguardia di questa specie elusiva. Il team di ricercatori ha anche ottenuto risultati significativi sulla sensibilità alle esercitazioni navali militari degli zifi e di altre specie e sottolinea che «Questi animali sono i più sensibili al sonar e presentano fattori di specie e individuali che li predispongono».

Tra i fattori che mettono singolarmente a rischio gli zifi ci sono quelli di origine antropica.   A questo va aggiunto che Aggiungendo che «Questa specie ha una elevata prevalenza di una malattia che colpisce l’aorta, quindi gli animali affetti di questa malattia vascolare possono essere più suscettibili alla malattia del subacqueo». Infatti, gli spiaggiamenti degli zifi sembrano determinati da embolie come quelle che colpiscono i sommozzatori umani.

Gli scienziati raccomandano diverse azioni: 1) una moratoria sui sonar a media frequenza, attivi nelle aree in cui continuano gli eventi atipici di spiaggiamenti di massa, in particolare nelle regioni del Mediterraneo, 2) ulteriori ricerche in tutte le aree collegato a questo problema. 3) Studi comparativi sulle popolazioni di zifi in aree in cui non è stato utilizzato attivamente il  sonar a media frequenza, 4) Determinazione dei parametri della life-history, 5) Studi di anatomia, fisiologia e fisiopatologia per capire meglio la sviluppo di malattie simili alla decompressione nei cetacei, 6) sviluppo continuo di tecnologie per misurare le risposte fisiologiche delle balene e degli altri cetacei. 7) Questi studi collaboreranno a realizzare la protezione dei cetacei, in particolare dove è stato realizzato il workshop: Nell’Atlantico e nell’area della Macaronesia del progetto Marcet,

Gli zifi sono una famiglia di cetacei della quale gli scienziati sapevano molto poco prima che cominciassero a verificarsi gli spiaggiamenti che vennero subito associati alle esercitazioni militari. Lo zifio di  Cuvier raggiunge i 7 metri di lunghezza e si nutre principalmente di calamari e pesci. La sua bocca rivolta verso l’alto dà l’impressione di avere stampato un sorriso fisso.

Questa specie è ritenuta “vulnerabile” nella Lista Rossa Iucn delle specie minacciate di estinzione e si ritiene che abbia una popolazione globale compresa tra 5.000 e 7.000 individui. Gli zifi sono odontoceti (in realtà i denti si riducono a soli due presenti nei maschi) che passano la maggior parte del tempo sotto la superficie dell’acqua e hanno il record di immersione – sia per profondità che per tempo – tra i mammiferi marini. Generalmente gli zifi evitano le imbarcazioni e per questo sono difficilmente avvistabili.

L’utilizzo di sonar anti-sottomarini risale agli anni ’60 e da subito cominciarono ad essere segnalati spiaggiamenti di misteriosi cetacei col “becco a anatra”, ma nessuno li associò alle esercitazioni navali militari. Tra il 1960 e il 2005 sono stati censiti 121 spiaggiamenti di massa con presenza di zifi e gli Ziphius cavirostris  sono i più colpiti dai sonar antisommergibile a media frequenza.

I ricercatori spagnoli ricordano che «L’associazione temporale e spaziale degli spiaggiamenti di massa di zifi legati ad esercitazioni navali venne identificata per la prima volta nelle isole Canarie alla fine degli anni ’80. Poi, l’associazione tra gli spiaggiamenti di massa e il sonar attivo a media frequenza è stata verificata in Grecia nel 1996 e alle Bahamas nel 2000. Però, le cause degli spiaggiamenti e delle morti degli animar li restarono sconosciute fino al settembre del 2002, quando 14 zifi si spiaggiarono a Fuerteventura, Isole Canarie, Spagna, durante un’esercitazione della NATO (NEOTAPON 02)».

Le autopsie realizzate su quelli zifi da un team di patologi universitari guidato da Fernández rivelarono lesioni come quelle attribuibili a una malattia decompressiva, come la sindrome descritta nei sommozzatori umani. Questi risultati, pubblicati nel 2003 su Nature, contribuirono ad allarmare l’unione europea, anche se tutto finì in una moratoria parziale e delimitata alle Canarie.

Ma quella poco coraggiosa moratoria ha dimostrato il legame tra spiaggiamenti di zifi ed esercitazioni navali con sonar antisottomarini, risultati noti su Nature nel 2013 da Fernandez e Manuel Arbelo dell’Universidad de Las Palmas de Gran Canaria e Vidal Martín della Sociedad para el Estudio de los Cetáceos en el Archipiélago Canario.

Gli scienziati spagnoli spiegano ancora: «La malattia da decompressione è causata dalla formazione di bolle di gas nell’organismo, quando la tensione dei gas atmosferici disciolti supera la pressione assoluta locale. Tuttavia, in generale, era stato assunto come un “dogma” che i mammiferi marini si fossero evoluti per immergersi e prevenire questa malattia. Negli ultimi 15 anni, i ricercatori di varie discipline hanno studiato molte delle questioni emerse dalle domande poste con la pubblicazione su Nature nel 2002, quando venne osservata per la prima volta la  malattia da decompressione in animali marini che respirano aria».

Esternamente, gli zifi spiaggiati non mostrano nessun segno di malattia o danno: hanno un peso corporeo normale e nessuna lesione o infezione cutanea. Ma le autopsie hanno anche rivelato danni ad altri organi, così come al midollo spinale e al sistema nervoso centrale. Probabilmente come per l’embolia negli umani, negli zifi le bolle di azoto nel sangue variano per tipo e intensità.

Ma come può un animale che si immerge a grandi profondità per tempi lunghissimi e che ha sviluppato “superpoteri” evolutivi per cacciare in un ambiente estremo morire di embolia come un uomo che è incapace di raggiungere profondità infinitamente minori solo con l’ausilio di un respiratore?  Semplice: il sonar è così potente che gli zifi  si immergono troppo velocemente.

La Bernaldo de Quiros   ha detto All’AFP che «In presenza di sonar sono stressati e nuotano vigorosamente lontano dalla sorgente sonora, cambiando il loro schema di immersione. In altre parole, la risposta allo stress prevale sulla risposta all’immersione, il che fa accumulare azoto agli animali. E’ come una scarica di adrenalina».

Dalle autopsie emerge che solo una manciata di zifi trovati spiaggiati sono morti per collisioni con le navi o perché rimasti impigliati nelle reti o per malattie infettive, gli altri sono tutti morti a causa dei sonar militari e gli autori del nuovo studio sottolineano che «Per mitigare l’impatto del sonar sugli zifi dobbiamo vietarne l’uso nelle aree in cui sono stati trovati», Italia compresa, insieme a Grecia, Usa e Giappone dove si continuano ad utilizzare i sonar antisommergibili nelle esercitazioni militari.

http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/ecco-come-i-sonar-militari-uccidono-i-cetacei-facendoli-spiaggiare/

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