Pensioni Forze Armate e Polizia: l’Inps viola i diritti dei militari applicando un’aliquota inferiore a quella di legge

Roma, 14 mar 2019 – Il tema del ricalcolo delle pensioni militari, in base a quanto indicato dall’articolo 54 del D.P.R. 1092 del 29 dicembre 1973, fa ancora discutere specialmente dopo che il Governo ha ribadito che l’interpretazione data dall’Inps è quella corretta.

Facciamo un piccolo passo indietro per spiegare la questione a chi non ne conosce i contenuti. L’articolo 54 stabilisce che al personale militare che ha maturato almeno 15 anni – e non più di 20 anni – di contributi spetta il 44% della base pensionabile.

Secondo l’Inps però per beneficiare di questa aliquota per il calcolo della pensione, ben più favorevole rispetto a quella descritta dall’articolo 44 dello stesso decreto che invece si applica per il personale civile, bisogna aver maturato almeno 15 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995 (data che ha segnato il passaggio da sistema retributivo a contributivo).

Ci sono sentenze della Giurisprudenza – come quella 12/2018 della Corte dei Conti della Regione Calabria – per cui l’interpretazione che l’Inps dà di questo articolo sarebbe errata.

Anziché riconoscere una base pensionabile del 44% a partire dal 15° anno di contributi, infatti, questo dovrebbe applicare un’aliquota di rendimento del 2,93% per ogni anno, così da arrivare al 15° anno con un 44% della base pensionabile. L’Inps invece continua ad applicare per gli arruolati dopo gli anni ‘80 un’aliquota di rendimento del 2,33%, ossia quella prevista dall’articolo 44 e valida anche per il personale civile.

Per capire qual è l’interpretazione giusta per l’articolo 54 – tolto che il Governo si è già espresso in merito dando ragione all’Inps – Affaritaliani.it ha contattato due esperti in materia chiedendo loro un parere. Si tratta degli avvocati Matteo Sancese e Hiroshi Pisanello, esperti di diritto tributario e militare che appartengono al network Iuris Hub.

Prima di andare avanti, però, ci teniamo a ricordare che la questione interessa tutti i militari e gli appartenenti alle Forze di Polizia ad ordinamento militare, quindi coloro che sono impiegati in Esercito, Marina e Aeronautica ma anche nell’Arma dei Carabinieri e nella Guardia di Finanza.

Una precisazione va fatta per Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria: i primi possono agire in giudizio solo se arruolati prima del 25 giugno 1982, ossia data in cui la Polizia di Stato è divenuta “corpo di polizia ad ordinamento civile”, mentre i secondi solo se arruolati – per lo stesso discorso – prima del 15 dicembre del 1990.

Pensione militari, perché l’Inps sbaglia: il parere degli esperti

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One thought on “Pensioni Forze Armate e Polizia: l’Inps viola i diritti dei militari applicando un’aliquota inferiore a quella di legge”

  1. E basta…è sempre lo stesso ritornello che leggiamo da mesi a qiesta parte.

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