Delegati Co.Ce.R. Sofisti e antilogie. APPROFONDIMENTO DI ALCUNE TEMATICHE DI ATTUALITA’

Roma, 18 mar 2019 – Osservando con interesse lo sviluppo delle tematiche affrontate in questi ultimi tempi dalla rappresentanza militare, dai singoli delegati o da attori ormai esterni, non posso non sorridere nel leggere certi comunicati e “messaggini” che vengono propinati al popolo in uniforme con quella che a mio avviso appare essere una vera e propria distrazione di massa, condita ad auto proclamazione e difesa estrema di una posizione che mai ha coinciso con quella che concretamente è stata sostenuta.

Con disinvoltura, a mio modo di vedere, taluni singoli delegati disquisiscono ergendosi a difensori di grandi temi là dove i fatti e le azioni “che poi sono quelle che contano” sono state di segno completamente opposto.

Tutto ciò mi riporta alla mente un libro del grande scrittore partenopeo Luciano De Crescenzo che ebbi modo di leggere oltre vent’anni fa dal titolo “Storia della filosofia greca. I presocratici”.

Orbene, racconta l’opera, dell’esistenza fra gli abitanti ateniesi di un gruppo specializzato a confezionare discorsi e aringhe per il popolo, questi, chiamati logografi, ebbero tanto successo che in pochi anni furono riconosciuti “indispensabili” dalle autorità del tempo. A mettere in atto queste tesi, in qualità di cantori e oratori “oggi li chiameremmo casse di risonanza”, erano i Sofisti, particolarmente abili all’utilizzo dello strumento più potente mai conosciuto, la parola.

Il culmine dell’attività del sofista, atta a dimostrare la sua abilità di “parolaio”, al tempo dell’antica Grecia, era denominato il discorso epidittico, ovvero vere e proprie competizioni (in sostanza a chi la raccontasse meglio). Alla categoria del discorso epidittico apparteneva l’antilogia, una vera e propria capriola concettuale atta ad argomentare tutto ed il contrario di tutto con analoga convinzione.

A questo punto il lettore legittimamente si chiederà cosa possano avere in comune alcuni delegati del Co.Ce.R. e queste figure realmente esistite e nate più di 2000 anni fa.

Orbene, nell’era del digitale, dei social e della comunicazione massiva, se pur vero è che tutti ormai sono in grado di esprimere le loro idee e visioni ad un numero imprecisato di persone, è altrettanto vero che ciò che si dice e si fa non si può nascondere se detto o fatto in un contesto pubblico o comunque riportato tramite questi stessi mezzi.

Le capriole concettuali alle quali sto assistendo in questi ultimi mesi ad opera di una serie di personaggi noti e meno noti della rappresentanza non ha eguali e per certi versi diverte e non poco. Il tentativo di rifarsi una verginità innanzi al popolo in uniforme, rispetto a tematiche estremamente importanti e da taluni da sempre avversate non è dì per sé un male, tutti possono cambiare idea, il punto è un altro, occorrerebbe un minimo di coerenza e spiegarne le ragioni evitando di utilizzare parole che possano dare l’impressione che ci si è sempre battuti e ci si batte per queste tematiche quando questo non pare reale.
Alcuni esempi:

Sul sindacato:

Leggo di comunicati dove vi è scritto che il Co.Ce.R. interforze si è sempre battuto per la sindacalizzazione. Non mi risulta affatto, anzi, per esperienza personale devo dire che quando portai in seno al Co.Ce.R. interforze la mozione atta a deliberare sul sindacato, dopo che quasi tutti i Co.I.R. alcuni addirittura interpellando la base in video conferenza” propendevano per una riforma della rappresentanza di tipo sindacale, vi fu il fuggi fuggi generale, svuotarono l’aula al fine di far cadere il numero legale e non deliberare. Fra chi “scappava” fuori dall’aula vi sono oggi sindacalisti provetti e delegati pro-sindacato, ricordo chiaramente però che rimanemmo in aula in 8 di noi su 63 delegati.

Ho avuto modo di vedere l’incontro fra commissione Difesa e Co.Ce.R. sui disegni di legge per i sindacati e sentito in diretta un coro di critiche con annesso documento sulle limitazioni generiche che annoverano le proposte di legge per quanto riguarda le materie di trattazione dei futuri sindacati. Orbene, le stesse materie “a mio avviso eccessive e generiche” sono state invocate dal Capo di S.M.D, dal Comandante dell’Arma dei Carabinieri e dal Capo di S.M.A in audizione, purtuttavia non ho ancora visto un solo commento di un solo delegato andare “contro” il concetto limitativo di sindacato espresso dai Comandanti aditi com’era invece successo con veemenza “contro” i Parlamentari proponenti, ansi, un elogio da parte di tutti i Capi alla rappresentanza militare ed un “prendiamoci tempo” da parte di questi ultimi ove qualcuno addirittura chiedeva il ritiro del disegno di legge sull’estensione dei diritti sindacali anche ai militari.

Sull’invecchiamento dello strumento militare:

A parole oggi sono tutti convinti che occorra ringiovanire le fila della base ed aprire alla carriera verticale, peccato che innanzi a ben tre Ministri della Difesa in occasioni di incontri ufficiali taluni delegati, ancora oggi in carica, si alzarono in piedi dicendo che non esisteva questo problema evidenziato dal sottoscritto e da pochi altri che avevano condiviso un documento in tal senso. Ridacchiando e sbuffando.
Stessi sbuffi e stesse risatine quando vennero proposte soluzioni sul tema dei ricongiungimenti familiari e della ricollocazione dei reparti al sud Italia, oggi gli stessi che avversavano la trattazione di tali tematiche e mai hanno voluto condividerne il contenuto dei documenti depositati, se ne fanno promotori e difensori.

Su strade sicure:

Alta l’attenzione a dire di alcuni delegati che ripetono parole rassicurartici su trattamento economico e alloggiativo del personale, peccato che siano gli stessi che non si presentano da mesi alle riunioni di taluni Co.I.R. che tentano nel concreto di affrontare questa tematica alloggiativa facendone cadere sistematicamente il numero legale e rendendolo inoperoso. Piccola chicca sono gli stessi che in campagna elettorale promettevano di voler lasciare il doppio ruolo di delegato Co.Ce.R. e delegato Co.I.R. ma che poi, una volta eletti dai colleghi in uniforme, hanno optato per l’ennesima inversione di marcia.

Concorso straordinario Marescialli 958:

Qui l’apoteosi dall’antilogia, gli stessi delegati (badate che quando dico gli stessi intendo proprio le stesse persone) favorevoli ad una sopravvenuta limitazione che ne prevedeva la partecipazione al concorso straordinario ai soli effettivi transitati con i primi tre concorsi utili per graduati e primi due concorsi utili per sergenti, non vollero ascoltare ragioni e a nulla sono valsi gli avvertimenti che ciò avrebbe reso caotico il concorso ed avrebbe escluso ingiustamente una platea di aventi diritto. Bene, oggi dinanzi alla cruda realtà ovvero che circa 1000 posizioni resteranno scoperte e una decina di ricorsi depositati al TAR del Lazio, questi delegati mandano messaggini rassicuranti ove si prendono carico di proporre un concorso 958 bis per tutti gli esclusi. Fantastico!

Rimborso forfettario:

La immancabile forfettaria, figlia di tante battaglie dei duri e puri adesso sembra non essere più un problema. Chi prima inneggiava all’accasermamento dei delegati, utilizzando l’argomento preferito contro i così detti privilegi ma adesso si trova al Co.Ce.R. non ha più molta voglia di parlarne. Sono finiti i bei tempi di quando si attaccavano indiscriminatamente tutti i colleghi per il solo fatto che scegliessero un rimborso spese più tosto che un altro, e nò! adesso tutti in forfettaria e “guai” a chi fiata.

Ben inteso, chi vi scrive pur non avendo utilizzato questo sistema di rimborso spese non lo ha mai criticato, semplicemente perché riteneva e ritiene logico che vivere a Roma per cinque giorni su sette, se non sei accasermato ha il suo costo, sbagliava, a mio avviso, chi criticava prima strumentalizzando questo fattore al solo fine di delegittimare il delegato senza curarsi di informarsi sul suo operato indipendentemente dal foglio di viaggio, ma adesso non critica più, adesso si può usufruire del rimborso forfettario, del resto che male c’è?

Di capriole mirabolanti ne ho piena la memoria, ma non voglio tediare oltre l’attenzione del gentile popolo in uniforme, la storiella dei Sofisti però ve la voglio finire di raccontare, o meglio raccontarvela con le parole del grande De Crescenzo, che nella citata opera conclude la parabola spiegando che, in uno di questi esercizi dialettici del tutto ed il contrario di tutto, un Sofista greco ebbe la brillante idea di recarsi a Roma ed esibirsi innanzi al pubblico presente che applaudi calorosamente alla fine del suo primo intervento, quando però questo cominciò a sostenere la tesi opposta, gli venne inferto un solennissimo “mazziatone”.

I Romani erano gente semplice e di poche parole: a certe raffinatezze greche non potevano assolutamente arrivare…

Marco Votano

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