SPIONAGGIO. “FURTO DI DATI” SENSIBILI / Laran: E se “per errore” Russia e Cina acquisissero i nostri dati? L’Italia e’ pronta per la sfida al futuro cybernetico?

Roma, 2 apr 2019 – IN ITALIA SUCCEDONO FATTI CHE CI FANNO PENSARE: SIAMO TUTTI SPIATI? I NOSTRI DATI SONO AL SICURO ANCHE NEI CONFRONTI DI STATI STRANIERI? Segue articolo di Tatiana Basilio (dal 2013 al 2018 Membro della IV Commissione Difesa). Quanto avvenuto con lo spyware Exodus getta una luce sinistra sulla effettiva capacità del nostro Paese di garantire le adeguate risorse atte a tutelare la sicurezza nazionale. Per questa ragione il DIS deve riferire al Copasir su come sia potuto accadere che per errore migliaia di italiani si siano trovati spiati attraverso l’attivazione di un malware costruito ad hoc da una società privata che lavora e ha lavorato per lo Stato e le forze di polizia.

È in corso una guerra senza quartiere sull’acquisizione delle informazioni e sulla violazione dei dati sensibili. Le frontiere delle nuove forme di guerra oggi si intersecano con l’economia e l’informatica ed è per questo che garantire la sicurezza di ciascun Paese diventa sempre più difficile, motivo per cui servono robusti investimenti dello Stato in cybersecuriry per costituire, all’interno delle forze dell’ordine e degli apparati dello Stato, dei nuclei altamente specializzati in grado di prevenire gli attacchi provenienti dall’esterno e di difenderci in caso di attacchi in corso. È inoltre necessario garantire all’origine la certificazione dei prodotti cibernetici nei nostri mercati.

Chi ci garantisce che questi dati non siano stati venduti rivenduti o ceduti ad altri privati o ad altri Stati? L’articolo di Tatiana BASILIO continua qui >>> https://www.laran.it/laran-e-se-per-errore-russia-e-cina-acquisissero-i-nostri-dati/


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Cybersecurity, Laran: E se ‘per errore’ Russia e Cina acquisissero i nostri dati?

(LaPresse) – “È’ in corso una guerra senza quartiere sulla acquisizione delle informazioni e sulla violazione dei dati sensibili. Le frontiere delle nuove forme di guerra oggi si intersecano con l’economia e l’informatica ed è per questo che garantire la sicurezza di ciascun Paese diventa sempre più difficile, motivo per cui servono robusti investimenti dello Stato in cybersecuriry in grado di formare all’interno delle forze dell’ordine,degli apparati dello Stato, dei nuclei iper specializzati in grado di prevenire gli attacchi provenienti dall’esterno e di difendersi in caso di attacchi in corso e che, ancora di più, garantiscano all’origine la certificazione dei prodotti cibernetici nei nostri mercati. Quanto è avvenuto getta una luce sinistra sulla effettiva capacità del nostro Paese di garantire le adeguate risorse atte a tutelare la sicurezza nazionale. Per questa ragione il DIS deve riferire al Copasir sulle motivazioni e sulle modalità del come mai sia potuto accadere che per errore migliaia di italiani si siano trovati spiati attraverso l’attivazione di un malware costruito ad hoc da una società privata che lavora e ha lavorato per lo Stato e le forze di polizia.

Chi ci garantisce che questi dati non siano stati venduti rivenduti o ceduti ad altri privati o ad altri Stati? Ci auguriamo che la magistratura accerti tutte le responsabilità dell’accaduto aggravate dal fatto che i mass media hanno avuto la notizia ben prima delle forze dell’ordine, delle autorità competenti e della politica. Chi ci garantisce oggi rispetto al fatto che un domani Russia, Cina, India o altri Stati o privati non ci spiino per errore o per interesse?”. Così dichiara Tatiana Basilio, presidente del centro studi LARAN. (LaPresse)

 

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