IL CASO DEL GEN. RICCO’, C/TE DELL’AVES DI VITERBO – LA POLEMICA DEL 25 APRILE FINISCE ANCHE IN UNA INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA DELL’ONOREVOLE TONDO, AL MINISTRO DELLA DIFESA TRENTA. VIDEO E COMMENTO

Onorevole Tondo Renzo
On. TONDO Renzo – Gruppo MISTO – NOI CON L’ITALIA-USEI

Roma, 10 mag 2019 – VIDEO INTERROGAZIONE. CONTINUA LA DIFESA AD OLTRANZA DEL GEN. RICCO’, CONTRO IL SILENZIO ASSORDANTE CHE DAL 25 APRILE HA CERCATO DI ISOLARE IL COMANDANTE DELL’AVES DI VITERBO, A SEGUITO DEI FATTI SUCCESSI DURANTE LA CERIMONIA DELLA FESTA DELLA LIBERAZIONE.

Una questione ancora aperta e tutta da chiarire. L’ultimo ad intervenire in ordine di tempo e’ stato l’On. TONDO Renzo (del Gruppo Misto – Noi con l’Italia-USEI), che ha chiesto al Ministro della Difesa di chiarire meglio la sua posizione nei confronti del generale. L’on. ripercorre i fatti di quella giornata ricordando che il rappresentante dell’ANPI della sezione di Viterbo davanti al picchetto militare ha usato queste parole: “le forze armate sono responsabili di aver ucciso civili in Afghanistan”. Il Generale Ricco’ a questo punto rivolgendosi al suo picchetto gli dice: “ragazzi andatevene via”. Ma sentiamo in video l’intervento dell’On. TONDO.

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Questo che segue e’ l’intervento del Ministro della Difesa, sulla questione disciplinare dei fatti del 25 aprile successi a Viterbo, durante la cerimonia della festa della Liberazione.

Un intervento molto tecnico che non prende minimamente alcuna difesa a favore del Comandante dell’AVES –  GEN. RICCO’.

ELEMENTI PER LA DISCUSSIONE – MINISTRO DIFESA.

Preliminarmente ringrazio l’interrogante perché mi dà la possibilità di fare chiarezza sull’argomento e mi scuso per il necessario eccessivo tecnicismo contenuto nella risposta.

L’evento del 25 aprile u.s., vista la risonanza mediatica assunta, ricade nella normativa prevista dal titolo III del decreto del Presidente della Repubblica n. 90/2010 (testo unico dell’ordinamento militare, che da ora in poi chiamerò semplicemente TUOM). In particolare, all’articolo n. 555 – adempimenti iniziali dei comandanti – il comma 1 prevede che i comandanti di corpo, nel cui ambito si è verificato l’evento, provvedono a darne tempestiva comunicazione, attraverso la linea gerarchica, alle autorità competenti a disporre un’inchiesta volta ad accertare i fatti che, nel caso di specie, sono il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e il Comandante delle Forze Operative Terrestri e Comandante Operativo dell’Esercito. In merito, si evidenzia che tra le autorità competenti non figura il Ministro della Difesa. I citati comandanti di corpo provvedono, inoltre, a redigere una relazione tecnica recante le circostanze in cui si è verificato l’evento, la dinamica di svolgimento dei fatti, i provvedimenti adottati nonché le eventuali valutazioni, trasmettendola, entro cinque giorni, alle autorità precedentemente citate.

Ai sensi dell’articolo n. 557 del TUOM, una delle sopra citate autorità nomina, entro quindici giorni dal  ricevimento della notizia dell’evento, per l’esecuzione dell’inchiesta, un ufficiale inquirente o una commissione composta da tre o cinque membri. Detta inchiesta consiste nell’acquisizione della relazione del comandante di corpo, nella raccolta di tutte le notizie relative all’evento nonché ogni altro elemento di informazione utile e nelle considerazioni sulle cause dell’evento. Ai sensi poi dell’articolo n. 560 del TUOM, gli atti dell’inchiesta sono inviati all’autorità che ne ha ordinato l’esecuzione e da questa trasmessi, con motivato parere, allo Stato maggiore della difesa e allo Stato Maggiore della Forza Armata ove si è verificato l’evento. Queste articolazioni, ricevuti gli atti dell’inchiesta, procedono al loro esame da concludersi, con decisione motivata dell’autorità di Vertice e se ritenuto necessario, possono disporre ulteriori indagini. Una sintetica scheda informativa sugli esiti dell’inchiesta è inviata, senza ritardo, al Ministro della Difesa. Solo in questa fase il Ministro, disponendo di tutti gli elementi sulla specifica vicenda viene a conoscenza di come realmente si sono svolti i fatti e, ove ritenuto necessario, può chiedere eventuali nuovi ulteriori approfondimenti.

Quanto sopra proprio al fine di evidenziare la complessità delle procedure da adottare e che tutto quello che si è detto in questi giorni corrisponde al falso. Il Ministro non ha disposto alcuna inchiesta perché non ne ha le competenze. La procedura in questione viene attivata direttamente dal comandante di corpo che in questo caso risulta essere Generale Riccò, che avrà relazionato sui fatti, e la prevista inchiesta è disposta da un’autorità militare. Pertanto, nella fase in cui ci troviamo, il ministro della Difesa non ha alcun ruolo attivo.

Questa la risposta tecnica del Ministro della Difesa.

 

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