TAGLI ECONOMICI ALLA DIFESA PER FINANZIARE L’ACQUA POTABILE DEGLI ITALIANI. IL COCER DIFESA SUL PIEDE DI GUERRA

Roma, 10 mag 2019 – VIA UN MILIARDO ALL’ANNO ALLA FORZE ARMATE. La lamentela sui tagli alla difesa sollevata dal CO.CE.R. delle FF.AA. l’altro giorno con apposita delibera, vedi qui, riguardava un DDL in itinere Parlamentare dei Deputati del M5S tendente a finanziare con i soldi dei militari il progetto per riportare la distribuzione idrica (da acqua potabile gestita da societa’ private a societa’ di natura pubblica) sotto il controllo pubblico. Un caos creato qualche anno fa da alcuni comuni italiani, i quali hanno concesso a societa’ private la gestione degli acquedotti, creando disservizi e fatto lievitare in modo abnorme le bollette dei cittadini. Cosa che suscito’ molte proteste, anche forti, delle popolazioni assoggettate a questo nuovo regime idrico privato. Problemi che finirono anche in tribunale.

QUINDI SI PUO’ DIRE CHE SI PROSCIUGA LA DIFESA PER POMPARE ACQUA A QUEI COMUNI NON VIRTUOSI CHE PER SCELTE SCELLERATE HANNO PRIVATIZZATO L’ACQUA, BENE PUBBLICO UNIVERSALE E INALIENABILE PER L’UMANITA’.

Ferma restando quindi l’importanza di servire acqua potabile pubblica ai cittadini, e’ singolare che si viene a togliere sempre i soldi alla difesa, quando nel contempo gli si chiede l’impegno per la sicurezza degli stessi cittadini. E’ come un cane che si morde la coda. Per la Difesa si tratta di restituire un miliardo all’anno. Soldi che impoveriranno ulteriormente le attivita’ operative, l’aggiornamento degli armamenti, la manutenzione delle caserme e delle case demaniali e di conseguenza avra’ una ricaduta negativa anche sul personale, gia’ psicologicamente demotivato per vari fattori.

Infatti si legge all’art. 17 del ddl in questione:

Art. 17.
(Disposizioni finanziarie).

  1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, per quanto attiene al ricorso alla fiscalità generale di cui all’articolo 12, si provvede attraverso:

   a) le dotazioni finanziarie iscritte nello stato di previsione del Ministero della difesa a legislazione vigente, per competenza e per cassa, a partire dall’anno 2018, compresi i programmi di spesa relativi agli investimenti pluriennali per la difesa nazionale, le quali sono accantonate e rese indisponibili su indicazione del Ministro della difesa per un importo annuo non inferiore a 1 miliardo di euro, con riferimento al saldo netto da finanziare, per essere riassegnate all’entrata del bilancio dello Stato. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, i predetti fondi sono destinati al finanziamento degli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge;

RIMANE DA CAPIRE COSA NE PENSA IL NOSTRO MINISTRO DELLA DIFESA, ON. TRENTA. E’ D’ACCORDO AD IMPOVERIRE ULTERIORMENTE LA DOTAZIONE ECONOMICA DELLE FORZE ARMATE?

La difesa e’ ormai alla paralisi e L’APPARATO e’ tenuto in piedi solo dalla bravura dei suoi uomini e donne in divisa. Non bastano i soldi per riparare gli aerei, per le ambulanze, per gli aeroporti, per le caserme. Niente più carburante per gli aerei, niente più pezzi di ricambio per le navi, non ci sono soldi per le divise, per le bollette di acqua, luce e gas.

Il Budget della nostra difesa e’ molto piu’ basso di altri paesi europei, rendendoci vulnerabili e impreparati alle sfide future. Anche a livello internazionale non siamo messi meglio: gia’ il Presidente TRUMP (USA) ci ha richiamato al rientro economico finanziando completamente la nostra adesione alla NATO, destinando il doppio dei soldi che stiamo versando attualmente. Una marea di soldi, senza peraltro vedere tanti ritorni di cassa.

Ce la fara’ l’Italia a rimanere al passo dei partner europei e mondiali nel prossimo futuro, oppure saremo considerati peggio della Grecia?

 

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One thought on “TAGLI ECONOMICI ALLA DIFESA PER FINANZIARE L’ACQUA POTABILE DEGLI ITALIANI. IL COCER DIFESA SUL PIEDE DI GUERRA”

  1. Buongiorno, l’esigenza acqua da quel che vedo é superiore alle necessità di rimanere al passo con il resto degli eserciti europei e alleati, anche in virtù del fatto che molti soldi si sprecano in attività anche non prettamente di esercitazione/manutenzione delle attrezzature e degli impianti militari.
    La spesa militare é gestita male forse, e lo fa anche capire il fatto che i soldi per la maggior parte si fermano a Roma tra indennità di zona disagiata (Roma disagiata?) o indennità di “cravatta”.
    Per pretendere di non essere privati dei fondi, bisogna dimostrare realmente che quello che si ha non basta ad alimentare i metabolismi basali dei reparti e a pagare le spese di addestramento e potenziamento armamenti.
    Tanto alla fine si sa che chi ne pagherà le conseguenze saranno sempre i livelli più bassi della struttura difesa e non chi sta ai vertici.

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