Maggioranza spaccata in Commissione Difesa sul tema dei diritti sindacali dei militari. Gli stati maggiori “ringraziano”

Roma, 14 mag 2019 – PERCHE’ LA LEGA STA CON GLI STATI MAGGIORI DELLA DIFESA? E’ questo il nuovo che avanza?? Un passo indietro della Lega sui diritti sindacali fa mancare, alla maggioranza di Governo, i numeri in Commissione Difesa per concedere, alla stregua degli altri lavoratori Italiani, il diritto a rivolgersi al Giudice ordinario piuttosto che ad un inedito Giudice amministrativo in caso di comportamento anti sindacale. Di fatto, i Parlamentari della Lega, del Partito Democratico e di Fratelli d’Italia hanno valutato, votando l’emendamento formulato dai Parlamentari di Forza Italia, che i militari Italiani non debbano aver riconosciuti i diritti previsti dallo statuto dei lavoratori in merito ai comportamenti anti sindacali eventualmente operati dal datore di lavoro. Questo è solo una delle ultime “modifiche” che stà via via snaturando un provvedimento che L.R.M. considerava in occasione della propria convocazione presso la Commissione Difesa, se pur perfettibile, una buona base di partenza. Accentrare la giurisdizione del LAVORO appare semplicemente folle!

A fronte di una spesa contenuta rispetto all’istruttoria ed all’iscrizione a ruolo, con la norma introdotta si costringeranno i ricorrenti ad affrontare spese legali proibitive (circa 5000 euro) per far valere il proprio diritto ché sé riconosciuto, vedrà al massimo la condanna alle spese per il datore di lavoro ed un rimborso forfettario di non più di 1000 euro!

Ciò senza contare un eventuale appello dove il mal capitato, recandosi sempre a Roma, dovrà assumere un cassazzionista per rivendicare il torto subito e attendere i tempi “biblici” del Consiglio di Stato i quali membri, costa ricordarlo per correttezza di informazioni e non certo per insinuare dubbi nel loro metro di giudizio, vengono in parte indicati dalle rispettive amministrazioni…. quindi nel caso di specie dalla Difesa “che è cmq in estrema analisi il datore di lavoro”.

Dispiace leggere commenti ove alcuni Parlamentari esultano per aver mandato “sotto” la maggioranza su questo emendamento.

Dispiace, che taluni di loro pensino che hanno migliorato il testo solo perché hanno previsto che il singolo militare adesso possa anch’esso adire il Tar ed C.d.S. come se il mal capitato non debba pagare di tasca sua tutta la trafila con annessi avvocati (obbligatori). Sarebbe il caso di specificare che il militare generico medio non ha certo l’anello al naso!

Il Sindacato Libera Rappresentanza dei Militari, pur non volendo entrare nel dibattito politico specie a ridosso delle elezioni per il rinnovo dei rappresentanti presso le istituzioni europee, non può astenersi dal manifestare forte preoccupazione rispetto alle scelte di alcune forze politiche che stanno di fatto complicando l’efficacia di un provvedimento che attiene alla tutela dei diritti dei cittadini in uniforme e per il quale le “beghe, la propaganda e le ripicche di partito” dovrebbero restare decisamente fuori!

Il provvedimento in questione necessita, ad avviso del nostro sindacato, di alcune fondamentali modifiche che, qualora venissero ignorate dai rappresentanti che siedono in Parlamento, rischia di consegnare a 350.000 militari italiani un provvedimento monco, inefficace ed inefficiente in termini di reali tutele. Forse i Vertici delle Forze Armate e dei Comandi Generali, per i quali si è dedicata estrema attenzione nel recepire le diverse limitazioni richieste in capo al provvedimento in esame potranno dirsi, al termine dell’iter legislativo, parzialmente soddisfatte. Sarà lo stesso per il personale dipendente e per i sindacati ai quali questo provvedimento è rivolto?

Noi crediamo che allo stato attuale non sia così! La politica faccia uno sforzo comune e modifichi alcune storture di un provvedimento meritorio del titolo di TUTELE E DIRITTI SINDACALI PER I MILITARI ITALIANI.

IL SEGRETARIO GENERALE
DR. Marco Votano

 

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One thought on “Maggioranza spaccata in Commissione Difesa sul tema dei diritti sindacali dei militari. Gli stati maggiori “ringraziano””

  1. Un sindacato deve essere un sindacato seppur militare, non deve essere manovrato e diretto dall’alto, non ha senso. Le incongruenze e le doglianze del lavoratore, le anomalie per il miglioramento del servizio, le difformità d’impiego e contrattuale e altro non possono essere rivolte solo all’ente amministrativo e centrale, é troppo dispersivo e inoltre, non ha senso avere un sindacato dislocato su tutto il territorio nazionale ma diventa centrale per le contestazioni. Con questo vuol dire far naufragare da subito ogni aspettative di miglioramento del dipendente militare e la valorizzazione dell’Istituzione di appartenenza, così non cambia nulla rispetto a prima, ma si peggiora.

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