Il fascino della divisa non fa più presa tra i giovani. Incertezza lavorativa e stipendi da fame

Roma, 15 mag 2019 – L’analisi. LA CRISI “VOCAZIONALE” PER INDOSSARE LA DIVISA NON RIGUARDA GLI UFFICIALI, NON RIGUARDA I MARESCIALLI, MA RIGUARDA I SOLI I GIOVANI RAGAZZI VOLONTARI. Per il Generale Farina, Capo di SME, il problema e’ nella difficolta’ a confrontarsi con l’autorita’. Per noi che ci lavoriamo e siamo di “basso rango” vediamo altri problemi.

Primo problema. L’incertezza del posto fisso.
Se il servizio militare di leva NON e’ piu’ obbligatorio, perche’ un giovane dovrebbe scegliere di arruolarsi per un anno e poi tornare a casa? Chi si arruola spera in un lavoro, un posto fisso. Certo, l’amministrazione militare gli da la possibilita’ che il suo anno, diventi un biennio, poi un quadriennio. Insomma tiene questo giovane ragazzo militare per molti anni, anche fino a 10, come precario. Ci sono ragazzi volontari che hanno una eta’ anche di 35 anni e non sanno ancora se rimarranno o se vinceranno il concorso per il posto fisso. Poi se sei sfortunato e ti rimandano a casa, NON hai ne’ arte e ne’ parte; in poche parole non possiedi una qualifica professionale. Nulla di nulla.
TUTTO QUESTO PRECARIATO NON E’ UN BUON BIGLIETTO DA VISITA E LA RICADUTA DI QUESTI GIOVANI PRECARI SI CALA COME PUBBLICITA’ NEGATIVA DI TIPO “PORTA A PORTA” SUI COETANEI DEL PROPRIO PAESELLO.

La carriera bloccata.
Solo in Italia esistono carriere separate. Uno nasce volontario e finisce in pensione da graduato. Una carriera niente di che, svolgendo mansioni niente di che; insomma non c’e’ nessun entusiasmo. Ti sfruttano per bene per farti fare per tutta la vita lavori che spesso sono di manovalanza. Stessa cosa se fai il maresciallo o il sergente. Ognuno vive nel suo ruolo. Diverso per gli ufficiali, che cambiano posizioni nella loro vita: passano da direttivi a dirigenti, poi passano colonnelli, poi generali. Poi gli si aprono strade per impieghi particolari in organismi nazionali e internazionali. Spesso per la posizione di prestigio che hanno vengono presi e messi nei partiti ed eletti deputati o senatori. Alcuni diventano ministri. Altri sembra che vadano negli uffici del comune di Roma in ausiliaria  ad occupare poltrone di alta dirigenza. Uno deve sopportare tutto questo? Quale motivazione?

Lo stipendio.
Perche’ oggi che le famiglie tendenzialmente stanno un po’ meglio di ieri, dovrebbero assecondare o spingere il figlio ad arruolarsi? Si tratta di trasferirsi in altre citta’ lontane; lasciare amici, famiglia e proprieta’. E tutto questo per cosa? Per uno stipendio inizialmente di 1000 euro? Che poi dopo tanti anni arrivano anche a 1.500 euro? E che ci fai lontano da casa, in affitto?  Vivi una vita di stenti guardando chi ti comanda percepire stipendi il triplo e anche quadruplo di te. Vedi che la categoria “eletta” riceve provvedimenti legislativi che gli attribuisce in toto la dirigenza, stipendi piu’ alti, ecc.. Insomma dal punto di vista economico, dovrebbe essere l’ultima scelta per il ragazzo. Meglio fare il cameriere sotto casa e attendere qualcosa di meglio.

Chi si arruola.
Ogni anno sembra che servono circa 8.000 ragazzi da arruolare per rimpiazzare gli altri usciti da qualche parte o passati in spe. Ma chi si arruola a queste condizioni? I piu’ sfortunati, i meno scolarizzati. Quelli che vivono in zone piu’ disagiate per il lavoro, ecc. E anche i piu’ bassi. E’ impressionante vedere i nuovi ragazzi arruolati; con l’abbassamento dei limiti di altezza, e’ veramente uno scenario triste da vedere. Di solito il militare dovrebbe avere altezza, prestanza, fisicita’. Noi oggi siamo tutto il contrario.

Come risolvere e arruolare i migliori?
Vedo due strade percorribili. La prima e’ quella di creare l’accademia dei volontari e l’altra e’ stipulare dei contratti triennali o quinquennali con i ragazzi da arruolare. Vediamo insieme.

L’accademia.
Creare una accademia per i volontari, tipo quella dei Marescialli ed aprire il passaggio di categoria ad anzianita’. Qui si arruolano i ragazzi che vogliono rimanere ed avere un posto di lavoro sicuro da subito, in spe. Attribuire stipendi appetibili da subito e ogni scatto periodico  si aumenta in modo consistente. 1.200 netti appena ti arruoli. Dopo tre anni 1.500 netti. Dopo 5 anni 1750 netti. Dopo 10 anni 2000 netti. Dopo 15 anni 2.250 netti. Dopo 20 anni 2.500 netti. dopo 25 anni 2750 netti. dopo 30 anni 3000 netti. dopo 35 anni 3.250 netti e poi te ne vai in pensione che deve essere garantita’ in modo piu’ privilegiato..

Il contratto personalizzato con i ragazzi.
Sulla scia dell’usanza americana, si stipulano contratti triennali o quinquennali, e poi tornano a casa, congedati. I contratti devono prevedere delle elargizioni:

a. rimani tre anni e ti pago gli studi per una laurea triennale a tua scelta, per una delle lauree che vuoi tu presso una universita’ del capoluogo di dove lavorerai, oltre a stipendio, vitto e alloggio, e tempo libero per studiare e frequentare l’universita’.

b. stessa cosa di sopra, ma il contratto dura 5 anni per conseguire una laurea quinquennale.

c. per ogni anno che rimani, oltre vitto e alloggio, ti do’ un premio di fine ferma per aiutarti a creati una attivita’ privata, del valore di 30.000 euro nette all’anno, per un massimo di 5 anni. Dopo tre anni pagato, te ne torni a casa a 21 anni o giu’ di li’ con una dote economica di 90.000 euro nette, o dopo 5 anni con 150.000 euro nette ed una eta’ intorno ai 23 anni o giu’ di li, se ti sei arruolato a 18 anni. Hai una eta’ ancora ottima per rimetterti in gioco, ma con la dote economica che lo stato ti ha riconosciuto.

Siamo pronti a tutto questo?


Segue altro articolo in materia.

Il fascino della divisa non fa più presa tra i giovani. L’Esercito non riesce infatti a raggiungere la quota di 8mila nuove reclute l’anno, con il risultato di avere una forza armata con un’età media sempre elevata. E tra le cause di questa disaffezione alle stellette, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Salvatore Farina, in audizione alla commissione Difesa della Camera, cita “i mutamenti educativi che la nostra società sta vivendo e che comportano una certa difficoltà dei giovani a confrontarsi con l’autorità e ad adattarsi ad una stile di vita più rigoroso e disciplinato”.

Accade così che negli ultimi anni è quasi raddoppiato il numero del personale che, affluito nei reggimenti volontari, presenta le proprie dimissioni nei primi 15 giorni, “senza avvenimenti particolari”. Una dinamica, secondo il generale, “da correlare verosimilmente al fatto che i giovani non sono abituati ad un regime di vita più rigoroso e disciplinato”.

E’ il caso di citare un noto proverbio che in questo caso calza perfettamente “Fare le nozze coi fichi secchi”.

Così suol dirsi in riferimento a chi si rende ridicolo volendo realizzare qualcosa con eccessiva economia, oppure senza avere i mezzi necessari. I fichi secchi sono un cibo povero e molto comune, specie a Natale, quindi non sono sufficienti a celebrare una festa importante come le nozze.

Quindi esaminiano in quattro righe i motivi che inducono i giovani a non arruolarsi.

Quale sarebbe il motivo per cui un giovane oggigiorno dovrebbe arruolarsi. Il posto sicuro? Scordatevelo! A parte i concorsi che garantiscono di entrare in Istituti dove alla fine del percorso formativo si esce con un grado ed una posizione in servizio permanente effettivo, il resto, per chi intende fare carriera con un grado da graduato rimane tutto un azzardo con una alta percentuale di essere congedato alla fine delle varie rafferme. Il sistema ha una sua logica: avere sempre personale in giovane età da impiegare per le varie esigenze per poi “scaricarlo” dopo numerosi anni di servizio e attingere poi nuovo personale dai nuovi arruolamenti. Ma il “trucchetto” adesso non funziona più. A fronte di basso stipendio si pretende che un giovane investa il proprio futuro in un lavoro che non dà sicurezza. A tal proposito  è recente l’intervento di Davide Galantino che ha presentato una interrogazione parlamentare. (CLICCA QUI)

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