ANCORA SULL’ART. 54, PENSIONE DEI MILITARI. I ricorsi dei colleghi che poi vengono vinti generano anche uno spreco di denaro pubblico che va a carico dei cittadini. Una soluzione difficile da trovare?

Roma, 19 giu 2019 – ART. 54. UN NOSTRO LETTORE CI SCRIVE IN MERITO ALLO SPERPERO DEI SOLDI DA PARTE DELL’INPS, E AGGIUNGIAMO NOI ANCHE DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER SOSTENERE I RICORSI CONTRO I COLLEGHI CHE PER AVERE RICONOSCIUTO UN DIRITTO PENSIONISTICO DEVONO RIVOLGERSI ALLA CORTE DEI CONTI, AVVALENDOSI ANCHE DI UN AVVOCATO. Infatti con l’ultima sentenza nr. 208/2019 della Corte dei Conti Centrale, favorevole ad un nostro collega,  resa pubblica in data 14/6/2019, l’alta Corte ha liquidato a favore del signor G. S. le spese del giudizio, nell’importo di euro 700,00, ponendole a carico delle Amministrazioni appellanti, in ragione del 50% ciascuna (50% a carico dell’INPS e il restante 50% a carico del Ministero della Difesa). Ovviamente a queste spese vanno anche calcolate le spese burocratiche degli uffici dell’INPS e della Difesa, e dei loro legali, che anche se interni, hanno comunque un costo. Come ha un costo anche riunire le Corti per sentenziare su qualcosa che poi viene regolarmente riconosciuto al ricorrente. E’ singolare poi, che a fronte di un diritto ormai riconosciuto a centinaia di colleghi, si appelli contro di noi anche il Ministero della Difesa.

Segue intervento di un nostro lettore.

Salve,

in merito all’articolo 54, io il prossimo 31 luglio vado in pensione, e casco in tutto e per tutto nell’articolo 54 in quanto arruolato nel 1982. Alla data del 31 dicembre 1995 avevo, con i riscatti del volo, più di 17 anni. Farò sicuramente ricorso ma, in questo accanimento dell’INPS, NON ci vedo soltanto l’intento di protrarre i tempi e di far guadagnare gli avvocati, ma molto di più visto le ultime sentenze sempre positive, un dispendio di denaro pubblico per processi che alla fine hanno lo stesso esito.

In virtù di ciò vorrei sapere se è possibile intentare il processo ad personam ovvero al dirigente INPS che, si cela dietro l’istituto e che spende i soldi di tutti, che decreta di NON dar seguito all’articolo 54. In pratica bisogna che qualcuno si assuma la responsabilità delle sue azioni che hanno un costo per la collettività. Fino a che non si farà cosi non cambierà nulla.

Secondo voi è possibile ricorrere nei confronti del dirigente che non firma per l’articolo 54? In seconda battuta è possibile far sapere all’opinione pubblica come l’INPS, che piange sempre miseria, butta i soldi dei contribuenti in processi che tanto poi perdono con aggravio di interessi e spese processuali?

Grazie

La nostra risposta.

Abbiamo pubblicato il suo intervento in forma anonima, soprattutto per dare corso alla sua richiesta di far conoscere la situazione all’opinione pubblica. Qualcuno leggera’, e sicuramente non ci faranno bella figura.

Entrando poi nel merito delle responsabilita’, la stessa trattandosi di una questione amministrativa va risolta in via giurisdizionale con ricorso alla Corte dei Conti. Bisognerebbe dimostrare che il Dirigente lo fa con dolo o colpa grave, allora si che potrebbe configurarsi una questione legale. Escludendo quindi che ci sia del dolo o colpa grave, giustamente, ci troviamo di fronte ad una questione di interpretazione della norma, la quale trova anche il suo sostegno negativo di una Sezione della Corte dei Conti del Veneto, la quale sta rigettando da tempo tutti i ricorsi dei colleghi. Quindi l’unica strada giusta da percorrere e’ insistere con i ricorsi, fino a quando non sara’ chiarito tramite un intervento legislativo o sentenza definitiva a sezioni unite della Corte dei Conti Centrale.

Per renderci conto anche del pensiero del Ministero della Difesa, ci andiamo a leggere cosa ci dice PREVIMIL, tramite le sue pagine web. Per evidenziare l’infondatezza delle pretese, ha preso ad esempio una delle pochissime Sezioni della Corte dei Conti che sta bocciando quasi tutti i ricorsi, quella del Veneto, vedi qui https://www.difesa.it/SGD-DNA/Staff/DG/PREVIMIL

 

 

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