CASO Sea Watch, il parere di De Falco: “La manovra? La barca della Guardia di Finanza doveva lasciare spazio. A bordo c’erano naufraghi non migranti

Roma, 4 lug 2019 – Per  Gregorio De Falco la barca della Guardia di Finanza doveva lasciare spazio. A bordo c’erano naufraghi non migranti. Di seguito l’intervista da ilfattoquotidiano.it:

Da Ufficiale della Marina, che idea si è fatto della manovra di Carola Rackete?
Dai video non si capisce molto. I colleghi parlamentari che erano a bordo mi dicono che quando la Sea Watch è entrata in porto e si è girata di poppa, la motovedetta sembrava quasi fare strada. Dopodiché avrebbe cominciato a muoversi su e giù per la banchina, quindi le sue intenzioni non erano ben chiare. Tutto questo, mentre la Sea Watch era in manovra. Bisognerebbe capire se sia trattato di una manovra che ha portato a mettere in pericolo la Guardia di Finanza. Oppure se ci sia una sorta di colpa comune tra i due comandanti. Oppure ancora, se si sia trattato di un intralcio alla manovra della Sea Watch da parte del comandante della motovedetta.

Quindi non è ancora chiaro di chi siano le responsabilità?
No, però è chiaro che tra una nave di 32-34 metri con 600 tonnellate di stazza circa e una motovedettina di 7-8 metri in vetroresina, veloce e agile, in manovra quella che deve dare spazio è la motovedetta. Tutte le manovre devono essere prevedibili. Quando uno naviga, deve fare in modo che gli altri capiscano le sue intenzioni. Andare avanti e indietro non so che senso possa avere.

Altro è se si fosse messa subito all’ormeggio per occupare la banchina. Invece soltanto nell’ultima fase la motovedetta sembrerebbe aver messo a terra la cima e quindi essersi fermata. Poi ha tirato su le cime quando ha visto che la Sea Watch stava scarrocciando. Forse c’era un po’ di vento, questo poi lo diranno i periti.

Carola Rackete poteva a quel punto fare qualcosa per evitare lo scontro?
Dipende da quanto è ampio le specchio d’acqua in cui sta manovrando. Il porto di Lampedusa è molto piccolo, difficilmente si può riprendere la manovra. Anche perché la Sea Watch è una nave che ha una certa inerzia e una certa lentezza nel passare da marcia avanti a marcia indietro. La motovedetta è molto più agile.

La Guardia di Finanza poteva agire diversamente?
Non so quali ordini abbia ricevuto. Però, nel momento in cui la Sea Watch desiderava andare all’ormeggio, il compito della forza pubblica poteva anche essere quello di evitare lo sbarco. Infatti, al di là degli ordini, tenere una nave in mezzo al porto oppure in banchina non cambia assolutamente nulla, perché comunque la nave è in acque interne, sia che abbia i cavi a terra in banchina sia che stazioni in mezzo al porto. Non c’è nessuna differenza dal punto di vista giuridico.

Però la Sea Watch ha ignorato due alt.
Qui la situazione si sposta su un altro piano, quello che viene definito blocco stradale. Ma qui di blocco stradale non si può parlare, né per il contesto né per analogia. È come se avessimo a che fare con un veicolo che ha a bordo un ferito: la Sea Watch aveva dichiarato emergenza 36 ore prima e 15/16 giorni prima aveva soccorso delle persone.

Doveva terminare il salvataggio: non è una nave da crociera, non ha alloggiamenti per 40 persone. Continuare a non alleviare la comandante della nave da quella responsabilità, come prescrivono le convenzioni internazionale, è qualcosa che non può essere fatto dallo Stato. Anzi, quando la forza pubblica vede un veicolo che mostra un segnale di emergenza, deve aprirgli la strada e facilitare il percorso fino all’ospedale, per esempio.

Carola Rackete ha più volte sottolineato di aver dichiarato lo stato di necessità. Che cosa significa?
Lo stato di necessità riguarda una situazione in cui qualcuno può subire un danno dalla protrazione del tempo. Se qualcuno a bordo sta male fisicamente o psicologicamente, data anche la situazione complessiva della nave, il comandante può dichiarare emergenza. 

Un alt impartito a una nave che ha dichiarato emergenza è strano. Immaginiamo un aereo che dichiara emergenza: le autorità a terra devono sgomberare la pista a farlo atterrare al più presto. Il codice è il medesimo: disciplina la navigazione, marittima e aerea. Dichiarare lo stato di necessità è una responsabilità del comandante: l’autorità dopo deve fare i controlli. Non prima.

In che senso?
Nel merito, non è che il comandante sia sopra ogni valutazione. Si fa entrare la nave, si sale a bordo e si valuta: se l’emergenza è frutto di una sopravvalutazione, si imputa al comandante il reato di procurato allarme. Alla base c’è il fatto che la Sea Watch aveva a bordo persone dopo un soccorso fatto più di due settimane prima. Ed è assurdo. Inoltre, a bordo non c’erano migranti. È una balla che ci fossero migranti, quelli erano naufraghi. Cambia tutto.

Perché?
Il migrante dà luogo all’applicazione del regolamento di Dublino, il naufrago no. Il migrante dà luogo all’attuazione del decreto Sicurezza bis, il naufrago no. Infatti la parola naufrago non compare nel decreto Sicurezza bis, non potrebbe mai comparire. Il naufrago è quella persona che è in pericolo attuale ed imminente di perdere la vita. Quando viene salvato, diventa naufrago. E va portato a terra. Il soccorso si compone del salvataggio e di tutte le altre operazioni volte poi a portare al sicuro quelle persone, sia sotto il profilo tecnico-nautico sia sotto il profilo politico-sociale.

A Carola Rackete viene contestata anche la violenza e resistenza a una nave da guerra. La motovedetta della Finanza lo è?
La convenzione di Montego Bay  è posta a base del decreto Sicurezza bis. La stessa convenzione all’articolo 29 definisce cos’è la nave da guerra: dice che la nave da guerra è una nave militare, come quella della finanza, purché sia comandata da un Ufficiale di Marina. Non da un finanziere. Allora, io credo se ne possa discutere, ma in base alle regole internazionali la nave da guerra è un’altra cosa.

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4 thoughts on “CASO Sea Watch, il parere di De Falco: “La manovra? La barca della Guardia di Finanza doveva lasciare spazio. A bordo c’erano naufraghi non migranti”

  1. ancora parla De Falco, che va contro la motovedetta, perchè non accusa i superiori dei militari e li fa condannare per aver oltraggiato la manovra della nave straniera, per me sono emigrati che scappano con qualsiasi modo e maniera e tutti diventano naufraghi, tali si possono considerare anche chi scappa a piedi ed anche quelli vengono bloccati con ogni mezzo e comunque sia i togati dovrebbero condannare anche i superiori che non hanno saputo dare i giusti ordini, e i suoi colleghi sulla nave hanno incoraggiato la C/te a forzare perchè era in cuor suo arrivare a tanto.

  2. Ecco l’ennesimo leftist al caviale che, assurto alla ribalta delle cronache, si trasforma nel paladino del mondialismo dimenticando da dove viene! Oh…sono tutti così! Malati di filantropia e buonsimo nei confronti di tutte le tipologie umane tranne che per i propri subordinati…quelli devono solo schiattare!

  3. Gregorio De Falco, è uno che ne capisce abbastanza, NON è uno stupido sulle leggi marittime. invece SALVINI con il passare del tempo si sta dimostrando tutto chiacchiere, Facebook e programmi televisivi. poi la MAGISTRATURA, applica le leggi emanate dai nostri politici.

  4. 1 – non sono naufraghi;
    2 – “Anche ai fini dell’applicazione dell’art. 1099 cod. nav. (rifiuto di obbedienza a nave da guerra), questa corte ha già avuto modo di affermare che “una motovedetta armata della Guardia di Finanza, in servizio di polizia marittima, deve essere considerata nave da guerra” (Cass. Sez. III, n. 9978 del 30.6.1987, Morleo, rv. 176694)”;
    3 – risali a bordo “cazzo” e rileggiti il giuramento che hai fatto alla Patria

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