MARINA MILITARE / CONDANNATO SOTTUFFICIALE PER INSUBORDINAZIONE CON MINACCIA E VIOLENZA AI DANNI DI UN SOTTOTENENTE DI VASCELLO DONNA

Roma, 3 ago 2019 – La Prima Sezione penale della Cassazione, sentenza n. 35385 del 1 agosto, ha respinto il ricorso di un sottufficiale della Marina Militare condannato nel 2017 dalla Corte di Appello Militare di Napoli a 13 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) per “insubordinazione con violenza pluriaggravata “e “insubordinazione con minaccia pluriaggravata” ai danni di un Sottotenente di Vascello donna.

Il fatto  avvenuto prima di Natale del 2014 , entrambi erano imbarcati su una nave in navigazione al largo di Lampedusa.

I reati consistevano «nell’afferrare con forza il braccio sinistro» dell’ufficiale, «spingendola con violenza, tanto da farla finire al di là della porta taglia-fiamme del locale in cui si trovavano, con le aggravanti del grado rivestito e dell’aver commesso il fatto a bordo di una nave militare». Il secondo, nell’essersi avvicinato a pochi centimetri dal superiore prospettandole ritorsioni «qualora avesse deciso di procedere disciplinarmente nei suoi confronti». E dicendole, alzando il tono della voce, «ti spacco il culo».

Al sottufficiale è stato respinto il ricorso dalla Cassazione con la sentenza, «ai fini della sussistenza dell’elemento psicologico del reato militare di insubordinazione con minaccia è sufficiente il dolo generico, e cioè la consapevolezza dell’uso della minaccia, non richiedendosi anche l’intenzione di mettere in pratica il male minacciato».

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