RISCATTO PERIODI DI MAGGIORAZIONE OPERATIVA. I problemi causati dall’INPS al personale a seguito dell’emanazione della circolare nr. 119/2018

Roma, 6 ago 2019 – UN GRAVE DANNO PER IL PERSONALE MILITARE E NON SOLO. Una limitazione di scelta che non trova fondamento nella legge che permette al personale il riscatto degli anni operativi precedenti. La questione era stata sollevata anche da noi con il servizio del giorno 28.7.2019 (Vedi qui). Oggi vogliamo dare conoscenza di una lettera giunta in redazione da parte di un Ufficiale, che apprezziamo nella sua forma e soprattutto per i consigli circa la cura dei nostri interessi durante il servizio effettivo: Spett.le Redazione, sono un Ufficiale dell’Esercito in Ausiliaria. Scrivo in merito all’articolo “L’INPS ci ostacola ancora” pubblicato l’altra domenica sul vostro interessante sito. L’argomento è certamente d’attualità per me in quanto, non avendo purtroppo dedicato tempo durante la carriera alla mia posizione previdenziale (ed ai giovani, in ogni occasione, ribadisco la necessità di curare i propri interessi perché verrà il tempo che lo Stato o, meglio, le sue istituzioni saranno nemiche acerrime ed invincibili), mi sono accorto con ritardo delle mie “inadempienze” in termini di riscatti ai fini pensionistici.

Infatti, nel 2017, prossimo all’Ausiliaria, avanzai tre richieste di riscatto: due della maggiorazione del quinto per servizio comunque prestato ante-1995 ed una relativa al riscatto dell’intervallo tra decorrenze giuridica ed amministrativa del servizio (quest’ultima richiesta, allora non accettata dal CUSE-CNAE, che sembra invece aver ora cambiato orientamento, generò ovviamente un oneroso ricorso al TAR vinto nel giugno 2018).

Il riscatto della maggiorazione del quinto è normato dal D.lgs n. 165/1997 il cui articolo 5 tratta di “computo dei servizi operativi e riconoscimento dei servizi prestati preruolo”. In particolare, il comma 3 del citato articolo recita: “Gli aumenti dei periodi di servizio nei limiti dei cinque anni massimi stabiliti, sono computabili, a titolo in parte oneroso, anche per periodi di servizio comunque prestato”.

Fino al 18 dicembre del 2018, i Dirigenti dell’INPDAP prima, dell’INPS poi, hanno essi per 21 anni applicato il dettato legislativo consentendo il riscatto di periodi di servizio comunque prestato “nei limiti dei cinque anni massimi stabiliti”, non immaginando, poverini, che quel dettato nascondeva un ulteriore limite che solo il Direttore Generale dell’INPS, Gabriella Di Michele, ha interpretato il 18 dicembre 2018: la richiesta di riscatto può essere accettata “a condizione che il militare, alla data di presentazione della domanda di riscatto, non abbia già maturato il periodo massimo di maggiorazioni pari a cinque anni, indipendentemente dalla collocazione temporale delle maggiorazioni medesime”. E’ questo il nocciolo della circolare n. 119 del 18 dicembre 2018 firmata da Gabriella Di Michele! E’ questa l’interpretazione – invero poco letterale – del dettato del D.lgs n. 165/1997! Nessuno se ne era accorto per 21 anni compiendo nel frattempo atti illegittimi, se non illeciti, e procurando danni erariali e d’immagine allo Stato difficilmente valutabili.

Delle mie prime due richieste, l’INPS ha ad oggi trattato solo la prima – del febbraio 2017: risposta pervenuta a luglio 2019! – consentendomi di pagare il riscatto di un periodo inferiore a quello richiesto avendo l’operatore della Struttura territoriale competente ovviamente seguito il dettato della famigerata circolare.

Cosa fare? Tenuto conto che certamente la risposta alla seconda richiesta sarà negativa, l’opzione “ricorso alla Corte dei Conti” risulterebbe alquanto onerosa in quanto dovrei procedere con due ricorsi, uno per ciascun provvedimento emesso dall’INPS.

Allora mi sono avvalso della cortesia dell’INPS ed ho presentato ricorso amministrativo online al Comitato di Vigilanza della Gestione Dipendenti Pubblici illuminandoli circa l’eloquente rapidità dei processi intellettivi della dirigenza INPS, prima INPDAP: legge del ‘97, interpretazione “illecita” per 21 anni e, finalmente, implicita denuncia del malfatto e correzione, anche per le richieste presentate quasi due anni prima dell’ “illuminazione”!. E se entro 90 giorni il Comitato non rispondesse al mio ricorso? Varrebbe il silenzio-assenso? No, perché i nostri rappresentanti in Parlamento (e vorrei poterli chiamare per nome, uno ad uno!) dissero che, se entro 90 giorni il Comitato non risponde, vale il silenzio-diniego: una beffa per il cittadino, che, però, può adire la Corte dei Conti, ovviamente sopportando il relativo esborso di denaro e sperando di non incappare in magistrati che, per esempio, in relazione all’art. 54, nel Veneto giudicano in un modo e in altri cantoni in maniera diversa, legittimamente purtroppo. E che vuoi? tutto gratis? Hai già presentato il ricorso al Comitato a gratis et amor dei!

La miseria (e non parlo dei miei emolumenti pensionistici che già ora, secondo me, mi relegano nel girone dei privilegiati) della narrata vicenda mi ha però sollecitato a non fermarmi: sto preparando un esposto alla Procura presso la Corte dei Conti perché sia verificato il danno erariale e d’immagine arrecato allo Stato da Dirigenti inetti, incapaci di interpretare correttamente, per 21 anni, il dettato legislativo.  Ho tempo ed, ancora, salute per affrontare anche l’archiviazione dell’esposto, ma infine troverò in tutta l’amministrazione dello Stato un… che mi dia ascolto! Tanto poi, chi prima, chi dopo, tutti passeremo da lì: no, non dal cimitero, ma dalle forche caudine dell’INPS.

A tal proposito, mi fa piacere poter annunciare coram populo che ho (30 luglio 2019, ore 13.01) ricevuto una mail da LineaINPS_NoReply@INPS.it che recitava:  “In merito alla sua richiesta avente ID 1-5318826149 effettuata all’Istituto INPS in data 31/07/2018, le comunichiamo quanto segue: servizio su consulenza puo’ fissare un appuntamento per parlare con un funzionario utilizzando i canali sul sito ufficiale dell’istituto o numero verde 803164 grazie. Cordiali Saluti”.  Spiegazione dell’arcano? Ovviamente, non ricevendo risposta dall’INPS, ho più volte nel tempo sollecitato la pratica al loro numero verde ricevendo promesse – da mercante, e non me ne voglia l’ASSOCOMMERCIANTI – di contatti immediati con i funzionari responsabili del procedimento. Volete sapere quando sono riuscito a parlare con un funzionario dell’INPS? Quando, dopo aver inviato PEC a tutti gli indirizzi PEC INPS in Roma, finalmente una loro funzionaria mi ha – addirittura – telefonato con voce che definire adirata sarebbe minimalista! Ovviamente tutti i ritardi erano da addebitare a CUSE-CNAE e poi… perché disturbavo la quiete “istituzionale” se ancora non ero in riserva, ancora non ero a tutti gli effetti una loro creatura? Tutti passeremo da lì, mia cara funzionaria, anche Gabriella Di Michele alla quale auguro che, in tale contingenza, non abbia a che fare con un Direttore Generale interprete dissonante di norme a lei care.

Tanto ho voluto scrivervi non per demoralizzare i vostri lettori, se avrete la benevolenza di pubblicare questa mia. Il mio intento è di contribuire a sensibilizzarli su problematiche burocratiche che fanno rabbrividire chi è stato coscientemente servitore dello Stato, e non vuole diventarne servo per colpa di burocrati in cerca di… Quando, dopo l’INPS, avrò effettuato l’altra fermata, chiederò a Pirandello cosa cercano quei soggetti.   

Grazie per l’attenzione ed abbiate una felice estate.
Maurizio De Giorgi

6 luglio 2019

 

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