CRISI DI GOVERNO ALLE PORTE – L’ANALISI DI GREGORIO DE FALCO IN UNA INTERVISTA AL MANIFESTO

Roma, 8 ago 2019 – IL MATRIMONIO GIALLO/VERDE STA PER FINIRE E MENTRE SALVINI APRE LA CRISI DI GOVERNO DICHIARANDO CHE LA MAGGIORANZA NON ESISTE PIU’, GREGORIO DE FALCO, IN UNA INTERVISTA RILASCIATA A IL MANIFESTO.IT CI SPIEGA CHE  IL M5S ha fatto tre errori gravi: il primo decreto sicurezza, l’immunità a Salvini per il caso Diciotti e il decreto sicurezza bis:

Senatore Gregorio De Falco, da ex M5S pensa che siamo arrivati alla fine del Movimento?

Il M5S del 2017 probabilmente è alla fine ormai da tempo. Ha avviato un procedimento di dissoluzione quando ha rinnegato i suoi valori fondativi e questo ha cominciato a farlo dal giorno dopo aver firmato il contratto di governo con la Lega, anche perché quello strumento non è adeguato a contenere le diverse impostazioni che Lega e Movimento volevano dare alle proprie politiche.

Quali sono secondo lei gli errori più gravi fatti dal M5S?
Tre in particolare: il primo decreto sicurezza, l’immunità data al ministro Salvini per il caso della nave Diciotti attraverso dichiarazioni del presidente del consiglio Conte, del ministro Toninelli e del ministro Di Maio con le quali si è ritenuto di dare apparenza di atto politico alle azioni del ministro dell’Interno. Infine il decreto sicurezza bis, che considero la pietra tombale sulla civiltà.

Per fortuna il nostro ordinamento giuridico si auto preserva e sicuramente riuscirà a reggere l’urto, benché le nuove norme pongano in essere due elementi di deterrenza pericolosissimi: uno rispetto ai comandanti delle navi e al proprio obbligo di salvare la vita umana e un altro rispetto alla morte di coloro che, spinti dalla disperazione, partono dai loro Paesi di origine.

Da qualche tempo Beppe Grillo parla quasi come se fosse un ex e anche Davide Casaleggio mercoledì pare sia stato abbastanza freddo verso Di Maio. I vertici prendono le distanze?
Sì ma il movimento mostra soprattutto un problema: non c’è nessuno in grado di sostituire Di Maio e questo crea una obiettiva difficoltà.

Si parla di Di Battista, ma in realtà non c’è nessuna consacrazione di un’alternanza. La mancanza di discussione interna ha impedito la crescita di un leader alternativo. Certo, potrebbe essere imposto dall’esterno, da Grillo o Casaleggio, ma sarebbe ancora una volta un errore e una presunzione. E questo dimostra ancora una volta che la struttura che si è data il Movimento non funziona. Se non c’è dibattito si rinuncia al proprio Dna e a quei valori sui quali hai accumulato il consenso.

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