IL DIRITTO DI ESPRIMERE IL PROPRIO PENSIERO NON SEMPRE E’ POSSIBILE – TENENTE DI VASCELLO CONDANNATO PER UN COMMENTO SU FACEBOOK

Roma, 27 ago 2019 – IL NOSTRO CONSIGLIO E’ DI AVERE SEMPRE UN COMPORTAMENTO RISPETTOSO DELLE NORME. E attenzione a cosa si dice. Tutto cio’ che si scrive sui social rimane per sempre ed ha un nome e cognome e le attenzioni dei comandi sono sempre piu’ stringenti. Addirittura a volte e’ necessario dichiarare ai comandi i propri profili social per completare alcune pratiche relative a varie posizioni lavorative. Si puo’ commentare, ma usiamo la testa quindi. Il fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna (1 anno e quattro mesi di carcere, 3.000 euro di multa e al pagamento delle spese processuali) di un tenente di vascello pilota della Marina Militare in quanto su Facebook si era espresso in modo oltraggioso contro lo Stato italiano con la frase  “Stato di m….. ” .

Lo ha fatto  parlando del comportamento dell’Italia nei confronti dell’India in relazione all’arresto dei due fucilieri di Marina Girone e La Torre.

Il militare aveva postato sul proprio profilo Facebook la foto di una nave da guerra accompagnata dalla frase offensiva per l’Italia. Il commento ricadeva su un “articolo” che spiegava “i rapporti commerciali tra l’Italia e l’India”.

Sia la Corte militare di appello di Roma che dal Tribunale militare di Napoli lo avevano considerato reato di vilipendio della Repubblica, aggravato ai sensi degli artt. 81 e 47, primo comma n. 2, codice penale mililitare pace.

La Corte di Cassazione spiega: “Il reato di vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle forze armate consiste nel disprezzare, tenere a vile, ricusare qualsiasi valore etico, sociale o politico alle istituzioni predette, considerate nella loro entità astratta ovvero concreta, ossia nella loro essenza ideale oppure quali enti concretamente operanti.

L’elemento soggettivo del delitto di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate consiste nel dolo generico, con conseguente irrilevanza dei motivi particolari che possano aver indotto l’autore a commettere consapevolmente il fatto vilipendioso addebitato.

La condotta è anche aggravata perché la bacheca di Facebook integra un’ipotesi di amplificazione del fatto, vista la ampia diffusione che permette il social network.

Il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero (art. 21 Cost.) trova un limite non superabile nella esigenza di tutela del decoro e del prestigio delle istituzioni.

 

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