IL COLLEGA DEL CARABINIERE UCCISO A ROMA INDAGATO PER VIOLATA CONSEGNA. NON AVEVA CON SE LA PISTOLA D’ORDINANZA

Roma, 9 sett 2019 – È stato  iscritto nel registro degli indagati della Procura militare, Andrea Varriale, il carabiniere in pattuglia con il vicebrigadiere Mario Rega Cerciello la notte del 26 luglio quando quest’ultimo è stato ucciso a Roma.

«Violata consegna» il reato contestato a Varriale per non aver portato con se la pistola d’ordinanza nell’operazione di via Cesi dove i due militari si erano recati per recuperare lo zaino che era stato sottratto da Elder e Christian Gabriel Natale Hjort alcune ore prima, nella zona di Trastevere, a Sergio Brugiatelli, l’intermediario dei pusher.

Il procuratore militare, in relazione all’iscrizione di Varriale parla di «atto dovuto» alla luce delle notizie emerse fino ad ora spiegando che gli accertamenti sono ancora in una «fase esplorativa» e che Varriale non è stato ancora ascoltato.

La presenza o meno dell’arma di ordinanza nelle prime fasi dell’inchiesta ha rappresentato un vero e proprio giallo. Gli inquirenti, nei primi giorni dopo l’omicidio, hanno sostenuto, anche nel corso di una conferenza stampa, che Varriale fosse armato.

Una versione legata soprattutto a quanto raccontato dallo stesso carabiniere subito dopo la drammatica colluttazione. Il 9 agosto, però, Varriale è stato convocato in procura per essere ascoltato, per la prima volta, dai magistrati titolari dell’indagine e, rispondendo alle domande del procuratore facente funzioni Michele Prestipino, ha cambiato la sua versione affermando che quella notte «era senza pistola» così come il suo collega Cerciello. «Quando fai quei tipi di servizio, in borghese – ha sostanzialmente spiegato ai magistrati – non sai dove nasconderla ma ricordo che mostrammo il tesserino di riconoscimento e ci qualificammo».

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