Affittopoli militare: coordinatore Casadiritto, respingiamo accusa di essere abusivi

Roma, 25 gen 2020 – ALLOGGI DIFESA: 5.300 alloggi su 16.500 sono vuoti. LA RISPOSTA DELL’ASSOCIAZIONE CASA-DIRITTO. Cara Redazione,  in allegato invio quella che vuole rappresentare la risposta a quel formidabile attacco contro quello che noi riteniamo un particolare welfare all’interno del sistema alloggi della Difesa. Tutto questo alla vigilia dell’uscita del Decreto Biennale. La notizia sarebbe l’esposto alla Procura, come apprendiamo dai giornali, da parte dello Stato Maggiore. Ben venga. Quello che preoccupa è la supina posizione di molti quotidiani ad una velina impartita. Vedremo. Allego anche un lancio dell’ADNKRONOS. I restanti allegati, compresa la registrazione delle interviste di AGORA’ ( Boncioli, Tricarico e Severnini) sarà inserita direttamente sul sito al più presto. Un caro saluto, Sergio Boncioli. Questa l’intervento di Casadiritto, leggi tutto (in PDF) >>>

Segue intervista. (Adnkronos – Sara Di Sciullo) – “Non non siamo abusivi. Siamo ‘sine titulo’ legittimati da leggi e decreti a restare in questi alloggi. Gli abusi vanno perseguiti e ci sono tutti gli strumenti di uno stato di diritto per farlo: chi sa che per rimanere negli alloggi sono state usate false dichiarazioni dei redditi o false attestazioni legge 104 deve denunciare, ma mi sono stancato di essere messo ogni volta sotto accusa come se fossi un coordinatore di abusivi”. Lo afferma all’Adnkronos Sergio Boncioli, coordinatore nazionale di Casadiritto, Comitato nazionale utenza e valorizzazione del demanio militare di abitazione, commentando gli articoli di stampa sulla situazione degli alloggi militari anche alla luce dell’inchiesta della procura di Roma.

“L’accusa di essere abusivi la respingiamo nettamente – sottolinea Boncioli alla guida del Comitato che ha come finalità quello di mettere in contatto le famiglie degli utenti degli alloggi della Difesa con le istituzioni – I decreti sono rivolti a certe categorie protette, chi ha handicap gravi, a vedove, militari in quiescenza e in servizio, e si viene a determinare una sorta di ‘welfare’ il cui introito serve a finanziare gli alloggi che vengono assegnati per concessione amministrativa. In cambio viene consentita per legge una continuazione dell’utenza. Smentiamo in maniera categorica tutte le notizie che sono circolate, non si sa bene per opera di chi”.

Il coordinatore nazionale di Casadiritto spiega: “Prima c’era il Far West, poi nel 1993 si è arrivati a una legge – da cui sono scaturiti i decreti – in base alla quale ogni anno il ministro della Difesa deve individuare le categorie e le fasce protette secondo i criteri dei limiti di reddito e l’assenza di possesso di alloggi in tutto il territorio nazionale: chi alla fine della concessione amministrativa degli alloggi perde il titolo, ma ha questi requisiti, può mantenere l’alloggio pagando un canone”.

Questo fino al 2010, poi nel 2011 è uscito un nuovo decreto che ha ritoccato parzialmente i criteri. “Nel 2011, quando il ministro della Difesa era Ignazio La Russa, fu emanato il decreto 16 marzo 2011 in base a cui coloro che non rientrano nella fascia di reddito stabilita devono pagare un canone ‘insostenibile’ e da allora gli alloggi si sono svuotati”, riferisce Boncioli. Secondo i dati di Casadiritto “oggi ci sono 5.300 alloggi militari vuoti in tutto il territorio nazionale su 16.500 alloggi ossia un terzo: la Difesa si è ritrovata con le casse vuote perché ha perso gli introiti dei canoni e non può riassegnare gli stessi agli aventi titolo”.

“Fino al 2011 la Difesa incassava 30 mln di euro l’anno per i canoni, dopo che gli alloggi si sono svuotati ne incassa tra i 10 e i 12 milioni di euro”, osserva Boncioli spiegando che gli alloggi vuoti non possono essere in molti casi concessi perché “hanno in media 40-50 anni, avrebbero bisogno di essere ristrutturati ma alla Difesa per farlo servirebbe un finanziamento fuori bilancio”. “E’ da notare che dal 1993 al 2014 la legge 537 e successive modifiche prevedevano che il 15% dell’importo derivante dai canoni fosse destinato all’attivazione di un mutuo casa per i giovani militari in servizio – conclude Boncioli – Nel 2014 questa norma è stata modificata da ‘mutuo casa’ a ‘fondo garanzia’, la cui destinazione non è dato sapere come non è dato sapere a cosa sono stati destinati gli introiti di 21 anni di versamenti”. (Adnkronos – Sara Di Sciullo).


 

 

 

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