LA DIVISA FERITA. CONVEGNO SU: “QUALE PREVENZIONE E SOSTEGNO PER GLI OPERATORI NELLE FORZE ARMATE E DI POLIZIA”. Questo l’intervento del Segretario Generale dell’USMIA Leonardo NITTI

Roma, 5 feb 2020 – Comunicato stampa. Intervento del Segretario Generale dell’USMIA Leonardo NITTI. A nome dell’Associazione professionale denominata USMIA (Unione Sindacale Militari Interforze Associati), porgo un cordiale e deferente saluto alle Autorità, agli ospiti, ai relatori presenti e a quanti hanno promosso questo convegno su tematiche drammatiche, complesse, di enorme importanza per la nostra società, per le Forze Armate e per le Forze di Polizia, concernenti la condizione e la salute di quei militari che si sono gravemente ammalati o che hanno perso la propria vita per cause correlate ad attività di servizio.

Il comunicato puoi anche leggero e diffonderlo in formato PDF, clicca qui >>>

Ai familiari e a tutte le vittime rivolgiamo, innanzitutto, un sentito, sincero e commosso pensiero.

Nelle numerose missioni internazionali 1 , intensificatesi negli ultimi 30 anni, diversi nostri colleghi, appartenenti all’Esercito, alla Marina Militare, all’Aeronautica Militare e all’Arma dei Carabinieri, hanno altresì riportato gravi malattie, lesioni, mutilazioni, invalidità permanenti.

A tale riguardo esprimiamo, pertanto, il nostro apprezzamento per l’avvenuta costituzione, nel 2018, del Centro Veterani della Difesa deputato all’assistenza di coloro che, in Italia e all’estero, sono rimasti vittime di traumi fisici e psichici avendo, conseguentemente, necessità di cure e di assistenza continua per sé stessi e per le relative famiglie. Si è trattato, a nostro avviso, solo di un primo passo, nell’ambito di un urgente e necessario processo di modernizzazione delle politiche di prevenzione e di “supporto” ai militari, in analogia a quanto avviene in altri moderni
Paesi alleati con i quali normalmente interagiamo e interoperiamo. 

Come si desume dalla relazione annuale sullo stato delle Forze Armate presentata nel 2019 agli Organi Parlamentari, il numero delle vittime militari della Difesa decedute, in servizio e fuori dal servizio, nel periodo 2016 – 2018, fa registrare un incremento di circa 30 unità, rispetto alla media degli anni precedenti, determinato essenzialmente da suicidi che vedono coinvolti, in più alta percentuale, militari dell’Arma dei  Carabinieri. Vengono dunque riportati 162 decessi nel 2016, 174 nel 2017 e 153 nel 2018 a causa di suicidi, malattie e incidenti stradali. Tale ultima causa di morte (incidenti stradali) pur riscontrata in un numero di casi sensibilmente inferiore rispetto ai primi anni 2000 è presumibilmente anche correlabile, ancorché, verosimilmente, in un numero contenuto di eventi, al cospicuo fenomeno del pendolarismo a cui è costretto il personale militare.

La mobilità, il pendolarismo e la lontananza dai rispettivi nuclei familiari, necessari 2 anche per l’indisponibilità di alloggi di servizio e per  l’impossibilità di fare fronte ad onerosi e insostenibili sforzi economici per   il pagamento di ingenti canoni di locazione nelle grandi metropoli, rappresentano fattori non irrilevanti che incidono sensibilmente sulla sfera familiare, sociale e personale dei militari. Tali condizioni contribuiscono, spesso, ad acuire il senso di insoddisfazione e di disagio nonché, in ultima analisi, ad aumentare la probabilità di rischio di essere annoverati anche tra le “vittime della strada”.

Relativamente alle altre principali cause di decesso dei militari, abbiamo esaminato con grande attenzione le risultanze delle indagini della Commissione Parlamentare di inchiesta, eseguite nel corso della XVII legislatura, sui casi di morte e di malattie che hanno colpito i nostri militari per esposizione ad agenti chimici, tossici o radiologici.
Apprezziamo altresì gli approfondimenti dell’Associazione “L’altra metà della divisa” che traendo ispirazione dalle proprie esperienze dirette, si pone meritoriamente a supporto dei militari.

I decessi e le infermità subite dai militari ci turbano profondamente, non solo perché avvertiamo nei loro confronti un profondo sentimento di affetto e di solidarietà, quanto anche perché sappiamo che tali eventi possono o avrebbero potuto essere in diversi casi, evitati o prevenuti.

Su tali argomenti desideriamo tuttavia intervenire valorizzando, innanzitutto, le nostre esperienze personali in merito alla condizione militare, focalizzandoci sul disagio e sulle difficoltà che il personale delle Forze Armate o delle Forze di Polizia deve affrontare nell’ambito del proprio servizio in ragione degli obblighi solenni assunti, per la difesa della Patria, per la salvaguardia delle libere istituzioni, per la sicurezza della popolazione e per la difesa degli interessi strategici nazionali. Tali impegni richiedono vocazione, pieno convincimento nei principi e nei valori della nostra Costituzione, da cui discendono la forza d’animo e di carattere, lo spirito di sacrificio necessari per addestrarsi e prepararsi, al pari delle Forze Armate di Paesi Alleati, ad agire nelle situazioni e nelle condizioni peggiori, negli scenari di crisi, di guerra o nelle c.d. operazioni di pace, in scenari che presentano molteplicità di minacce per lo più di tipo ibrido portate da combattenti irregolari o illegittimi, non certo rispettosi neppure dei più elementari principi di diritto bellico.

In tali situazioni il militare deve saper comprimere drasticamente i propri diritti personali, le proprie libertà, deve saper sostenere la fatica e lo stress in situazioni altamente impegnative, fortemente coinvolgenti e, talvolta, drammatiche.

Il mestiere del militare richiede, dunque, una profonda motivazione, una piena condivisione e accettazione di regole e di principi, una costante preparazione psico – fisica.

Tra le più frequenti motivazioni che determinano la disaffezione da parte dei militari nei confronti dell’organizzazione vengono denunciate l’elevata mobilità, il frequente impiego negli incarichi più impegnativi per dover sopperire ad una crescente carenza di personale, in particolare nei Reparti Operativi, penuria di alloggi di servizio e carenza di adeguato supporto logistico, insufficienza delle indennità compensative per i lavori usuranti e pericolosi, carenza di programmazione di impiego con drastico impatto sulla vita personale e familiare, conseguente lontananza dalla famiglia o dai propri cari, quale situazione ancora più critica per coloro che trovandosi in regime di divorzio o separazione coniugale, hanno assunto la connotazione di “nuovi poveri”, dovendo sostenere, con gravi e comprensibili difficoltà, le proprie famiglie “allargate”.

Le suddette criticità appaiono essere la naturale e diretta conseguenza anche di una politica di bilancio stazionaria e in alcuni anni persino riduttiva, risultata assolutamente incompatibile per Forze Armate caratterizzate da un modello interamente professionale. Si sono pertanto determinate carenze in ogni settore, compreso quello della prevenzione e della sicurezza dei luoghi di lavoro, per la formazione, per la messa a
norma degli impianti, per verifiche, persino per minime manutenzioni, per la sanità militare di aderenza. Si sono verificate criticità in ogni settore che attiene al personale.

L’affermazione secondo la quale il personale rappresenta – come effettivamente è sempre stato nel corso della nostra storia militare – la risorsa fondamentale dell’organizzazione, rischia di apparire come un
mero esercizio di retorica, in mancanza di una concreta, tangibile programmazione di interventi di breve e medio termine, opportunamente finanziati con assegnazioni di bilancio integrative, che abbiano pari dignità
e certezze di attuazione rispetto a quegli stessi interventi programmatici previsti per altri settori e annualmente indicati nei documenti politici del Ministero della Difesa.

Ravvisiamo, pertanto, l’urgente necessità di sviluppare un moderno welfare militare, volto a garantire al personale e alle rispettive famiglie idonee forme di supporto quali organismi di protezione sociale, benefits,
agevolazioni, sportelli di orientamento, monitoraggio / sostegno, in particolar modo, a favore di coloro che versano in particolari difficoltà familiari, economiche e sanitarie. Dunque, “sportelli” di monitoraggio e
ascolto da incrementare, anche affiancando, i diversi consultori psicologici militari esistenti per la Difesa, con il supporto di professionisti civili che possano contribuire a mitigare alcuni di quegli elementi multifattoriali di
rischio, tra i quali lo stigma 3 , posti alla base del pur complesso fenomeno suicidario che riguarda Forze Armate e Forze di Polizia.

In merito ai casi di gravi malattie patite dai militari, prendiamo atto insieme al dovizioso lavoro delle Commissioni di inchiesta, anche delle dichiarazioni politiche del Ministro della Difesa pro – tempore, apparse
sugli organi di stampa nel maggio 2019 4 , circa la possibilità di una inversione degli oneri della prova per i militari ammalatisi al servizio del Paese.

Noi riteniamo che, purtroppo, al di là delle migliori intenzioni non sia possibile, in mancanza di leggi chiare, efficaci e sostenute da appositi stanziamenti, attendersi che le Amministrazioni o i Tribunali possano supplire alle sensibili carenze e inefficienze a cui si è fatto cenno, oltretutto in materia di equi indennizzi e tutela previdenziale. Confidiamo, dunque, nel preminente e autorevole ruolo che la nostra Costituzione conferisce
alla politica.

Rispetto alle gravi problematiche succintamente delineate e già ampiamente approfondite in ogni sede istituzionale, auspichiamo, in definitiva, che esse assumano la giusta priorità nell’agenda politica per
essere affrontate in una visione bipartisan, che tenga dovutamente conto della dignità e del ruolo che il cittadino in divisa riveste, per la tutela della sicurezza del nostro Paese.

Grazie per la cortese attenzione.

Roma, 04 02 2020

Presenti al Convegno:
Presidente Maurizio PALMESE
Segr.Gen. Leonardo NITTI
(USMIA)


NOTE:

1 Ricordando solo alcuni dei principali Teatri operativi; Guerra del Golfo (1991), in Croazia (eccidio di Podrute
– 1992), in Bosnia Erzegovina (con strage di Monte Zec – 1992 e Missione IFOR 1995/1999), in Somalia (RestoreHope – Ibis II /1993 Unosom II – IBIS II/ 1994), in Monzambico (1993), in Ruanda (Operazione Ippocampo), in Albania (operazione Alba – 1997/1998), in Kosovo (KFOR – 2000 / 2001), nella Repubblica di Macedonia (Amber Fox – 2002); in Iraq (Antica Babilonia – 2003 / 2004 / 2005 / 2006 – strage di Nassirya); in Libano (Unifil / Italair), in Afghanistan.

2 Di massima correlati anche ad esigenze di impiego presso le sedi di servizio distribuite sul territorio nazionale.

3 In ambito militare, il ruolo dello stigma connesso con i disturbi psichiatrici è ritenuto significativo in relazione alle conseguenze che la segnalazione di disagi potrebbe sul servizio e al conseguente timore di poterlo rendere noto senza incorrere in forme di preclusioni in termini di impiego e di carriera.

4 Ministro Trenta: “A breve ci sarà una legge per tutelare i diritti dei militari che hanno dato la loro disponibilità per il loro Paese. Non sarà più il militare a dover dimostrare che si sia ammalato al servizio del Paese, ma sarà la difesa a dover dimostrare che la malattia non sia collegata al servizio reso” (repubblica 21 maggio 2019)

Cerca nel sito

Resta in contatto con noi. Ricevi le news del sito sul tuo smartphone in tempo reale. Scarica da Play Store l'app TELEGRAM, cerca il canale "Forzearmateeu" e unisciti. Siamo oltre 5.000 - Unisciti ai nostri Gruppi/Chat su TELEGRAM, cerca "Militari e Forze di Polizia" e "Graduati Forze Armate" - Ti aspettiamo! ECCO COME FARE>>>

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.