Concorso ai tempi del Coronavirus? Lo Stato Maggiore “dimentica” tutto e cerca personale tralasciando le sue professionalità

Roma, 28 apr 2020 – Viviamo tempi duri. Ormai è chiaro. Basti pensare con quanta trepidazione attendiamo la conferenza stampa del premier Conte per sapere di quale altro pezzetto di libertà dovremmo privarci per poter sconfiggere una terribile battaglia: quella contro il COVID-19. Un nemico oscuro, invisibile, letale.

Il sacrificio di coloro i quali lottano in prima linea – dai medici al personale ospedaliero passando per le Forze dell’Ordine e quelle Armate – è enorme.

Purtroppo, ci troviamo, oggi, attoniti nel realizzare che lo Stato Maggiore Esercito ha preso un grosso granchio.

Le intelligenze e le competenze che lo animano e che hanno sempre condotto all’attuazione di misure decisive per il bene e la salvaguardia del nostro Paese, sembrano vacillare dinnanzi al Coronavirus. Obnubilati, hanno bandito un “Concorso per Ufficiali Ruolo Speciale”, con scadenza il 19 aprile scorso, per reclutare personale specializzato, continuando a perpetrare sperequazioni e discriminazioni all’interno del Personale.

Già nel lontano 21 dicembre 2018, la Rappresentanza Militare, mediante comunicato stampa, denunciava, all’interno del contesto concorsuale, l’assenza di «posti riservati al personale del Ruolo Graduati, a differenza delle altre Forze Armate, rendendolo quindi, di fatto, inaccessibile. La questione costituisce un annoso problema per i Graduati che continuano ad essere discriminati rispetto al personale delle altre FF.AA.».

«Nonostante ben due modifiche legislative tese a permettere ai Graduati di poter accedere al reclutamento per gli Ufficiali del Ruolo Speciale, le articolazioni dello Stato Maggiore dell’Esercito ostacolano, con “sotterfugi e raggiri” burocratici, la possibilità di partecipazione ai Graduati, come se non fossero “qualitativamente validi” ovvero non avessero “pari dignità” professionale rispetto ai colleghi delle altre FF.AA. tanto da poter ricoprire il grado da Ufficiale».

Oggi, come allora, la storia si ripete.

Lo Stato Maggiore, nelle specifiche concorsuali per “Ufficiali Ruolo Speciale”, non ha tenuto minimamente conto, e consequenzialmente, non ha applicato i dettami presenti nel Correttivo al Riordino dei Ruoli (un esempio su tutti: l’assenza di limiti di età), approvato con D.lgs. 173/2019 ed entrato in vigore nel febbraio 2020.

Un Correttivo che è costato sangue e sudore agli attori in campo e che rappresenta un punto di svolta. Dallo Stato Maggiore si attende ancora una risposta esaustiva che vada a spiegare e confutare i dubbi circa la decisione di indire un Concorso in tempi di Coronavirus.

Questa decisione “avventata” ha fatto infuriare la Rappresentanza Militare che chiedeva di attendere, visti i tempi “particolari”, ed ha “trascurato” i dettami del Decreto-legge n.18 nel quale si evidenzia che, in questo frangente, «sono sospesi i concorsi pubblici». Qualora ci fosse bisogno, come in questo caso specifico, di reclutare personale, gli impegni di Governo invitano «all’assunzione di idonei di graduatorie proprie».

Alla luce dei fatti: non sarebbe meglio, anziché incartarsi in questo modo e scontentare tutti,  utilizzare misure eccezionali in un momento eccezionale?

Tipo attingere dalle graduatorie a scorrimento del 2018, pescando direttamente dal mare magnum degli idonei non vincitori. Che non sono propriamente persone di serie B tantomeno passanti, si tratta, in ogni caso, di personale specializzato che non ha raggiunto un determinato punteggio di sbarramento ma che comunque è in possesso dei requisiti indicati. Sarebbe una specie di unicum, ma viste le contingenze ed i tempi stretti potrebbe essere la soluzione migliore. Insomma, una scelta win to win. Senza contare che si andrebbe a risparmiare qualche soldo dai fondi triennali 2019-2021 destinati ai Concorsi, che potrebbero essere impiegati altrove, inoltre queste risorse, quota parte, apparterrebbero anche a quel personale che si vede preclusa la partecipazione per via della mancata applicazione della norma che eleva il limite d’etá.

In certe occasioni, e in determinate circostanze, modificare il consueto modus operandi non è sinonimo di “debolezza” ma di lungimiranza, ricordandosi sempre che prima di ogni altra cosa viene il bene del Paese e del Personale e che, in questo caso specifico, coincide con il ritiro immediato del Concorso. Perché le persone vanno incentivate, non ingannate.

s.d.

 

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