PRESENTATA UNA INTERROGAZIONE SUGLI OPERATORI SANITARI CUBANI CHE OPERANO IN ITALIA NEL PERIODO DI EMERGENZA DA COVID-19

Roma, 27 mag 2020 – Atto Camera. Interrogazione a risposta scritta 4-05354 presentato da BIGNAMI Galeazzo. Testo di Giovedì 23 aprile 2020, seduta n. 330. BIGNAMI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della salute.Per sapere – premesso che:

il 22 marzo e il 13 aprile 2020 sono arrivate in Italia due delegazioni di operatori sanitari cubani, circa 100 operatori fra medici e infermieri, appartenenti alla «Brigada Henry Reeve», al fine di sostenere l’Italia in questo periodo di grave emergenza sanitaria dovuta alla diffusione pandemica del Covid-19; il primo gruppo presta il proprio servizio in Lombardia, presso l’Ospedale di Crema, il secondo è impiegato in Piemonte, a supporto degli operatori della nuova area sanitaria temporanea allestita alle O.G.R di Torino;

da alcune inchieste giornalistiche sarebbero emerse preoccupanti controversie in merito alle missioni mediche internazionali dell’isola cubana che risulterebbero avvalorate da numerose denunce degli stessi medici cubani e confermate da una voce autorevole quale quella del Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici del Venezuela, il dottor Douglas Leon Natera;

quanto affermato, oltre a evidenziare che dietro le missioni mediche di Cuba, ritenute più mosse da propaganda ideologica che da un fine nobile, vi sarebbe un importante ed efficiente meccanismo di sfruttamento che consentirebbe al regime cubano di incassare tra i 4.000 e i 6.000 dollari al mese per ogni medico attraverso una trattenuta variabile dal 70 al 90 per cento dello stipendio pagato ai medici dai Paesi di accoglienza e che coloro che partono per missioni all’estero risulterebbero sottoposti a rigorose restrizioni, come ad esempio l’impossibilità di avere la propria famiglia al seguito per timore di defezioni, ha fatto emergere quella che sarebbe una gravissima denuncia riguardante una presunta mancanza di professionalità dei medici inviati anche in Italia;

da quanto dichiarato in un’intervista rilasciata alla testata giornalistica «La Nuova Bussola Quotidiana» dal presidente della Federazione medica venezuelana, la maggior parte degli operatori impiegati nella missione sanitaria in Venezuela, così come in altre missioni nel Sud America, non avrebbe avuto la qualifica necessaria per esercitare la professione medica in quanto non in possesso di una laurea in medicina, ma al massimo di un diploma da operatori sanitari, ove non si tratti di personale che abbia addirittura semplicemente seguito corsi di soli 2 o 3 mesi in medicina semplificata, con conseguenze gravissime a danno della salute pubblica;

sempre da quanto affermato dal dottor Douglas Leon Natera, tale mancanza di qualifica professionale potrebbe riguardare anche i medici della cosiddetta «Brigada Henry Reeve» arrivata in Italia –:

se il Governo sia a conoscenza di quanto sopra esposto;

se siano stati effettuati i doverosi controlli, per quanto di competenza, sulla trasparenza degli incarichi affidati e soprattutto in merito alla qualifica professionale degli operatori sanitari della «Brigata Henry Reeve» arrivati in Italia;

se il Governo non ritenga necessario adottare le iniziative di competenza con la collaborazione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, per effettuare le dovute verifiche al fine di contrastare eventuali forme di abusivismo, di cui all’articolo 348 del codice penale, o qualsiasi altra forma di esercizio non qualificato della professione medica per garantire la massima tutela e la sicurezza dei cittadini italiani che si trovano già a dover affrontare una situazione sanitaria emergenziale senza precedenti. (4-05354)

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